Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Un po' improbabile come thriller, per le situazioni presentate e per i
personaggi di un Edoardo Pesce poco credibile e di un Massimo Popolizio
ancora peggio. Anche la soluzione al mistero lascia parecchi dubbi e
buchi di sceneggiatura. Insomma il tutto un po' rivedibile, che sia stato
prodotto della fretta di produrre non lo so, ma sicuramente ragionandoci
un po' di più, a mio avviso, poteva essere più coinvolgente e migliore.
Non tutto è infatti lineare, anzi restano molte zone d'ombra e il
citazionismo non bilancia una palese artificiosità. Thriller (diretto
non benissimo dal regista Vincenzo Alfieri, quello de Gli uomini d'oro, decisamente migliore a questo) che oscilla un po' troppo tra elementi sociologici e rovelli
psicologici che rischiano di soffocarsi a vicenda in un'ambientazione
che accentua la difficoltà di sciogliere nodi inestricabili. Ai confini del mediocre (improponibili certi paragoni). Voto: 4
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lunedì 28 febbraio 2022
mercoledì 23 giugno 2021
Il re leone (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 23/06/2021 Qui - Remake live action di uno dei successi planetari Disney, amato e conosciuto più o meno da tutti, in cabina di regia c'è Jon Favreau, che sembra aver preso gusto a questo genere di operazioni, suo infatti è anche l'altro remake in live action con gli animali, ovvero Il libro della giungla. E come quest'ultimo, anche questo film è graficamente sbalorditivo, anche questo è stato candidato all'Oscar (nel 2020) per gli effetti speciali, che però al contrario dell'altro non ha vinto. Poco male, due bei film sono, forse questo un pelino sotto, ma comunque un lavoro ben fatto. Un rifacimento del celebre cartone animato (che qui viene ripreso pari pari, ci sono tante piccole differenze in realtà, ma il grosso della storia è identico, quasi scena per scena) con animali che sembrano veri al punto da rimanere stupefatti. La CGI fa infatti impressione, gli animali sembrano davvero reali (riuscito perfettamente il lavoro di shot-for-shot fotorealistico), e poi i colori dell'Africa sono stupendi, la colonna sonora richiama quella clamorosa dell'originale (qualche canzone identica) e in generale quella sensazione di magia è intatta, così come l'inevitabile lacrimuccia. Si colgono difatti molti momenti gradevoli in cui emozionarsi è piuttosto comprensibile. Il doppiaggio di Marco Mengoni e Elisa non è proprio dei migliori, mentre quello di Edoardo Leo e di Stefano Fresi (nei panni dei miei personaggi preferiti di questo bel classico, ossia Timon e Pumba) è godibilissimo. Il re leone è insomma uno dei migliori live action (dei suoi tanti classici) prodotti dalla Disney, un film non perfetto (come l'originale, non tra i miei preferiti della collezione comunque) che evita di strafare e riadattare, riuscendo in tal modo a farsi più che discretamente apprezzare. Voto: 7
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lunedì 4 gennaio 2021
Il primo Natale (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 04/01/2021 Qui - Idea buona, belle location, sceneggiatura simpatica. Peccato che il film, benché non risulti mai noioso, non riesca quasi mai a far ridere (o, almeno, sorridere). Cento minuti che scorrono senza pretese e senza emozioni (e, per fortuna, senza sbadigli). Pure la recitazione, a parte un Massimo Popolizio sprecato, non convince. Insomma, un prodotto guardabile ma che non lascia alcun segno (tanti cliché e poche gag memorabili, ma soprattutto penuria di sentimenti, un pizzico di pathos emotivo in più non avrebbe fatto male). E comunque l'idea del viaggio nel tempo con interazione di personaggi storici si era già vista in Non ci resta che piangere (1984), con ben altra resa filmica. Non c'è riuscito il recente Non ci resta che il crimine, non riesce neanche questo, di cui resta tuttavia da ammirare la capacità del duo Ficarra & Picone di trattare argomenti religiosi col loro usuale humour anti-volgare, senza esagerare con la satira. Voto: 5,5
venerdì 27 settembre 2019
Bentornato Presidente (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2019 Qui
Tema e genere: Sequel della commedia Benvenuto Presidente! del 2013.
Trama: Dopo 8 anni di felice esilio in montagna, Peppino Garibaldi deve tornare a Roma per riprendersi la moglie. Si ritroverà non più al Quirinale, ma a Palazzo Chigi.
Recensione: Non avevo intenzione di vederlo, poi spinto da alcuni commenti ho voluto provare, ma era meglio se non l'avessi fatto, perché come previsto, da bocciare è questo film. Se già il primo film non era un granché ma almeno risultava passabile, questo secondo è una vera delusione. Il ritorno sulla scena politica per motivi sentimentali del fugace ex Presidente della Repubblica Giuseppe Garibaldi risulta solo una scusa per un instant movie che cerca molto bonariamente di sbeffeggiare l'attuale momento politico ed i suoi leaders, ma la presa in giro si dimostra talmente soft e telefonata da strappare solo qualche sorrisetto ogni tanto (l'unica fonte di vivacità sono infatti le non velate prese in giro alla classe politica attuale, alla lunga però si nota una certa ripetitività). Se poi ci aggiungiamo l'improbabile assurdità delle soluzioni politiche che il film suggerisce, secondo le quali il nostro incattivito popolo di anarchici individualisti ed egoisti si trasformerebbe in un batter d'occhio in un esempio di orgoglioso civismo per il mondo, vi rendete conto pure voi che proprio non ci siamo. Qualche scena azzeccata c'è, ma ce ne sono anche alcune imbarazzanti davvero improponibili. Claudio Bisio, con la professionalità costruita sui palchi teatrali di tutt'Italia, prova a tenere in piedi la baracca, ma non ci riesce, anche perché gli altri fanno poco. Sarah Felberbaum (che prende il ruolo che fu di Kasia Smutniak) è davvero una magnifica ragazza, ma è rigida e non è (ancora) una brava attrice. Pietro Sermonti si sta specializzando in ruoli da carognetta. Il resto del cast è macchiettistico al massimo e non ha modo di farsi apprezzare adeguatamente. Pellicola decisamente insufficiente.
Trama: Dopo 8 anni di felice esilio in montagna, Peppino Garibaldi deve tornare a Roma per riprendersi la moglie. Si ritroverà non più al Quirinale, ma a Palazzo Chigi.
Recensione: Non avevo intenzione di vederlo, poi spinto da alcuni commenti ho voluto provare, ma era meglio se non l'avessi fatto, perché come previsto, da bocciare è questo film. Se già il primo film non era un granché ma almeno risultava passabile, questo secondo è una vera delusione. Il ritorno sulla scena politica per motivi sentimentali del fugace ex Presidente della Repubblica Giuseppe Garibaldi risulta solo una scusa per un instant movie che cerca molto bonariamente di sbeffeggiare l'attuale momento politico ed i suoi leaders, ma la presa in giro si dimostra talmente soft e telefonata da strappare solo qualche sorrisetto ogni tanto (l'unica fonte di vivacità sono infatti le non velate prese in giro alla classe politica attuale, alla lunga però si nota una certa ripetitività). Se poi ci aggiungiamo l'improbabile assurdità delle soluzioni politiche che il film suggerisce, secondo le quali il nostro incattivito popolo di anarchici individualisti ed egoisti si trasformerebbe in un batter d'occhio in un esempio di orgoglioso civismo per il mondo, vi rendete conto pure voi che proprio non ci siamo. Qualche scena azzeccata c'è, ma ce ne sono anche alcune imbarazzanti davvero improponibili. Claudio Bisio, con la professionalità costruita sui palchi teatrali di tutt'Italia, prova a tenere in piedi la baracca, ma non ci riesce, anche perché gli altri fanno poco. Sarah Felberbaum (che prende il ruolo che fu di Kasia Smutniak) è davvero una magnifica ragazza, ma è rigida e non è (ancora) una brava attrice. Pietro Sermonti si sta specializzando in ruoli da carognetta. Il resto del cast è macchiettistico al massimo e non ha modo di farsi apprezzare adeguatamente. Pellicola decisamente insufficiente.
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sabato 15 giugno 2019
Sono tornato (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 13/11/2018 Qui - Dopo Benvenuti al Sud (e al Nord), Luca Miniero tenta nuovamente la carta del remake. Stavolta alza il tiro, prende spunto dal tedesco Lui è tornato di David Wnendt (2015), tratto a sua volta dal bestseller di Timur Vermes, in cui viene raccontato il ritorno di Adolf Hitler nella Germania moderna, e ipotizza lo stesso scenario cambiando dittatore e paese d'appartenenza. Peccato che Sono tornato, film del 2018 diretto dal regista napoletano e scritto dallo stesso e Nicola Guaglianone, non sia della stessa qualità e che non riesca a raggiungere la sufficienza. Luca Miniero infatti purtroppo si accontenta di scimmiottare l'originale tedesco (che viene ripreso quasi pedissequamente, e filologicamente, per tutta la parte iniziale) e dimentica di costruire delle solide basi drammaturgiche volte a finalizzare una critica costruttiva e ragionata. Il film difatti, che racconta e ipotizza appunto del "ritorno" di Benito Mussolini, Mussolini che, creduto da tutti come una specie di comico, e che dopo avere girato il paese desideroso di conoscere la nuova realtà che ha di fronte, diventa una star televisiva e del web (le sue invettive, i suoi discorsi, le sue idee espresse nella stessa maniera che gli anni del ventennio e fedeli alla sua visione politica, diciamo così, fanno facilmente presa sulla popolazione italiana che assiste divertita ma allo stesso tempo anche affascinata da questo uomo forte e lontano dalla classe politica cui sono abituati e che come sempre viene rappresentata come incapace e priva di idee, contenuti e ideali e interessata solo a badare ai propri interessi), per colpa della mancanza di un buon approfondimento di argomentazioni di spiccato carattere politico e sociale e colpa della qualità anche a livello di produzione sicuramente più scadente, non riesce a fare del tutto centro. Come se non bastasse, allo stesso tempo la pellicola è priva di quei connotati ideologici di un paese come la Germania, dove il nazismo costituiva chiaramente un tabù, che lì venivano affrontati con dei toni più netti e argomentazioni politiche, storiche e sociali che considererei, comunque all'interno dei toni grotteschi complessivi dell'opera, sicuramente più brillanti e interessanti, al contrario, quella che sembrerebbe proporre questo nuovo "Mussolini" appare più come una classica lotta contro la "casta" ma anche contro un certo qualunquismo diffuso, di cui tuttavia poi allo stesso tempo egli si giova usandolo per il proprio tornaconto e la sua scalata verso il successo e la popolarità, come del resto già accaduto e in una riproposizione della storia passata del nostro paese. Da questo punto di vista allora si resta in bilico nel giudicare più o meno negativamente questo film, film in cui la simpatia e goliardia prevale sul contenuto grottesco dell'opera principale.
giovedì 7 febbraio 2019
L'abbiamo fatta grossa (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/11/2016 Qui - Al termine della visione di L'abbiamo fatta grossa, ultimo film del regista Carlo Verdone, co-protagonista insieme ad Antonio Albanese della pellicola del 2016, la mia impressione è stata quella di aver visto un film che non mi ha particolarmente entusiasmato, ma allo stesso tempo neanche deluso. Perché questo film, in fondo, è abbastanza divertente e riesce a distrarre lo spettatore dalla routine quotidiana, e già questo è un eccellente risultato. Anche se un pizzico di delusione la si avverte da una sceneggiatura poco originale, da un racconto privo di plausibilità e da una serie di scenette troppo prevedibili e che sanno di già visto. E il finale (dolce-amaro) con pernacchia alla Totò dei momenti meno felici fa cadere le braccia e rischia di far naufragare una commediola fin lì esile ma pur sempre accettabile. Infatti devo riconoscere che la trama è costruita molto bene ed è sorretta da una sceneggiatura ben adeguata ai tempi della narrazione. Almeno fino a quando entra in scena la satira del buon Verdone che naturalmente non manca mai nei suoi film (in questo caso l'attenzione si concentra sul senso di avidità umana, anche da parte delle persone che non hanno in genere la propensione ad essere malvagie e poi ovviamente le sequenze finali che ci mostrano tutto un retroscena di corruzione sociale e politica che per noi italiani purtroppo rappresenta da sempre una angustia realtà), perché nonostante questa satira dolente dell'Italia di oggi ha una trama divertente è priva quasi totalmente dell'effetto valanga comico. Questo nonostante la presenza di due comici nati che proprio per questo quasi si annullano a vicenda, infatti la comicità Verdoniana (che in effetti è quella che detta i tempi e le battute, ma che in questo caso a volte pecca di palesi rimandi a cose già viste in passato) tende a volte a comprimere, secondo le sue esigenze, la particolarità di Albanese che conosciamo essere un attore spesso stravagante e strampalato. Come dire, a volte non sempre l'unione fa la forza, anche se il binomio Verdone-Albanese è quello che più funziona e che regala molti momenti di umorismo e di intelligente sarcasmo. Comunque la storia, anche se non del tutto convincente, segue tutti gli elementi classici della sceneggiatura e della narrazione filmica di Verdone, riuscendo a prevalere.
martedì 20 novembre 2018
Il ricco, il povero e il maggiordomo (2014)
martedì 16 ottobre 2018
Il giovane favoloso (2014)
Mini recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/11/2015 Qui - Il giovane favoloso: Il film inizia con la visione di tre bambini che giocano dietro una siepe, nel giardino di una casa austera. Sono i fratelli Leopardi, e la siepe è una di quelle oltre le quali Giacomo cercherà di gettare lo sguardo, trattenuto nel suo anelito di vita e di poesia da un padre severo e convinto che il destino dei figli fosse quello di dedicarsi allo "studio matto e disperatissimo" nella biblioteca di famiglia, senza mai confrontarsi con il mondo esterno. Il racconto di uno dei più grandi poeti italiani, da Recanati a Napoli, tra dolore, disperazione e solitudine. Il film (del 2014) è interessante ma il personaggio dipinto dal regista è troppo avulso, forse perché come attore non sopporto Elio Germano. Leggermente lungo e molto lento seppur poetico. Voto: 6-
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