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mercoledì 9 giugno 2021

2002: la seconda odissea (1972)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/06/2021 Qui - Una piacevole sorpresa questo film di fantascienza un po' datato (i quasi 50 anni che si porta sulle spalle si vedono tutti). Sulla falsariga del primo insostituibile 2001: Odissea nello Spazio, questo non è assolutamente un sequel ma un film a sé stante. Purtroppo già dagli anni '70 in Italia si usava storpiare i titoli per attirare maggiormente il pubblico citando titoli di successo, il titolo originale (Silent Running) secondo me era perfetto. Questo è un film ambientato totalmente nello spazio (ecco, a parte il tecnico degli effetti speciali, qui all'esordio in regia, l'ambientazione è l'unica cosa in comune con il capolavoro di Kubrick), un film molto ben realizzato da un punto di vista visivo (del resto si parla di Douglas Trumbull, regista, produttore cinematografico ed effettista statunitense, vincitore di due Premi Oscar, noto per aver creato gli effetti speciali dei film Incontri ravvicinati del terzo tipoStar Trek e Blade Runner), ma anche coinvolgente, riflessivo, e perché no, pure divertente. Un buon film di fantascienza (pur con momenti morti evitabili e dialoghi facili e scontati la storia funziona) dal messaggio ecologista. Il film è infatti un forte monito per la difesa dell'ambiente naturale sulla Terra, il quale è fortemente compromesso dall'attività sconsiderata dell'uomo. Nel film essa ha anzi distrutto ogni forma di vegetazione. Il messaggio e l'ammonimento non sono però didascalici, ma espressi con buon senso attraverso tante situazioni durante lo svolgimento della trama. Il film è anche privo di certi eccessi dell'ecologismo moderno, come la totale denigrazione dell'uomo di fronte alla natura, o la sua totale parificazione ad essa. Bravo Bruce Dern, che con il suo "giardiniere" (e l'apporto degli aiutanti robot) rende bene (e tristemente) l'idea di uomo solo contro tutti disposto a qualunque cosa pur di portare avanti la sua causa persa in partenza. Un bel personaggio, paranoico ma estremamente umano, per cui sarà impossibile non parteggiare. Anche qui comunque, alla fine, gli adorabili robot si riveleranno più umani degli umani stessi. Le scene tra il giardiniere e questi (chiamati simpaticamente Paperino e Paperina) sono le più belle e toccanti del film. Bellissima la canzone "Silent Running - Rejoice In The Sun" di Joan Baez. Ogni nota e parola trasmette allo spettatore una gran voglia di baciare la terra e respirare aria pulita (d'altronde siamo ancora in pieno periodo hippie). Finale molto suggestivo, ma anche un po' triste, l'ultima scena di pochi secondi è da pelle d'oca e ha contribuito a farmi dare un mezzo voto in più all'intera pellicola. Una pellicola seppur ingenua e leggermente noiosa, semplice, toccante ed intelligente. Da rispolverare. Voto: 6,5

lunedì 11 gennaio 2021

In viaggio verso un sogno - The Peanut Butter Falcon (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 11/01/2021 Qui - Storia di Zak, giovane affetto da sindrome di Down che vuole diventare campione di wrestling. Per farlo parte in compagnia di Tyler, un pescatore di granchi. Ambientato lungo la costa degli USA meridionali, un racconto di formazione in cui viene esaltato il rapporto tra i due protagonisti, giovani "losers" in fuga verso una vita migliore. Un film in cui il viaggio dona dimensione e spessore al racconto (un road movie per nulla strappalacrime e pieno di buoni momenti avventurosi e con idee, che non annoiano), con una suggestiva ambientazione (sempre favolosi i paesaggi della Florida) e una discreta prova di Shia LaBeouf (finalmente direi) e del giovane Zack Gottsagen. Piccola ma significativa parte per Bruce Dern, e c'è pure Dakota Johnson, che se vi siete stufati di vederla nuda in "Cinquanta sfumature di grigio-nero-rosso", qua almeno recita (benino) e non si spoglia. Ecco, le storie di contorno come la storia d'amore lasciano il tempo che trovano, pochi i sussulti, in una storia on the road però abbastanza interessante. Non certo originale fa passare una serata con la simpatia del suo protagonista disabile che affronta la sua vita inseguendo un sogno. Voto: 6

venerdì 29 maggio 2020

C'era una volta a... Hollywood (2019)

Titolo Originale: Once Upon a Time in Hollywood
Anno e Nazione: USA, Regno Unito 2019
Genere: Commedia, Azione, Drammatico
Produttore: Quentin Tarantino, David Heyman, Shannon McIntosh
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Cast: Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Emile Hirsch
Margaret Qualley, Timothy Olyphant, Julia Butters, Austin Butler
Dakota Fanning, Bruce Dern, Nicholas Hammond, Samantha Robinson
Damian Lewis, Al Pacino, Luke Perry, Rafał Zawierucha
Mike Moh, Lorenza Izzo, Costa Ronin, Damon Herriman
    Lena Dunham, Madisen Beaty, Mikey Madison, Maya Hawke
    James Landry Hébert, Victoria Pedretti, Scoot McNairy, Zoë Bell
    Clifton Collins Jr., Dreama Walker, Rachel Redleaf, Rumer Willis
    Rebecca Rittenhouse, Spencer Garrett, Perla Haney-Jardine
Rebecca Gayheart, Kurt Russell, Michael Madsen, Clu Gulager
Durata: 161 minuti

Oscar a Brad Pitt nel film di Quentin Tarantino con Leonardo DiCaprio e Margot Robbie.
1969: le vicende di Sharon Tate si intrecciano con quelle di un attore in declino e del suo stuntman.

martedì 3 marzo 2020

Freaks (2018)

Titolo Originale: Freaks
Anno e Nazione: USA, Canada 2018
Genere: Drammatico, Fantascienza, Thriller
Produttore: Jordan Barber, Zach Lipovsky
Adam B. Stein, Mitchell Waxman
Regia: Zach Lipovsky, Adam B. Stein
Sceneggiatura: Zach Lipovsky, Adam B. Stein
Cast: Emile Hirsch, Lexy Kolker, Bruce Dern
Amanda Crew, Grace Park, Kwesi Ameyaw
Durata: 97 minuti

Uno sci-fi/mystery che parte da premesse drammatiche per instradarsi su ludiche dinamiche di genere.
Tenuta chiusa in casa dal padre, la piccola Chloe vive nella paura e nel fascino del mondo esterno, dove gli "anormali" rappresentano per lei una costante minaccia, o almeno così crede. Quando un misterioso sconosciuto le offre un assaggio di cosa succede davvero fuori, Chloe scoprirà che, mentre la verità non è così semplice, il pericolo è molto reale.

martedì 11 febbraio 2020

Cocaine - La vera storia di White Boy Rick (2018)

Titolo Originale: White Boy Rick
Anno e Nazione: USA 2018
Genere: Drammatico, Poliziesco, Biografico
Produttore: Darren Aronofsky, Scott Franklin, John Lesher, Julie Yorn
Regia: Yann Demange
Sceneggiatura: Andy Weiss, Logan Miller, Noah Miller
Cast: Richie Merritt, Brian Tyree Henry, Piper Laurie, Bruce Dern, Eddie Marsan
Rory Cochrane, RJ Cyler, Bel Powley, Jennifer Jason Leigh, Matthew McConaughey
Durata: 105 minuti

Matthew McConaughey nella biografia del più giovane informatore nella storia dell'FBI.
Detroit, 1984: l'adolescente Rick collabora con i federali per smantellare una rete di spacciatori.

venerdì 29 novembre 2019

Lo scandalo Kennedy (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/11/2019 Qui
Tema e genere: All'infinita saga cinematografica sui Kennedy si aggiunge un nuovo tassello, diretto da John Curran su sceneggiatura di Taylor Allen e Andrew Logan. Un film che ricostruisce l'episodio che rischiò di compromettere la carriera dell'ultimo rampollo del patriarca Joe, qui mostrato (interpretato da Bruce Dern) anziano e malato, ma ancora cinico e duro.
Trama: La vita e la carriera politica del ventottenne senatore Ted Kennedy deragliano a seguito del discutibile incidente stradale che nel 1969 costa la vita a Mary Jo Kopechne, giovane stratega della sua campagna elettorale.
Recensione: Le storie sui presidenti americani ormai fanno parte di un filone a sé, tanti potrebbero essere gli esempi, sottogruppo del filone è quello sui presidenti mancati, Vice, il presidente occulto che non riuscì a diventare il presidente effettivo, The Front Runner (che però devo ancora vedere), il presidente in pectore che non ottenne la candidatura perché travolto dal gossip, ed ora Lo scandalo Kennedy, che è precedente ad entrambi, e sono tutte particolarmente interessanti da scoprire e vedere (soprattutto se non si conoscono certe storie). Lo è anche questo, che mette al centro della scena il meno immediato nel nostro immaginario: Ted, il fratello superstite, il leone del Senato. Morti John e Bobby, Ted divenne il capofamiglia, pur essendo ancora vivo benché agonizzante il feroce patriarca Joseph. Stimatissimo da tutti, Ted non riuscì a prendere possesso della Casa Bianca perché nel 1969 fu coinvolto in un tragico scandalo che gli stroncò le ambizioni presidenziali. Egli infatti a seguito di un incidente finì in acqua assieme alla passeggera, una giovane stratega che morì, e pensò male di non denunciare subito l'accaduto. La pellicola così, con un taglio semi-documentaristico (perché ovvio che per quanto sia verosimile la ricostruzione, degli eventi, basata su un meticoloso e rigoroso studio di articoli di giornale e trasmissioni dell'epoca, comunque va letta col benefico del dubbio, come in questi casi è doveroso fare), prova a raccontare quel tragico evento, mettendo soprattutto in evidenza la pochezza morale e caratteriale del senatore. Ambizioso come tutti i Kennedy sarebbe probabilmente stato disposto a mentire, pur di non compromettere la sua carriera, se gli eventi non lo avessero sopraffatto e travolto. Subito dopo il fattaccio, Ted si rivolse al padre, cercando conforto e consigli, ma il vecchio patriarca colpito da un ictus e con evidente afasia, riuscì comunque ad esprimergli tutto, il suo disappunto e disprezzo. E insomma ricostruzione di un fatto storico, l'ennesimo che riguarda da vicino la famiglia Kennedy, un fatto che, seppur decisamente sbilanciato sul versante soggettivo-biografico che quello storico-massmediologico, riesce a coinvolgere ed avvincere al punto giusto. Certo, non ci sono guizzi particolari, la storia è lineare, ma questo film, questo Chappaquiddick (titolo originale che si riferisce al paesino marittimo in cui accadde il fattaccio), comunque da vedere, anche solo per recuperare un fatto non noto o dimenticato vista la coincidenza dell'episodio con l'allunaggio (siamo nel luglio 1969), è un film decisamente interessante e riuscito, ciò anche grazie ad interpreti (in origine è un Tv-movie) di buon livello.

domenica 17 marzo 2019

Cut Bank: Crimine chiama crimine (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/07/2017 Qui - Thriller che punta tutto sull'originalità e sulle interpretazioni degli attori (alcune di queste davvero ottime) è Cut Bank: Crimine chiama crimine (Cut Bank), film del 2014 diretto dal semi-sconosciuto Matt Shakman (famoso per essere regista di alcune puntate di serie in tantissime produzioni), che nel primo vero lavoro importante sorprende e convince. Giacché esordire in un lungometraggio con tre attori (che solo per il loro carisma meriterebbero di essere visti) del calibro di Bruce Dern, Billy Bob Thornton (sempre un grande) e John Malkovich, non è proprio da tutti. In ogni caso, con o senza, questo film, questa avvincente, affascinante e più che discreta black comedy alla "Fargo", (anche se non c'è la neve e, soprattutto, non ci sono i Coen), senza infamia e senza lode, che certamente non contiene un plot così tanto originale anche se meritevole di una visione, quello abbastanza classico della sonnolenta città di provincia americana, Cut Bank, in Montana (anche se in realtà è girato a Edmonton in Canada), "the coldest spot in nation" come da "pupazzo", in cui inaspettatamente qualcosa di strano e inquietante accade (una serie di omicidi). Tutto scatenato dall'ordinario tentativo (sciocco) di un giovane del luogo, che intravedendo la possibilità di perseguire il sogno di una vita migliore con la fidanzata Cassandra in una città più grande, ordisce un piano, certamente astuto ma tanto difficoltoso, ritrovandosi per questo nel posto sbagliato al momento giusto, rimanendo perciò invischiato in un intrigo più grande di lui. Insomma non proprio qualcosa di nuovo e fresco, ma sicuramente effervescente, poiché anche se tutto sembrerebbe già visto, in verità non lo è, poiché il film ha i suoi momenti e il suo interesse, mentre infatti, molte pellicole di questo genere cercano di ottenere successo con effetti speciali, inseguimenti mozzafiato e ogni altro stratagemma tecnologico e surreale, qui assistiamo a qualcosa di diverso. Un qualcosa di un livello sicuramente più alto rispetto a molti altri film, che mette al centro le idee e l'originalità. Il film presenta difatti una storia ricca di misteri e colpi di scena, dall'inizio alla fine. La cosa che più mi ha entusiasmato è che da un momento all'altro potrebbe accadere (e accade) qualcosa, un morto, un segreto svelato, un raggiro scoperto. Il tutto, condito da ottime interpretazioni, giacché la regia è molto brava nel focalizzarsi a lungo sui primi piani dei personaggi, sul loro carattere e sulle loro emozioni, ma anche nell'alternare momenti di pausa (con riprese di un ambiente mozzafiato) a situazioni nelle quali accade di tutto e che tengono accesa l'attenzione dello spettatore.

lunedì 25 febbraio 2019

The Hateful Eight (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/02/2017 Qui - Il fattore più sorprendente del cinema di Quentin Tarantino è la sua capacità di mettere in scena, con estrema e ammirabile originalità, delle tipologie di trame sostanzialmente vecchie e ormai standardizzate in 120 anni di vita della settima arte. La vicenda che ci presenta in questo suo ottavo lungometraggio, intitolato The Hateful Eight (2015, visto in anteprima su Sky grazie ad Extra ma andrà comunque in onda stasera 6 febbraio 2017 su Sky Cinema Uno e sul canale speciale Hits dedicato a Tarantino) è difatti un retaggio e un mescolamento di strutture narrative e archetipi che già sono stati portati sul grande schermo in passato da altri registi, niente di così nuovo e sensazionale quindi se analizziamo la grammatica del film o se studiamo le strutture soggiacenti che ne plasmano la forma e danno vita ai contenuti. Ma questo suo ispirarsi a altre pellicole va oltre la citazione (e l'autocitazione) fine a se stessa, Tarantino infatti sa bene come utilizzare il cinema che più ama, sa rimescolare tra loro le varie situazioni e le singole trame, sfornando sempre un prodotto nuovo e dall'aspetto accattivante. Lo aveva fatto in passato e lo ha fatto ancora adesso in questo splendido western che va di diritto a collocarsi tra le più belle pellicole che abbia mai girato, anche se non a livello degli altri suoi capolavori. E nel giocare a mescolare tra loro i vari ingredienti, Tarantino riesce così a generare una creatura del tutto particolare, a fondare addirittura un nuovo genere, essa si traveste da Western, ma di quel preciso cinema non porta che l'estetica ed i suoni, la musica del maestro Ennio Morricone (vincitore per di un Premio Oscar più che meritato) e qualche riferimento storico piazzato accuratamente nei momenti opportuni. La storia degli 8 protagonisti è un thriller in tutto e per tutto, che prende forma sequenza dopo sequenza fino a palesarsi come tale una volta che la vicenda giunge ad una precisa maturazione e tocca le vette più alte di pathos. Il film si apre benissimo con un lungo piano sequenza accompagnato dalla superba colonna sonora di Morricone, che fa già presagire le atmosfere horror\thriller che ci aspettano. Poi si prosegue con una serie di dialoghi, forse un po' prolissi (che capisco possano stancare un po'), tra i primi quattro protagonisti, durante i quali vengono chiariti fatti e relazioni che diverranno poi essenziali per il resto del film. Finalmente si arriva al vero cuore pulsante del film, l'emporio di Minnie (probabilmente un nome "disneyano" non a caso), in cui si svolgerà tutto il resto del film, dove un cacciatore di taglie sta portando la sua prigioniera a Red Rock per consegnarla alla giustizia ma dove all'interno della locanda stessa trova degli strani individui e sente lo strano sentore che nessuno è chi dice di essere, e da qui in poi sarà paranoia e suspense costante, fino allo scoppiettante e violentissimo finale che ci ripaga della lunga attesa (per la cronaca è persino più violento di quanto prevedessi, e più "divertente", sono sicuro che Tarantino era euforico mentre lo girava).