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venerdì 31 marzo 2023

The Hater (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2023 Qui - Ritratto di un "odiatore" seriale, un arrampicatore sociale che sale i gradini dell'ambiente alto borghese dell'odierna Varsavia con devastanti conseguenze per chi lo circonda. Film polacco (se capito a fondo non poco inquietante) che intriga per una storia realistica sebbene estremizzata, frutto di una sceneggiatura che segue le "gesta" del protagonista in un crescendo di tensione distruttiva ben resa dalla regia (di Jan Komasa, che ci sa fare, poco da dire, come già visto in Corpus Christi), con il fondamentale contribuito del giovane attore protagonista assai bravo e credibile. Senza particolare profondità e con una parte centrale snellibile (non fosse che duri un po' troppo), ma il crescendo cinico e politicamente caustico (da ambo i lati) colpisce nel segno, fino a una cupa e riuscita parte finale che scansa abilmente le trappole del moralismo. Una buona e bella sorpresa nel panorama thrilleristico attuale. Voto: 6+

martedì 9 luglio 2019

Jungle (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2019 Qui - Forse l'interesse maggiore del film, del film Jungle (del 2017), sta nel fatto che trattasi di famigerata storia vera e, indipendentemente da come possa apparire al primo sguardo, questa volta più vera del solito. Nel senso che per quanto ne so (non ho letto il romanzo autobiografico), ripercorre piuttosto fedelmente, eccetto qualche comprensibile "accelerazione" o "colorazione", l'avventura che si è trovato a vivere il giovane malcapitato e, diciamolo, ingenuo, Yossi Ghinsberg nei primi anni '80 del secolo scorso (insieme ai compagni di sventura Marcus Stamm e Kevin Gale), incontrati in Bolivia. Avventura che è presto detta, quattro giovani amici partono alla volta del cuore della foresta amazzonica, quella che inizia come un'avventura da sogno si trasforma presto in un incubo totale a causa di una fraudolenta guida. Un'avventura in cui (come nel libro Lost in the Jungle) il protagonista racconta e il regista (ben) ci fa vedere, anche gli aspetti, più in ombra della vicenda, lo stato mentale e fisico di profonda prostrazione, in cui finì, che lo spinse ai limiti della follia e poi la descrizione dell'ambigua guida, della quale si persero completamente le tracce. Dicevo bene, perché a portare sul grande schermo questa storia è Greg McLean (da uno script di Justin Monjo), il quale, facile intuirlo, deve aver visto nell'idea di un ecosistema che divora l'essere umano delle assonanze con l'incipit del suo film d'esordio, l'acclamato Wolf Creek. In quell'occasione la naïveté dei malcapitati turisti di turno li faceva piombare nelle fauci di un sadico anarchico come Mick Taylor, che con il suo carisma finiva per fagocitare un po' tutto, compreso il ruolo di protagonista della pellicola. In Jungle la prospettiva è assolutamente ribaltata: non esiste un vero villain e il ruolo del protagonista è affidato alla carne da macello, la vittima, il cui inesorabile annichilimento psicofisico diventa il tema centrale del racconto. Un racconto forse non nuovo, anche perché non è certo il primo film a trattare di uomini civilizzati che affrontano il martirio dell'inferno verde, ma che riesce tuttavia a colpire lo spettatore (meglio per esempio che in Civiltà perduta), anche mostrando quanto possano le condizioni estreme ribaltare i rapporti (nella prima parte) e quando l'istinto di sopravvivenza più puro e un pizzico di fortuna (nella seconda) possono fare la differenza quando sei solo e impreparato a ciò che ti aspetta, ovvero un inferno.