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sabato 20 luglio 2019

Green Room (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/06/2019 Qui
Tema e genere: Thriller claustrofobico ambientato in una green room che segue i tipici snodi da survival movie.
Trama: Dopo lo scarso successo commerciale della loro tournée itinerante, una giovane punk band viene indirizzata verso il rave party nello sperduto locale alternativo frequentato da una numerosa comunità neonazista. Testimoni involontari dell'omicidio di una giovane spettatrice però, saranno trattenuti contro la loro volontà e dovranno ingaggiare una dura lotta per la vita.
Recensione: Ogni tanto ti capita di vedere un film che potresti definire quasi "anonimo" e che poi si svela una gran bella sorpresa. E' sicuramente il caso di questo Green Room, un film che ho visto molto volentieri e che devo dire mi ha coinvolto dall'inizio alla fine. Pensavo infatti di trovarmi di fronte al classico filmetto da quattro soldi senza sostanza e invece mi sono ricreduto, Green Room è difatti un film che regala sicuramente attimi di tensione e non annoia minimamente. Un film che pur non scavando mai nel profondo delle ideologie politiche mostra la crudeltà, la follia e la voglia di non fallire per nessun motivo al mondo dei nazisti, un film che solo apparentemente può apparire "già visto", ma che non lo è. Se infatti la trama (o il canovaccio se si preferisce) può essere quella di tantissimi altri film di questo genere, il contesto non lo è per niente e il regista nonché sceneggiatore riesce a creare un'atmosfera del tutto originale grazie ai dialoghi e alla situazione improbabile che si viene a creare. Utilizzando i nazisti (cattivissimi senza se e senza ma) non si hanno dubbi chi siano i buoni e chi no, anche se tutto alla fine diventa nebuloso e le carte si confondono proprio per via dei rapporti umani tra le persone, l'omicidio iniziale diventa così quasi un pretesto per una fase di crescita per i 2 protagonisti finali e per una resa dei conti tra i nazisti, una resa dei conti alquanto scontata ma comunque buona e d'effetto. Unica vera vittima innocente di tutto, come spesso accade, è il cane che sposta notevolmente l'ago della bilancia su chi sia veramente buono e chi no. E quindi il punto sta nel fatto che è girato molto bene e ha un ritmo che è totalmente capace di rapire e coinvolgere lo spettatore. Io personalmente non mi sono annoiato neanche un secondo a vederlo, la voglia di sapere se questi ragazzi alla fine riusciranno a salvare la pelle è tanta, e fino alla fine rimani incollato allo schermo. Questo è quello che un film di questo genere dovrebbe fare, un buon film oltre ad essere girato bene, oltre ad essere ben recitato e tutto il resto deve saper coinvolgere e deve saper coinvolgere dall'inizio alla fine. Green Room è un film di sopravvivenza alla fine, è un film che gioca tutto sulla tensione più che sui colpi di scena e nel suo intento riesce alla grande, anche se questa lotta per la sopravvivenza rivela comunque un potenziale inespresso, con una maggiore accuratezza infatti sarebbe potuto essere decisamente migliore. Perché alla fine dei conti non lascia molto e alla fine si tende più a pensare agli aspetti negativi che altro, ricorrendo troppe volte al "Ma se qui avessero fatto così..." o al "Ma dai come è possibile?" o al "Ma perché dai...?". Un film quindi più che sufficiente nel complesso, ma non di più, che tuttavia non mi pento affatto di aver visto.

lunedì 3 giugno 2019

13 Peccati (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/08/2018 Qui - Non posso fare paragoni con l'originale, giacché 13 Peccati (13 Sins), film horror del 2014, diretto da Daniel Stamm e interpretato da Mark WebberRon PerlmanRutina WesleyPruitt Taylor Vince e Christopher Berry, è un remake del film tailandese 13: Game of Death, ma questo è un gran bel film a mio gusto. Un'altra pellicola che sfrutta come idea di base due soggetti tanto cari al cinema di questi anni ossia l'avidità per il denaro ed il voyeurismo dell'eccesso. Il quesito inoltre è il solito: fino a che punto è disposto a spingersi una persona in difficoltà pur di porre fine ai propri guai economici e soprattutto "è davvero la ricchezza che fa la felicità"? Temi vecchi come il mondo quindi, ma qui trattati piuttosto bene grazie ad una valida sceneggiatura, una buona regia ed una recitazione che fa il suo dovere. Nel film infatti, che racconta di uomo che licenziato dalla compagnia di assicurazioni dove lavorava come agente e che ha parecchi problemi da risolvere, che viene contattato per partecipare ad una specie di gioco dove dovrà superare 13 prove sempre più impegnative, alla fine delle quali, se queste saranno superate, l'uomo riceverà sul suo conto corrente parecchi milioni di dollari, il ritmo (senza fronzoli ed inciampi fino all'incredibile epilogo) è sempre alto, non mancano momenti divertenti (quasi tutti all'inizio ad essere sinceri), non manca la violenza, non mancano riflessioni, e così ne esce fuori un prodotto divertente e che sa imprimersi nella memoria dello spettatore. Spettatore che si potrà godere un film che non cade nella trappola dell'allegoria morale a buon mercato, ma un thriller psicologico sul filo della tensione davvero avvincente. Perché anche se i colpi di scena della seconda parte sono intuibili, tutto è ben congegnato. Questo perché il regista sincronizza immagini, grafica e dialoghi e li monta in una traccia limpida e scorrevole, cui aggiunge il beat di un ritmo in accelerazione continua e un umorismo noir che stempra suspense e dinamica. E in tal senso sarebbe un soffio per 13 Sins cadere nel cinema istituzionale, truccato da cliché, stereotipi ed eufemismi di routine, ma egli scansa il convenzionale, mescola dramma e umorismo e guadagna un thriller d'identità. Ironia tagliente e satira si declinano con intrigo e inquietudine in un teatrino di baruffe tra il surreale e il tragico. Non è un caso che pare evidente come al regista piaccia ricorrere ad una coreografia burlesca e giullare, come quella di un Luna Park, per raccontare la sua storia. E' lì infatti dove Daniel Stamm ambienta le sequenze finali del film o come quelle di una pista circense, che il filmmaker richiama senza stancarsi, perfino nell'ossessiva suoneria clownesca del cellulare di Elliot, come a ricordare che il gioco è dopotutto solo uno show, uno spettacolo di equilibrismo senza rete in un'arena sotto il tendone, fra bande e fanfare in festa.

sabato 29 dicembre 2018

Oscure presenze: Jessabelle (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/05/2016 Qui - Oscure presenze (Jessabelle) è un raccapricciante, avvincente horror/thriller prodotto dagli Stati Uniti nel 2014 diretto da Kevin Greutert (uno dei registi di Saw). Per cominciare si tratta di un film ben congegnato e diretto che preferisce puntare tutto nel costruire una solida storia con gli elementi chiave del genere, il mistero e la suspense. Entrambi sono presenti e lo rendono un prodotto decisamente apprezzabile. La storia, ci propone di seguire le vicende di Jessabelle (Sarah Snook), una giovane ragazza americana, che dopo un terribile incidente d'auto che l'ha ridotta in sedia a rotelle e che ha ucciso il suo fidanzato, bisognosa di assistenza, torna nella casa natale in Louisiana, dove vive il padre vedovo. Poco alla volta verrà in possesso di alcune VHS che la madre defunta registrò prima della nascita della bambina e le destinò alla stessa non appena avrebbe raggiunto la maggiore età. Ma nei messaggi registrati si nasconde un presagio inquietante: la ragazza è perseguitata da uno spirito, che vuole rivendicare la propria morte. E Jessabelle avverte da subito questa entità negativa che la perseguita ma non sapendo come affrontarla e non potendo andarsene, cerca di scoprirne di più seguendo i segni che lo spirito le recapita. Ma gli eventi prenderanno una svolta ancora più drammatica quando il padre resta vittima di un incidente mortale nel tentativo di distruggere le VHS in questione. Jessie, a tal punto, col solo aiuto di un ex compagno di liceo cerca di far luce sul vero significato dei messaggi registrati dalla madre e sull'entità che la perseguita. Scoprirà che è  vittima di un maleficio voodoo che lei non è in grado di spezzare e che dovrà essere sacrificata affinché la vera Jessabelle possa tornare in vita. Secondo me questo film è ampliamento riuscito, film di genere capace di svolgere, con buon mestiere e sapiente montaggio, una storia che in molti momenti però sa di già visto. Temi come le case abitate da inquietanti presenze, la possessione, il found footage, la donna sola in casa impossibilitata a muoversi. Ma la buona capacità di racconto mostrata dagli autori, una giusta dose di scene spaventose, una location inquietante e la presenza della religione vudu creano un giusto mix di horror che convince fino al buon (ma non imprevedibile) finale.