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lunedì 11 gennaio 2021

Dalle 5 alle 7 - Due ore per l'amore (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/01/2021 Qui - Pur nell'ambito di un film tendenzialmente sentimentale quale è, 5 to 7 nasconde una certa grazia e talvolta una originalità che lo fa apprezzare più di quanto ci si aspetti. Non mancano difetti, quali ad esempio alcuni luoghi comuni sul modo di vivere dei francesi, che a mio avviso sono ampiamente superati da altri aspetti del film. Curiosa la scelta dell'attore protagonista, certamente assai meno "charmant" della signora, da cui appare poco credibile l'attrazione alla fine sincera di lei (ma, si sa, l'amore "ci vede poco bene"). Belle le interpretazioni dei personaggi di contorno, tra cui Glenn Close e la simpaticissima Olivia Thirlby, la ragazza che ha una relazione con il marito della donna. Curiosamente, durante uno degli incontri tra Brian e Arielle, compare suggestivamente come colonna sonora "il cielo in una stanza" di Gino Paoli cantata in francese da una interprete femminile. Sufficienza decisamente meritata, e sia la bravura di Anton Yelchin (scomparso anni fa) che la bellezza della Berenice Marlohe ne vale una visione. Voto: 6

martedì 28 aprile 2020

Dredd - Il giudice dell'Apocalisse (2012)

Titolo Originale: Dredd
Anno e Nazione: Regno Unito, USA, India, Sudafrica 2012
Genere: Azione, Fantascienza, Poliziesco
Produttore: Andrew MacDonald, Allon Reich, Alex Garland
Regia: Pete Travis
Sceneggiatura: Alex Garland
Cast: Karl Urban, Olivia Thirlby, Lena Headey, Wood Harris
Langley Kirkwood, Deobia Oparei, Junior Singo, Luke Tyler
Jason Cope, Domhnall Gleeson, Warrick Grier, Rakie Ayola
Edwin Perry, Karl Thaning, Michele Levin, Joe Vaz
Durata: 88 minuti

Karl Urban e Lena Headey nella fedele trasposizione action del fumetto cult.
Il giustiziere di Mega City One indaga su un delitto avvenuto nel quartiere di Ma-Ma, la regina della droga.

venerdì 29 novembre 2019

Lo scandalo Kennedy (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/11/2019 Qui
Tema e genere: All'infinita saga cinematografica sui Kennedy si aggiunge un nuovo tassello, diretto da John Curran su sceneggiatura di Taylor Allen e Andrew Logan. Un film che ricostruisce l'episodio che rischiò di compromettere la carriera dell'ultimo rampollo del patriarca Joe, qui mostrato (interpretato da Bruce Dern) anziano e malato, ma ancora cinico e duro.
Trama: La vita e la carriera politica del ventottenne senatore Ted Kennedy deragliano a seguito del discutibile incidente stradale che nel 1969 costa la vita a Mary Jo Kopechne, giovane stratega della sua campagna elettorale.
Recensione: Le storie sui presidenti americani ormai fanno parte di un filone a sé, tanti potrebbero essere gli esempi, sottogruppo del filone è quello sui presidenti mancati, Vice, il presidente occulto che non riuscì a diventare il presidente effettivo, The Front Runner (che però devo ancora vedere), il presidente in pectore che non ottenne la candidatura perché travolto dal gossip, ed ora Lo scandalo Kennedy, che è precedente ad entrambi, e sono tutte particolarmente interessanti da scoprire e vedere (soprattutto se non si conoscono certe storie). Lo è anche questo, che mette al centro della scena il meno immediato nel nostro immaginario: Ted, il fratello superstite, il leone del Senato. Morti John e Bobby, Ted divenne il capofamiglia, pur essendo ancora vivo benché agonizzante il feroce patriarca Joseph. Stimatissimo da tutti, Ted non riuscì a prendere possesso della Casa Bianca perché nel 1969 fu coinvolto in un tragico scandalo che gli stroncò le ambizioni presidenziali. Egli infatti a seguito di un incidente finì in acqua assieme alla passeggera, una giovane stratega che morì, e pensò male di non denunciare subito l'accaduto. La pellicola così, con un taglio semi-documentaristico (perché ovvio che per quanto sia verosimile la ricostruzione, degli eventi, basata su un meticoloso e rigoroso studio di articoli di giornale e trasmissioni dell'epoca, comunque va letta col benefico del dubbio, come in questi casi è doveroso fare), prova a raccontare quel tragico evento, mettendo soprattutto in evidenza la pochezza morale e caratteriale del senatore. Ambizioso come tutti i Kennedy sarebbe probabilmente stato disposto a mentire, pur di non compromettere la sua carriera, se gli eventi non lo avessero sopraffatto e travolto. Subito dopo il fattaccio, Ted si rivolse al padre, cercando conforto e consigli, ma il vecchio patriarca colpito da un ictus e con evidente afasia, riuscì comunque ad esprimergli tutto, il suo disappunto e disprezzo. E insomma ricostruzione di un fatto storico, l'ennesimo che riguarda da vicino la famiglia Kennedy, un fatto che, seppur decisamente sbilanciato sul versante soggettivo-biografico che quello storico-massmediologico, riesce a coinvolgere ed avvincere al punto giusto. Certo, non ci sono guizzi particolari, la storia è lineare, ma questo film, questo Chappaquiddick (titolo originale che si riferisce al paesino marittimo in cui accadde il fattaccio), comunque da vedere, anche solo per recuperare un fatto non noto o dimenticato vista la coincidenza dell'episodio con l'allunaggio (siamo nel luglio 1969), è un film decisamente interessante e riuscito, ciò anche grazie ad interpreti (in origine è un Tv-movie) di buon livello.

venerdì 30 agosto 2019

Effetto Lucifero (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2019 Qui
Tema e genere: Film drammatico incentrato sull'esperimento carcerario di Stanford, condotto nel 1971 dallo psicologo statunitense Philip Zimbardo presso l'Università di Stanford.
Trama: Ventiquattro studenti vengono scelti per un esperimento che li trasformerà in maniera casuale in guardie e prigionieri in una finta prigione situata nel seminterrato dell'università, ma le guardie abuseranno del loro potere.
Recensione: L'importanza del contesto ambientale in cui si trovano determinati individui è fondamentale e riesce più di ogni altro fattore ad influenzarne le condotte. Il cosiddetto "Effetto Lucifero" si occupa di studiare il processo secondo cui l'aggressività dell'individuo è fortemente influenzata dal contesto in cui egli si trova. Lo sa molto bene il professore di psicologia Philip Zimbardo (lo interpreta un risoluto Billy Crudup) della Stanford University che cerca ventiquattro cavie retribuite tra giovani studenti o disoccupati, per poter provare che tra guardie e ladri, il particolare contesto in cui entrambi sono costretti a vivere, li pone dinanzi ad una deviazione di comportamento che li fa sviare dal comportamento più razionale, sia da una parte che dall'altra, accentuando i contrasti, le tensioni, e favorendo da una parte l'abuso di posizione, e dall'altro il tentativo di fuga. Il professore pianifica, distribuisce i ruoli a suo arbitrio, sceglie la location appropriata per ricreare l'atmosfera carceraria. E già dai primi giorni le guardie, stressate dalla possibilità di non essere temute, cominciano a sconfinare in comportamenti che vanno ben al di là dei limiti rigorosamente previsti e concordati con il professore stesso. E i prigionieri, vessati e maltrattati, pianificano modalità di fuga, tentativi di ribellione, opere di convincimento da parte di tutti coloro che, per varie ragioni, al contrario di loro scelgono la via della remissività per affrontare le avversità ben più ostiche di quanto preventivato. Forte di due personalità attoriali carismatiche, per quanto ancora molto giovani, come il diabolico Ezra Miller e il più angelico Tye Sheridan (non dimenticando affatto tutti gli altri), The Stanford Prison Experiment è un film sulla teoria che lascia il posto alla pratica, all'azione, all'esplicitarsi di ciò che già era previsto, ma che nella concretezza dei fatti supera ogni possibilità teorica, moltiplicandone l'effetto distorsivo e deviato. Un film, non l'unico girato su questa singolare esperienza, non ho visto gli altri, ma tuttavia questo mi sembra ben fatto e ben recitato, scioccante e terribilmente istruttivo possibilmente da vedere.

giovedì 6 dicembre 2018

Un testimone in affitto (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2016 Qui - Un testimone in affitto è una commedia ironica, spassosa, demenziale e divertente, adatta a tutti e che, per una volta, ha come tema principale quello dell'amicizia e non quello dell'amore, che finisce invece in secondo piano. Doug (Josh Gad), manager economicamente potente, è lo stereotipo del classico sfigato con un bel lavoro gratificante ma senza amici, che spesso si chiede come sia possibile che una ragazza bella come lei (Gretchen, Kaley Cuoco) abbia considerato uno come lui. Quando si accorge di essere senza amici da poter invitare alle nozze, Doug opta per una soluzione, contattare un uomo che per lavoro fa il "testimone in affitto", Jimmy (Kevin Hart). Non contento di uno solo, inventa i nomi di ben nove testimoni e, quando la verità viene a galla, la sua ultima speranza resta ancorata alla disponibilità di Jimmy di dividere con lui quel momento. Difatti, il rapporto che si crea tra i due protagonisti che, inevitabilmente, si legano a vicenda, crea un'amicizia che alla fine supererà anche l'amore.