Visualizzazione post con etichetta Luca Marinelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Luca Marinelli. Mostra tutti i post

lunedì 19 gennaio 2026

I film del mese (Gennaio 2026) - Prima Parte

Post pubblicato su Pietro Saba World il 19/01/2026 Qui - Ecco la prima parte della lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Il primo speciale cinematografico del mese è incentrato su Lupin III, con sei film animati della filmografia recente (a me mancanti) sul ladro gentiluomo.

La trama fenicia (Commedia/Avventura 2025) - Wes Anderson conferma il suo stile inconfondibile: impeccabile nella forma, maniacale nei dettagli, visivamente irresistibile. Ma La trama fenicia mostra anche i limiti di un autore che sembra ripetere all'infinito gli stessi schemi. L'estetica è splendida, le geometrie perfette, i capitoli ben costruiti, e la coppia Del Toro–Threapleton funziona; tuttavia la narrazione è altalenante, a tratti confusa, e la sensazione di déjà-vu domina ogni fotogramma. Il film tenta di rinnovarsi con una storia tra spy‑story e satira sul capitalismo, oltre al tema familiare caro al regista, ma il risultato è freddo, poco emotivo e privo di quel calore che caratterizzava i suoi lavori migliori. I personaggi restano rigidi, la trama c'è e non c'è, e l'insieme appare più come un esercizio di stile che come un racconto coinvolgente. Un'opera minore (come Asteroid City), consigliata soprattutto a chi trova conforto nell'estetica Andersoniana e nei suoi rituali visivi, più che a chi cerca qualcosa di davvero nuovo. Voto: 6

Companion (Thriller/Sci-fi 2025) - Uno di quei film che funziona solo se visto senza sapere nulla. Il twist dopo mezz'ora cambia completamente direzione e conoscere la premessa lo indebolisce. È una black comedy fantascientifica che gioca sulla mascolinità tossica e sul controllo nelle relazioni, con toni più leggeri rispetto ai classici del genere. L'idea dei robot‑partner è attuale e credibile, anche se alcuni elementi (come l'assurda opzione "violenza al 100%") rivelano buchi di sceneggiatura e portano a derive action meno riuscite. Nonostante ciò, ritmo e cast funzionano: Sophie Thatcher e Jack Quaid (alias Mr. Morfina) reggono bene il mix di thriller, commedia e sci‑fi. Non è originale come Ex Machina o Westworld, ma intrattiene, diverte e scorre senza pretese. Da vedere senza informazioni e senza aspettative. Voto: 6,5

Dumb Money (Commedia/Dramma 2023) - Film, diretto dal regista di Crudelia e soprattutto Tonya, piacevole e accessibile anche a chi non conosce la vicenda reale, raccontata con quello stile frizzante tipico dei biopic post The Wolf of Wall Street. La storia, pur complessa, scorre bene grazie a personaggi simpatici e ben caratterizzati, anche se il ritmo cala un po' nel finale. Rientra nel filone degli "instant movie" sull'attualità e sfrutta con efficacia il classico schema dello sfigato che si riscatta. Non punta al capolavoro, ma è confezionato con cura e si lascia seguire senza fatica. Il racconto del caso GameStop diventa una versione moderna di Davide contro Golia: piccoli investitori contro i giganti di Wall Street, con i social come arma inaspettata. Qualche tecnicismo può risultare ostico, ma nel complesso è una storia interessante e ben resa. Voto: 6,5

Paternal Leave (Dramma 2025) - Il film segue una quindicenne tedesca che arriva in Italia per conoscere il padre mai incontrato. Ne nasce un dramma intimo fatto di silenzi, goffi tentativi di comunicazione e ferite mai elaborate. La regia di Alissa Jung adotta uno stile sobrio e osservativo, a volte efficace, a volte appesantito da lentezze, simbolismi ripetuti e un'eccessiva ricerca di "autorialità". Il film vive soprattutto sulle spalle dei due protagonisti: Juli Grabenhenrich e Luca Marinelli, entrambi credibili e naturali. La storia procede tra momenti toccanti e passaggi più sbrigativi, senza offrire facili riconciliazioni né ottimismo di comodo. Ritratto agrodolce di un rapporto impossibile da ricucire del tutto, è un'opera curata ma altalenante, che convince più per le interpretazioni che per la costruzione narrativa. Voto: 6

Wolf Man (Dramma/Horror 2025) - Leigh Whannell rilegge il licantropo in chiave moderna puntando più sul dramma familiare e sulla metafora della malattia degenerativa che sull'horror classico. L'idea della trasformazione come isolamento fisico ed emotivo funziona, così come alcune scelte registiche (in primis la soggettiva del lupo) ma la narrazione procede a fasi alterne e la parte centrale si impantana in ripetizioni. Whannell elimina la mitologia tradizionale (luna piena, argento) e costruisce un home invasion teso ma meno incisivo rispetto al suo The Invisible Man. Il film resta dignitoso, sostenuto dalle ottime prove del cast, da un buon make‑up e da una fotografia efficace. Pur con momenti riusciti, è un'opera che ha più il "volto" che il cuore del lupo mannaro classico: interessante nelle intenzioni, meno potente nell'esecuzione. Voto: 6+

Dragon Trainer (Fantastico/Avventura 2025) - Live‑action che segna l'ottimo debutto della DreamWorks nel campo delle trasposizioni: fedele allo spirito dell'originale, emozionante e realizzato con cura. Dean DeBlois riprende quasi integralmente la struttura del film del 2010, arricchendo però i personaggi e ampliando leggermente la mitologia. La CGI funziona, Sdentato mantiene il design cartoonesco che lo rende espressivo e le scene di volo sono spettacolari, sostenute da una colonna sonora coinvolgente. Buona anche la caratterizzazione dei comprimari e convincente il rapporto tra Hiccup e Stoick, solido Gerard Butler in carne e ossa. Non è un remake innovativo, ma una fiaba avventurosa ben confezionata, visivamente efficace e capace di intrattenere sia i fan storici sia chi si avvicina per la prima volta alla storia. Voto: 7

L'amore, in teoria (Romantico/Commedia 2025) - Una rom‑com fresca che racconta con leggerezza le incertezze sentimentali della Gen Z, divisa tra iper‑connessione e solitudine emotiva. Al centro c'è Leone, studente timido e innamorato della persona sbagliata, che attraverso i servizi sociali incontra Flor e il clochard Meda, figure che lo spingono a vivere l'amore invece di analizzarlo.  La regia di Luca Lucini è scorrevole, Milano funziona da sfondo autentico e la colonna sonora contemporanea dà ritmo. La storia non è rivoluzionaria e qualche personaggio resta stereotipato, ma il film intrattiene con calore e sincerità. Nicolas Maupas è il vero punto di forza: delicato, credibile, capace di dare profondità a un ragazzo pieno di fragilità. Una commedia semplice ma autentica, perfetta come "comfort movie" moderno. Voto: 6

Mission: Impossible - The Final Reckoning (Azione/Thriller 2025) - Film che chiude (forse) la saga con un capitolo più cupo e narrativo del solito, meno ricco di azione ma capace di alzare la posta con toni quasi fantascientifici. Tom Cruise resta il fulcro, ma questa volta il cast di supporto ha più spazio e funziona bene. Le sequenze spettacolari sono poche ma molto lunghe e folli (soprattutto quella subacquea e quella aerea) mentre il resto punta su dialoghi, spiegazioni tecniche e un'atmosfera più pesante. Il film soffre di qualche buco di sceneggiatura, personaggi un po' sottili e un ritmo altalenante nella parte centrale, ma scorre comunque con facilità nonostante le quasi tre ore. Esai Morales è un villain efficace ma poco presente; Hayley Atwell e Simon Pegg aggiungono energia, mentre il tono ironico è ridotto al minimo. Non è il finale epico che molti si aspettavano, ma rimane un capitolo solido, divertente e coerente con la saga, con un messaggio chiaro: la tecnologia va dominata, non subita. Voto: 6+

LUPIN III ANIMATION

Lupin III - Il sigillo di sangue, la sirena dell'eternità (Animazione/Fantastico 2011) - Un'avventura classica di Lupin, con tutti gli elementi tipici: tesoro misterioso, azione, humour, doppi giochi di Fujiko e una buona dose di fascino. Il character design retrò richiama il Lupin di Miyazaki, mentre il nuovo cast di doppiatori funziona senza stonature. Ottima, come sempre, la colonna sonora di Yuji Ohno. La storia della sirena e delle due pietre offre spunti piacevoli, anche se il tono fantasy indebolisce un po' l'insieme e alcuni cliché si ripetono (Goemon messo in difficoltà, antagonisti biondi). Rimangono però momenti riusciti: i siparietti di Fujiko, Zenigata in versione comica, la piccola che chiama Lupin "maestro". Nel complesso uno special curato, prevedibile ma godibile, non tra i migliori, ma comunque capace di intrattenere chi ama il personaggio. Voto: 6+

Lupin III - La pagina segreta di Marco Polo (Animazione/Thriller 2012) - 23° special di Lupin III, Another Page segue la caccia alla pagina perduta del "Milione", che condurrebbe a un tesoro capace di fermare tutte le guerre. Lupin la cerca per profitto, mentre l'antagonista Lombardo vuole impedirne la scoperta per salvare il suo traffico d'armi. Il viaggio porta la banda da Genova al Giappone, intrecciando le leggende di Yoshitsune e Benkei. La struttura è quella classica (tesoro, tradimenti di Fujiko, Zenigata alle calcagna, Goemon in ritiro), ma il ritmo è lento, con poche scene d'azione e qualche momento morto; Fujiko e Zenigata compaiono poco. Il character design è debole, mentre doppiaggio e musica restano ottimi. Nel complesso uno special discreto, godibile per chi conosce poco la saga, ma tra i meno riusciti per i fan di lunga data. Voto: 6

Lupin III - La principessa della brezza: La città nascosta nel cielo (Animazione/Avventura 2013) - Special televisivo che porta una ventata d'aria fresca nella saga di Lupin III grazie a un ritmo vivace e a un comparto artistico più curato della media, nonostante una CGI talvolta invasiva. La storia, semplice ma frizzante, trascina Lupin in un'avventura internazionale dopo aver raccolto per caso un bambino, tra bande rivali, regni in rivolta e un usurpatore manovrato da un industriale senza scrupoli. Il film punta su un'avventura più fantasiosa e scanzonata del solito, ricca di inseguimenti e scontri spettacolari. I comprimari funzionano senza brillare, mentre Lupin appare più energico e generoso. Disegni e animazioni risultano superiori agli special precedenti. Nel complesso un titolo divertente, non tra i migliori, ma sicuramente godibile. Voto: 6+

Lupin the IIIrd - La lapide di Jigen Daisuke (Animazione/Azione 2014) - Film che inaugura il trittico di Takeshi Koike con un Lupin cupo, pulp e vicino allo spirito originale di Monkey Punch. L'atmosfera è hard‑boiled, adulta e violenta, lontana dal tono scanzonato delle produzioni più recenti. Jigen è protagonista assoluto, ritratto come un sicario glaciale più che come la storica "spalla", mentre Fujiko (come mai prima d'ora) brilla in sequenze visivamente audaci (forse troppo). La trama è semplice ma solida, sostenuta da un villain efficace e da un comparto visivo di grande impatto, moderno ma debitore della prima serie. L'opera soffre un po' del minutaggio ridotto e di comprimari poco sviluppati, ma resta una visione obbligata per i fan e un ottimo ingresso per i nuovi spettatori. Un Lupin più adulto, sporco e magnetico, che funziona. Voto: 6,5

Lupin III - La partita italiana (Animazione/Thriller 2016) - Uno special televisivo anomalo: più che un film originale, un collage di tre episodi della serie (L'avventura italiana) con trenta minuti inediti a fare da collante. L'idea del Conte mascherato e del tesoro di Cagliostro avrebbe potuto funzionare, ma la narrazione si blocca ogni volta che riemerge il materiale televisivo, creando un effetto spezzato e poco coinvolgente. La sceneggiatura risulta debole, con personaggi introdotti e subito dimenticati e situazioni prive di logica, mentre l'unico vero pregio resta il comparto tecnico: ottimo character design, belle ambientazioni e una sigla notevole. Tuttavia lo special appare vuoto, ripetitivo e incapace di sfruttare l'ambientazione italiana o la presenza di Rebecca. Nel complesso un prodotto modesto, evitabile per chi conosce già la serie. Voto: 5,5

Lupin the IIIrd - Ishikawa Goemon getto di sangue (Animazione/Azione 2017) - Film che prosegue il filone cupo e maturo inaugurato da Koike, riportando Lupin e soci a un'estetica vicina al manga originale e alla prima serie. Mette al centro Goemon, mostrato più vulnerabile del solito e coinvolto in un duello brutale con Hawk, villain carismatico ma non sempre approfondito. Lo stile è estremo, violento, quasi splatter, con richiami a Tarantino e un comparto tecnico eccellente: animazioni fluide, regia energica, character design incisivo. La trama resta semplice e lineare, più resa dei conti che avventura, e Lupin ha un ruolo marginale. Nonostante limiti e prevedibilità, il film funziona per atmosfera, intensità e coerenza stilistica, risultando imperdibile per chi ama il Lupin "giacca verde" e la visione più adulta del franchise. Voto: 6,5

venerdì 29 settembre 2023

Le otto montagne (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2023 Qui - Film di certo non perfetto (ma la perfezione si sa non esiste), che ha soprattutto il merito di riuscire a toccare le corde giuste. Alessandro Borghi e Luca Marinelli (fantastici entrambi) si caricano il film sulle spalle e riescono a rendere tangibile il profondo rapporto affettivo che li lega (probabilmente anche fuori dal set). Di due ragazzini, che pur intendendo la vita in modo diverso, crescono insieme. Cementando una sana, veritiera amicizia. Ma l'amicizia è solo uno dei tanti temi presenti nel film, e nel romanzo omonimo, tutti ben esplicati. In questo senso, storia ben costruita e che viene asciugata da toni melodrammatici, dando enorme importanza ai silenzi. La vita montana è resa nelle sue difficoltà e rispecchiando lo scorrere della natura. Nonostante la lunghezza, il film mantiene bene la rotta e conduce a un malinconico, poetico finale (e non dispiacciono le lievi incursioni didascaliche). Forse alcune cose sono tirate un po' per le lunghe, ma è solo uno dei pochi difetti che si possono trovare su questo bellissimo film (seppur diretto da due registi stranieri) tutto italiano. Voto: 8-

venerdì 31 marzo 2023

The Old Guard (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2023 Qui - Basato sul fumetto omonimo scritto da Greg Rucka anche sceneggiatore del film, The Old Guard distribuito da Netflix si regge esclusivamente sulla presenza della sempre affascinante e action woman Charlize Theron. La prima mezz'ora è molto travolgente e cattura l'attenzione: l'idea di base è affascinante e dalle potenzialità enormi, perde colpi nella parte centrale per via della trama che, da un certo punto in poi, si intuisce facilmente (tranne un paio di colpi di scena) e da personaggi secondari privi di spessore. Solo Nile ed Andy sembrano avere un minimo di sviluppo, neanche il personaggio di Luca Marinelli (che, per bravura, mi è sembrato l'unico in grado di reggere il confronto con la Theron) mi è sembrato gestito al meglio. Le musiche in un paio di casi, mi son sembrate un po' buttate lì e fuori contesto. Porta a casa il risultato dell'intrattenimento per il rotto della cuffia ma niente di più. Voto: 6

martedì 31 maggio 2022

Diabolik (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - Non ho mai letto il fumetto italiano (il mio unico punto di contatto Arriva Dorellik del 1967, così per dire) ma da semplice spettatore mi sono chiesto se veramente la personalità del famigerato ladro sia cosi fredda, passiva e senza sentimenti, lo è, però non mi aspettavo che fosse pure un pochino fesso. Diabolik, ultima fatica dei Manetti Bros., tratto da uno dei primi episodi del fumetto, è un film che si preoccupa soprattutto di omaggiare l'opera partorita della mente delle sorelle Giussani, attraverso una messa in scena fedelissima alle tavole e che risponde ad una precisa volontà del duo in regia, una scelta tuttavia solo in parte riuscita, convinta e convincente. Il problema di Diabolik non è (solo) il miscasting (l'unica davvero ottima è Miriam Leone nei panni di Eva Kant), ne la bassa lega dei comprimari, ma il pathos che affoga minuto dopo minuto: troppo lento il ritmo, dilatato a causa di insistiti dialoghi e primi piani notevolmente stucchevoli. L'azione purtroppo latita, ed è un peccato, perché nell'incipit si intravede quanto si poteva spingere sull'artigianato di stunt ed effetti, ed invece Diabolik, supereroe senza poteri, resta una chimera per chi non conosce il fumetto. Nel complesso comunque il film è gradevole, ma mi aspettavo di più. Solamente una sufficiente trasposizione da parte dei Manetti Bros., che paradossalmente firmano con questo film il loro miglior prodotto. Voto: 6

mercoledì 30 settembre 2020

Ricordi? (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2020 Qui - Prendi e lascia, tocca e fuggi: quante storie d'amore (amore?) sono fatte in questo modo, vivendo di tormenti e passioni, di memorie felici e traumatiche, di eccezionali momenti di armonia e feroci incomprensioni. Ricordi? prova a raccontarne una, piuttosto generica, ma incisiva e realistica nei toni e negli argomenti, e lo fa in maniera indubbiamente riuscita, al di là di qualche difettuccio minimale, sul piano estetico. C'è qualche assonanza nella storia con quella di Dieci inverni, pellicola d'esordio del regista Valerio Mieli e unica opera da lui diretta fino a questo film, ma Ricordi? brilla di luce propria anche e soprattutto grazie alle atmosfere ovattate che egli sceglie e riesce a imprimere al suo lavoro, dalla sceneggiatura (di cui è unico autore) alla messa in scena. Luca Marinelli in scena prevale su Linda Caridi, volto meno noto e probabilmente anche a ragione, senza toglierle nulla, ma riconoscendo le buone doti dell'attore romano (nei ruoli circostanti i nomi più importanti sono quelli di Camilla DianaDavid Brandon e Giovanni Anzaldo). Contando che la storia non dice sostanzialmente niente di originale, il plusvalore finale del film deriva senz'altro dalle capacità del regista, che sceglie di raccontare per flashback soggettivi mantenendo però una patina soffocante di incomunicabilità, di inutilità sui personaggi e su tutta la storia. Voto: 6+

mercoledì 17 giugno 2020

Martin Eden (2019)

Titolo Originale: Martin Eden
Anno e Nazione: Italia, Francia 2019
Genere: Drammatico, Sentimentale, Storico
Produttore: Pietro Marcello, Beppe Caschetto
Thomas Ordonneau, Michael Weber, Viola Fügen
Regia: Pietro Marcello
Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Pietro Marcello
Cast: Luca Marinelli, Carlo Cecchi, Jessica Cressy, Vincenzo Nemolato
Marco Leonardi, Denise Sardisco, Carmen Pommella, Autilia Ranieri
Franco Pinelli, Savino Paparella, Elisabetta Valgoi, Pietro Ragusa
Giustiniano Alpi, Claudio Boschi, Dario Iubatti, Anna Patierno
Vincenza Modica, Gaetano Bruno, Maurizio Donadoni, Lana Vladi
Chiara Francini, Aniello Arena, Rinat Khismatouline
Luciano Sirico, Giordano Bruno Guerri, Viola Bianco
Durata: 129 minuti

Luca Marinelli, miglior attore a Venezia, in un adattamento del romanzo di Jack London.
Spinto ad istruirsi dall'amore per una donna, un marinaio scopre di avere talento per la scrittura.

venerdì 14 giugno 2019

Lasciati andare (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/10/2018 Qui - Lasciati andare (Commedia, Italia, 2017): È indubbio che il principale motivo di interesse nei confronti di questo film, terzo lungometraggio diretto da Francesco Amato (che racconta di un ieratico e distaccato psicoanalista ebreo che tiene tutti a debita distanza, compresa l'ex moglie Giovanna, almeno fino a quando decidendo di rimettersi in forma a seguito di una diagnosi medica, irrompe nella sua vita Claudia, nomen omen, una brillante, vitale e buffa personal trailer spagnola, che finirà com'è ovvio per sconvolgergli la vita), era quello di vedere Toni Servillo alle prese con un ruolo brillante. E l'attore campano ha risposto con un'interpretazione non solo degna della sua caratura, ma per certi versi sorprendente. Oltre che sulle rinomate doti recitative ed espressive, Servillo ha puntato molto anche sul linguaggio del corpo (per l'occasione appesantito), producendosi a più riprese in gag slapstick. Accanto a lui funziona la sfrenatezza, esuberanza e femminilità di Veronica Echegui (la bellissima e sensuale spagnola già vista nella serie tv Fortitude) e l'ironia sottile di Carla Signoris, mentre, a parte il sempre bravo Luca Marinelli in veste di galeotto balbuziente, tutti gli altri personaggi di contorno (tra questi Pietro Sermonti e Giacomo Poretti) un po' scompaiono. L'indiscutibile bravura degli attori, però, non basta da sola. La sceneggiatura di Francesco Bruni è raffinata (un po' assurda e inconsistente in verità), ma c'è troppa carne al fuoco (quante sotto-trame e tutte lasciate a metà) e il regista finisce per mettere su un film discontinuo (e alquanto prevedibile nonché banale), che in qualche tratto rischia persino (anzi, soprattutto nella seconda parte si raggiunge il ridicolo) di sfilacciarsi. Si sorride diverse volte, ma non si ride mai e, alla fine, resta la sensazione che Lasciati andare sia una commedia godibile, ma al di sotto delle aspettative che si erano create prima della visione. E quindi poca cosa, poco danno. Cinema medio, come al solito in Italia. Voto: 5+

lunedì 27 maggio 2019

Il padre d'Italia (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/06/2018 Qui - Opera seconda del calabrese Fabio MolloIl padre d'Italia (2017) è un progetto insolito che riprende lo schema tipico del road-movie (anche se qui non vediamo nulla delle tappe che i due protagonisti fanno e tutto è alquanto, anche troppo, sfumato) per accostare il percorso di due emarginati (un omosessuale depresso per amore e poco convinto e una cantante ribelle, incinta e senza meta) che si trovano per caso insieme a condividere un viaggio alla ricerca del padre della nascitura di lei e a sperimentare nuove prospettive per le rispettive esistenze. Film (anche un po' pretenzioso) che per questo non manca di ambizioni, con un gusto per l'immagine che in certi momenti si fa raffinato e sa catturare piccoli momenti di verità dei rispettivi personaggi in maniera abbastanza sincera, anche se poi si perde in altri dettagli, con la conseguenza che il risultato non convince del tutto. È ad esempio altamente improbabile che l'incontro fra Paolo e Mia avvenga in un locale gay di sesso promiscuo dove una donna non entrerebbe mai, e non viene data nessuna giustificazione narrativa per questo particolare, così come si potrebbe cavillare su altro, ad esempio il fatto che in Calabria nessuno si interroghi sul ruolo di Paolo nei confronti di Mia anche se la madre della ragazza sa bene che non è lui il padre della bambina. Insomma un film che vuole affrontare argomenti delicati come le "famiglie alternative" ma non sempre si affranca da certi cliché, compresi i discorsi di Paolo su cosa è naturale e cosa non lo è, che vengono poi smentiti nel finale dalla sua scelta coraggiosa.

domenica 3 marzo 2019

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/03/2017 Qui - In una Roma quanto mai cupa e inquieta, minacciata da una serie di attentati dinamitardi, varie combriccole di malviventi si muovono nei bassifondi, contendendosi la gestione di traffici illeciti e arrabattandosi tra piccoli crimini e regolamenti di conti. Tra questi piccoli criminali c'è anche Enzo Ceccotti, ladruncolo schivo e solitario che un giorno, per sfuggire a due poliziotti che gli stanno alle calcagna si tuffa nel Tevere e entrando in contatto con alcune sostanze tossiche fuoriuscite da dei barili gettati sul fondo del fiume, si scopre in possesso di una forza e resistenza sovraumane. L'uomo, che vive da solo e non ha grandi aspirazioni per il futuro, finirebbe sicuramente col diventare un super-delinquente se il destino non gli facesse incontrare Alessia, una giovane ragazza sensibile e schietta, ma mentalmente instabile, ossessionata dal personaggio di Jeeg Robot d'acciaio (in omaggio alla serie manga e anime Jeeg robot d'acciaio di Gō Nagai, della quale il film riprende alcune tematiche), che Enzo salverà da una brutta situazione, con cui inizierà a stringere con lei un legame sempre più forte, portandolo pian piano dalla parte del bene. Enzo-Hiroshi però dovrà lottare contro la banda dello Zingaro, un cattivissimo Joker 'de noartri' disposto a tutto per raggiungere il potere e la fama. Una serie incredibile di colpi di scena e di trovate esilaranti condurrà i due rivali allo scontro finale, alla battaglia epica tra il bene e il male, dove naturalmente non potrà che trionfare il bene. Detta così, la storia raccontata dallo strepitoso esordio di Gabriele Mainetti sembrerebbe assurda e strampalata, cinematograficamente una follia, un azzardo destinato a un b-movie da dimenticare in fretta. Invece no, Lo chiamavano Jeeg Robot (film del 2015 diretto e prodotto da Gabriele Mainetti e scritto da Nicola Guaglianone e Menotti) è un film tanto coraggioso quanto riuscitissimo, un'opera geniale destinata a rappresentare un passaggio importante nella storia del cinema italiano. Apparentemente la struttura narrativa del film segue difatti l'archetipo classico del mito del supereroe, anche qui, infatti, un uomo qualunque riceve inaspettatamente dei super-poteri, ovviamente non senza difficoltà, attraverso una maturazione interiore in cui diventa consapevole della responsabilità che la nuova condizione esistenziale gli impone, ma non deve trarre in inganno perché l'opera prima del regista è un film duro, violento, malinconico, realistico, stratificato, che concede ben poca ironia e leggerezza rispetto ai blockbuster d'oltreoceano, piuttosto omaggia con nostalgia lo spirito più adulto e agrodolce dei manga nipponici, in cui l'eroe spesso e volentieri cammina su quella linea sottile che separa la giustizia dalla criminalità, il bene dal male, e spesso agisce volutamente nell'ombra, senza cercare né fama né gloria.

lunedì 7 gennaio 2019

Non essere cattivo (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/07/2016 Qui - Non essere cattivo è un drammatico film del 2015 diretto da Claudio Caligari, al suo terzo e ultimo lungometraggio (deceduto poco dopo il termine delle riprese), trentadue anni dopo Amore tossico e diciassette dopo L'odore della notte, e prodotto dal suo amico Valerio Mastrandrea. Il film che pare essere una continuazione di Amore tossico (divenuto cult, ci sono anche molte similitudini), racconta una storia cruda con stile dissonante che unisce gusto del grottesco, lirismo poetico e realismo minuzioso, e mette in scena una storia di droga e di perduta giovinezza, in cui la necessità di maturare coincide con la necessità di sopravvivere in un microcosmo in cui il traffico di droga è la modalità più ovvia di lavorare e di mettere insieme un po' di soldi. In particolare, seguiamo le vicende di Vittorio e Cesare, amici da una vita e compagni di (dis)avventure tra traffici illeciti, cocaina e alcol, un modello topico di gioventù perduta. I due hanno infatti poco più di vent'anni, ma i due non sono solo amici da sempre ma sono "fratelli di vita". Fratelli e figli della borgata romana sottoproletaria con una vita di eccessi, si arrabattano per la sopravvivenza tra spaccio, furti e tentativi di riscatto sociale e umano. Vivono in simbiosi ma hanno anime diverse, entrambi alla ricerca di una loro affermazione, ma poiché sono ormai avvezzi agli sbalzi tra "il senza una lira" e parecchi soldi di equivoca provenienza che consente macchine potenti, locali notturni e droga, si azzuffano, si fanno di cocaina, eroina e altro, si ubriacano fino allo sballo, rischiando spesso la vita. Vittorio però dopo una crisi da overdose, in cui appare allucinato e vede un pullman con dei circensi in mezzo alla strada, che non c'è, con gli occhi sbarrati da rasentare il comico, decide fermamente di smettere e lavorare anche con scarso ma onesto guadagno. Incontra anche una donna Linda e per salvarsi prende le distanze da Cesare, che invece sprofonda inesorabilmente. Cesare infatti, il più impetuoso e sregolato, che vive con la madre e la nipotina affetta da Aids (trasmessogli dalla madre, ormai morta), alla morte di quest'ultima dà i numeri e mette a rischio quello che di buono era riuscito a creare anche grazie all'aiuto di Vittorio che ritrovato poco tempo dopo l'aveva aiutato coinvolgendolo nel lavoro. Cesare difatti finalmente intenzionato a cambiare vita, frequenta Viviana (una ex di Vittorio) e sogna di costruire una famiglia insieme a lei, ma il richiamo della strada avrà la meglio sui suoi propositi. Ma nonostante le continue cadute dell'amico (e anche a dispetto delle discussioni che deve affrontare con Linda su questo punto) Vittorio non abbandonerà mai veramente Cesare, in virtù del legame fortissimo che li unisce e nella speranza di poter guardare al futuro con occhi nuovi insieme, perché tragici imprevisti purtroppo accadono.