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lunedì 31 luglio 2023

Ennio (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2023 Qui - Avvalendosi di tante testimonianze, materiale di repertorio e una corposa intervista rilasciata dallo stesso Ennio MorriconeGiuseppe Tornatore dirige una polifonia di immagini, voci e note che non è solo un sincero omaggio ad un artista straordinario ma anche un'opera in grado, trascendendo l'aneddotica, di farne comprendere il carattere innovativo e l'importanza nel cinema contemporaneo. La lunga durata non pesa affatto ed anzi, al termine, alla commozione si mescola la voglia di risentire tutte le composizioni del Maestro, comprese quelle al servizio di film registicamente meno riusciti. Ennio è uno di quei documentari di cui è necessaria la visione per capire e comprendere la figura del più grande compositore di colonne sonore italiano che ci ha lasciato un lascito enorme, culturalmente rilevantissimo e di qualità eccelsa. Un documentario imprescindibile, difficile fare meglio. Voto: 7,5

venerdì 21 maggio 2021

L'ultimo treno della notte (1975)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/05/2021 Qui - Il classico film natalizio, scherzo ovviamente. L'ultimo treno della notte è un gran bel pugno allo stomaco. Non per caso considerato, a quei tempi, un film cruento e violento. L'implacabile epilogo è chiaramente ispirato a L'ultima casa a sinistra di Wes Craven, considerato tra i primi e più riusciti rape and revenge a cui è doveroso aggiungere anche questo ragguardevole esempio italico. Rispetto al lavoro del collega americano Aldo Lado lavora molto meglio sugli aspetti sociali, presentandoli sempre un po' grezzi ma di sicuro meno superficiali. Non manca infatti la solita (però in questo caso ferocissima) critica alla borghesia. Pochi i particolari cruenti, molto viene suggerito e a restare impressa è soprattutto la scena dello stupro all'arma bianca. Il regista riesce comunque a creare un clima di terrore psicologico difficilmente tollerabile in più frangenti, seppur la pellicola del collega Craven, almeno da questo punto di vista (parere molto personale), sia ancora più sgradevole. Certamente la parte centrale del film è la migliore, sia dal punto vista visivo, sia per l'abilità del regista di creare un'isola a se stante dalle convenzioni sociali in cui viene commesso e ammesso di tutto, evidenziando le dinamiche tra i vari personaggi, dove spicca una Macha Meril veramente perfida fino al midollo, abilissima nel manipolare i due teppisti per dare libero sfogo alla propria personalità repressa dietro la facciata di donna irreprensibile. Gli aspetti negativi riguardano la poca originalità del film, la noia presente in alcuni momenti e la recitazione abbastanza mediocre (a parte Flavio Bucci ed Enrico Maria Salerno, quest'ultimo davvero grande). La pellicola poi, perde quota proprio nel finale, durante il quale le coincidenze iniziano a suonare come troppo forzate e alcuni sviluppi vengono sveltiti sottraendo realismo alla vicenda (e ci sono anche parecchi errori tecnici). Le musiche di Ennio Morricone inoltre, le ho trovate piuttosto anonime. Bellissima invece, perché straniante ma paradossalmente efficace, la canzone di Demis RoussosA flower's all you need che si può ascoltare all'inizio e alla fine subito prima dei titoli di coda. Però in conclusione, tra critica sociale e violenza degenere prende corpo un film crudo e grezzo, ma solido, compatto e coinvolgente, niente d'eccezionale certo, ma un film abbastanza interessante e riuscito. Voto: 6,5

Una lucertola con la pelle di donna (1971)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/05/2021 Qui - Carol sogna quasi ogni notte di assassinare la libertina e provocante vicina di casa per la quale prova attrazione fisica e avversione al tempo stesso. Con sommo stupore apprenderà che le sue inquietudini oniriche si sono materializzate in quanto la dissoluta signora è stata realmente ammazzata. Le modalità dell'omicidio sono identiche a quelle del sogno e a complicare ulteriormente il tutto c'è il rinvenimento di alcuni suoi oggetti personali sul luogo del delitto. Un bel rompicapo che Lucio Fulci tiene in piedi fino alla fine con mestiere tra deliri allucinati e divagazioni a carattere horror. Notevole la scena con Florinda Bolkan aggredita da un branco di pipistrelli e soprattutto quando si ritrova in un laboratorio all'interno del quale alcuni cani vengono tenuti in vita in modo aberrante. Scena che cagionò a Fulci grattacapi di varia natura e una denuncia poi finita nel nulla perché il regista dimostrò la natura artificiale degli animali, nient'altro che trucchi ideati da quel genio di Carlo Rambaldi. La pellicola è un lungo gioco di specchi deformanti in cui la realtà viene manipolata di continuo. La capacità di sorprendere, l'inserimento di sequenze caricate di una psichedelia impetuosa sostenuta dalle martellanti note di Ennio Morricone, un intreccio compatto con sporadiche e perdonabili cadute di tono, fanno di Una lucertola con la pelle di donna un ottimo esempio di giallo all'italiana. Conquistano i vari depistaggi, intriga il modo composto con cui viene svelata l'identità dell'assassino, in modo non certo convenzionale per il genere e per l'epoca, in cui epiloghi brutali erano preferiti a spiegazioni verbali. C'è un sotto-testo pessimista facilmente individuabile che attacca certi ambienti borghesi denunciandone il falso perbenismo e l'ambiguità, allo stesso modo esce un ritratto giovanile deplorevole, perso tra droghe e assenza di valori. Il titolo bizzarro, ma non privo di logica, strizza l'occhio alla cosiddetta Trilogia degli animali di Dario Argento cercando di ricalcarne le fortune, in parte riuscendoci. In ogni caso gran thriller. Voto: 7

lunedì 12 ottobre 2020

C'era una volta in America (1984)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/10/2020 Qui - Non avevo ancora avuto l'occasione di omaggiare Ennio Morricone, così quando c'è stata la possibilità di rivedere questo film non c'ho pensato due volte. Tuttavia non so quale versione sia stata trasmessa in tv, ma grazie a Sky ho potuto rivederlo nella sua versione estesa nonché restaurata, dalla durata record di 4 ore, ed è stato qualcosa di incredibile. C'era una volta in America, che definirlo un gangster-movie risulta in fondo riduttivo quanto non debitamente appropriato, diretto da uno dei più grandi registi italiani di tutti i tempi (che ha saputo raccontare l'America meglio degli americani stessi), è uno di quei 9-10 film talmente belli che è quasi un dispiacere giudicarli e commentarli. Comunque, nella versione completa, con le parti ritrovate ed aggiunte, il film acquista ancora di più le sembianze di una grande epica di un'amicizia nata e tramontata nell'America del proibizionismo, salvo sfociare in un finale bello e ammantato di mistero, in bilico tra realtà e fantasia. La precisione nel dettaglio di Leone è forse, insieme alle (straordinarie) musiche di Ennio Morricone (una in particolar modo), la principale nota di merito di un film (anche gli attori però fanno la loro parte, fra i grandi Robert De NiroJames Woods e altri, convincono anche le donne, soprattutto Jennifer Connelly da piccola è di una dolcezza unica, assolutamente deliziosa) la cui lunghezza certo non ne agevola la visione se non a più riprese, e rende a volte frammentario il racconto. Resta però un film che ha fatto scuola, una sorta di grande romanzo che voleva essere anche un omaggio di Sergio Leone ad una visione del cinema come grande incubatore di racconti e di atmosfere. Ma qualunque cosa voleva essere, è stata ed è, anche così (e nonostante piccoli difettucci), rimane una gioia per gli occhi, per le orecchie, e in qualche parte per il cuore. Voto: 8,5

venerdì 26 aprile 2019

Le migliori colonne sonore dei film visti nel 2017

Classifica pubblicata su Pietro Saba World il 12/01/2018 Qui - Quest'anno ho voluto fare le cose in grande, e così dopo i migliori film, i migliori attori e attrici ecco nuovamente la classifica delle migliori colonne sonore, ma per questo 2017 c'è una novità. Infatti per essere più preciso possibile, la suddetta classifica sarà divisa in tre parti, prima la migliore colonna sonora originale, poi la migliore colonna sonora non originale, ovvero le musiche, ed infine la miglior canzone. Perciò aprite le orecchie e godetevi lo spettacolo.

mercoledì 20 marzo 2019

Bianconeri Juventus Story: Il film (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/08/2017 Qui - Dopo aver sbollito un po' la rabbia e la delusione ho finalmente visto, a 2 due mesi da quella disgraziata e sfortunata finale e dopo la mandata in onda sulla Rai, il docu-film sulla Juventus, la squadra di calcio più amata (e odiata) d'Italia. Infatti, a pochi giorni dalla nuova stagione calcistica, che ovviamente spero sia migliore di quanto già straordinaria (nonostante tutto) sia stata la scorsa, ho recuperato Bianconeri Juventus Story: Il film (Black and White Stripes: The Juventus Story), documentario del 2016 diretto dai cineasti italo-canadesi Marco e Mauro La Villa, di cui già avevo accennato in occasione della sua uscita, qui. Un documentario che ovviamente da tifoso è stato bellissimo da vedere e scoprire, ma anche oggettivamente il suddetto non è male, anzi, soprattutto stilisticamente difatti è molto meglio di tanti altri, anche se i pregi e i difetti ci sono ugualmente. Infatti in questa recensione, che per evidenti motivi sarà un pochino diversa dal solito, mi limiterò ad esporre le cose che mi sono piaciute e quelle meno, il tutto, anche grazie a questo documentario meno fazioso di quello che si pensa, senza far polemica o accendere discussioni inutili (nei confronti di tutti ovviamente). Innanzitutto il comparto tecnico, che comprende Giancarlo Giannini (narratore) ed Ennio Morricone (collaboratore speciale), è di alto livello come ci si aspettava, ma anche le musiche sono eccezionali ed azzeccate, come la fotografia e lo stile unico, abbastanza nuovo ed innovativo, che convince al di là di tutto.

lunedì 25 febbraio 2019

The Hateful Eight (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 06/02/2017 Qui - Il fattore più sorprendente del cinema di Quentin Tarantino è la sua capacità di mettere in scena, con estrema e ammirabile originalità, delle tipologie di trame sostanzialmente vecchie e ormai standardizzate in 120 anni di vita della settima arte. La vicenda che ci presenta in questo suo ottavo lungometraggio, intitolato The Hateful Eight (2015, visto in anteprima su Sky grazie ad Extra ma andrà comunque in onda stasera 6 febbraio 2017 su Sky Cinema Uno e sul canale speciale Hits dedicato a Tarantino) è difatti un retaggio e un mescolamento di strutture narrative e archetipi che già sono stati portati sul grande schermo in passato da altri registi, niente di così nuovo e sensazionale quindi se analizziamo la grammatica del film o se studiamo le strutture soggiacenti che ne plasmano la forma e danno vita ai contenuti. Ma questo suo ispirarsi a altre pellicole va oltre la citazione (e l'autocitazione) fine a se stessa, Tarantino infatti sa bene come utilizzare il cinema che più ama, sa rimescolare tra loro le varie situazioni e le singole trame, sfornando sempre un prodotto nuovo e dall'aspetto accattivante. Lo aveva fatto in passato e lo ha fatto ancora adesso in questo splendido western che va di diritto a collocarsi tra le più belle pellicole che abbia mai girato, anche se non a livello degli altri suoi capolavori. E nel giocare a mescolare tra loro i vari ingredienti, Tarantino riesce così a generare una creatura del tutto particolare, a fondare addirittura un nuovo genere, essa si traveste da Western, ma di quel preciso cinema non porta che l'estetica ed i suoni, la musica del maestro Ennio Morricone (vincitore per di un Premio Oscar più che meritato) e qualche riferimento storico piazzato accuratamente nei momenti opportuni. La storia degli 8 protagonisti è un thriller in tutto e per tutto, che prende forma sequenza dopo sequenza fino a palesarsi come tale una volta che la vicenda giunge ad una precisa maturazione e tocca le vette più alte di pathos. Il film si apre benissimo con un lungo piano sequenza accompagnato dalla superba colonna sonora di Morricone, che fa già presagire le atmosfere horror\thriller che ci aspettano. Poi si prosegue con una serie di dialoghi, forse un po' prolissi (che capisco possano stancare un po'), tra i primi quattro protagonisti, durante i quali vengono chiariti fatti e relazioni che diverranno poi essenziali per il resto del film. Finalmente si arriva al vero cuore pulsante del film, l'emporio di Minnie (probabilmente un nome "disneyano" non a caso), in cui si svolgerà tutto il resto del film, dove un cacciatore di taglie sta portando la sua prigioniera a Red Rock per consegnarla alla giustizia ma dove all'interno della locanda stessa trova degli strani individui e sente lo strano sentore che nessuno è chi dice di essere, e da qui in poi sarà paranoia e suspense costante, fino allo scoppiettante e violentissimo finale che ci ripaga della lunga attesa (per la cronaca è persino più violento di quanto prevedessi, e più "divertente", sono sicuro che Tarantino era euforico mentre lo girava).

mercoledì 30 gennaio 2019

Bianconeri Juventus Story: Il Film

Anteprima e retrospettiva pubblicate su Pietro Saba World il 09/10/2016 Qui - Il binomio Cinema-Calcio non è stato quasi mai un binomio efficace o riuscito, perché per chi ha giocato o ne capisce di calcio, sa che riproporre un azione o una dinamica di gioco è praticamente impossibile, bisogna esseri dei fenomeni solo per riuscire 'meccanicamente' a rifare una certa azione, solo per giocare e sapere già il risultato di una determinata giocata. Da quando negli anni '80 uscì Fuga per la vittoria, che comunque rimane un gran bel film, questo fatto è risultato evidente. Negli anni tanti ci hanno provato e molti discretamente ci sono riusciti ad essere minimamente credibili (da Goal a Best, da Jimmy Grimble a Sognando Beckham, da Il mio amico Eric a Il maledetto United, l'unico e forse il migliore di tutti) ma senza riuscire a impressionare e convincere appieno, compreso l'ultimo Pelè: il film che ha molti ha deluso proprio in quell'aspetto. E' davvero così difficile, forse no, ma dipende dalla partita che si vuol giocare-rifare-filmare, forse però il prossimo film che faranno (è in fase di preparazione quello sul Leicester) riusciranno finalmente nell'impresa. Un impresa che ovviamente non può essere raggiunta tramite un docu-film (costruito con un sapiente mix di immagini esclusive, interviste ai nomi più illustri del calcio mondiale, video di repertorio e materiali inediti provenienti dagli archivi privati della società), come quella che hanno provato a fare Marco e Mauro La Villa sulla Juventus e sul legame con la famiglia Agnelli. Ma al di là di ciò, mettendo da parte quell'aspetto puramente sportivo e tecnicismi di cinema, l'idea di fare un film sulla leggendaria storia della squadra più vincente d'Italia e forse l'idea più grandiosa di sempre, soprattutto perché essendo io grande tifoso, questo è forse il momento che aspettavo, anche se della centenaria storia della Juve non è la prima volta che se ne parla, ma mai in un film. Ecco quindi il film Bianconeri Juventus Story, il film indipendente attraverso cui Marco e Mauro La Villa (due juventini nati, due fratelli gemelli registi e produttori di origini italiane che vivono a New York City) raccontano per la prima volta la storia ufficiale del club, che sarà al cinema da domani 10 ottobre al 12 di ottobre, tre giorni in cui il (numerosissimo) popolo Juventino potrà rivedere i suoi (tantissimi) campioni. Io purtroppo non riuscirò a vederlo al cinema, al contrario di mio fratello, che ha già prenotato il suo posto. Ma quando ne avrò l'occasione lo vedrò, perché il film, presentato quasi due anni fa dai registi in America, giunto adesso qui da noi (per aggiungere l'ultimo straordinario anno alla già interminabile storia), almeno personalmente è imperdibile. Come imperdibile sarà per chi ci andrà di riscoprire vecchi e nuovi calciatori, all'interno del film infatti sono presenti nomi illustri, con interviste a Gianluigi Buffon, Alessandro del Piero, Andrea Pirlo, Giorgio Chiellini, Leonardo Bonucci, Andrea Agnelli, John, Lapo e Ginevra Elkann. Il film in questione sarà poi narrato dal Candidato al Premio Oscar Giancarlo Giannini, e vede tra i produttori esecutivi David Franzoni, sceneggiatore del film Premio Oscar Il Gladiatore, oltre che la collaborazione speciale del Premio Oscar Ennio Morricone. Insomma qualcosa di bello e incredibile, non solo per chi è tifoso, ma anche per chi come sportivo vuole conoscere la storia di una delle squadre più famose al mondo, la Juventus, mitica e magica Juventus. Ma Bianconeri Juventus Story è anche un libro pubblicato da Rizzoli, che sarà disponibile in libreria dal 13 ottobre, dopo l'uscita del film nelle sale. Comunque se volete saperne qualcosa in più basta andare al sito della NexoDigital per sapere anche le sale disponibili. In ogni caso è inutile consigliarlo, chi ama la Juve, lo sa già, chi no può decidere in totale libertà di andare o meno, comunque per aiutarvi nella scelta, ecco il trailer (tuttavia su www.juvestory.it ne trovate altri). Buona visione, viva il Calcio e Forza Juve!

domenica 23 dicembre 2018

25 domande sul cinema

Tag pubblicato su Pietro Saba World il 14/04/2016 Qui - Prendendo spunto, ispirazione, insomma copiando un post di Sofàsophia (con il suo permesso) cercherò di rispondere ad alcune domande (25, scovate da qualche parte tempo fa) sul mio rapporto con il cinema, in modo esaustivo ma senza dilungarmi troppo, rapido, veloce e conciso. Non sono uno che piace argomentare e spiegare tutto e tutti quindi alcune risposte potrebbero essere così laconiche da sembrare troppo frettolose o secche ma è così che sono, nonostante su questo argomento pian piano sto migliorando, se rimango a pensare ci vorranno giorni, la prima risposta che mi verrà in mente la scriverò, senza ripensamenti o altro, sperando sempre di riuscire a farcela. Comunque prima di iniziare vorrei almeno farvi sapere che il mio regista preferito in assoluto (come forse avete letto o capito) è il mitico Steven Spielberg, conosco tutti i suoi fantastici film, un vero genio. Ma ecco a voi, le mie risposte alle indiscrete domande cinematografiche.

1. Il personaggio cinematografico che vorresti essere
Senza dubbio e senza indugi, mi piacerebbe essere un supereroe, essere il personaggio di un cine-comic, avere dei super poteri, salvare il mondo come i supereroi, insomma vorrei essere Superman!

2. Genere che ami e genere che odi
Sinceramente mi piacciono quasi tutti i generi, ovviamente però prediligo i film d'azione (sparatorie e mazzate), i thriller avvincenti, gli horror sanguinolenti e terrificanti, i film di fantascienza o fantasy (futuri distopici, zombie, vampiri e mostri), d'animazione e d'avventura a commedie frivole, storie d'amore troppo sdolcinate, potenti melodrammi ma soprattutto ai musical, veramente orrendi.