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venerdì 31 marzo 2023

The Old Guard (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2023 Qui - Basato sul fumetto omonimo scritto da Greg Rucka anche sceneggiatore del film, The Old Guard distribuito da Netflix si regge esclusivamente sulla presenza della sempre affascinante e action woman Charlize Theron. La prima mezz'ora è molto travolgente e cattura l'attenzione: l'idea di base è affascinante e dalle potenzialità enormi, perde colpi nella parte centrale per via della trama che, da un certo punto in poi, si intuisce facilmente (tranne un paio di colpi di scena) e da personaggi secondari privi di spessore. Solo Nile ed Andy sembrano avere un minimo di sviluppo, neanche il personaggio di Luca Marinelli (che, per bravura, mi è sembrato l'unico in grado di reggere il confronto con la Theron) mi è sembrato gestito al meglio. Le musiche in un paio di casi, mi son sembrate un po' buttate lì e fuori contesto. Porta a casa il risultato dell'intrattenimento per il rotto della cuffia ma niente di più. Voto: 6

sabato 31 luglio 2021

La vita nascosta - Hidden Life (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2021 Qui - Terrence Malick torna alla narrazione lineare in un racconto biografico di un contadino austriaco, obiettore di coscienza, che fu ucciso dai nazisti come traditore al tempo della seconda guerra mondiale. Il risultato? Valido. Dopo gli ultimi che non mi avevano troppo convinto, anzi per niente, finalmente un buon film, sulla libertà e sul senso etico e morale per la vita. Un efficace inno contro la stupidità della guerra (ma non solo), privo di strepiti, retorica ed inutili giaculatorie. Un film penalizzato certo da almeno un'ora di scene ridondanti e allungate, che appesantiscono la visione e non aggiungono nulla alla poesia delle immagini (bellissimi i paesaggi dell'Austria), ma che non tolgono incisività all'emozionalità del racconto, riuscendo ad incuriosire e coinvolgere fino alla fine, che non arriva certo a sorpresa. Il regista australiano non rinuncia infatti alle sue peculiari caratteristiche, però almeno stavolta "esagerare" non poteva, ed evanescente non è stato. La sceneggiatura è buona anche se soffre (come detto) una flessione nella parte centrale, buone anche le recitazioni dei protagonisti, su tutti ovviamente August Diehl (ultimo film per Bruno Ganz e Michael Nyqvist). Nel complesso un bel film che fa riflettere. Voto: 6,5

martedì 12 maggio 2020

Fratelli nemici - Close Enemies (2018)

Titolo Originale: Frères ennemis
Anno e Nazione: Francia, Belgio 2018
Genere: Drammatico, Thriller
Produttore: Marc Du Pontavice
Regia: David Oelhoffen
Sceneggiatura: David Oelhoffen, Jeanne Aptekman
Cast: Matthias Schoenaerts, Reda Kateb, Adel Bencherif, Fianso
Astrid Whettnall, Sabrina Ouazani, Gwendolyn Gourvenec
Nicolas Giraud, Yann Goven, Ahmed Benaissa
Astrid Whettnall, Marc Barbé
Durata: 103 minuti

Matthias Schoenaerts in un noir nelle banlieue parigine.
Cresciuti come fratelli, Manuel è un trafficante e Driss un agente antidroga. Il destino li costringe a collaborare.

martedì 2 luglio 2019

Red Sparrow (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/02/2019 Qui - Francis Lawrence, regista di Constantine e Io Sono Leggenda (ma anche Come l'acqua per gli elefanti), in Red Sparrow, film del 2018 diretto da lui stesso, si riunisce per la quarta volta consecutiva (dopo tre Hunger Games) a quella che è evidentemente la sua musa ispiratrice, Jennifer Lawrence (nessuna parentela fra i due, anche se è simpatica la coincidenza, visto quanto questo film sia incentrato sulla famiglia e sulla lealtà alla famiglia). Insieme a Matthew Vaugh e Bryan Singer, che la vollero nel ruolo di Mystica nella saga cinematografica degli X-Men, si deve anche e soprattutto a Lawrence (lui) la popolarità e soprattutto il nuovo status di eroina del blockbuster action che la Lawrence (lei) ha assunto negli ultimi anni (mentre l'altro grande genio cinematografico David O. Russell la lanciava nel cinema raffinato col trittico di collaborazioni Il Lato Positivo, American Hustle e Joy). Adesso che però Jennifer è cresciuta e la saga teen tratta dai romanzi di Suzanne Collins è terminata, Francis la porta nel mondo degli adulti, quello dei thriller di spionaggio, per giunta vietati ai minori, e occhio se siete impressionabili, perché ci sarà una scena davvero intensa, sì perché siamo di fronte ad un film che non si fa problemi nel mostrare anche le scene più forti. Il regista gioca infatti con il nostro stomaco mostrandoci senza troppi preamboli stupri e torture, giocando con i nostri sentimenti e con la nostra rabbia, che ci porteranno a schierarci dalla parte giusta. E il risultato, nonostante lasci un po' di amaro in bocca, è innegabilmente buono. Perché non c'è dubbio, quando Francis Lawrence e Jennifer Lawrence (regista e attrice, come detto omonimi per cognome ma non per diretta parentela) lavorano insieme, qualcosa sullo schermo funziona per ragioni che sfuggono a certe analisi presuntuose e intellettualoidi. Rielaborando il romanzo Nome in Codice: Diva (Red Sparrow) scritto dall'ex-agente segreto della CIA Jason Matthews, il film, che si basa su una sceneggiatura scritta da Justin Haythe che trasporta sul grande schermo le intrepide vicende che coinvolgono la splendida spia (non per scelta) russa Dominika Egorova, capace di intrattenere per un paio d'ore, è infatti un film sicuramente godibile e consigliato, non memorabile, ma di sicuro interesse e alquanto "innovativamente" appassionante.

venerdì 5 aprile 2019

A Bigger Splash (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/11/2017 Qui - A Bigger Splash (Drammatico, Italia, Francia 2015): Neanche il tempo di elogiare i film italiani all'estero (Mine), che una delusione già arriva. Perché anche se questo film diretto da Luca Guadagnino, non fa poi così tanto rumore, questo va premesso fin da subito, e ha senza dubbio una cura formale ben definita, non convince per niente. Non fa rumore perché non impressiona, non lascia il segno, non si fa realmente carico delle grandi responsabilità che complessivamente pare volersi assumere. Il lavoro è un rifacimento de "Le piscine" di Jacques Deray e il plot di base è facilmente ricostruibile mediante il più convenzionale schema "coppia A" e "coppia B" si incontrano, si mescolano e collidono. Fosse solo questa la questione, sarebbe più agevole tirare le somme rispetto all'efficacia delle scelte di del regista, invece sfortunatamente tutto quello che viene aggiunto alla struttura elementare non solo è "gratuito" ma risulta pure gravoso e opprimente. In A Bigger Splash infatti, rimane solo qualche bellissima inquadratura e un paio di movimenti di camera, tutto il resto, dalla sceneggiatura (con flashback di discutibili gusto sparsi qua e là a frammentare una linea narrativo-temporale già di per sé debole) al cast è una noia mortale, prevedibile, grezzo, statico, svogliato, a tratti piuttosto irritante (con una soundtrack davvero brutta). Anche perché seppur l'asprezza del paesaggio di Pantelleria è il riflesso della spigolosità che manifesta gradualmente fra i quattro personaggi, fatto di allusioni, piccole ripicche e provocazioni in un continuo gioco al rialzo che deflagrerà in maniera tragica, nessun 'vortice di passione e gelosia' ci coinvolge e/o appassiona. D'altronde manca una definizione soddisfacente di questi personaggi (tutti una volta o più sempre nudi) in cui il solo Ralph Fiennes con il suo essere sopra le righe, mostra un minimo di umanità rispetto alla rigidità di Tilda Swindon e Matthias Schoenaerts, all'evanescenza di Dakota Johnson. Ma il peggio lo offre nei caratteri comprimari dove le macchiette abbondano e ne fa le spese un Corrado Guzzanti con un ruolo che oltre l'imbarazzante, e dove la tematica degli immigrati messi un po' a caso senza alcun criterio. E come se non bastasse l'ironia che viene ostentata pare davvero patetica, a maggior ragione in un'opera che per quasi tre quarti sembra volersi staccare dal canone di genere salvo poi chiedere disperatamente aiuto ad atmosfere thriller per far tornare i conti. Ma i conti non tornano e di "big" c'è solo la delusione. Voto: 5

Maryland (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/11/2017 Qui - Maryland (Drammatico, Francia, Belgio, 2015): L'impressione che si ricava dalla visione di questo film (privo di qualsiasi appeal, sia a livello di trama, veramente ridotta ai minimi termini, che di ritmo, in un film di un'ora e mezza, succede qualcosa, poco, solo dopo 50 minuti), è quella di un'occasione mancata. Il thriller spionistico, ha un passo lento e un'impronta enigmatica, esageratamente marcata, non si capisce in sostanza chi siano i persecutori dell'insolita coppia, costituita dalla moglie di un diplomatico, implicato in un traffico di armi, che peraltro viene presto arrestato ed esce fuori di scena e la sua guardia del corpo, un soldato reduce dall'Afghanistan, che soffre di stress post-traumatico e nemmeno si intuiscono le ragioni di un tale accanimento. Restano asserragliati insieme al figlio piccolo, nella villa bunker, dove di tanto in tanto qualcuno, prova a eliminarli. Ma a parte questo non succede altro di interessante, poiché la suddetta storia, che avrebbe la pretesa di essere misteriosa e intrigante (per la storia del marito e la bellezza, sensualità della moglie, la bellissima Diane Kruger), finisce per essere invece disordinata e ambigua. Sembra che il regista voglia concentrarsi soprattutto sull'aspetto psichiatrico del disturbo del militare, inculcando nello spettatore una sorta di disorientamento, per cui non si sa dove finisce la paranoia del soldato e dove comincia il pericolo reale. In tal senso il finale ci lascia il dubbio se si tratti di un risibile happy end o solo di una fantasia onanista del protagonista. Tuttavia l'ambientazione e la scenografia sono suggestivamente algide e nel complesso riescono a trasmettere un senso di vertiginoso smarrimento, ma la vicenda è contorta e non decolla. Anche perché non aiutano alla riuscita del film i personaggi, il protagonista, Matthias Schoenaerts è l'unico vagamente abbozzato per quanto si limiti a passare da uno stato vegetativo a scatti di rabbia per un nonnulla (mentre gli altri personaggi non superano lo status di macchietta sullo sfondo), né la regia, che ogni tanto si concede pure velleità pretenziose del tutto fuori luogo e né la musica di ispirazione vagamente "carpenteriana", ma decisamente più brutta e quasi sempre usata male e fuori contesto. Insomma occasione mancata. Voto: 5

domenica 3 marzo 2019

The Loft (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2017 Qui - Inedito per tanti, sottovalutato da altri, sorprendente per pochi, ma The Loft, film del 2014 diretto da Erik Van Looy, nonostante le premesse poco ispiratrici, è un thriller davvero ben fatto, ben girato e non certo banale. Quest'ultimo film infatti, è il terzo remake e il secondo per il regista dopo quello originale del 2008, perciò di originale c'è ben poco, dato che credo anche di averlo visto, ma in ogni caso riesce ugualmente a farsi apprezzare. Questo perché, questo thriller psicologico/giallo in questione è ricco di misteri ed intrighi, con colpi di scena numerosi e una buona scenografia, tutti elementi che rendono The Loft un film interessante e sicuramente da vedere per gli amanti del mistero. Poiché grazie alla fotografia patinata e l'ottimo montaggio lo spettatore è indubbiamente incuriosito dal sapere chi si cela dietro l'orrendo delitto, quello che avviene in un loft di proprietà di cinque uomini sposati, Vincent, un brillante e affascinante architetto (Karl Urban), Chris un giovane e belloccio psicologo (James Marsden), Luke il più tranquillo e mansueto del gruppo (Wenthorw Miller), Marty forte bevitore di grossa stazza (Eric Storestreet), e Philiph, il fratello drogato e sociopatico di Chris (interpretato da Matthias Schoenaerts che recitò la stessa parte nel film originale), che lo usano in segreto per soddisfare i propri desideri sessuali con diverse amanti occasionali (un posto in cui svolgere i loro affari e scatenare le loro fantasie più profonde). Ma quando nell'appartamento viene ritrovato il cadavere di una sconosciuta, la fantasia diventa un incubo e i cinque si ritrovano sotto l'occhio del ciclone e le relazioni (ma anche le proprie vite) tra di loro iniziano a vacillare, i cinque difatti iniziano a sospettare uno dell'altro in quanto sono gli unici a possedere le chiavi per entrare nel locale. Chi è l'assassino ma soprattutto sarà stato un omicidio o un suicidio? Lo scopriamo attraverso diversi flashback, che si intrecciano con scene svolte nel presente, la storia quindi si dipana, fino all'imprevedibile finale.

giovedì 14 febbraio 2019

Via dalla Pazza Folla (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2016 Qui - Ennesima trasposizione cinematografica, la quarta per la precisione, dell'omonimo romanzo di Thomas HardyVia dalla Pazza Folla (Far from the Madding Crowd, 2015) del regista danese Thomas Vinterberg ripropone la natura dei sentimenti e soprattutto delle relazioni amorose tra individui, cercando di rappresentarne la complessità e, a volte, l'incoerenza nonché la vanità sulle orme di quanto proposto dal grande scrittore inglese, senza purtroppo riuscirvi. Questo perché la vicenda, che ruota tutta intorno alla figura di una donna, la bella, ostinata ed indipendente, Bathsheba Everdene (Carey Mulligan), che attira le attenzioni di tre pretendenti tra loro molto differenti, a contendersi il suo amore infatti ci sono l'allevatore di pecore caduto in disgrazia Gabriel Oak (Matthias Schoenaerts), l'affascinante e spericolato sergente Frank Troy (Tom Sturridge) e il ricco e maturo scapolo William Boldwood (Michael Sheen), non riesce a coinvolgere, certo raccontata in questa maniera la trama appare poco più di un banale feuilleton, perché ovviamente è già più che prevedibile all'inizio come andrà a finire, ma è evidente anche senza aver letto il libro che del romanzo originale viene tratto solo l'aspetto più superficiale ovvero la storia d'amore, non quello più importante, la critica sociale e la profondità e ricchezza dei temi, qui purtroppo assai riduttive.

sabato 26 gennaio 2019

The Danish Girl (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/09/2016 Qui - The Danish Girl, controverso e delicato film del 2015 diretto da Tom Hooper (Les Misérables e Il discorso del re) che si avvale di un cast di livello, da Eddie Redmayne ad Alicia Vikander, da Ben Whishaw a Matthias Schoenaerts, per raccontare il dramma umano e sociale nella Danimarca di inizio '900, quello Einar Wegener, una delle prime persone a essere identificata come transessuale e la prima a essersi sottoposta a un intervento chirurgico di riassegnazione sessuale. Il film infatti, liberamente ispirato alle vite dei pittori danesi Lili Elbe e Gerda Wegener, adattamento del romanzo La danese (The Danish Girl), scritto nel 2000 da David Ebershoff,  racconta di un pittore danese, (che sente prorompere in sé una natura femminile), pioniere del transgender che da Copenaghen (quando le problematiche sull'identità di genere venivano viste esclusivamente come patologie o, peggio, veri e propri casi di schizofrenia) arriva fino a Dresda per coronare il sogno di diventare donna. Aiutato e supportato attraverso molte difficoltà da una moglie da cui è sempre meno attratto, Einar conscio che quella che intende provare è un'operazione mai tentata prima e dai rischi immani, decide ugualmente di tentare poiché l'idea che muove il personaggio è chiara, piuttosto che rimanere se stessi nel corpo di qualcun altro, meglio la morte. Il messaggio del film invece non lo è altrettanto, così preso a rimanere equilibrato tra il dipinto agiografico di un pioniere dell'omosessualità e la condanna ad una medicina rozza ed incapace, in cui solo un coraggioso dottore ripudiato dalla scienza ufficiale capisce la tragedia interiore del protagonista. La parte migliore del film è la prima, quando la vera natura di Einar si palesa prima per scherzo, e per la complicità involontaria della moglie Gerda (una splendida Alicia Vikander), poi sempre più consapevolmente per entrambi i coniugi, con una metabolizzazione della nuova realtà infarcita di paura mista ad amore incondizionato.

giovedì 3 gennaio 2019

Le regole del caos (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/06/2016 Qui - Le regole del caos (A Little Chaos) è un posato, delicato, intenso ed anche romantico film (per le atmosfere e le ambientazioni non tanto per il flirt fra i due protagonisti principali) del 2014 diretto ed interpretato dal compianto Alan Rickman. La storia che viene raccontata è ambientata nel 1682 in Francia, durante il massimo splendore del regno di Luigi XIV. In questo periodo sono anche narrate le vicende della giovane e laboriosa donna, Sabine de Barra (Kate Winslet), paesaggista nelle campagne e nei giardini francesi. Nel cast della pellicola spiccano i nomi, oltre che (del già citato) Alan Rickman (l'amatissimo Severus Piton di Harry Potter, regista e interprete del Re Sole), della bravissima Kate Winslet appunto, volitiva e talentuosa donna nel film ma anche straordinaria attrice, e di Matthias Schoenaerts (già visto quest'anno in Chi è senza colpa e Suite Francese). Senza dimenticare la presenza anche di Stanley Tucci nel ruolo di Philippe, Duca d’Orleans, anche se, va detto: relegato ad una parte abbastanza marginale nell'economia del film. Al palazzo di Versailles fervono nuovi preparativi: il re Sole (che sta trasferirsi con la sua corte proprio a Versailles) vuole un nuovo giardino che celebri la bellezza ed il fascino della sua corte. Viene così indetto un bando per trovare l’architetto/paesaggista che affiancherà André Le Notre (Schoenaertsil "giardiniere di corte". E’ lo stesso André Le Notre a condurre la scelta ed inaspettatamente si vede presentare una persona che non si aspettava: un architetto e paesaggista donna. Madame Sabine De Barra è una donna forte, orgogliosa amante della natura, dei fiori e dei giardini poco amante invero delle regole e dei canoni. André Le Notre decide inizialmente di scartare il lavoro di Sabine, ma ne è rimasto talmente impressionato da rifletterci sopra e tornare sulla sua decisione. Perché anche se al primo incontro a corte Sabine viene guardata con notevole diffidenza e distacco (lei non è nobile e non può permettersi abiti fastosi) soprattutto da André (che sembra alquanto infastidito della sua presenza) e nonostante il disappunto e la diffidenza iniziale e forse conscio della sua bravura, sceglie proprio lei per realizzare uno dei giardini principali del nuovo palazzo, la sala da ballo all'aperto (La sala di Rockwork Grove). Il progetto di Sabine non è solo grandioso, oltre i canoni ma è anche innovativo. Tuttavia la realizzazione di questo progetto deve far fronte a numerosi ostacoli, prima di tutto il tempo, ma malgrado (e forse proprio grazie) al poco tempo a disposizione, il valore della ricerca artistica individuale di Sabine, del suo "little chaos" sarà presto riconosciuto anche da Le Notre, l'ambiente, le ritrosie verso il fatto che l'architetto sia una donna ed i sentimenti stessi che si frappongono fra Sabine ed André. Di questi sentimenti, sembra rendersi consapevole la moglie di André, che sebbene sia infedele, ambiziosa e miri soltanto al potere si dimostra gelosa nei confronti del marito tanto da metter in atto un piano di vendetta.

venerdì 28 dicembre 2018

Chi è senza colpa (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/05/2016 Qui - Adattamento di una novella di Dennis Lehane, maestro del noir, che ha co-firmato la sceneggiatura, Chi è senza colpa è un film del 2014 dove nessuno è davvero innocente, nessuno è davvero chi dice di essere. Non lo è il cugino Marv di James Gandolfini (alla sua ultima memorabile interpretazione), non lo è l'Eric di Matthias Schoenaerts, che vorrebbe far credere al mondo di non essere pazzo, nondimeno è matto da legare (e da sparare), non lo è soprattutto il Bob di Tom Hardy (attore di spessore, veramente bravo) che amerebbe essere soltanto un barman gentile, che versa da bere e discute del tempo, che procede dal bar alla casa e dalla casa al bar. Sì perché il suo locale (un tempo gestito dal cugino Marv), ora funge da specchietto per le allodole per il riciclo di denaro della mafia cecena. Una sera però Bob farà la conoscenza (per 'colpa' di un cagnolino) con una vicina di casa (la bella Noomi Rapace) e da quel momento si innescheranno una serie di eventi, tra cui l'incontro con un mitomane, un folle e un delinquente di bassa lega che farà precipitare la situazione.

sabato 22 dicembre 2018

Suite francese (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/04/2016 Qui - Suite francese (Suite française) è un film del 2014 diretto da Saul Dibb e basato dall'omonimo romanzo di Irène Némirovsky, pubblicato postumo nel 2004, a più di sessant'anni dalla sua stesura. Oltre cinquant'anni dopo la morte di Irene Nemirovsky in un campo di concentramento, la figlia trova infatti il coraggio di leggere i diari della madre scoprendo una storia incredibile accaduta nella Francia degli anni Quaranta del Novecento. Una storia pensata e scritta in francese da una scrittrice ebrea nata a Kiev che aveva fatto della Francia la sua patria (e da un suo compatriota è stata tradita e mandata a morire a Auschwitz). La trama è incentrata sulla storia d'amore tra una donna francese e un soldato tedesco, interpretati da Michelle Williams e Matthias Schoenaerts, durante i primi anni della occupazione tedesca della Francia. Del cast fanno parte anche Kristin Scott Thomas, Sam Riley, Ruth Wilson, Lambert Wilson e Margot Robbie. Il racconto di un'amore bruciante di un uomo e una donna travolti dalla Storia. Protagonista di tale storia, raccontata in una chiave drammatico-sentimentale, è la bella Lucile Angellier (Michelle Williams) che, in attesa di notizie del marito prigioniero di guerra (che non ha mai veramente amato), trova conforto nel suo pianoforte, che vive in un piccolo villaggio un'esistenza soffocante sotto l'occhio della suocera, donna dispotica, prepotente e meschina (Kristin Scott Thomas), fino a quando, la vita della tranquilla cittadina viene sconvolta dall'occupazione dei nazisti. Con l'arrivo dei profughi parigini e di un reggimento di soldati tedeschi che prendono possesso delle abitazioni dei residenti, fa la conoscenza dell'ufficiale tedesco Bruno (Matthias Schoenaerts). Nonostante le iniziali resistenze di lei, nonostante l'iniziale diffidenza e i pericoli connessi al fraternizzare con il nemico tra i due nasce un'appassionata ma tragica storia d'amore e passione. Perché complice la musica, tra Bruno, giovane raffinato, e Lucile nascerà un vero amore. Il tenente prima della guerra era, in effetti, un musicista e inizia a comporre al pianoforte l'aria (Dolce) che darà il titolo al film. Nel corso delle giornate che passano si innamora, ricambiata, dall'ufficiale nazista. La vicenda narra anche e soprattutto la presa di coscienza politica di Lucile che, al contrario delle posizioni ideologiche aprioristiche, cresce giorno dopo giorno attraverso episodi di vita vissuta, in reazione alle ingiustizie e violenze subite dall'amico ingiuriato, all'amica molestata fino alla donna ebrea deportata. Lucile è quello che gli altri francesi non sono più: non è una delatrice (come i suoi concittadini, che non perdono occasione per vendette personali), non è un'avida, né un'ingrata. È una donna che resta umana e anzi si schiude veramente solo ora al suo essere donna e creatura umana.

Blood Ties: La legge del sangue (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/04/2016 Qui - Blood Ties: La legge del sangue (Blood Ties) è un quasi inedito e drammatico thriller del 2013, infatti il film in Italia è arrivato nel mercato direct to video solo nel 2015, trasmesso da Sky. Un aneddoto particolare sul regista Guillaume Canet, che ha scritto, diretto e prodotto il film (presentato fuori concorso alla 66ª edizione del Festival di Cannes), la pellicola è il remake di un film del 2008 Les liens du sang, dove Guillaume Canet era protagonista. Il protagonista principale di questo film è invece Clive Owen, di tutto rispetto l'incredibile, stupendo cast femminile, nonostante il livello della produzione, tre bellissime e meravigliose donne, Zoe Saldana, Mila Kunis e Marion Cotillard. Il film, ambientato a Brooklyn negli anni '70, è la storia di due fratelli, uno criminale, l'altro poliziotto. Chris e Frank sono due fratelli che hanno preso strade diverse nella vita. Chris (Clive Owen, bravissimo e calato nella parte quasi perfettamente) è un criminale, un avanzo di galera (letteralmente), che è appena uscito di prigione dopo aver scontato una lunga pena per un omicidio, mentre Frank (Billy Crudrup) il fratello minore è un un onesto poliziotto dalla faccia pulita e dalla morale di ferro, ma che non è mai andato a trovarlo mentre era detenuto. Cresciuti sempre in contrasto ed in lotta per guadagnarsi l'amore e la fiducia del loro padre, che li ha allevati da solo, e che sembra preferire Chris, finiranno con lo scontrarsi, nonostante la volontà di non ferire il padre anziano e malato (James Caan). La speranza di Frank, che ha tentato, invano, di aiutare Chris per vederlo cambiato e pulito, credendo nella possibilità che il fratello possa restare lontano dal mondo del crimine, è però destinata a scontrarsi con la dura realtà. Probabilmente e ingiustamente snobbato dal pubblico, merita un recupero questo noir americano di Guillame Canet, non tanto per la storia: si tratta di un melodramma familiare a tinte fosche, remake (forse effettivamente non necessario) di una pellicola recente, cointerpretata dallo stesso regista. Il film si segnala piuttosto per la pregevole ambientazione "settantiana", la buona caratterizzazione dei personaggi e la scelta del cast, con il ruolo del protagonista affidato a Billy Cudrup, un bravissimo attore.