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martedì 30 aprile 2024

Senza rimorso (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2024 Qui - Dopo una missione in Siria, il marine John Kelly si lancia in una missione personale per vendicare la morte della moglie, avvenuta al suo ritorno. Seguendo le orme di Jack Ryan, un altro noto personaggio di Tom Clancy fa il suo ingresso sullo schermo in un film d'azione diretto da Stefano Sollima. Il regista italiano offre un intrattenimento puro con sequenze d'azione ben orchestrate e una solida direzione di un cast che ha come protagonista il convincente Michael B. Jordan. Il film è piacevole, nonostante una trama abbastanza prevedibile (sceneggiatura poco ispirata, come del resto i dialoghi all'interno di essa) e personaggi non particolarmente approfonditi. Voto: 6 [Prime Video]

giovedì 31 agosto 2023

Creed III (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2023 Qui - La saga di Creed non mi è dispiaciuta (bello il primo, affannoso il secondo), tuttavia quest'ultimo capitolo mi ha leggermente deluso. Pur essendo partito come spin-off di RockyCreed aveva comunque una sua identità pur non svincolandosi completamente dalla saga principale, certificata dalla presenza stessa di Sylvester Stallone. In questo capitolo, senza la presenza di Rocky e per la tematica presentata (il peso del passato), non ci si è scervellati troppo nella narrazione che si compone di situazioni e puzzle dei film passati. Troppe sensazioni di déjà-vu in questo film e pur avendo un buon ritmo ed un discreto villain (nulla di eccezionale, un Clubber Rang meno basico), hai l'impressione di aver visto questo film altre volte. Svincolarsi dal passato è lo scopo del personaggio di Creed, ma la storia è la solita sbobba di altri Rocky. Secondo me questo è l'errore più palese di questo terzo capitolo. Un capitolo diretto dallo stesso Michael B. Jordan protagonista (che sembra interessato a fare un compitino pulito senza colpire davvero a fondo), godibile ma pleonastico. Voto: 6

giovedì 31 marzo 2022

Space Jam: New Legends (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - Un sequel bruttino, che ripete la storia del prototipo senza averne il cuore e l'anima. Sembra tutto costruito da un algoritmo (nemico nel film) e non da menti pensanti, con LeBron James che cerca di mostrarsi simpatico e affabile ma risulta troppo finto per competere con la spontaneità e l'umanità di Michael Jordan. Qualche gag dei Looney Tunes funziona ancora, ma solo nella prima parte, perché la partita è talmente caotica da risultare indigeribile. Lo stesso LeBron e il suo rapporto col figlio, è cosa già vista in altri film, e viene messa su in maniera stupida e seguendo i trend di oggi, tra tecnologia, metaverso e social di massa. Per quanto sia effettivamente un mega carosello Warner, la parte animata 2D è a mio avviso la più gradevole e utile. E tuttavia, nonostante molti limiti SJ2 funziona per quanto riguarda il passare due ore senza annoiare anche perché è un film per staccare il cervello, ma rimane una produzione che doveva fare molto di più, o come direi io era meglio evitare un sequel quanto meno inutile. Voto: 4,5

martedì 15 febbraio 2022

Prossima fermata Fruitvale Station (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/02/2022 Qui - Il primo lungometraggio di Ryan Coogler (colui che dirigerà il riuscito Creed e successivamente l'iconico Black Panther, sempre con Michael B. Jordan, qui protagonista, nel cast), anche sceneggiatore di questo film tratto da un fatto di cronaca dell'inizio del 2009, è opera (dannatamente) sempre attuale, è opera diretta e senza fronzoli. E' nella semplice forza della rappresentazione documentaristica del film il valore positivo dello stesso, che lungi dal santificare Oscar Grant, offre una rappresentazione umana del personaggio in cui gli errori del passato e le difficoltà presenti non lo distolgono dal tentativo di rimettersi in carreggiata. Ecco quindi che la casualità crudele del destino gioca un tiro mancino ai buoni propositi. Purtroppo l'inserimento di una scena tratta dai fatti reali piazzata proprio all'inizio del film rovina completamente il finale per chi non conoscesse la storia, e diminuisce l'impatto drammatico della stessa. Nonostante questo, tuttavia, il messaggio del film passa: belle performance da parte degli attori (soprattutto da parte del figlio d'arte Jordan e dall'onnipresente Octavia Spencer), buona fotografia, discreta realizzazione dei fatti. Nel complesso è un film che poteva essere molto meglio, ma che con un budget a dir poco irrisorio fa quello che doveva fare senza troppi drammi e scene strappalacrime. Giusto finale didascalico. Voto: 6,5

lunedì 31 maggio 2021

Il diritto di opporsi (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2021 Qui - Buon esempio di cinema dal forte impegno civile, Just Mercy traendo le mosse da eventi reali (si basa sul libro di memorie pubblicato dallo stesso avvocato Bryan Stevenson, ancora oggi attivo ed impegnato a combattere le ingiustizie del sistema legale) riflette in maniera canonica sul concetto di "diritto", elemento imprescindibile per una società che si consideri in salute, lavorando dall'interno della corrotta macchina di giustizia e rovesciandone le consapevolezze attraverso un processo di implosione. Piuttosto netta e con poche sfumature la collocazione morale delle forze in gioco: i neri sono i buoni, i bianchi i cattivi. Questa rappresentazione netta e poco stratificata (probabilmente anche vera) addormenta un po' la capacità critica in favore di un sentimentalismo che ricerca l'effetto, indugiando sui volti contriti dei protagonisti. Senza guizzi la parte processuale, assente quella investigativa che poteva ricostruire il delitto. Cede alla retorica nella parte finale, ma era da mettere in preventivo, mi avrebbe stupito il contrario. Discreti Michael B. Jordan e Brie Larson (seppur quest'ultima è un po' in disparte rispetto agli altri), fantastici Jamie Foxx (in sottrazione) e Tim Blake Nelson nel ruolo del testimone chiave del processo. Un lavoro (assimilabile a Marcia per la libertà ma con una storia più potente) dall'impianto classico, un dramma per famiglie che tutto sommato va a segno. Da non perdere i titoli di coda, in cui appaiono i veri protagonisti di questa incredibile storia. Una storia che indigna, dalla sceneggiatura diretta che racconta fatto dopo fatto senza fronzoli, supportata da una regia classica (quella di Destin Daniel Cretton) che permette alle emozioni di farsi largo (però non troppo). Voto: 6,5

lunedì 17 maggio 2021

Kin (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/05/2021 Qui - Deludente action pseudo-fantascientifico (alquanto diseducativo). Trama di per sé non originalissima in cui una misteriosa e potentissima arma viene trovata per caso da un ragazzino con fratello problematico e pericolosi creditori al seguito. Il problema è che l'arma stessa, invece di restare al centro dell'attenzione, diventa un inutile orpello al servizio di una sceneggiatura colabrodo che per tutto il film non spiega chi, cosa e nemmeno perché. Un barlume di luce arriva giusto a cinque minuti dalla fine, quando il legittimo proprietario dell'oggetto si degna di fare una specie di comparsata che però, anziché chiarire, si limita più che altro ad indicare un possibile percorso probabilmente in vista di un possibile capitolo due che probabilmente non arriverà mai. Ne esce fuori un film mediocre (diretto da Jonathan e Josh Baker) che si lascia guardare in maniera scorrevole, senza annoiare con effetti speciali low budget che riportano ai nostalgici anni ottanta (di cui Terminator è il riferimento principale). Il cast prometteva bene (oltre all'esordiente Myles Truitt ecco Jack ReynorZoe KravitzDennis QuaidJames FrancoCarrie Coon e Michael B. Jordan) e speravo in qualcosina in più, davvero un'occasione sprecata. Voto: 5

mercoledì 29 gennaio 2020

Creed II (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/01/2020 Qui
Tema e genere: Sequel del film del 2015 Creed - Nato per combattere, ed ennesimo spin-off della saga di Rocky Balboa. Un dramma sportivo che riprende alcuni personaggi e vicende di Rocky IV (1985).
Trama: Adonis Creed, appena diventato campione dei pesi massimi, viene sfidato da Viktor Drago, il figlio dell'uomo che uccise suo padre sul ring.
Recensione: Questo sequel non aggiunge davvero nulla di nuovo a quanto ci è stato fin qui raccontato dell'universo espanso di Rocky. Il film di Steven Caple Jr. ribadisce, cita, ripete, arrivando anche a momenti in cui la rivisitazione del modello originale del 1985 è talmente derivativa da risultare grottesca. Creed II tuttavia è anche un film commovente e potente. Un film che si prende i suoi tempi con intelligenza, che sa creare una tensione narrativa accattivante ed empatica, e che riesce persino a commuovere in certi frangenti grazie ad una interpretazione più che discreta dei suoi attori. Micheal B. Jordan torna nei panni di Adonis sempre più in conflitto nel decidere quale strada percorrere, cercando di allontanarsi sempre di più dall'ombra e dal retaggio del padre da cui si sente inghiottito. Tessa Thompson interpreta nuovamente il personaggio di Bianca, che cerca di conciliare la sua vita da musicista emergente con quello che prova per Adonis tentando di dargli tutto il supporto possibile. Oltre a Sylvester Stallone che riprende il ruolo di Rocky Balboa e torna in veste di produttore, rivediamo anche Dolph Lundgren (c'è anche un piccolo cameo di Brigitte Nielsen) nel suo storico personaggio di Ivan Drago, rancoroso, segnato dagli anni e dalla vita dopo la ingloriosa sconfitta con Balboa. Interessante il personaggio di Viktor Drago interpretato dal pugile Florian Munteanu, cresciuto con l'odio del padre e con un grande desiderio di approvazione e di affetto. Se il (sorprendente) primo film di Ryan Coogler (qui solo produttore, nel frattempo ha firmato il deludente Black Panther) raccontava soprattutto l'inseguimento della figura paterna da parte dei figli, in questo secondo capitolo il tema diventa il superamento di questa eredità, anzi, l'assunzione stessa del ruolo paterno, dal momento che Adonis qui di fatto diventa padre. Così non deve sorprendere che il serrato match finale sembri quasi tingersi di contorni psicoanalitici, con la vittoria che diventa una questione privata anziché sportiva. Adonis e Viktor sono molto simili, entrambi chiamati di fatto non più a eguagliare i fantasmi paterni, ma a riscattarli.

martedì 18 giugno 2019

Black Panther (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/11/2018 Qui - Per la prima volta nella storia dei cinecomics, a dieci anni esatti dall'inaugurazione del Marvel Cinematic Universe (Iron Man ha compiuto dieci anni ad Aprile scorso), ecco arrivare il primo film (il diciottesimo del MCU) tratto da fumetti con protagonista un eroe di colore (il film è infatti basato sul personaggio di Pantera Nera della Marvel Comics), con un cast e una crew quasi completamente composta da talenti di settore di colore, un unicum persino a Hollywood che mai aveva visto un progetto di tale scala (e budget), realizzato da attori, registi, tecnici, sceneggiatori e produttori afroamericani. Questo aspetto produttivo e l'unicità del personaggio facevano di Black Panther, film del 2018 diretto e co-scritto da Ryan Coogler, un film storicamente importante (perché strutturalmente e concettualmente diverso), non solo nell'ambito del genere, ed era quindi normale che le aspettative fossero alte. Anche perché in tal senso tutti parlavano di un film diverso, ben lontano dai soliti Marvel che, ammettiamolo pure, belli e divertenti (altresì eccezionali), ma sono un po' tutti uguali. Ecco dopo aver visto quest'ultimo action fumettistico, non sono poi così convinto che qualcosa di diverso significhi "qualcosa di buono", a me è sembrata un'accozzaglia di roba abbastanza difficile da digerire per intero. Accozzaglia che la critica americana, anche questa volta, l'ha etichettata come l'ennesimo capolavoro Marvel, ma la verità (come sempre, quasi sempre, perché i due Guardiani della Galassia capolavori lo sono per davvero e tanti altri sono davvero eccezionali) sta nel mezzo. Giacché è abbastanza ovvio che questo cinecomic, in questo frangente, venga utilizzato come mezzo per parlare di rivalsa dei neri e porre dunque l'attenzione sulla questione delle minoranze etniche, afroamericane in particolare. Black Panther, quindi, sembra essere una "tacita" risposta alle manovre politiche (in quasi un anno poco è cambiato) di Donald Trump, dacché si riempie la bocca di tanti temi importanti, quali l'immigrazione, l'integrazione tra popoli diversi e la corsa agli armamenti, cercando una dimensione narrativa propria dove ambisce mettere in parallelo messaggi politici e intrattenimento, laddove quest'ultimo (ahimè) viene meno. Perché certo, ci sta ed è anche giusto che questi temi vengano alla luce, ma per colpa di ciò il film diviene presto statico, appesantito, debolissimo per la mancanza di ritmo e, paradossalmente, si rivela povero di combattimenti.

venerdì 31 maggio 2019

Fahrenheit 451 (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2018 Qui - Fahrenheit 451 (Fantascienza, Usa 2018): Non ho visto il film originale (del 1966 diretto da François Truffaut), nientemeno ho letto il romanzo omonimo da cui questo remake è il suo adattamento (del 1953 di Ray Bradbury), per cui ho visto il film per quello che è, un action fantascientifico interessante ma non proprio convincente. Perché il film, un film per la televisione del 2018 scritto e diretto da Ramin Bahrani, anche se non fosse un remake, pone delle tematiche tali che attraverso un aggiornamento contestualizzato all'epoca contemporanea, sempre attuali ed eterne, sono parecchio interessanti. Giacché l'idea di voler modernizzare la trama principale (un mondo distopico in cui i pompieri invece che spegnere gli incendi li appiccano, e vengono usati dal governo per bruciare i libri) aggiungendo tanti dettagli che la avvicinassero all'epoca in cui viviamo (dove i libri stanno effettivamente scomparendo in favore di apparati digitali e dove il conformismo ha raggiunto livelli estremi) è, non solo condivisibile ma anche molto apprezzabile. Tuttavia se i presupposti sono più che discreti, sono rimasto abbastanza perplesso sui suoi sviluppi. Poiché in questo caso, seppur la denuncia sui rischi che stiamo correndo è chiara, la sua esposizione è labile e fallimentare. Dalla descrizione di un mondo futuro coerente allo sviluppo di una trama sulla carta appassionante e coinvolgente, ma che messa in scena sembra incedere a fatica, quasi svogliatamente. In pratica quando i personaggi e il contesto in cui agiscono vengono presentati, quando iniziamo ad affezionarci a loro e vogliamo scoprire come si andrà avanti, il film si perde in una nuvola di fumo e si trascina così fino alla fine (palesemente ricalcata da Blade Runner, da cui riprende i grattacieli futuristici). E quindi sfortunatamente, l'affidabile Ramin Bahrani non solo non riconferma le doti di osservazione intraviste (seppur parzialmente) nei suoi precedenti A qualsiasi prezzo e 99 Homes, ma forse non è stata la scelta giusta, perché sperpera in tutto e per tutto un patrimonio attoriale di altissimo livello (c'è anche Sofia Boutella insieme ad un carismatico, ma noioso e monocorde, Michael Shannon e Michael B. Jordan, il giovane eroe con tanto di classico ravvedimento in corso d'opera) e più in generale non riesce ad elevarsi ad un livello qualitativo sufficiente. Tutto per un film che è pure in grado di stimolare una riflessione ma che, in fondo, è sostanzialmente innocuo, colpendo l'attenzione solo di chi non conserva il ricordo dell'originale e che può tornare utile esclusivamente per (ri)prenderlo in mano. Volendo anche dignitoso, ma in buona sostanza esangue. Così tanto che se abitassi nel mondo del film e fossi nei panni del protagonista, non mi farei tanti scrupoli a darlo alle fiamme. E se succedesse nel nostro, nessuno ne sentirebbe la mancanza. Voto: 5,5

lunedì 11 febbraio 2019

Creed: Nato per combattere (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2016 Qui - Inutile sottolineare che attendevo da tempo di vedere questo film, era da gennaio infatti, da quando ne parlai all'epoca della sua uscita, che aspettavo di ritrovare uno dei miti della mia infanzia, ovvero Rocky. Alcuni ricorderanno il post pubblicato a inizio gennaio, (che trovate qui), dove spiegavo i motivi e il perché la saga e il suo personaggio sono diventati simboli di forza e coraggio per me e per tutti. In ogni caso per rientrare in clima, ho aspettato un po', non perché non ho avuto tempo prima di vederlo (anche se avevo un calendario da seguire) ma perché prima ho visto grazie a Sky, che a proposito per l'occasione della sua mandata in onda ha predisposto un canale apposito per rivedere l'intera straordinaria saga, prima il bellissimo 'racconto di cinema' di Nino Castelnuovo, l'esperto di punta sul cinema della piattaforma satellitare, un racconto emozionante e incredibile, al pari del successivo documentario Da Creed a Rocky: la leggenda continua, con interviste agli attori del cast, i produttori e quant'altro. Insomma qualcosa di interessante e bello, che vi consiglio di vedere se già non l'avete fatto. Comunque ritornando a questo settimo capitolo della saga (anche se a dir la verità è uno spin-off che si svolge in ogni caso dopo Rocky Balboa, sesto film della serie), intitolato Creed: Nato per combattere (Creed - 2015) a primo impatto è un film bello ma non così eccezionale come mi aspettavo, perché nonostante ho ritrovato con piacere quel gusto vintage e demoralizzante (più emozionante) di un tempo non tutto è filato liscio, anzi, fila così velocemente (sbrigativo) che molte cose vengono accelerate senza mai fermarsi, troppi repentini cambi di direzione, fatto che aggiunto a molti punti oscuri o momenti, meglio situazioni, non spiegate abbastanza dettagliatamente, lasciano poco tempo di riflessione, praticamente non ci sono pause, non che sia un male però ci voleva qualche punto morto per riprendere meglio le emozioni, la storia lasciate a metà, anche se il sesto capitolo era il perfetto finale della straordinaria avventura vissuta dallo Stallone Italiano. Invece no, perché grazie ad un giovane regista, Ryan Coogler, al suo secondo lavoro importante (dopo Prossima fermata Fruitvale Station), il primo per me, quella storia ha potuto avere un seguito, un seguito che in certi momenti assomiglia ad un remake, dato che la storia, i temi e il finale sembra ricalcare il primo fantastico film. Certo, letti in chiave moderna per le nuove generazioni ma leggermente troppo simili, anche se proprio per questo il film mi è piaciuto di più, ma soprattutto perché torna il lato umano e non solo i muscoli e quelle atmosfere molto "cotonate" da anni '80. Insomma un film che efficacemente riporta in auge un mito, un mito che riesce a far risultare una pellicola non straordinaria ma tutto sommato credibile e anche e soprattutto riuscita.

mercoledì 16 gennaio 2019

Fantastic 4: I Fantastici Quattro (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/08/2016 Qui - Ultimamente a Hollywood è diventata consuetudine rifare o far ripartire un film e/o saga, cosa che a primo impatto può sembrare una cosa positiva ma ciò raramente succede perché purtroppo nonostante le buone intenzioni il risultato è sempre al di sotto delle più rosee (o almeno minime) aspettative. Come nel caso infatti del reboot (del 2015) della saga fumettistica dei Fantastici 4, perché il film non è brutto, anzi, per me che l'ho visto in Super Hd è stato visivamente spettacolare ma il problema principale è che prima di tutto non se ne sentiva il bisogno di ricominciare una saga che comunque non è una delle più amate della Marvel (e dei Marvel Comics) ma soprattutto nonostante il cambiamento di stile, di regia, di cast e sceneggiatura non riesce a centrare l'obiettivo prefissato, ovvero dare lustro (rilanciare la saga sperando di migliorare, almeno spero che sia stato così l'intento, quello che non è mal-funzionato nei primi due film del 2005 e del 2007) a un fumetto comunque famoso come lo sono i Fantastici 4, perché purtroppo sbaglia tanto, addirittura fa rimpiangere tutto quello che si è visto nei precedenti che per quanto brutti e stupidi nonostante qualche difetto, riuscivano comunque ad intrattenere il pubblico per via di buoni elementi (tra cui un grandissimo cast), e che dopo aver visto questo film sembrano di tutt'altro livello, sicuramente migliore. Fantastic 4: I Fantastici Quattro (Fantastic Four, reso graficamente FANT4STIC) infatti nonostante sia stato girato da un regista esperto di film di fantascienza (Josh Trank, Chronicle) e abbia un cast di attori giovani e apprezzati, fra cui Kate Mara di House of Cards e Miles Teller di Whiplash, è probabilmente a detta di molti (in parte anche da me), uno dei peggiori film sui supereroi mai girati (e più inutili, dannosi e inconcludenti) nella storia, trama poco consistente, i personaggi deboli e gli effetti speciali scarsi, praticamente quello che non si dovrebbe mai fare in un remake/reboot. Un'altro problema è dato dai problemi che la produzione ha dovuto affrontare prima dell'uscita del film (anche se dopo è stato peggio, la critica l'ha massacrato, il pubblico ci è andato pesante, gli incassi sono stati un fiasco, un disastro su tutta la linea, insomma), liti tra regista e produttori, una barca di milioni buttati, la scelta di avere la Torcia Umana con un ragazzo nero, la storia che non è quella dei fumetti, e quindi già cominciando in malo modo un progetto così grande era piuttosto evidente che si sarebbe ripercorso negativamente sulla pellicola. Una pellicola che comunque come detto non è proprio brutta, ma senza un minimo di originalità e innovazione, rimane molto molto sbilanciata, troppe decisioni senza senso. E cercando di essere il più obiettivo possibile, non riesco a trovare nemmeno un qualcosa di buono o un'attenuante che possa salvare questo nuovo Fantastici 4. Certo il film si lascia vedere e questo non lo si può negare, ma proprio non convince, non coinvolge più di tanto ma soprattutto non da niente, lascia il tempo che trova. Comunque la storia (come se non la conosciamo già) racconta di quattro giovani outsider che si ritrovano teletrasportati in un universo alternativo e pericoloso, che ne altera la forma fisica in modo scioccante. Con le vite di ognuno irrimediabilmente rovesciate, la squadra deve imparare a sfruttare le nuove abilità acquisite e a lavorare insieme per salvare la Terra da un ex amico trasformatosi in acerrimo nemico.

lunedì 5 novembre 2018

Il ritorno di Rocky

Retrospettiva ed anteprima pubblicata su Pietro Saba World il 10/01/2016 Qui - Il 14 gennaio tornerà al cinema Sylvester Stallone nei panni del pugile più amato del cinema, Rocky. Settimo capitolo della saga, che avrà come protagonista principale però il figlio di Apollo, il film si intitola infatti Creed: nato per combattere. Ma prima di parlare di questo, essendo Rocky uno dei personaggi cinematografici più apprezzati del cinema e di una delle mie saghe preferite, non potevo esimermi e cogliere l'occasione di approfondire il mio rapporto con questa saga, quasi leggendaria. Ogni qualvolta passa in televisione (qualunque capitolo, tranne il quinto..) cerco di non perderlo, e rivederlo per la centesima volta non mi pesa, anzi, ogni volta riscopro qualcosa che avevo dimenticato o perso, anche se ormai conosco tutti i film come le mie tasche, non c'è niente che non so o ricordo. Ovviamente ci sono cose che un'amante di questa saga apprezza o disprezza di più di altri, pregi e difetti, per me più pregi. La prima cosa pregevole e apprezzabile di tutto è la stupenda musica, con canzoni entrate nel cuore e molte indimenticabili, una colonna sonora da pelle d'oca, una delle migliori della storia. Tante le bellissime scene difficili da dimenticare. Scene e situazioni che non avevano solo lo scopo di rendere migliore un film, ma anche insegnare e far capire tante cose, avevano sempre un fondo di verità e uno scopo preciso, infondere nella società dell'epoca, ottusa in piena crisi culturale, dal razzismo alla guerra fredda, la speranza di un futuro migliore. Uno scopo educativo anche, la forza di volontà, di non mollare mai, a partire dal primo capitolo, il migliore di tutti probabilmente, dove un pugile dilettante e che si diletta a riscuotere crediti sfrutta un'opportunità d'oro per diventare qualcuno nonostante la vita non gli ha regalato nessuna chance, nessuna opportunità di riscatto che arriva quando tutto sembra perso. Sfrutta in pieno questa chance e nonostante la sconfitta sa che una possibilità c'è stata. Con grande sorpresa il film vincerà ben tre Oscar. Tanti temi e tematiche emergono dai film di Rocky, la tenacia, la voglia, il riscattarsi, il non farsi mai abbattere, di non smettere di lottare, non arrendersi mai e tanto altro ancora. Prima di continuare nel viaggio nella saga, un difetto importante della stessa, i combattimenti, epici ed emozionanti ma palesemente non veritieri.

domenica 4 novembre 2018

Red Tails (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/01/2016 Qui - Red Tails è un'avvincente action bellico del 2012 prodotto da George Lucas e ispirato ad eventi realmente accaduti. Nel 1944, dopo il razzismo duraturo per tutta la loro assunzione e formazione del programma di formazione Tuskegee, uno squadrone di giovani afro-americani USAAF di piloti sono finalmente mandati a combattere in Italia, ma con dei vecchi aerei in disuso. I piloti di colore (inadatti secondo certi studi) combattono due guerre: quella contro i nemici dall'altra parte dell'oceano e l'altra a casa contro la discriminazione razziale. La storia, racconta le gesta degli Tuskegee Airmen, che nonostante le perdite di personale, faranno la differenza, diventando i più richiesti piloti di scorta dei bombardieri, che come ricompensa fanno dotare lo squadrone di nuovi e fiammanti P-51 su cui saranno dipinte le code di rosso (appunto "Red Tails"). Per il loro coraggio ed eroismo saranno premiati con tante medaglie e riconoscimenti, riscattandosi da chi li ritenevano inutili. Tra gli attori spiccano, Cuba Gooding Jr. e Terrence Howard, le scene dei combattimenti in volo sono veramente spettacolari (che ricordano molto Star Wars), in mezzo ci sono speranze, sogni, alcuni infranti, e la storia che ha sempre molto da dire. Per gli amanti dei film di guerra, è da non perdere. Voto: 6

venerdì 28 settembre 2018

Quel momento imbarazzante (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/09/2015 Qui - Quel momento imbarazzante, pellicola del 2014 diretta da Tom Gormican, è una commedia sulla paura degli uomini (i tre protagonisti) che le relazioni serie possano annullare la loro personalità e far cambiare il loro rapporto di amicizia, ma nel momento in cui meno se lo aspettano, tre ragazze gli faranno cambiare idea. Le scene di dialogo tra i protagonisti fanno sembrare il film un Sex and the City al maschile: sfacciato, esplicito, licenzioso senza necessariamente scadere nella volgarità "da caserma". Tre amici quasi trentenni faticano ad uscire dall'adolescenza, Jason (interpretato da Zac Efron, che ricorre ad ogni espediente, comprese numerose scene di nudo ridicole, per infrangere la sua reputazione cinematografica di eterno teenager dalla faccia pulita, non riuscendo a risultare almeno in parte credibile o convincente), è un single incallito in fuga ogni volta che, in una relazione, sopraggiunge il "momento imbarazzante" del titolo, ovvero quello in cui la ragazza (in questo caso Imogen Poots) vuole sapere dove, come coppia, stanno andando a parare, Daniel è un conquistatore seriale che usa l'amica Chelsea come esca, senza rendersi conto che per Chelsea la preda è proprio lui, Mikey, apparentemente sistemato, scopre che la moglie vuole il divorzio e se l'intende già con un altro. Per solidarietà con Mikey (Michael B. Jordan), Jason e Daniel (Miles Teller) decidono di rimanere anche loro single, ma ovviamente le tentazioni sono subito irresistibili. Riusciranno a mantenere il loro patto di amicizia o cederanno ad un rapporto di coppia degno di questo nome? Interessante il montaggio, veloce e quasi sincopato, figlio della televisione e in particolare di Mtv. Non è un capolavoro, è solo uno dei tanti film americani sui rapporti e le situazioni che si creano, le bugie, le scaramucce e i sentimenti repressi o tenuti nascosti. E' comunque un film in parte divertente (molto poco) ed in parte romantico (un po' troppo). Voto: 5,5