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martedì 15 febbraio 2022

Prossima fermata Fruitvale Station (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/02/2022 Qui - Il primo lungometraggio di Ryan Coogler (colui che dirigerà il riuscito Creed e successivamente l'iconico Black Panther, sempre con Michael B. Jordan, qui protagonista, nel cast), anche sceneggiatore di questo film tratto da un fatto di cronaca dell'inizio del 2009, è opera (dannatamente) sempre attuale, è opera diretta e senza fronzoli. E' nella semplice forza della rappresentazione documentaristica del film il valore positivo dello stesso, che lungi dal santificare Oscar Grant, offre una rappresentazione umana del personaggio in cui gli errori del passato e le difficoltà presenti non lo distolgono dal tentativo di rimettersi in carreggiata. Ecco quindi che la casualità crudele del destino gioca un tiro mancino ai buoni propositi. Purtroppo l'inserimento di una scena tratta dai fatti reali piazzata proprio all'inizio del film rovina completamente il finale per chi non conoscesse la storia, e diminuisce l'impatto drammatico della stessa. Nonostante questo, tuttavia, il messaggio del film passa: belle performance da parte degli attori (soprattutto da parte del figlio d'arte Jordan e dall'onnipresente Octavia Spencer), buona fotografia, discreta realizzazione dei fatti. Nel complesso è un film che poteva essere molto meglio, ma che con un budget a dir poco irrisorio fa quello che doveva fare senza troppi drammi e scene strappalacrime. Giusto finale didascalico. Voto: 6,5

sabato 13 luglio 2019

La prima notte del giudizio (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/05/2019 Qui - Nel panorama cinematografico degli ultimi anni, il franchise The Purge ha attirato l'attenzione fin dal 2013, quando uscì il primo episodio di questa serie distopica e apocalittica, dove si immaginavano gli Stati Uniti d'America nelle mani di un regime ultraconservatore e reazionario denominato I Nuovi Padri Fondatori. Per loro decisione, viene istituita una giornata all'interno della quale per 12 ore viene sostanzialmente permesso ogni crimine, incoraggiando violenze e soprusi di ogni genere, al fine di creare un momento di sfogo e "purificazione". Il film era stato scritto e diretto da James DeMonaco, e aveva incontrato un successo di pubblico niente male per un b-movie costato solo 3 milioni ma capace di metterne dentro 90, mentre la critica (tra cui io) era ed è stata molto severa, definendo il tutto poco plausibile, incoerente e a tratti involontariamente ridicolo (anche se il problema era proprio il banale genere utilizzato appunto nel primo episodio). Tuttavia, i due episodi successivi, Anarchia ed Election Year, oltre a incrementare incassi e popolarità, hanno anche strappato qualche voto in più. Questa saga infatti, particolarmente mutevole, riuscì a rimanere sul pezzo reinventandosi da (classico) thriller home invasion qual era nella sua prima incarnazione con Ethan Hawke in (energico) action suburbano grazie ai muscoli di Frank Grillo nei due capitoli successivi. Cosicché tentando di tenere desto l'interesse ecco il prequel, La prima notte del giudizio (The First Purge), film del 2018 diretto da Gerard McMurray, un film pronto a spiegarci l'origine di questo controverso fenomeno socio politico, ovvero lo "sfogo", con l'obiettivo di farci capire come tutto è cominciato. Il film infatti, è ambientato nel 2014, a Staten Island, dove il neoeletto partito dei Nuovi Padri Fondatori decide di creare un esperimento sociale: portare il crimine a meno dell'1% creando all'interno di un'area circoscritta l'opportunità di commettere qualsiasi nefandezza per 12 ore, senza temere conseguenze o altro, se l'esperimento avrà successo (il fattore umano può contare parecchio, soprattutto quando alcune minoranze son già rabbiose di suo), l'idea è quella di applicare tale iter al resto del paese. Peccato che, di questa origine, di questo inizio, sinceramente se ne poteva fare a meno.

domenica 12 maggio 2019

The Belko Experiment (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/03/2018 Qui - Il quinto film in ordine temporale del regista australiano Greg McLean (quello dei discreti due Wolf Creek, anche se il secondo ancora mi manca) è ambientato negli uffici di un grattacielo posizionato in una zona desolata della Colombia, dove va in scena un brutale esperimento finalizzato allo studio del comportamento umano. Dopo il breve incipit, in cui gli impiegati dell'azienda no profit Belko interagiscono più o meno amabilmente, scoppia il finimondo, porte e finestre blindate, telefoni isolati e l'esortazione a uccidersi vicendevolmente, in caso di rifiuto eliminazione immediata tramite un microchip esplosivo installato nel cranio. La riflessione alla base di The Belko Experiment (thriller horror del 2016) è quindi e sicuramente abusata, ovvero cosa potrebbe accadere se l'uomo venisse abbandonato in un contesto sociale privo di regole, in cui l'unico obiettivo è quello di sopravvivere, fortunatamente però al succo della questione (ormai un po' datato eppure ogni volta intrigante) fa eco una lotta per la sopravvivenza davvero avvincente, ricca di scene crude e di caratteri tutto sommato apprezzabili anche se definiti "furtivamente" considerati tempo limitato e numero dei personaggi. Lo scontro ovviamente si scatena tra due fazioni ben distinte, schematico se dir si vuole, ma tutto sommato funzionali ad un gioco al massacro che ci porta sino ad un finale in cui prevedere chi sopravvive non è certo ostico.

sabato 4 maggio 2019

Mr Cobbler e la bottega magica (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2018 Qui - Da un'idea di base semplice e apparentemente fine a se stessa, nasce una storia simpatica, gradevole e spiritosa quanto basta per non annoiare ed intrattenere senza danni, offrendo anche spunti da commedia nera. Giacché Mr Cobbler e la bottega magica (The Cobbler), film del 2014 diretto da Thomas McCarthy, reso celebre successivamente dall'ottimo Il caso Spotlight, pur mantenendo una costante falsariga fiabesca, si addentra in un copione avvincente che fa dell'alternarsi di sequenze riflessive ad altre più dinamiche, un ulteriore punto di forza di una trama già di per se estremamente originale. Adam Sandler infatti, propone il consueto volto da "bamboccione" malinconico che ben si presta per questa fantasiosa commedia agrodolce dove un mite calzolaio si ritroverà ad usare una vecchio attrezzo da lavoro dai seducenti poteri magici che daranno, grazie alla capacità di vivere la vita dei suoi clienti dopo aver indossato le loro scarpe, un'improvvisa scossa alla sua apatica esistenza e che faranno altresì prendere una piega quasi "Disneyana" ad un film gradevole alla visione che, sorretto da un cast di prim'ordine (Dustin Hoffman e Steve Buscemi) e con una venatura di tristezza, delicato, mai volgare, semplice nella realizzazione ma denso nei sentimentalismi, si fa amabilmente apprezzare. Tanto che proprio non capisco tanta cattiveria nei confronti di un filmetto non così orribile che dalla critica nazionale e internazionale è stato massacrato, anche dal pubblico. Intanto comincerei col difendere (almeno parzialmente) Adam Sandler, che a me è sempre oltretutto piaciuto, perché le sue commedie sono sempre alquanto convincenti, niente di eccezionale però certamente niente di volgare, simpaticissime al punto giusto e con gag davvero divertenti, anche perché le sue trovate in questi generi di film sono impeccabili.