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venerdì 17 luglio 2020

Mio fratello rincorre i dinosauri (2019)

Titolo Originale: Mio fratello rincorre i dinosauri
Anno e Nazione: Italia 2019
Genere: Drammatico
Produttore: Isabella Cocuzza, Arturo Paglia
Regia: Stefano Cipani
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci
Cast: Alessandro Gassmann, Isabella Ragonese, Francesco Gheghi
Lorenzo Sisto, Arianna Becheroni, Roberto Nocchi
Rossy De Palma, Gea Dall'orto, Mariavittoria Dallasta
Edoardo Pagliai, Saul Nanni, Sara Lacitignola
Durata: 95 minuti

Alessandro Gassmann e Isabella Ragonese in una pellicola di formazione di Stefano Cipani.
Un adolescente si confronta con la disabilità del fratellino, affetto dalla sindrome di Down.

venerdì 7 giugno 2019

Questione di Karma (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2018 Qui - Questione di Karma (Commedia, Italia 2017): Dopo la felice esperienza con Se Dio vuole, Edoardo Falcone ripropone un'altra coppia di attori, Elio Germano/Fabio De Luigi in questo film, fallendo a mio parere l'obiettivo. La brillantezza della sua pellicola precedente è infatti solo un pallido ricordo di fronte ad un film (che traendo spunto da un'idea abusata voleva forse far riflettere lo spettatore) sostanzialmente imbalsamato in una rigidità (nessun colpo di scena, nessun momento commovente, e nemmeno ci sono particolari scene comiche) che non consente agli attori di esprimere il loro meglio. Non ho riso, neanche sorriso, una volta che è una. Gag invisibili, momenti di riflessione praticamente assenti in una storia che se pur esile nella sua struttura poteva dare adito a qualche spunto buono. De Luigi (odiosamente sibillino) e Germano (odiosamente sopra le righe) proprio non si prendono, nessun tipo di alchimia e il cast di contorno sottoutilizzato (Isabella Ragonese su tutti). E quindi credo che sia uno degli sprechi di attori più grandi che ho visto negli ultimi anni. Un film sbagliato, nel ritmo e nella verve comica (non bastasse che anche il finale lasci con l'amaro in bocca). In definitiva un passo indietro gigantesco se rapportato a Se Dio vuole, perché questo è un film fragile, con poche idee sia nella scrittura che nella regia (che non riesce mai a prendere il volo), parecchio deludente. Voto: 5

lunedì 27 maggio 2019

Il padre d'Italia (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/06/2018 Qui - Opera seconda del calabrese Fabio Mollo, Il padre d'Italia (2017) è un progetto insolito che riprende lo schema tipico del road-movie (anche se qui non vediamo nulla delle tappe che i due protagonisti fanno e tutto è alquanto, anche troppo, sfumato) per accostare il percorso di due emarginati (un omosessuale depresso per amore e poco convinto e una cantante ribelle, incinta e senza meta) che si trovano per caso insieme a condividere un viaggio alla ricerca del padre della nascitura di lei e a sperimentare nuove prospettive per le rispettive esistenze. Film (anche un po' pretenzioso) che per questo non manca di ambizioni, con un gusto per l'immagine che in certi momenti si fa raffinato e sa catturare piccoli momenti di verità dei rispettivi personaggi in maniera abbastanza sincera, anche se poi si perde in altri dettagli, con la conseguenza che il risultato non convince del tutto. È ad esempio altamente improbabile che l'incontro fra Paolo e Mia avvenga in un locale gay di sesso promiscuo dove una donna non entrerebbe mai, e non viene data nessuna giustificazione narrativa per questo particolare, così come si potrebbe cavillare su altro, ad esempio il fatto che in Calabria nessuno si interroghi sul ruolo di Paolo nei confronti di Mia anche se la madre della ragazza sa bene che non è lui il padre della bambina. Insomma un film che vuole affrontare argomenti delicati come le "famiglie alternative" ma non sempre si affranca da certi cliché, compresi i discorsi di Paolo su cosa è naturale e cosa non lo è, che vengono poi smentiti nel finale dalla sua scelta coraggiosa.

lunedì 11 marzo 2019

Dobbiamo parlare (2015)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2017 Qui - DOBBIAMO PARLARE (Commedia Italia 2015): Scialba e goffa imitazione di Carnage di Roman Polanski, questo film di Sergio Rubini, regista ed attore che in ogni caso mi piace tanto essendo mio conterraneo, proprio non funziona. La storia è semplice, due coppie che scoperti gli altarini di tutti ne diranno di cotte e di crude, ma il risultato è grottesco, non tanto nell'aver caricato eccessivamente in negativo i difetti di ambedue le coppie ed esagerato su alcune situazioni o alcuni comportamenti, quanto nel fatto che in una sola serata si finisce per rinfacciarsi l'impossibile ed il cinismo sembra avere il sopravvento su tutti gli altri sentimenti, anche quelli buoni. Certo, gli attori hanno indubbie capacità recitative, ma per colpa di troppe forzature, risulta mediocre la prova di Isabella Ragonese, non sufficientemente brillante quella di Fabrizio Bentivoglio e solo appena sufficiente quella di Maria Pia Calzone. E anche se i film basati principalmente sui dialoghi fa sempre piacere poterli gustare, questo si può tranquillamente non vedere. Poiché i contenuti sono scarni, triti e ritriti ma soprattutto, nonostante si lasci seguire fino alla fine perlomeno per vedere come andrà a finire, ha un finale poco comprensibile e la resa complessiva è davvero poca cosa. Si poteva fare di più. Voto: 5

venerdì 21 dicembre 2018

Fino a qui tutto bene (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/04/2016 Qui - Fino a qui tutto bene è un film del 2014 diretto da Roan Johnson, che ha curato per Sky la regia de I delitti del BarLume. Film in cui si racconta di un gruppo di neo laureati i quali devono abbandonare la casa (a Pisa) dove per anni hanno condiviso giornate (durante gli studi), mangiando assieme, scontrandosi, innamorandosi e passando intere nottate sui libri, tra feste, gioie e dolori, al fine di affrontare la propria nuova vita da adulti. Ma quel momento così divertente, acerbo e allo stesso tempo protetto, sta per giungere al termine e i protagonisti dovranno assumersi le loro responsabilità. Prenderanno strade, direzioni diverse, andando incontro a scelte che cambiano tutto, incontro a scelte che cambieranno quell'idilliaco equilibrio. Alcuni rimarranno nella propria città, altri sceglieranno di partire per lavorare all'estero. Protagonisti Paolo Cioni (Cioni, l'elemento più stralunato e naif del gruppo, che si avvia a rientrare a casa dai genitori), Silvia D’Amico (Ilaria, una sessualità disinibita che le porta una gravidanza non voluta e un probabile ritorno nella provincia laziale), Alessio Vassallo (Vincenzo, laureato in vulcanologia, destinato a raccogliere l'offerta di una cattedra da professore associato in Islanda), la sua fidanzata Francesca (Melissa Anna Bartolini) che non condividerà con lui la scelta, ma continuerà a sperare in una carriera teatrale nel gruppo "I poveri illusi", insieme ad Andrea (Guglielmo Favilla), frustrato dalla mancanza di occasioni e dalla separazione da Marta (Isabella Ragonese), che invece "ce l'ha fatta". Su tutto aleggia la presenza discreta di Michele, loro amico ed ex inquilino morto in un incidente che cela un suicidio per loro ancora indecifrabile quanto il futuro che li attende. Il film racconta proprio questo, gli ultimi tre giorni di cinque amici che hanno condiviso il momento probabilmente più bello e intenso della loro vita, che difficilmente dimenticheranno.

martedì 16 ottobre 2018

Il giovane favoloso (2014)

Mini recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/11/2015 Qui - Il giovane favoloso: Il film inizia con la visione di tre bambini che giocano dietro una siepe, nel giardino di una casa austera. Sono i fratelli Leopardi, e la siepe è una di quelle oltre le quali Giacomo cercherà di gettare lo sguardo, trattenuto nel suo anelito di vita e di poesia da un padre severo e convinto che il destino dei figli fosse quello di dedicarsi allo "studio matto e disperatissimo" nella biblioteca di famiglia, senza mai confrontarsi con il mondo esterno. Il racconto di uno dei più grandi poeti italiani, da Recanati a Napoli, tra dolore, disperazione e solitudine. Il film (del 2014) è interessante ma il personaggio dipinto dal regista è troppo avulso, forse perché come attore non sopporto Elio Germano. Leggermente lungo e molto lento seppur poetico. Voto: 6-