Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/05/2019 Qui - Nel panorama cinematografico degli ultimi anni, il franchise The Purge ha attirato l'attenzione fin dal 2013, quando uscì il primo episodio di questa serie distopica e apocalittica, dove si immaginavano gli Stati Uniti d'America nelle mani di un regime ultraconservatore e reazionario denominato I Nuovi Padri Fondatori. Per loro decisione, viene istituita una giornata all'interno della quale per 12 ore viene sostanzialmente permesso ogni crimine, incoraggiando violenze e soprusi di ogni genere, al fine di creare un momento di sfogo e "purificazione". Il film era stato scritto e diretto da James DeMonaco, e aveva incontrato un successo di pubblico niente male per un b-movie costato solo 3 milioni ma capace di metterne dentro 90, mentre la critica (tra cui io) era ed è stata molto severa, definendo il tutto poco plausibile, incoerente e a tratti involontariamente ridicolo (anche se il problema era proprio il banale genere utilizzato appunto nel primo episodio). Tuttavia, i due episodi successivi, Anarchia ed Election Year, oltre a incrementare incassi e popolarità, hanno anche strappato qualche voto in più. Questa saga infatti, particolarmente mutevole, riuscì a rimanere sul pezzo reinventandosi da (classico) thriller home invasion qual era nella sua prima incarnazione con Ethan Hawke in (energico) action suburbano grazie ai muscoli di Frank Grillo nei due capitoli successivi. Cosicché tentando di tenere desto l'interesse ecco il prequel, La prima notte del giudizio (The First Purge), film del 2018 diretto da Gerard McMurray, un film pronto a spiegarci l'origine di questo controverso fenomeno socio politico, ovvero lo "sfogo", con l'obiettivo di farci capire come tutto è cominciato. Il film infatti, è ambientato nel 2014, a Staten Island, dove il neoeletto partito dei Nuovi Padri Fondatori decide di creare un esperimento sociale: portare il crimine a meno dell'1% creando all'interno di un'area circoscritta l'opportunità di commettere qualsiasi nefandezza per 12 ore, senza temere conseguenze o altro, se l'esperimento avrà successo (il fattore umano può contare parecchio, soprattutto quando alcune minoranze son già rabbiose di suo), l'idea è quella di applicare tale iter al resto del paese. Peccato che, di questa origine, di questo inizio, sinceramente se ne poteva fare a meno.
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sabato 13 luglio 2019
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