Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2024 Qui - E' il classico film di formazione con uno spunto interessante ma dalla narrazione alquanto discontinua a livello qualitativo. Di positivo c'è sicuramente la prova del giovane protagonista, a cui è morto il padre e senza più riferimenti paterni si guarda intorno e, come in un bivio, è portato a fare delle scelte, anche drastiche. Il "valore aggiunto", abbastanza originale c'è da dire, è rappresentato da un temibile squalo che nuota nella piscina di una villa semiabbandonata, ma per il resto, è un'opera tediosa che non aggiunge nulla a quanto già visto, e meglio. L'opera prima di Davide Gentile merita sì considerazione ed affetto per la schiettezza di alcune situazioni, ma molte cose non vengono adeguatamente sviluppate dalla sceneggiatura che alla fine chiude con un finale troppo consolatorio, se vogliamo prevedibile e davvero improbabile. Difetti che per un esordio ci può stare, però meglio si poteva e doveva fare. Voto: 5,5 [Prime Video]
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venerdì 29 marzo 2024
venerdì 29 settembre 2023
Notte fantasma (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2023 Qui - Atipico noir italiano che ha il suo quid principale nella riuscita ambientazione notturna. La storia non è malvagia ma ogni tanto sbanda e deraglia (non solo dal punto di vista della verosimiglianza ma anche sotto il profilo della logica), anche se sa raccontare bene il rapporto che si viene a creare tra i due personaggi (la cui caratterizzazione però non è che riservi chissà quali novità), poiché è la cosa più sorprendente e probabilmente meglio riuscita del film. In questo senso gli interpreti se la cavano bene, ma resta un viaggio nella notte che complessivamente si lascia anche seguire, ma nel complesso non regge più di tanto, non essendoci un vero e proprio sviluppo se non negli ultimi minuti. Un noir abbastanza particolare, certamente riuscito ma ordinario. Voto: 6
lunedì 28 febbraio 2022
Ai confini del male (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Un po' improbabile come thriller, per le situazioni presentate e per i
personaggi di un Edoardo Pesce poco credibile e di un Massimo Popolizio
ancora peggio. Anche la soluzione al mistero lascia parecchi dubbi e
buchi di sceneggiatura. Insomma il tutto un po' rivedibile, che sia stato
prodotto della fretta di produrre non lo so, ma sicuramente ragionandoci
un po' di più, a mio avviso, poteva essere più coinvolgente e migliore.
Non tutto è infatti lineare, anzi restano molte zone d'ombra e il
citazionismo non bilancia una palese artificiosità. Thriller (diretto
non benissimo dal regista Vincenzo Alfieri, quello de Gli uomini d'oro, decisamente migliore a questo) che oscilla un po' troppo tra elementi sociologici e rovelli
psicologici che rischiano di soffocarsi a vicenda in un'ambientazione
che accentua la difficoltà di sciogliere nodi inestricabili. Ai confini del mediocre (improponibili certi paragoni). Voto: 4
venerdì 31 gennaio 2020
Dogman (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2020 Qui
Tema e genere: Ispirandosi al cosiddetto delitto del Canaro, questo film drammatico, selezionato per rappresentare l'Italia ai premi Oscar 2019 nella categoria per il miglior film in lingua straniera (ma non è entrato nella short-list dei dieci film pre-selezionati),
Trama: Un uomo tranquillo, che vive per i suoi amati cani e per la sua figlioletta, è succube di un ex pugile violento che terrorizza l'intero quartiere. E dopo varie angherie egli finirà per prendere consapevolezza su quanto negativa sia l'influenza dell'amico, immaginando una vendetta dall'esito inaspettato.
Recensione: Dogman, nono film di Matteo Garrone, è l'ennesima favola nera (nerissima) della sua carriera, iniziata sotto il profilo di un "realismo poetico" e proseguita, da L'imbalsamatore (2002) in poi, con storie estreme in cui i personaggi si muovono come in un sogno, spesso un incubo, o appunto come in una favola nera. Qui c'è un uomo piccolo e mite, ovvero Marcello (interpretato da uno strepitoso Marcello Fonte, attore sgraziato e capace di infondere purezza al suo personaggio), amorevole con i cani (e con la figlia), ansioso di avere l'amicizia delle altre persone del quartiere, debole con chi fa la voce grossa con lui come Simone. Per proteggerlo (per paura di lui), Marcello finirà anche in carcere. Al suo ritorno le cose precipiteranno, tra isolamento dei vicini e nuove angherie di Simone. Come detto, il film si ispira, liberamente, al cosiddetto "delitto del Canaro", che si consumò a Roma negli anni '80, a Garrone però non interessa ricostruire fedelmente quel delitto, che trasporta in un'altra zona e in un'altra epoca (è ambientato ai giorni nostri). Più importante, come negli altri suoi film, è il contesto e lo sfondo visivo: un panorama suburbano squallido, tra architetture orribili, costruzioni abbandonate e squarci di natura selvaggia, tanto da far pensare a un incrocio tra un western suburbano e un horror tra l'allucinato e l'onirico (grazie anche ai temi musicali che si susseguono). Attorno a Marcello (pauroso quando le cose si mettono male, ma anche desideroso di rispetto) non c'è solo Simone, violento e costantemente fuori di testa, ma anche altre persone come i proprietari di negozi e locali accanto a lui che condividono l'insofferenza ma anche la potenziale violenza nei rapporti.
mercoledì 31 luglio 2019
Cuori puri (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2019 Qui
Tema e genere: Dramma romantico tra due ragazzi di diversa estrazione presentato in anteprima al "Quinzaine del Réalisateurs" del Festival di Cannes 2017.
Trama: L'incontro tra un ragazzo di borgata e una ragazza che vive un percorso di castità.
Recensione: Ambientato in una Roma del disagio sempre più frequentata dal cinema italiano, Cuori puri (opera prima di Roberto De Paolis) innesta in questo contesto un sotto-tema particolare, con l'incontro tra il classico ragazzo "di borgata" e una giovane che cerca di vivere la propria giovinezza e insieme la propria fede. A tratti il film ricorda vagamente il recente La ragazza del mondo: là c'era una comunità di Testimoni di Geova, qui una comunità cattolica che dà luce al gruppo "Beati i puri di cuore" (che si ispira a gruppi realmente esistenti), pur molto meno rigido e certamente non aggressivo nel rapporto con la ragazza. Anzi, il sacerdote (reso bene da Stefano Fresi, in genere utilizzato in parti brillanti) è una figura piuttosto dolce e comprensiva verso i giovani, cui parla di perdono prima che di peccato (ma comunque lo sguardo su di lui è bonariamente distante, come se fosse una figura nobile ma fuori dal mondo). Piuttosto, è la madre di Agnese con la sua durezza e mancanza di rispetto verso la sua libertà (pur con l'umanità che riesce a darle Barbora Bobulova) a ricordare quel tipo di genitore dai principi ottusamente ferrei. I mondi agli antipodi di Cuori puri finiscono inevitabilmente per incontrarsi: e conta meno il dipanarsi della vicenda sentimentale, che si sviluppa con qualche prevedibilità, quanto la descrizione dei caratteri e dei rispettivi ambienti. Simone rimedia un posto da custode d'un parcheggio: e la precarietà del lavoro, lo squallore del luogo, la complessità della convivenza con la comunità del campo rom che vive lì vicino sono indagate con uno sguardo cinematografico che si prende i tempi giusti, raccontando una storia e insieme fotografando una realtà umana e sociale, senza didatticismi o spiriti di denuncia posticci. Roberto De Paolis la stessa attenzione la ripone nella descrizione del mondo di Agnese, una comunità di credenti ritratti per una volta non come fanatici bigotti, come dimostra appunto il personaggio di Stefano Fresi. Simone guarda i rom dall'altro lato dell'inferriata che li separa: e all'inizio accade lo stesso con Agnese, a sottolineare l'estraneità tra due mondi che trovano un punto di contatto nei cuori puri del titolo, nella sostanziale bontà di entrambi, che De Paolis registra con sguardo affettuoso e i due attori, bravi, interpretano con giusto smarrimento e fragilità (Simone Liberati e Selene Caramazza, entrambi non professionisti). E se le musiche ogni tanto aggiungono sottolineature che stonano col realismo dell'assunto, sono bravi nella loro naturalezza gli attori, tra cui è da segnalare Edoardo Pesce nel ruolo d'un criminale di mezza tacca meno sentimentale di Simone. Nel complesso film bello ma non bellissimo.
mercoledì 26 giugno 2019
Fortunata (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2019 Qui - Fortunata (Dramma, Italia 2017): Per il suo sesto lungometraggio da regista, Sergio Castellitto torna a lavorare sia con la moglie Margaret Mazzantini, che questa volta firma una sceneggiatura originale, sia con Jasmine Trinca, dopo il deludente Nessuno si salva da solo. Purtroppo, Fortunata è l'ennesimo passo falso dietro la macchina da presa del regista romano, prigioniero di un racconto che si sforza in tutti i modi di apparire anticonvenzionale, risultando invece pieno zeppo di cliché (dai cinesi super integrati e "bravissimi coi soldi", fino agli islamici preganti sulle rive del Tevere, il film inanella una serie infinita di banalità da cui nemmeno dei bravi interpreti come Stefano Accorsi e Alessandro Borghi riescono a uscirne). La storia infatti non regge la durata di un film, e la regia, che sembra mettercela tutta per intrattenere il suo pubblico ma non ci riesce. In una Roma calda e vuota scorrono le vicende di vita di Fortunata (un personaggio molto forte e ben definito, oltre ad essere ben interpretato dalla Trinca), le sue paure, i suoi problemi economici e sentimentali (donna vitale che vive alla giornata, a volte sopravvive in un contesto, povero di certezze e denso difficoltà, specialmente se si vuole coltivare un sogno). Forse si intravede una vena neorealista, quella rosa del romanzo d'appendice, quella sociale, addirittura anche politica, fatto sta che c'è troppa carne al fuoco e non si riesce a capire dove si voglia andare a parare. Noioso e scontato si aspetta sempre una svolta promessa che non arriva mai. Peccato perché Castellitto dirige non malissimo questo film e gli attori, tutti sono efficaci nell'interpretazione dei ruoli assegnati: brava Jasmine Trinca (non a caso vincitrice di un premio a Cannes, dove il film è stato presentato ed anche un David di Donatello), di più la piccola Nicole Centanni nell'interpretare il ruolo della piccola Barbara (non dimenticando un Edoardo Pesce davvero credibile nel ruolo del padre/marito prevedibilmente violento). Una prima parte che convince, una seconda che perde di misura e diventa quasi isterico e sopra le righe. Vuole mettere sul piatto molte cose, ma ne porta avanti meno di quanto voluto. La storia insomma non funziona, il momento migliore del film è "Vivere" di Vasco, canzone che chiude un film che, nonostante la critica acclamante, non mi ha convinto. Voto: 5+
mercoledì 22 maggio 2019
La verità, vi spiego, sull'amore (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2018 Qui - È inutile girarci intorno: quando una relazione è finita, bisogna trovare il coraggio di ammetterlo a se stessi e andare avanti con la propria vita. Come ad esempio accade a Dora (Ambra Angiolini) nel film La verità, vi spiego, sull'amore, commedia del 2017 di Max Croci. Il film infatti, tratto dall'omonimo romanzo della blogger Enrica Tesio, racconta la vita di Dora, una mamma ormai single di due splendidi bambini, che non riesce a lasciarsi completamente alle spalle il ricordo di Davide (Massimo Poggio), che l'ha lasciata dopo sette anni d'amore, ma che spronata dall'amica Sara (Carolina Crescentini), trova finalmente la forza di reagire, prima assumendo l'insolito babysitter Simone (Edoardo Pesce), poeta-bidello e nuovo fidanzato di Sara e poi dopo aver rivelato la verità all'amato figlio Pietro, trovando in sé le risposte alle sue domande. Non a caso il film gira attorno a come rivelare ai figli la separazione dei genitori e a come sia complesso e meraviglioso l'amore. Niente di nuovo insomma all'orizzonte (anche perché racconta qualcosa di non nuovo nel panorama cinematografico), e invece no, perché La verità, vi spiego, sull'amore grazie ad una brillante sceneggiatura che (spesso ma solo per qualche secondo) tramite lo stratagemma della rottura della quarta parete (anche se l'intuizione maggiore del regista è quella di usare la varietà di inquadrature e modalità di ripresa allo scopo di destabilizzare il pubblico per far emergere ancora più in profondità il disagio provato dai personaggi della storia) permette alla pellicola di risultare frizzante per un'ora e trenta senza mai annoiare (grazie anche dialoghi serrati, alcuni dei quali di forte impatto, anche se alquanto banali), e grazie ad una fotografia pulita, composta da colori accesi e che ben si accostano al tipo di narrazione, riesce a rendersi (soprattutto nel finale) un pochino originale.
domenica 14 aprile 2019
Tommaso (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/12/2017 Qui - Alla sua seconda seconda esperienza come regista, Kim Rossi Stuart in Tommaso, film del 2016, scritto, diretto e interpretato da lui stesso, svolge una operazione non banale, mostra con efficacia la nevrosi di un individuo tormentato per cui la realtà è sempre insufficiente o comunque non in grado di soddisfare i bisogni inconsci. Il protagonista infatti trova sempre una scusa, anche banale, per respingere quello che ottiene, nella vita amorosa e nel lavoro. Sogna vermi, simbolo delle brutture che possono nascondersi sotto le apparenze luccicanti. È tormentato da fantasmi del passato che emergono di tanto in tanto e non riesce a mettere a fuoco. Allontana da sé i risultati ottenuti, come se dopotutto il fallimento fosse una condizione più accettabile del successo. Inaffidabile, erotomane, imprevedibile, provoca, con una certa costanza, il naufragio dei rapporti d'amore. Naufragi che non risparmiano nessuna. Tommaso è sempre con la testa altrove, con lo sguardo che osa su sederi ben torniti o seni in bella vista, costantemente predisposto all'atto sessuale, ma solo allo stato mentale, riuscendo così a trasmettere in parte le angosce che appartengono a tantissimi Tommaso, anche perché il film riflette (comunque non eccezionalmente) e mostra le difficoltà supreme degli esseri umani, perennemente occupati e indaffarati a gestire quel disagio relazionale, derivante dal bisogno assolutamente totalizzante di stringere legami sessuali e amorosi soddisfacenti. Peccato che nonostante l'argomentazione interessante e intuizioni felici (con alcuni momenti sinceramente divertenti grazie a situazioni grottesche che ricordano le situazioni reali di tante relazioni, anche se il tutto "resta distante" e le fantasie di Tommaso alla fine non riescono a coinvolgere davvero), il film si fermi alle intenzioni, un bel lavoro in potenza insomma, la trama infatti, dopo una prima parte brillante, senza pretese, ma onesta (in cui il regista dosa bene, ma non benissimo ironia, dramma, grottesco), si trascina per una buona ora con scenari già visti, già vissuti, prevedibili, senza picchi.
giovedì 27 dicembre 2018
Se Dio vuole (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/04/2016 Qui - Se Dio vuole è la commedia d'esordio come regista di Edoardo Falcone, sceneggiatore di tanti film, tra cui Ti ricordi di me? e Confusi e felici. Un esordio 'divino' (per restare in tema) il suo, dato che grazie a questo film del 2015, scritto e diretto interamente da lui, gli ha permesso, e credo meritatamente, di vincere sia il David di Donatello che il Nastro d'argento come miglior regista esordiente, in più al Tokyo International Film Festival il premio del pubblico. Questa, comunque leggera e spensierata commedia, confonde con garbo e pacatezza, senza eccedere nei limiti, sacro e profano, difatti il protagonista del film, Tommaso (Marco Giallini), stimato cardiochirurgo e uomo dalle certezze assolute, sposato con Carla (Laura Morante), casalinga (frustata e infelice) e madre dei due figli Bianca (Ilaria Spada), svogliata e senza alcun interesse, a sua volta sposata con Gianni, e Andrea, giovane brillante promettente studente iscritto a medicina e pronto a seguire le orme del padre, entra in crisi, facendo partire una strana rivoluzione famigliare, quando il suo figlio prediletto annuncia, non di essere gay (non è così importante) ma di volersi fare prete. Per lui, ateo convinto, subito vengono in mente strani pensieri (come una serie di immagini legate ad avvenimenti per i quali la Chiesa si è messa in cattiva luce, nell'ultima immagine di questa scena c'è addirittura Don Matteo), e capisce che quella di Andrea è una volontà da dover cambiare il prima possibile e senza esitare a ricorrere a una vera e propria guerra. Una guerra contro se stesso e contro chi sembra abbia ispirato il figlio su questa strada, un certo Don Pietro (Alessandro Gassman), a metà fra il sacerdote e il santone. A Tommaso non resta quindi che avvicinarlo sperando di scoprirne gli altarini per rivelarli ad Andrea e fargli cambiare idea sul sacerdozio. Riuscirà nell'impresa o cambierà lui stesso e il figlio, idea? Forse sì, forse no, ma infondo chi siamo noi per giudicare chi, cosa e perché se Dio ha voluto così. Che abbia veramente voluto o meno, Dio è il vero protagonista, e che ci crediate o no Dio è comunque amore, e che esista o meno "l'importante è amare".
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giovedì 6 dicembre 2018
Amori elementari (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2016 Qui - La bella Cristiana Capotondi è la protagonista di una commedia (del 2014) che racconta una delicata età di passaggio, il delicato passaggio dalle scuole elementari alle medie, tra amicizie, delusioni, tradimenti e primi approcci sentimentali, Amori elementari. In un piccolo paese delle Dolomiti un gruppo di bambini, stanno vivendo il loro "tempo delle mele" tra amori, promesse, incantesimi, fughe, tradimenti, litigi e riconciliazioni, e sono uniti dalla passione per lo sport. Matilda e' innamorata di Tobia sin dalla terza elementare, Katerina e Aleksey, entrambi di origini russe, sono inseparabili. Anche Ajit è innamorato, di Matilda, ma lo ha confessato soltanto al suo amico immaginario. L'arrivo di una nuova bambina, la carismatica Agata, e un viaggio in Russia scatenerà nuove infatuazioni, tradimenti e litigi. Questa storia pone in primo piano i sentimenti di alcuni ragazzini che sono ancora dei bambini e che con tutta l'innocenza e l'entusiasmo, nonché la spontaneità propria dell'età, si "avventurano" verso delle relazioni, o più semplicemente delle simpatie, che determineranno nella loro ancor breve esistenza delusione o felicità.
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