Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/01/2021 Qui - Pur nell'ambito di un film tendenzialmente sentimentale quale è, 5 to 7 nasconde una certa grazia e talvolta una originalità che lo fa apprezzare più di quanto ci si aspetti. Non mancano difetti, quali ad esempio alcuni luoghi comuni sul modo di vivere dei francesi, che a mio avviso sono ampiamente superati da altri aspetti del film. Curiosa la scelta dell'attore protagonista, certamente assai meno "charmant" della signora, da cui appare poco credibile l'attrazione alla fine sincera di lei (ma, si sa, l'amore "ci vede poco bene"). Belle le interpretazioni dei personaggi di contorno, tra cui Glenn Close e la simpaticissima Olivia Thirlby, la ragazza che ha una relazione con il marito della donna. Curiosamente, durante uno degli incontri tra Brian e Arielle, compare suggestivamente come colonna sonora "il cielo in una stanza" di Gino Paoli cantata in francese da una interprete femminile. Sufficienza decisamente meritata, e sia la bravura di Anton Yelchin (scomparso anni fa) che la bellezza della Berenice Marlohe ne vale una visione. Voto: 6
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Anton Yelchin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Anton Yelchin. Mostra tutti i post
lunedì 11 gennaio 2021
martedì 30 luglio 2019
Amiche di sangue (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2019 Qui
Tema e genere: Thriller psicologico che si sviluppa in quattro capitoli interpretato principalmente da Anya Taylor-Joy e Olivia Cooke.
Trama: Due adolescenti con disturbi psicologici si riavvicinano dopo anni di lontananza e assieme pianificano l'omicidio del patrigno di una delle due.
Recensione: È un film strano, Amiche di sangue, non del tutto riuscito e che non sembra aver chiaro dove andare a parare, se nella commedia nera, nella satira sociale o nel thriller, anche perché in realtà al contrario di una commedia nera qualsiasi si prende anche troppo sul serio, oltretutto il film si muove su un meccanismo già visto mille volte, che cerca di nobilitarsi con una rappresentazione asettica e un finale (relativamente) non conciliante. Però bisogna dire che l'esordiente Cory Finley sa dove piazzare la macchia da presa ed è molto preparato tecnicamente, soprattutto grazie allo stile, questa è un'opera che si guarda con grande interesse. Purtroppo tuttavia, Amiche di sangue sembra mancare di profondità nel raccontare le sue due protagoniste, personaggi per cui è molto difficile provare un minimo sindacale di simpatia, e non per la loro condizione di assoluto privilegio (sono ricche e viziate), ma perché non sono definite da altro se non i loro aspetti più evidenti e superficiali: Amanda è sociopatica e Lily è capricciosa. La colpa non è delle due attrici: la Taylor-Joy di The Witch ormai non è più né una promessa né una sorpresa, data la sua costante presenza come nuova musa del cinema indipendente e la Cooke, al contrario, rivela delle qualità recitative insospettabili, soprattutto in un ruolo per lei non consueto. Il problema è di scrittura perché, nonostante Finley sia bravissimo, nei primi minuti, a impostare un'atmosfera di aridità emotiva sotto la patina degli ambienti di lusso splendidamente fotografati in cui si muovono e tramano le due ragazze, non vuole o non può spingersi fino alle più estreme conseguenze e, così facendo, lascia che siano le due attrici a riempire i vuoti lasciati da una caratterizzazione molto, troppo leggera. Il vuoto emotivo va bene, è voluto e anche ricercato da un punto di vista stilistico, con un approccio gelido e sempre distante dai personaggi, ma al di là del cinismo, Amiche di sangue non riesce ad andare e, alla lunga, perde anche qualche colpo nel ritmo, sempre abbastanza seduto, a dire la verità, e non è necessariamente un difetto: l'impressione generale è che la storia narrata andasse bene per un corto e non avesse abbastanza forza per reggere la durata di un lungometraggio. Per esempio: tutta la vicenda legata al personaggio di Anton Yelchin non va da nessuna parte e, a parte il piacere di vederlo in un film e un paio di dialoghi azzeccati tra lui e Amanda, non ha una vera e propria ragione d'essere, se non allungare il minutaggio. Si tratta comunque di un esordio interessante e di un regista da tenere d'occhio in futuro, sperando che la prossima pellicola abbia dalla sua una sceneggiatura (scritta da lui o meno) di migliore fattura e che il tutto riesca ad avere una valenza maggiore di questa occasione invece leggermente persa.
sabato 20 luglio 2019
Green Room (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/06/2019 Qui
Tema e genere: Thriller claustrofobico ambientato in una green room che segue i tipici snodi da survival movie.
Trama: Dopo lo scarso successo commerciale della loro tournée itinerante, una giovane punk band viene indirizzata verso il rave party nello sperduto locale alternativo frequentato da una numerosa comunità neonazista. Testimoni involontari dell'omicidio di una giovane spettatrice però, saranno trattenuti contro la loro volontà e dovranno ingaggiare una dura lotta per la vita.
Recensione: Ogni tanto ti capita di vedere un film che potresti definire quasi "anonimo" e che poi si svela una gran bella sorpresa. E' sicuramente il caso di questo Green Room, un film che ho visto molto volentieri e che devo dire mi ha coinvolto dall'inizio alla fine. Pensavo infatti di trovarmi di fronte al classico filmetto da quattro soldi senza sostanza e invece mi sono ricreduto, Green Room è difatti un film che regala sicuramente attimi di tensione e non annoia minimamente. Un film che pur non scavando mai nel profondo delle ideologie politiche mostra la crudeltà, la follia e la voglia di non fallire per nessun motivo al mondo dei nazisti, un film che solo apparentemente può apparire "già visto", ma che non lo è. Se infatti la trama (o il canovaccio se si preferisce) può essere quella di tantissimi altri film di questo genere, il contesto non lo è per niente e il regista nonché sceneggiatore riesce a creare un'atmosfera del tutto originale grazie ai dialoghi e alla situazione improbabile che si viene a creare. Utilizzando i nazisti (cattivissimi senza se e senza ma) non si hanno dubbi chi siano i buoni e chi no, anche se tutto alla fine diventa nebuloso e le carte si confondono proprio per via dei rapporti umani tra le persone, l'omicidio iniziale diventa così quasi un pretesto per una fase di crescita per i 2 protagonisti finali e per una resa dei conti tra i nazisti, una resa dei conti alquanto scontata ma comunque buona e d'effetto. Unica vera vittima innocente di tutto, come spesso accade, è il cane che sposta notevolmente l'ago della bilancia su chi sia veramente buono e chi no. E quindi il punto sta nel fatto che è girato molto bene e ha un ritmo che è totalmente capace di rapire e coinvolgere lo spettatore. Io personalmente non mi sono annoiato neanche un secondo a vederlo, la voglia di sapere se questi ragazzi alla fine riusciranno a salvare la pelle è tanta, e fino alla fine rimani incollato allo schermo. Questo è quello che un film di questo genere dovrebbe fare, un buon film oltre ad essere girato bene, oltre ad essere ben recitato e tutto il resto deve saper coinvolgere e deve saper coinvolgere dall'inizio alla fine. Green Room è un film di sopravvivenza alla fine, è un film che gioca tutto sulla tensione più che sui colpi di scena e nel suo intento riesce alla grande, anche se questa lotta per la sopravvivenza rivela comunque un potenziale inespresso, con una maggiore accuratezza infatti sarebbe potuto essere decisamente migliore. Perché alla fine dei conti non lascia molto e alla fine si tende più a pensare agli aspetti negativi che altro, ricorrendo troppe volte al "Ma se qui avessero fatto così..." o al "Ma dai come è possibile?" o al "Ma perché dai...?". Un film quindi più che sufficiente nel complesso, ma non di più, che tuttavia non mi pento affatto di aver visto.
Trama: Dopo lo scarso successo commerciale della loro tournée itinerante, una giovane punk band viene indirizzata verso il rave party nello sperduto locale alternativo frequentato da una numerosa comunità neonazista. Testimoni involontari dell'omicidio di una giovane spettatrice però, saranno trattenuti contro la loro volontà e dovranno ingaggiare una dura lotta per la vita.
Recensione: Ogni tanto ti capita di vedere un film che potresti definire quasi "anonimo" e che poi si svela una gran bella sorpresa. E' sicuramente il caso di questo Green Room, un film che ho visto molto volentieri e che devo dire mi ha coinvolto dall'inizio alla fine. Pensavo infatti di trovarmi di fronte al classico filmetto da quattro soldi senza sostanza e invece mi sono ricreduto, Green Room è difatti un film che regala sicuramente attimi di tensione e non annoia minimamente. Un film che pur non scavando mai nel profondo delle ideologie politiche mostra la crudeltà, la follia e la voglia di non fallire per nessun motivo al mondo dei nazisti, un film che solo apparentemente può apparire "già visto", ma che non lo è. Se infatti la trama (o il canovaccio se si preferisce) può essere quella di tantissimi altri film di questo genere, il contesto non lo è per niente e il regista nonché sceneggiatore riesce a creare un'atmosfera del tutto originale grazie ai dialoghi e alla situazione improbabile che si viene a creare. Utilizzando i nazisti (cattivissimi senza se e senza ma) non si hanno dubbi chi siano i buoni e chi no, anche se tutto alla fine diventa nebuloso e le carte si confondono proprio per via dei rapporti umani tra le persone, l'omicidio iniziale diventa così quasi un pretesto per una fase di crescita per i 2 protagonisti finali e per una resa dei conti tra i nazisti, una resa dei conti alquanto scontata ma comunque buona e d'effetto. Unica vera vittima innocente di tutto, come spesso accade, è il cane che sposta notevolmente l'ago della bilancia su chi sia veramente buono e chi no. E quindi il punto sta nel fatto che è girato molto bene e ha un ritmo che è totalmente capace di rapire e coinvolgere lo spettatore. Io personalmente non mi sono annoiato neanche un secondo a vederlo, la voglia di sapere se questi ragazzi alla fine riusciranno a salvare la pelle è tanta, e fino alla fine rimani incollato allo schermo. Questo è quello che un film di questo genere dovrebbe fare, un buon film oltre ad essere girato bene, oltre ad essere ben recitato e tutto il resto deve saper coinvolgere e deve saper coinvolgere dall'inizio alla fine. Green Room è un film di sopravvivenza alla fine, è un film che gioca tutto sulla tensione più che sui colpi di scena e nel suo intento riesce alla grande, anche se questa lotta per la sopravvivenza rivela comunque un potenziale inespresso, con una maggiore accuratezza infatti sarebbe potuto essere decisamente migliore. Perché alla fine dei conti non lascia molto e alla fine si tende più a pensare agli aspetti negativi che altro, ricorrendo troppe volte al "Ma se qui avessero fatto così..." o al "Ma dai come è possibile?" o al "Ma perché dai...?". Un film quindi più che sufficiente nel complesso, ma non di più, che tuttavia non mi pento affatto di aver visto.
martedì 26 marzo 2019
Star Trek Beyond (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/09/2017 Qui - Premettendo che non sono mai stato un grande fan di Star Trek, e che quindi molte citazioni o rimandi non li ho quasi per niente notati (anche se ho seguito qualche puntata ed ho visto i primi due capitoli), Star Trek Beyond, film del 2016 diretto da Justin Lin, tredicesima pellicola del franchise fantascientifico di Star Trek ideato da Gene Roddenberry e il terzo film della serie reboot, è certamente un discreto film di fantascienza e lo consiglio vivamente a tutti gli appassionati del genere. Perché non solo regala 2 ore di buonissimo intrattenimento, ma con una buona dose di spettacolare azione e una giusta dose di piacevole ironia, esso appassiona e funziona. Dopotutto per essere pienamente goduto, non necessita nessuna pregressa conoscenza della Saga, quindi adattissimo ai neofiti totalmente a digiuno dei precedenti 50 anni di storia Trek. Ed anche se presenti, gli omaggi e riferimenti indirizzati ai veri fan, non vanno ad intaccare minimamente la godibilità dell'opera da parte dello spettatore totalmente ignaro del mondo Trek. Anche perché la storia è semplice (che serve solo da scusa per un viaggio in qualche nuovo pianeta da esplorare per sconfiggere il cattivo di turno), senza colpi di scena (seppur essi tuttavia pochi ci sono ugualmente), ma solida e ben scritta e senza evidenti plot holes come i due precedenti film. Il nemico pur avendo la più classica delle motivazioni (comunque non chiare allo spettatore per buona parte del film, nonostante i suoi estenuanti "superspiegoni") è mille volte più interessante narrativamente dei due precedenti (anche se esso poiché banale non aiuta tantissimo il coinvolgimento, che qui in ogni caso latita leggermente). Le scene d'azione invece (eccellenti e davvero ben fatte) sono coerenti (e inserite in modo coerente) alla storia.
giovedì 31 gennaio 2019
Il luogo delle ombre (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/10/2016 Qui - Il luogo delle ombre (Odd Thomas) è un atipico e alquanto inusuale thriller horror del 2013 diretto da Stephen Sommers (La mummia 1 e 2, Van Helsing), adattamento cinematografico de Il luogo delle ombre di Dean R. Koontz, primo romanzo della serie Odd Thomas. Il protagonista, un ragazzo di venti anni che conduce la propria esistenza nella città desertica di Pico Mundo, in California, è interpretato dal compianto Anton Yelchin (qui davvero bravo) prematuramente scomparso poco tempo fa. Lui però che sembrerebbe un ragazzo come tanti altri, ha un dono speciale, può percepire la presenza dei defunti con qualcosa di sospeso e non solo. I defunti infatti con i quali però non può parlare ma, nel caso siano deceduti per morte violenta, può cercare di risalire ai colpevoli, gli appaiono per aiutarlo a risolvere i crimini di cui sono stati vittime ed aiutarlo per prevenire future carneficine. Un giorno però nella tavola calda dove lavora, appare un misterioso uomo, che Odd soprannomina "Fungus Man" (a causa della sua carnagione che ricorda la muffa e del suo bizzarro taglio di capelli), seguito da un grande sciame di Bodachs, creature oscure che appaiono solamente durante i periodi antecedenti a morti e carneficine (una variante del goblin o del bogeyman). E grazie al suo dono soprannaturale, Odd intuisce che il misterioso uomo è collegato da un'imminente catastrofe che sta per abbattersi sulla città, ma Odd avrà solo 24 ore di tempo per sventarla. In questa sua missione sarà aiutato dalla sua giovanissima e bellissima fidanzata Stormy (la meravigliosa Addison Timlin) di cui è follemente innamorato a cui è legata dal destino. I due credono negli ideali idealissimi, e Odd, accompagnato da una figura paterna sostitutiva quale è il capo della polizia locale (interpretato da un William Dafoe comunque sempre bravo anche se un po' alleggerito dalle sue parti solitamente drammatiche), ha tutte le carte in regola per essere il poliziotto giustiziere paranormale della cittadina, che deve difendere dal male imminente e ovviamente ci riuscirà, non senza danni collaterali.
venerdì 28 dicembre 2018
Ombre dal passato (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/05/2016 Qui - Ombre dal passato (Broken Horses) è un epico thriller sui legami della fratellanza, le leggi della lealtà e l'inutilità della violenza. Il film (del 2015, inedito in Italia, visibile su Sky ovviamente) che unisce tre diversi generi: thriller, azione e drammatico, è ambientato nell'ombra della guerra tra gli Stati Uniti e il Messico e racconta la storia dei fratelli Buddy (Chris Marquette) e Jacob Heckum (Anton Yelchin) che dopo la morte del padre (Thomas Jane 'The Punisher') prenderanno ad un certo punto strade diverse. Mentre il primo è un killer al soldo di un gangster (Vincent D'Onofrio) ed ha abbracciato la malavita, il secondo è un musicista in procinto di sposarsi, che dopo molto tempo torna nel suo paese di origine per ricevere il regalo di nozze. L'incontro riaprirà vecchie ferite, mai chiuse del tutto, e Jakey si troverà coinvolto in una guerra tra bande rivali di inaudita violenza, che metterà a dura prova ogni legame di lealtà. Anche quelli più profondi, anche quelli tra due fratelli. Rispetto ad altri film, sicuramente, si differenzia per la sua originalità. In teoria è classificato come thriller, però ciò non deve trarre in inganno. Gli intrighi e i doppi giochi naturalmente ci sono, ma il film non è solo concentrato su questo, anzi.
Iscriviti a:
Post (Atom)





