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sabato 11 aprile 2020

Wolf Creek 2 (2013)

Titolo Originale: Wolf Creek 2
Anno e Nazione: Australia 2013
Genere: Horror, Azione
Produttore: Steve Topic, Helen Leake, Greg McLean
Regia: Greg McLean
Sceneggiatura: Aaron Sterns, Greg McLean
Cast: John Jarratt, Ryan Corr, Shannon Ashlyn, Philippe Klaus
Gerard Kennedy, Annie Byron, Shane Connor
Ben Gerrard, Chloé Boreham
Durata: 106 minuti

Horror australiano sequel del film del 2005 Wolf Creek.
Dopo aver soccorso una turista tedesca il cui compagno è stato appena ucciso, il giovane Paul è costretto ad affrontare il terribile assassino seriale Mick Taylor.

martedì 9 luglio 2019

Jungle (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2019 Qui - Forse l'interesse maggiore del film, del film Jungle (del 2017), sta nel fatto che trattasi di famigerata storia vera e, indipendentemente da come possa apparire al primo sguardo, questa volta più vera del solito. Nel senso che per quanto ne so (non ho letto il romanzo autobiografico), ripercorre piuttosto fedelmente, eccetto qualche comprensibile "accelerazione" o "colorazione", l'avventura che si è trovato a vivere il giovane malcapitato e, diciamolo, ingenuo, Yossi Ghinsberg nei primi anni '80 del secolo scorso (insieme ai compagni di sventura Marcus Stamm e Kevin Gale), incontrati in Bolivia. Avventura che è presto detta, quattro giovani amici partono alla volta del cuore della foresta amazzonica, quella che inizia come un'avventura da sogno si trasforma presto in un incubo totale a causa di una fraudolenta guida. Un'avventura in cui (come nel libro Lost in the Jungle) il protagonista racconta e il regista (ben) ci fa vedere, anche gli aspetti, più in ombra della vicenda, lo stato mentale e fisico di profonda prostrazione, in cui finì, che lo spinse ai limiti della follia e poi la descrizione dell'ambigua guida, della quale si persero completamente le tracce. Dicevo bene, perché a portare sul grande schermo questa storia è Greg McLean (da uno script di Justin Monjo), il quale, facile intuirlo, deve aver visto nell'idea di un ecosistema che divora l'essere umano delle assonanze con l'incipit del suo film d'esordio, l'acclamato Wolf Creek. In quell'occasione la naïveté dei malcapitati turisti di turno li faceva piombare nelle fauci di un sadico anarchico come Mick Taylor, che con il suo carisma finiva per fagocitare un po' tutto, compreso il ruolo di protagonista della pellicola. In Jungle la prospettiva è assolutamente ribaltata: non esiste un vero villain e il ruolo del protagonista è affidato alla carne da macello, la vittima, il cui inesorabile annichilimento psicofisico diventa il tema centrale del racconto. Un racconto forse non nuovo, anche perché non è certo il primo film a trattare di uomini civilizzati che affrontano il martirio dell'inferno verde, ma che riesce tuttavia a colpire lo spettatore (meglio per esempio che in Civiltà perduta), anche mostrando quanto possano le condizioni estreme ribaltare i rapporti (nella prima parte) e quando l'istinto di sopravvivenza più puro e un pizzico di fortuna (nella seconda) possono fare la differenza quando sei solo e impreparato a ciò che ti aspetta, ovvero un inferno.

domenica 12 maggio 2019

The Belko Experiment (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/03/2018 Qui - Il quinto film in ordine temporale del regista australiano Greg McLean (quello dei discreti due Wolf Creek, anche se il secondo ancora mi manca) è ambientato negli uffici di un grattacielo posizionato in una zona desolata della Colombia, dove va in scena un brutale esperimento finalizzato allo studio del comportamento umano. Dopo il breve incipit, in cui gli impiegati dell'azienda no profit Belko interagiscono più o meno amabilmente, scoppia il finimondo, porte e finestre blindate, telefoni isolati e l'esortazione a uccidersi vicendevolmente, in caso di rifiuto eliminazione immediata tramite un microchip esplosivo installato nel cranio. La riflessione alla base di The Belko Experiment (thriller horror del 2016) è quindi e sicuramente abusata, ovvero cosa potrebbe accadere se l'uomo venisse abbandonato in un contesto sociale privo di regole, in cui l'unico obiettivo è quello di sopravvivere, fortunatamente però al succo della questione (ormai un po' datato eppure ogni volta intrigante) fa eco una lotta per la sopravvivenza davvero avvincente, ricca di scene crude e di caratteri tutto sommato apprezzabili anche se definiti "furtivamente" considerati tempo limitato e numero dei personaggi. Lo scontro ovviamente si scatena tra due fazioni ben distinte, schematico se dir si vuole, ma tutto sommato funzionali ad un gioco al massacro che ci porta sino ad un finale in cui prevedere chi sopravvive non è certo ostico.

mercoledì 10 aprile 2019

Wolf Creek (2005)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/12/2017 Qui - Sapevo già del sequel e anche del terzo capitolo in uscita quest'anno, ma non avevo ancora visto il primo, e così che finalmente ho visto Wolf Creek, film horror (ma solo in parte) del 2005 diretto da Greg McLean. Il film infatti, basato su una storia realmente avvenuta e qui ovviamente romanzata, non è proprio un film interamente e specificamente horror o soprattutto slasher, ma più un discreto psycho-thriller made in Australia che inizia come un road movie dalle ambientazioni mozzafiato per poi precipitare nell'inquietante messa in scena di un massacro annunciato, rielaborando in modo non troppo originale (ma neanche disprezzabile) la materia prima di quel filone horror che da 'Non aprite quella porta' conta una serie indefinita di mediocri epigoni e storielle più o meno riuscite. Sebbene dichiaratamente ispirato ad un fatto reale la narrazione è sostenuta da una scelta convenzionale nella progressione della tensione drammatica ma sviluppando un interessante binomio nel definire il rapporto tra l'ambiente (campi lunghi e lunghissimi dal suggestivo respiro paesaggistico) ed i personaggi seguiti quasi in presa diretta tramite l'uso insistito della camera a mano. Ne riesce un convincente senso di spaesamento in un ambiente selvaggio e desolato, ancorché di struggente bellezza, che acuisce il senso di impotenza dei foresti in balia delle sadiche perversioni dello psicotico autoctono di turno. Il ricorso all'uso dello splatter non appare eccessivo (né tantomeno fuori luogo in un film di genere) nell'economia di una storia che basa sul dinamismo (più che sull'introspezione o sulle caratterizzazioni psicologiche) l'aspetto qualificante del processo narrativo.