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venerdì 29 settembre 2023

Don't Worry Darling (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2023 Qui - Ci sarebbe un'intera filmografia (e bibliografia, soprattutto di Philip K. Dick) da citare come antecedente a questo thriller della Olivia Wilde (con venature horror, soprattutto suggerite dalle inquietanti musiche sospirate e da alcuni momenti onirici), ma in questo caso basti dire che il film è riuscito. Un'ottima Florence Pugh ci guida fin da subito attraverso una serie di avvenimenti e visioni che ci suggeriscono che qualcosa non va, che il reale è altrove, e nonostante una durata importante ci tiene sospesi fino a una soluzione che regge il giusto. Non un film privo di difetti, però affascinante nel suo complesso. Un film ambizioso (forse troppo), finanche prevedibile e rarefatto, ma intelligente, e per questo, e per altro, vedibile. Voto: 6+

venerdì 31 marzo 2023

The Old Guard (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2023 Qui - Basato sul fumetto omonimo scritto da Greg Rucka anche sceneggiatore del film, The Old Guard distribuito da Netflix si regge esclusivamente sulla presenza della sempre affascinante e action woman Charlize Theron. La prima mezz'ora è molto travolgente e cattura l'attenzione: l'idea di base è affascinante e dalle potenzialità enormi, perde colpi nella parte centrale per via della trama che, da un certo punto in poi, si intuisce facilmente (tranne un paio di colpi di scena) e da personaggi secondari privi di spessore. Solo Nile ed Andy sembrano avere un minimo di sviluppo, neanche il personaggio di Luca Marinelli (che, per bravura, mi è sembrato l'unico in grado di reggere il confronto con la Theron) mi è sembrato gestito al meglio. Le musiche in un paio di casi, mi son sembrate un po' buttate lì e fuori contesto. Porta a casa il risultato dell'intrattenimento per il rotto della cuffia ma niente di più. Voto: 6

giovedì 27 ottobre 2022

Cip & Ciop agenti speciali (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2022 Qui - Versione satirica del mondo dei cartoni animati, in pieno stile Roger Rabbit ma con meno raffinatezza e più carica demenziale. Ci si diverte perché le trovate sono tante e riagganciarsi alla serie con intenti parodistici (facendo anche un'acuta analisi dell'imperante moda odierna dei reboot e dei legacy sequel) dà molte frecce all'arco della sceneggiatura. Cip e Ciop sono in fondo un pretesto per molte gag sull'industria (geniali le trovate che tirano in ballo Sonic e Polar Express) e, anche se il ritmo a volte latita, nel complesso il risultato è buono. Pregevole la tecnica mista (ben meglio utilizzata che in altre recenti occasioni, Tom & Jerry prima, Space Jam: New Legends dopo, due film peraltro peggiori nel complesso). Voto: 6

mercoledì 14 aprile 2021

Il principe cerca figlio (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/04/2021 Qui - Ce n'era bisogno? Per quello che ho visto, francamente no. In cosa funzionava soprattutto Il principe cerca moglie? Innanzitutto nel contrasto della maestosità esibita di Zamunda e la sboccataggine del Queen's. Inoltre dietro la macchina da presa c'era un certo John Landis e non un Craig Brewer qualunque. Il contrasto creava le gag ed erano veramente efficaci. Nel principe cerca figlio, non c'è contrasto, non ci sono gag veramente divertenti, visto che il Queens rimane in disparte e tutta la vicenda è ambientata a Zamunda. Il film quindi pigia soprattutto sull'effetto nostalgico nel riproporre certi personaggi, ma non raggiungendo i livelli del precedente (a dirla tutta non proprio eccezionali, però che spasso era). Ovviamente il solito "pippone" antipatriarcale ce lo devi mettere di default nei lavori attuali, per cui, anche sotto questo aspetto è stato timbrato il cartellino e nulla di più. L'aggiunta di Wesley Snipes non serve a granché e probabilmente si doveva insistere di più su questo personaggio che era l'unica vera novità del film. La verve comica di Eddie Murphy non è più quella di 30 anni fa e si vede. Ribadisco che non c'era bisogno di questo sequel (decisamente sbagliato, e sotto tutti i punti di vista), che a dirla tutta sembra più un remake, che a dirla tutta sembra una copia sbiadita di Black Panther. Voto: 4

martedì 18 febbraio 2020

Native Son (2019)

Titolo Originale: Native Son
Anno e Nazione: USA 2019
Genere: Drammatico
Produttore: Matthew Perniciaro, Michael Sherman
Regia: Rashid Johnson
Sceneggiatura: Suzan-Lori Parks
Cast: Ashton Sanders, Jerod Haynes, Lamar Johnson, David Alan Grier, Elizabeth Marvel
Sanaa Lathan, Bill Camp, KiKi Layne, Nick Robinson, Margaret Qualley
Durata: 103 minuti

Ashton Sanders (Moonlight soprattutto, ma anche Captive State) in un dramma HBO.
Un giovane afroamericano viene assunto come autista da un ricco uomo d'affari, ma rimane coinvolto in un tragico evento.

martedì 19 novembre 2019

Se la strada potesse parlare (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/11/2019 Qui
Tema e genere: Adattamento cinematografico del romanzo del 1974 Se la strada potesse parlare, scritto da James Baldwin.
Trama: Tish e Fonny si amano, lei rimane incinta e lui viene arrestato per un reato che non ha commesso.
Recensione: Se solo potessero parlare, se potessero vedere tutto quel che accade, cosa potrebbero raccontare le strade di Harlem? Forse che finché esisterà un'ingiustizia cieca, un'ignobile intolleranza e un meschino ingranaggio che crea vittime innocenti, la bellezza non basterà a salvare il mondo. Se la strada potesse parlare è uno di quei film che, in sospeso in un dramma familiare, pennellano ed accarezzano la visione con una storia d'amore semplice, tanto essenziale quanto il contesto in cui prende vita. Tra fotografie storiche alla Spike Lee (a tal proposito analogamente al suo ultimo lavoro, BlacKkKlansman, con cui condivide la forma intessuta di immagini di repertorio, è anche un film di denuncia sociale che si propone di sensibilizzare il pubblico sul tema della discriminazione razziale in USA, facendo in modo che si immedesimi nel dramma quotidiano dei suoi protagonisti: una coppia che vede spezzati i suoi progetti di vita matrimoniale a causa dei pregiudizi culturali), estremizzazioni cristiane ed una clandestinità a cielo aperto, Barry Jenkins (artefice del più che discreto Moonlight pochi anni fa), ci descrive una rarefatta Harlem, dove la rivendicazione sociale, ancorché politica, è tanto presente da contagiare una giovane coppia, il cui unico errore fatale è stato difendersi da un assalto mentre compravano delle sigarette (forse troppo rarefatta e un po' troppo melodrammatica, seppur l'ambientazione gli anni settanta delle tensioni a seguito dell'abolizione delle leggi razziali e della pena di morte ancora ampiamente diffusa, è fondamentale ai fini del dramma). L'intera vicenda si articola intorno al giovane ventiduenne "Fonny", a cui da la vita Stephan James, e ad una aggraziata quanto resiliente "Tish", interpretata da KiKi Layne. Una storia di coppia il cui arco trova origine nell'ingenuità dell'infanzia che, poco a poco, subisce un'evoluzione dettata dal destino, nella semplice affermazione di un sentimento che è sempre stato lì in attesa, e che dovrà aspettare aldilà di un vetro per parecchio tempo ancora.