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venerdì 31 marzo 2023

I Kill Giants (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2023 Qui - Un film che si inserisce in quel filone fantasy intimista non dissimile a 7 minuti dopo la mezzanotte, anzi si può dire gli argomenti stessi affrontati sono molto vicini da un certo punto di vista. Entrambe le pellicole affrontano il mondo dell'infanzia sotto posto ad un forte shock emotivo, una paura o un dolore che in questo caso prende la forma di un gigante da combattere. Rifugiarsi in un mondo a parte per non affrontare l'inevitabilità del reale. Ben sviluppato nei personaggi, bravi gli attori (tra cui Zoe Saldana) ed una regia solida che in qualche modo sostiene il budget ridotto del film. Tuttavia a parte qualche scena fatta bene, il resto è poca cosa. Non raggiunge infatti i livelli di intensità del simile già citato od altri, e quello che resta è una pellicola sensibile e delicata ma riuscita a metà, sufficiente comunque a rendersi partecipativa, e di impossibile sottovalutazione cinematograficamente parlando. Voto: 6

lunedì 31 gennaio 2022

The Father - Nulla è come sembra (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2022 Qui - Una rappresentazione della demenza senile di devastante potenza, interpretata da un Anthony Hopkins assolutamente da Oscar (poi prontamente vinto), supportato da un cast a sua volta di grande bravura (su tutti Olivia Colman, che non è un'attrice qualunque). Il merito del regista Florian Zeller (al suo esordio alla regia) è di far immedesimare lo spettatore nel degrado mentale del protagonista tramite continui stravolgimenti della narrazione e dei ruoli dei protagonisti, a simboleggiare il labirinto della malattia in cui progressivamente l'anziano non riesce più a districarsi (lo straniamento di Anthony è il nostro straniamento). La sensazione d'impotenza e solitudine, nonché la sofferenza dei familiari, sono rappresentati con grande empatia, realistico e commovente. Un drammone intenso, straziante e a tratti anche abbastanza duro da digerire. Inutile dire che la magnifica prova di Anthony Hopkins tiene in piedi totalmente da sola la storia (la sceneggiatura "teatrale", anch'essa vincitrice di un Oscar), una storia sì "banale" ma che ha il grande merito di farti comprendere il dramma di chi ci passa. Il dramma del perfetto alter ego "maschile" di Julianne Moore, protagonista in Still Alice di una problema similmente debilitante. Voto: 7,5

sabato 31 luglio 2021

Vivarium (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2021 Qui - Dopo un inizio inquietantissimo, che riprende con efficacia il tema del quartiere residenziale apparentemente perfetto, ma in realtà incubatore di angosce ed incubi, già toccato in tanti film, dal Truman Show a Pleasantvillle, passando per innumerevoli horror "suburbani", l'opera di Lorcan Finnegan perde per strada un po' di smalto, cadendo nella  ripetitività della sua formula, senza ricucire ad andare molto oltre allo spunto iniziale. La curiosità però non manca: si ha voglia di capire cosa succederà e come finirà. Ma anche sotto quel versante, l'epilogo può deludere. Tuttavia meglio un finale del genere che uno che ricorre alla sorpresa a tutti i costi. Un incubo tra sci-fi, thriller e dramma che forse è una satira sul nonsense delle convezioni sociali moderne, angosciante nei suoi colori pastello e nell'estetica pittorica tra Magritte ed Escher, oltre che nei volti dei misteriosi "alieni", che certo, si avvale di una pertinente resa scenografica nella ricostruzione della casa e del quartiere, angoscianti non-luoghi trappola, ma ciò non basta per far raggiungere alla pellicola la minima sufficienza. Di sufficiente c'è il cast, dal bravo Jesse Eisenberg alla magnetica Imogen Poots. Il resto è un'occasione mancata. Voto: 5,5

lunedì 4 gennaio 2021

Black Christmas (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/01/2021 Qui - Del film di Bob Clark del 1974 (considerato uno dei capolavori del genere horror ed il "capostipite" del sottogenere slasher) ha solo il nome, tecnicamente è decente e comunque fa il suo sporco mestiere, intrattenendo. Slasher senz'altro femminista (metafora riuscita così così), con qualche elemento sovrannaturale ed un minimo, ma proprio un minimo, di tensione. Non male il primo omicidio, che fa una sorta di angelo nella neve. Cast discreto (c'è pure Imogen Poots), con un Cary Elwes redivivo che fa il cattivo. Lo definirei quindi un film un po' sottovalutato e furbastro a richiamare il film del '74, e più o meno sullo stesso piano del precedente remake. Già, il "Black Christmas" del 2006 diretto da Glenn Morgan interpretato da Mary Elizabeth Winstead non era proprio memorabile (già di per sé era un remake, dopotutto). Il film è bruttino ma almeno è diverso rispetto ad altri del genere. Voto: 5,5

sabato 20 luglio 2019

Green Room (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/06/2019 Qui
Tema e genere: Thriller claustrofobico ambientato in una green room che segue i tipici snodi da survival movie.
Trama: Dopo lo scarso successo commerciale della loro tournée itinerante, una giovane punk band viene indirizzata verso il rave party nello sperduto locale alternativo frequentato da una numerosa comunità neonazista. Testimoni involontari dell'omicidio di una giovane spettatrice però, saranno trattenuti contro la loro volontà e dovranno ingaggiare una dura lotta per la vita.
Recensione: Ogni tanto ti capita di vedere un film che potresti definire quasi "anonimo" e che poi si svela una gran bella sorpresa. E' sicuramente il caso di questo Green Room, un film che ho visto molto volentieri e che devo dire mi ha coinvolto dall'inizio alla fine. Pensavo infatti di trovarmi di fronte al classico filmetto da quattro soldi senza sostanza e invece mi sono ricreduto, Green Room è difatti un film che regala sicuramente attimi di tensione e non annoia minimamente. Un film che pur non scavando mai nel profondo delle ideologie politiche mostra la crudeltà, la follia e la voglia di non fallire per nessun motivo al mondo dei nazisti, un film che solo apparentemente può apparire "già visto", ma che non lo è. Se infatti la trama (o il canovaccio se si preferisce) può essere quella di tantissimi altri film di questo genere, il contesto non lo è per niente e il regista nonché sceneggiatore riesce a creare un'atmosfera del tutto originale grazie ai dialoghi e alla situazione improbabile che si viene a creare. Utilizzando i nazisti (cattivissimi senza se e senza ma) non si hanno dubbi chi siano i buoni e chi no, anche se tutto alla fine diventa nebuloso e le carte si confondono proprio per via dei rapporti umani tra le persone, l'omicidio iniziale diventa così quasi un pretesto per una fase di crescita per i 2 protagonisti finali e per una resa dei conti tra i nazisti, una resa dei conti alquanto scontata ma comunque buona e d'effetto. Unica vera vittima innocente di tutto, come spesso accade, è il cane che sposta notevolmente l'ago della bilancia su chi sia veramente buono e chi no. E quindi il punto sta nel fatto che è girato molto bene e ha un ritmo che è totalmente capace di rapire e coinvolgere lo spettatore. Io personalmente non mi sono annoiato neanche un secondo a vederlo, la voglia di sapere se questi ragazzi alla fine riusciranno a salvare la pelle è tanta, e fino alla fine rimani incollato allo schermo. Questo è quello che un film di questo genere dovrebbe fare, un buon film oltre ad essere girato bene, oltre ad essere ben recitato e tutto il resto deve saper coinvolgere e deve saper coinvolgere dall'inizio alla fine. Green Room è un film di sopravvivenza alla fine, è un film che gioca tutto sulla tensione più che sui colpi di scena e nel suo intento riesce alla grande, anche se questa lotta per la sopravvivenza rivela comunque un potenziale inespresso, con una maggiore accuratezza infatti sarebbe potuto essere decisamente migliore. Perché alla fine dei conti non lascia molto e alla fine si tende più a pensare agli aspetti negativi che altro, ricorrendo troppe volte al "Ma se qui avessero fatto così..." o al "Ma dai come è possibile?" o al "Ma perché dai...?". Un film quindi più che sufficiente nel complesso, ma non di più, che tuttavia non mi pento affatto di aver visto.

mercoledì 29 maggio 2019

Knight of Cups (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/07/2018 Qui - Ho apprezzato, seppur non tantissimo, Terrence Malick nei suoi quattro film prima del suddetto, ma questo Knight of Cups, film del 2015 scritto e diretto dal regista statunitense, l'ho trovato molto difficile da portare a termine. Egli punta sempre in alto, e il più delle volte ci riesce bene e con discreti risultati, ma stavolta gli è sfuggita di mano la situazione. La linea è quella di The Tree of Life e To the Wonder, ma portata all'estremo in una sfida allo spettatore in cui la bellezza di certe immagini della natura solo a tratti compensa la fatica di aderire a un percorso esistenziale enigmatico, dove la voice over commenta ma non chiarisce. Se infatti in To the Wonder, il viaggio tormentato nei meandri della psiche del protagonista Ben Affleck, risultava tutto sommato efficace e abbastanza convincente, qui finisce per essere una stancante sequela di sequenze quasi tutte uguali in cui l'originalità e il fascino del mistero delle pellicole di Malick lasciano spazio ad una spiacevole sensazione di noia e di già visto/percepito. Se infatti in The Tree of Life, la ricostruzione di una vicenda umana si incastrava alla perfezione con quel flusso stordente visivo capace di evocare il conflitto tra umanesimo e spiritualità, qui questo raccordo appare molto più sfilacciato, talvolta pretestuoso, e la voce over ostentata e solenne che predica lungo tutto il film crea un maggiore distacco verso l'immagine che non una riflessione di completamento. Tanto che, peggio che in altre occasioni, la parte più difficile diventa tentare di estrapolare una trama comprensibile ai più. Nel film difatti, si susseguono confusamente le relazioni più o meno durature del protagonista, i personaggi entrano ed escono dalla scena secondo una logica non sempre comprensibile e di tanto in tanto il flusso di parole e immagini è illuminato sì da momenti di sfolgorante bellezza, ma di cui si fa fatica a capirne il senso. Tra la sinossi del film e il suo effettivo risultato c'è infatti una discrepanza enorme, perché impegnato com'è a raccontarci ancora una volta di un maschio bianco in crisi esistenziale che cerca la terra promessa nelle proprie amanti senza trovare risposta, Malick conversa più con se stesso che con lo spettatore.

giovedì 14 febbraio 2019

Tutto può accadere a Broadway (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2016 Qui - Prima che un regista, Peter Bogdanovich, che torna dopo 12 anni sul grande schermo, è un cinefilo con una spiccata passione per le commedie scatenate, tutte equivoci e battute, della Hollywood dei tempi d'oro. E infatti, Tutto può accadere a Broadway (She's Funny That Way), film del 2014 scritto e diretto da lui stesso è una commedia degli equivoci, leggera, senza volgarità, dal gusto delicato, anche se non perfetta. Una pellicola dall'umorismo contagioso, dai dialoghi efficaci e divertenti e da una comicità genuina, mai eccessiva, mai gratuita, ma sempre frutto di idee brillanti. Regala infatti novanta minuti di divertimento leggero e assai gustoso, nonostante una trama non del tutto originale, e un soggetto semplice ma complicato al tempo stesso. Adrian, un regista teatrale con il pallino di redimere le prostitute, atterra a New York e passa la notte con una di esse, Isabella, che ha come sogno nel cassetto quello di fare l'attrice. Ma dopo averla convinta a lasciare la professione se la ritrova al casting per il nuovo lavoro, dove però recita la moglie Delta a sua volta concupita dal primattore Seth. La ragazza, figlia di chiassosi proletari, è brava e ottiene la parte, e oltre al regista susciterà anche l'interesse del commediografo di turno, che però è impegnato con una psicanalista che non ha proprio tutti i lunedì a posto, insomma un macello di relazioni. Relazioni che ovviamente vanno a costituire una serie di fili che si intrecciano fino a che, classicamente, i nodi si sciolgono in una sorta di tutti contro tutti al quale si giunge attraverso il succedersi di una serie di situazioni imbarazzanti (e perciò divertenti) che includono figuracce nei luoghi pubblici e gli immancabili balletti nei corridoi di lussuosi alberghi.

domenica 30 settembre 2018

Jimi: All Is By My Side (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/09/2015 Qui - Dal premio Oscar John Ridley (migliore sceneggiatura non originale per 12 anni schiavo) il biopic sulla leggenda del rock Jimi Hendrix. La pellicola (del 2013) Jimi: All Is By My Side racconta mister Hendrix da una prospettiva nuova, poco battuta: quella della sua ascesa nella swingin' London degli anni sessanta, ripercorrendo la vita del musicista basandosi su vere interviste e materiale d'archivio e proponendo di raccontare il talento e la vita privata di Jimi Hendrix. Un biopic che pare una vera biografia, perché quando si vede Hendrix flirtare con la sua chitarra è come vedere l'originale suonare, ma l'aspetto più originale e interessante di questo lavoro su Hendrix, visto che negli anni tanti ne sono stati prodotti, è che Ridley accantona le congetture legate alla sua morte, sempre in equilibrio tra tesi fantasiose e moralismi beceri, per concentrarsi sul periodo musicalmente più creativo. A interpretarlo è André Benjamin, rapper degli Outkast, che unisce a una straordinaria somiglianza fisica un notevole lavoro sulla caratterizzazione vocale. Un solo anno nella vita di Jimi Hendrix, dall'anonimato come turnista per Curtis Knight all'affermazione in terra britannica con la Jimi Hendrix Experience, tra donne che lo guidano, come Linda Keith, o che provano a amarlo, come Kathy XXX fino al giorno prima dell’indimenticabile esibizione di Monterey nel 1967, dove il musicista di Seattle, dando fuoco alla sua chitarra, entrò nella storia del rock. Il difficile equilibrio che è croce e delizia di ogni biopic (rispetto verso l'oggetto della narrazione e gratificazione dei fan da un lato, riuscita del film come opera d'arte autonoma dall'altro) porta a rari casi realmente soddisfacenti in ambito rock.

venerdì 28 settembre 2018

Quel momento imbarazzante (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/09/2015 Qui - Quel momento imbarazzante, pellicola del 2014 diretta da Tom Gormican, è una commedia sulla paura degli uomini (i tre protagonisti) che le relazioni serie possano annullare la loro personalità e far cambiare il loro rapporto di amicizia, ma nel momento in cui meno se lo aspettano, tre ragazze gli faranno cambiare idea. Le scene di dialogo tra i protagonisti fanno sembrare il film un Sex and the City al maschile: sfacciato, esplicito, licenzioso senza necessariamente scadere nella volgarità "da caserma". Tre amici quasi trentenni faticano ad uscire dall'adolescenza, Jason (interpretato da Zac Efron, che ricorre ad ogni espediente, comprese numerose scene di nudo ridicole, per infrangere la sua reputazione cinematografica di eterno teenager dalla faccia pulita, non riuscendo a risultare almeno in parte credibile o convincente), è un single incallito in fuga ogni volta che, in una relazione, sopraggiunge il "momento imbarazzante" del titolo, ovvero quello in cui la ragazza (in questo caso Imogen Poots) vuole sapere dove, come coppia, stanno andando a parare, Daniel è un conquistatore seriale che usa l'amica Chelsea come esca, senza rendersi conto che per Chelsea la preda è proprio lui, Mikey, apparentemente sistemato, scopre che la moglie vuole il divorzio e se l'intende già con un altro. Per solidarietà con Mikey (Michael B. Jordan), Jason e Daniel (Miles Teller) decidono di rimanere anche loro single, ma ovviamente le tentazioni sono subito irresistibili. Riusciranno a mantenere il loro patto di amicizia o cederanno ad un rapporto di coppia degno di questo nome? Interessante il montaggio, veloce e quasi sincopato, figlio della televisione e in particolare di Mtv. Non è un capolavoro, è solo uno dei tanti film americani sui rapporti e le situazioni che si creano, le bugie, le scaramucce e i sentimenti repressi o tenuti nascosti. E' comunque un film in parte divertente (molto poco) ed in parte romantico (un po' troppo). Voto: 5,5

lunedì 3 settembre 2018

Non buttiamoci giù (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/07/2015 Qui - Non buttiamoci giù è un film del 2014, adattamento di un romanzo omonimo di Nick Hornby. Cast e trama: tra gli interpreti principali ci sono Pierce Brosnan, Toni Collette, Imogen Poots e Aaron Paul. E' una commedia agrodolce su un argomento abbastanza delicato come il suicidio. La notte di Capodanno quattro sconosciuti si incontrano sulla cima di un palazzo di Londra, noto come la Casa dei Suicidi, con l'intento comune di suicidarsi. Martin Sharp è conduttore televisivo in declino, Maureen ha sacrificato gran parte della sua vita al figlio disabile, Jess è un'adolescente problematica appena lasciata dal fidanzato, mentre J.J. è un musicista fallito. Ognuno di loro ha motivazioni differenti per farla finita, ma, quando si incontrano sul tetto del palazzo, decidono insieme di prendersi sei settimane di tempo e rincontrarsi nello stesso luogo a San Valentino per vedere come sono evolute le loro vite. In questo lasso di tempo succederanno tante cose, infatti i giornali scopriranno la storia e i protagonisti proveranno grazie alla televisione a "sfruttare" la situazione per risolvere i loro problemi finanziari e non, una vacanza per esempio cambierà il loro modo di pensare.