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martedì 28 febbraio 2023

Il mostro dei mari (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2023 Qui - Gradevole film prodotto da Netflix e diretto da un artista proveniente dalla Disney (è uno dei registi di Oceania). Sebbene i "riferimenti" si sprechino (il più immediato è alla serie di Dragon Trainer), nell'insieme si tratta di un buon prodotto che coniuga azione, sentimenti e umorismo, oltre a veicolare in modo non pedante messaggi positivi di tipo ecologico e (cosa forse inaspettata) sulla propaganda veicolata dai regimi. La storia in effetti non mostra nulla di nuovo con il solito ribaltamento dei suoi personaggi dove i buoni diventano cattivi e dove i mostri non sono poi così cattivi, ma il buon ritmo non permette cali d'attenzione e si lascia guardare fino alla fine con un certo ottimismo e simpatia. Molto riuscita l'animazione, rivedibile invece il doppiaggio italiano. Non immune da banalità e forzature, comunque piacevole prodotto, semplice ma efficace, non da buttare (nomination ci sta). Voto: 6+

martedì 28 aprile 2020

Dredd - Il giudice dell'Apocalisse (2012)

Titolo Originale: Dredd
Anno e Nazione: Regno Unito, USA, India, Sudafrica 2012
Genere: Azione, Fantascienza, Poliziesco
Produttore: Andrew MacDonald, Allon Reich, Alex Garland
Regia: Pete Travis
Sceneggiatura: Alex Garland
Cast: Karl Urban, Olivia Thirlby, Lena Headey, Wood Harris
Langley Kirkwood, Deobia Oparei, Junior Singo, Luke Tyler
Jason Cope, Domhnall Gleeson, Warrick Grier, Rakie Ayola
Edwin Perry, Karl Thaning, Michele Levin, Joe Vaz
Durata: 88 minuti

Karl Urban e Lena Headey nella fedele trasposizione action del fumetto cult.
Il giustiziere di Mega City One indaga su un delitto avvenuto nel quartiere di Ma-Ma, la regina della droga.

giovedì 30 maggio 2019

Thor: Ragnarok (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/07/2018 Qui - Tra tutti i film dedicati ai supereroi Marvel che rientrano nell'universo espanso della suddetta casa cinematografia e fumettistica, quelli di Thor sono, per quanto mi riguarda i meno convincenti, anche se comunque sempre ben fatti, infondo si parla sempre della Marvel. E anche questo terzo capitolo, sebbene sia dal punto di vista visivo nettamente superiore ai primi due, risulta essere sotto tono sul piano narrativo rispetto alla maggior parte degli altri film appartenenti al MCU. Tuttavia è innegabile ormai constatare che i Marvel Studios sono sinonimo di garanzia di ottimo intrattenimento, e anche qui con Thor: Ragnarok, film del 2017 diretto da Taika Waititi, seppur la trama (dove la mitologia nordica si ammanta di scanzonata space opera mantenendo alla base la struttura classica del peplum, da Spartacus a Il Gladiatore, la saga archetipica del legittimo erede al trono ridotto in schiavitù, esiliato dalla madrepatria e costretto a combattere nell'arena mentre l'usurpatore governa con pugno di ferro), oltre ad essere alquanto banale e per alcuni aspetti superficiale, non aggiunga niente di nuovo all'interno dal panorama supereroistico, in particolar modo in quello Marvel (giacché il suo sviluppo risulta ormai quasi canonico e quindi anche prevedibile), l'obbiettivo è raggiunto. Anche se, per quanto il film riesca ad intrattenere e divertire non poco, grazie agli incredibili effetti speciali e alla grande componente artistica che contraddistingue un minimo questo Thor: Ragnarok, manca quella profondità e genialità in più che la Marvel era sempre riuscita a trovare, perché dopo che la controparte DC ha saputo mostrare i muscoli con Wonder Woman, questa mancanza di idee rischia di far sembrare il loro film fin troppo simili l'uno dall'altro e per questo abbastanza dimenticabili se presi singolarmente, e ciò lo dico da grande fan, della suddetta casa produttrice, che negli ultimi loro film ha notato un po' di pigrizia da parte loro di realizzare qualcosa di nuovo e veramente emozionante. Tant'è che qui si va ad imitare, per alcuni aspetti, un precedente loro successo, ovvero Guardiani della Galassia, impossibile infatti non notare la grande somiglianza tra i due film, soprattutto per la nostalgia influenza degli anni '80, qui sottoforma di colori accesi e tipici di quegli anni, inoltre sono presenti anche vari riferimenti ad essi. Però se in GOTG questa influenza è giustificata e contestualizzata è per questo più che godibile, in questo caso è praticamente infondata e quindi, a parere mio un po' fuori luogo.

martedì 26 marzo 2019

Star Trek Beyond (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/09/2017 Qui - Premettendo che non sono mai stato un grande fan di Star Trek, e che quindi molte citazioni o rimandi non li ho quasi per niente notati (anche se ho seguito qualche puntata ed ho visto i primi due capitoli), Star Trek Beyond, film del 2016 diretto da Justin Lin, tredicesima pellicola del franchise fantascientifico di Star Trek ideato da Gene Roddenberry e il terzo film della serie reboot, è certamente un discreto film di fantascienza e lo consiglio vivamente a tutti gli appassionati del genere. Perché non solo regala 2 ore di buonissimo intrattenimento, ma con una buona dose di spettacolare azione e una giusta dose di piacevole ironia, esso appassiona e funziona. Dopotutto per essere pienamente goduto, non necessita nessuna pregressa conoscenza della Saga, quindi adattissimo ai neofiti totalmente a digiuno dei precedenti 50 anni di storia Trek. Ed anche se presenti, gli omaggi e riferimenti indirizzati ai veri fan, non vanno ad intaccare minimamente la godibilità dell'opera da parte dello spettatore totalmente ignaro del mondo Trek. Anche perché la storia è semplice (che serve solo da scusa per un viaggio in qualche nuovo pianeta da esplorare per sconfiggere il cattivo di turno), senza colpi di scena (seppur essi tuttavia pochi ci sono ugualmente), ma solida e ben scritta e senza evidenti plot holes come i due precedenti film. Il nemico pur avendo la più classica delle motivazioni (comunque non chiare allo spettatore per buona parte del film, nonostante i suoi estenuanti "superspiegoni") è mille volte più interessante narrativamente dei due precedenti (anche se esso poiché banale non aiuta tantissimo il coinvolgimento, che qui in ogni caso latita leggermente). Le scene d'azione invece (eccellenti e davvero ben fatte) sono coerenti (e inserite in modo coerente) alla storia.

domenica 17 marzo 2019

Il drago invisibile (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/07/2017 Qui - Una genuina favola ambientalista sull'importanza del rispetto della natura e allo stesso tempo un delicato racconto di formazione e crescita che riflette sul delicato passaggio da infanzia a adolescenza (e quindi età adulta) e sul potere consolatorio della fantasia è Il drago invisibile (Pete's Dragon), film del 2016 diretto da David Lowery. Il film infatti, remake del film Elliott il drago invisibile del 1977, che vedeva una commistione di attori in carne e ossa e disegni animati (non proprio il massimo, di cui ricordo davvero poco, anche se per i mezzi di allora, sarebbe stato impossibile fare un bel drago al computer), è prima di tutto un film che parla di natura incontaminata e selvaggia, di istinti e libertà primordiale, di spazi aperti e di aria pulita come solo nelle immense foreste conifere del Nord America è possibile trovare. Parla anche di fantasia, di immaginazione, di amore verso gli animali, di sogno e realtà. In ogni caso la storia che racconta, è una storia praticamente completamente nuova, anche se entrambe le pellicole sono basate su un breve racconto di S. S. Field e Seton I. Miller, una storia certamente indirizzata ad un pubblico che pur non uscendo da un ramo di prevedibilità generale riesce nel suo scopo primario. Dato che questo è un film per famiglie, che non punta a sovvertire i canoni della storia tradizionale, ma che proponendo una fiaba, una bella fiaba, trovi il modo di entusiasmare lo spettatore, e a questo scopo funziona perfettamente, poiché non annoia ed è ben fatto.

domenica 3 marzo 2019

The Loft (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2017 Qui - Inedito per tanti, sottovalutato da altri, sorprendente per pochi, ma The Loft, film del 2014 diretto da Erik Van Looy, nonostante le premesse poco ispiratrici, è un thriller davvero ben fatto, ben girato e non certo banale. Quest'ultimo film infatti, è il terzo remake e il secondo per il regista dopo quello originale del 2008, perciò di originale c'è ben poco, dato che credo anche di averlo visto, ma in ogni caso riesce ugualmente a farsi apprezzare. Questo perché, questo thriller psicologico/giallo in questione è ricco di misteri ed intrighi, con colpi di scena numerosi e una buona scenografia, tutti elementi che rendono The Loft un film interessante e sicuramente da vedere per gli amanti del mistero. Poiché grazie alla fotografia patinata e l'ottimo montaggio lo spettatore è indubbiamente incuriosito dal sapere chi si cela dietro l'orrendo delitto, quello che avviene in un loft di proprietà di cinque uomini sposati, Vincent, un brillante e affascinante architetto (Karl Urban), Chris un giovane e belloccio psicologo (James Marsden), Luke il più tranquillo e mansueto del gruppo (Wenthorw Miller), Marty forte bevitore di grossa stazza (Eric Storestreet), e Philiph, il fratello drogato e sociopatico di Chris (interpretato da Matthias Schoenaerts che recitò la stessa parte nel film originale), che lo usano in segreto per soddisfare i propri desideri sessuali con diverse amanti occasionali (un posto in cui svolgere i loro affari e scatenare le loro fantasie più profonde). Ma quando nell'appartamento viene ritrovato il cadavere di una sconosciuta, la fantasia diventa un incubo e i cinque si ritrovano sotto l'occhio del ciclone e le relazioni (ma anche le proprie vite) tra di loro iniziano a vacillare, i cinque difatti iniziano a sospettare uno dell'altro in quanto sono gli unici a possedere le chiavi per entrare nel locale. Chi è l'assassino ma soprattutto sarà stato un omicidio o un suicidio? Lo scopriamo attraverso diversi flashback, che si intrecciano con scene svolte nel presente, la storia quindi si dipana, fino all'imprevedibile finale.