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sabato 11 aprile 2020

Wolf Creek 2 (2013)

Titolo Originale: Wolf Creek 2
Anno e Nazione: Australia 2013
Genere: Horror, Azione
Produttore: Steve Topic, Helen Leake, Greg McLean
Regia: Greg McLean
Sceneggiatura: Aaron Sterns, Greg McLean
Cast: John Jarratt, Ryan Corr, Shannon Ashlyn, Philippe Klaus
Gerard Kennedy, Annie Byron, Shane Connor
Ben Gerrard, Chloé Boreham
Durata: 106 minuti

Horror australiano sequel del film del 2005 Wolf Creek.
Dopo aver soccorso una turista tedesca il cui compagno è stato appena ucciso, il giovane Paul è costretto ad affrontare il terribile assassino seriale Mick Taylor.

mercoledì 10 aprile 2019

Wolf Creek (2005)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/12/2017 Qui - Sapevo già del sequel e anche del terzo capitolo in uscita quest'anno, ma non avevo ancora visto il primo, e così che finalmente ho visto Wolf Creek, film horror (ma solo in parte) del 2005 diretto da Greg McLean. Il film infatti, basato su una storia realmente avvenuta e qui ovviamente romanzata, non è proprio un film interamente e specificamente horror o soprattutto slasher, ma più un discreto psycho-thriller made in Australia che inizia come un road movie dalle ambientazioni mozzafiato per poi precipitare nell'inquietante messa in scena di un massacro annunciato, rielaborando in modo non troppo originale (ma neanche disprezzabile) la materia prima di quel filone horror che da 'Non aprite quella porta' conta una serie indefinita di mediocri epigoni e storielle più o meno riuscite. Sebbene dichiaratamente ispirato ad un fatto reale la narrazione è sostenuta da una scelta convenzionale nella progressione della tensione drammatica ma sviluppando un interessante binomio nel definire il rapporto tra l'ambiente (campi lunghi e lunghissimi dal suggestivo respiro paesaggistico) ed i personaggi seguiti quasi in presa diretta tramite l'uso insistito della camera a mano. Ne riesce un convincente senso di spaesamento in un ambiente selvaggio e desolato, ancorché di struggente bellezza, che acuisce il senso di impotenza dei foresti in balia delle sadiche perversioni dello psicotico autoctono di turno. Il ricorso all'uso dello splatter non appare eccessivo (né tantomeno fuori luogo in un film di genere) nell'economia di una storia che basa sul dinamismo (più che sull'introspezione o sulle caratterizzazioni psicologiche) l'aspetto qualificante del processo narrativo.