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domenica 14 luglio 2019

Hotel Transylvania 3 (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/05/2019 Qui
Tema e genere: Film d'animazione che come gli altri capitoli ripropone sempre con le stesse dinamiche il rapporto umano-mostro, cercando di proporre il solito messaggio che invita ad abbattere il muro razziale tra umani e "diversi", per promuovere l'uguaglianza e l'amore.
Trama: Dopo che la figlia ha trovato l'amore e una famiglia, adesso tocca a suo padre Dracula cercare di rifarsi una vita dopo centinaia di anni di vita sedentaria nell'Hotel. Per lo stesso motivo, la figlia Mavis organizza una grande vacanza estiva in crociera capitanata dall'umana Erika, di cui Dracula si innamora follemente. Ciò che non sa è che un acerrimo nemico è tornato a dargli la caccia.
Recensione: Trama semplice per non dire esilissima, sviluppo risibile più che comico, per Hotel Transylvania 3, film molto colorato e vivace ma poco riuscito. Il terzo episodio di Hotel Transylvania, dopo i primi due più fluidi e divertenti (qui la recensione del secondo), è infatti una delusione per un adulto pur non prevenuto verso il genere, o che anzi ami l'animazione non banale. Questo perché narrativamente parlando, Hotel Transylvania 3: Una vacanza mostruosa pone sul piatto una vicenda alquanto classica. Una vicenda decisamente prevedibile dall'inizio fino alla fine, che non regala mai colpi di scena davvero piacevoli o capaci di far sussultare lo spettatore. L'avventura si fa così seguire senza troppe pretese, riuscendo anche a intrattenere piacevolmente, peccato che alcune scene funzionino poco, talvolta fin troppo forzate o con espedienti non proprio eccellenti, che a tratti sembrano dare una sensazione di déjà-vu. Dopotutto esattamente come nei capitoli precedenti ci troveremo nella ripetitiva situazione di assistere a diversi espedienti narrativi per sottoscrivere quanto il mondo moderno viva in una gabbia mentale preistorica. La società odierna riuscirà a superare queste barriere solo con la forza dell'amore, insomma, in modo incondizionato e pure sfrontato. E insomma questo terzo capitolo di Hotel Transylvania non propone niente di più (anzi, il concetto dell'uguaglianza tra mostri e umani è fin troppo ridondante), niente di nuovo allo spettatore: sicuramente riesce ad intrattenere e divertire, anche grazie alla continua aggiunta di personaggi già dai film precedenti, ma in più occasioni risulterà sempre di assistere ad una serie di gag e sketch tutti incollati tra di loro, che vengono sorretti da una trama banale e risaputa, senza offrire particolari twist narrativi. Infatti battute ben congegnate e capaci di far scappare più di qualche sorriso (la coppia di genitori lupi mannari con centinaia di cuccioli, che scappano e si nascondono dai figli per riposarsi, unica gag di livello) fanno seguito a momenti che tentano in tutti i modi di far divertire lo spettatore portando però al risultato opposto, quasi infastidendolo. Infastidendo soprattutto il pubblico di grandi (alcune scene sono raggelanti, vuoi perché mal strutturate, vuoi a causa di un voler portare eccessivamente per le lunghe una battuta), perché i più piccoli rideranno di gusto a tutte le trovate inserite nella pellicola. Il che non sarebbe un problema, ma non sono poche le pellicole rivelatesi capaci di conquistare grandi e piccini, cosa che Hotel Transylvania non riesce minimamente a fare. Ed è un peccato, perché il lavoro tecnico che è stato possibile visionare sa farsi indubbiamente valere. E tuttavia rimane questo e comunque un buon prodotto di intrattenimento, ma qualcosa in più indubbiamente si poteva fare, anche perché considerando il fatto che in teoria dovrebbe essere il film conclusivo di questa saga, la storia poteva essere molto più innovativa di così.

domenica 28 aprile 2019

7 Minuti (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/01/2019 Qui - Tratto dall'omonimo testo teatrale di Stefano Massini (che ne ha scritto insieme al regista Michele Placido anche la sceneggiatura della versione cinematografica) e rifacendosi ad un fatto realmente accaduto in una fabbrica dell'Oltralpe, 7 Minuti (2016), racconta uno spietato aspetto della realtà concernente il mondo del lavoro e, più precisamente, quello, della fabbrica. Nel film infatti, di denuncia e girato quasi interamente in una stanza di una fabbrica, si assiste ad un gioco al massacro tra vecchie e nuove generazioni, diverse etnie che rivendicano ognuna le proprie ragioni per accettare o rifiutare l'accordo che una società propone all'intero cast femminile del film (che vede interpreti neofiti e di lunga data tutte egualmente brave, tra cui Ambra AngioliniCristiana CapotondiFiorella MannoiaViolante Placido e Clémence Poésy). Un accordo, quello di rinunciare a sette minuti della loro pausa, che facile da accettare proprio non è, perché se singolarmente significa poco, ma moltiplicato per tanti sono numeri ragguardevoli. In fondo è vero, cosa sono sette minuti con la sicurezza di un posto di lavoro sicuro, magari malpagato però con una certezza che ti porta in qualche modo ad andare avanti ed in tempi di crisi economica non è cosa da poco.

domenica 14 aprile 2019

Tommaso (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 12/12/2017 Qui - Alla sua seconda seconda esperienza come regista, Kim Rossi Stuart in Tommaso, film del 2016, scritto, diretto e interpretato da lui stesso, svolge una operazione non banale, mostra con efficacia la nevrosi di un individuo tormentato per cui la realtà è sempre insufficiente o comunque non in grado di soddisfare i bisogni inconsci. Il protagonista infatti trova sempre una scusa, anche banale, per respingere quello che ottiene, nella vita amorosa e nel lavoro. Sogna vermi, simbolo delle brutture che possono nascondersi sotto le apparenze luccicanti. È tormentato da fantasmi del passato che emergono di tanto in tanto e non riesce a mettere a fuoco. Allontana da sé i risultati ottenuti, come se dopotutto il fallimento fosse una condizione più accettabile del successo. Inaffidabile, erotomane, imprevedibile, provoca, con una certa costanza, il naufragio dei rapporti d'amore. Naufragi che non risparmiano nessuna. Tommaso è sempre con la testa altrove, con lo sguardo che osa su sederi ben torniti o seni in bella vista, costantemente predisposto all'atto sessuale, ma solo allo stato mentale, riuscendo così a trasmettere in parte le angosce che appartengono a tantissimi Tommaso, anche perché il film riflette (comunque non eccezionalmente) e mostra le difficoltà supreme degli esseri umani, perennemente occupati e indaffarati a gestire quel disagio relazionale, derivante dal bisogno assolutamente totalizzante di stringere legami sessuali e amorosi soddisfacenti. Peccato che nonostante l'argomentazione interessante e intuizioni felici (con alcuni momenti sinceramente divertenti grazie a situazioni grottesche che ricordano le situazioni reali di tante relazioni, anche se il tutto "resta distante" e le fantasie di Tommaso alla fine non riescono a coinvolgere davvero), il film si fermi alle intenzioni, un bel lavoro in potenza insomma, la trama infatti, dopo una prima parte brillante, senza pretese, ma onesta (in cui il regista dosa bene, ma non benissimo ironia, dramma, grottesco), si trascina per una buona ora con scenari già visti, già vissuti, prevedibili, senza picchi.

mercoledì 2 gennaio 2019

Hotel Transylvania 2 (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/06/2016 Qui - Hotel Transylvania 2 è un film d'animazione del 2015, il 'mostruoso' sequel di un film campione d'incassi nel 2012. Il film, diretto da Genndy Tartakovsky (stesso regista del primo), scritto a quattro mani da Robert Smigel e Adam Sandler, è prodotto dalla Sony Pictures Animation per la Columbia Pictures ed è girato con l'uso della computer grafica. Peccato però che il risultato non sia granché rispetto al primo, in questo secondo capitolo infatti assistiamo al classico problema da n°2, le idee in pista sono sempre quelle, per buona parte del film non si ride molto, poi il ritmo si alza e nel complesso il progetto si salva, ma l'effetto minestra riscaldata è dietro l'angolo. In caccia degli stessi spettatori (in questo caso anche di più...) dell'originale si inseriscono poche vere novità, cercando di recuperare il possibile con gli stessi ingredienti della ricetta vincente. La prima cosa che si nota dopo 10 minuti difatti, è la perdita del ritmo frenetico che caratterizzava il primo capitolo, probabilmente dovuto al soggetto che non consente una narrazione più convulsa. Detto ciò, anche qui lo spirito del film rimane leggero e senza pretese, e chiaramente indirizzato più ad un pubblico molto giovane rispetto ad altri film d’animazione contemporanei. Le Gag riescono sempre a divertire, ma alcune battute, sono troppo sceme (così anche nel primo film ma ancora di più), cercando di ironizzare sulle abitudini e mode dei giorni nostri (come selfie, youtube, etc.), con risultati buoni a tratti. In sostanza, a parte il soggetto, nulla cambia in questo seguito, lo sviluppo della trama è lo stesso, così come l’intento e lo stile, ci si diverte, ma speravo in un balzo in avanti. Ma andiamo nel dettaglio, ecco la trama. Mavis la vampiretta e Jonathan l'umano si sposano presso l'hotel popolato da creature mostruose gestito dal Conte Drac, il padre di Mavis. Quando la coppia ha un figlio, Dennis, tutti si chiedono se sarà umano o vampiro, e mentre i genitori sono pronti ad accettarlo in ogni caso, nonno Drac spera di aver passato al piccolo i suoi geni e i suoi canini succhiasangue. Anche perché Mavis, qualora Dennis si rivelasse prevalentemente umano, minaccia di trasferirsi con il marito e il figlio in California e crescerlo fra i sui simili. Sarà compito di Drac, coadiuvato dal gruppetto di creature insolite (Frankenstein, Murray la Mummia, Griffin l'Uomo Invisibile, Wayne il Lupo Mannaro) tirare fuori il mostro che potrebbe nascondersi in Dennis: e per far questo il vampiro approfitta di un viaggio esplorativo di Mavis e Jonathan in California per avviare Dennis lungo il percorso di iniziazione vampiresca.

giovedì 6 dicembre 2018

Amori elementari (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2016 Qui - La bella Cristiana Capotondi è la protagonista di una commedia (del 2014) che racconta una delicata età di passaggio, il delicato passaggio dalle scuole elementari alle medie, tra amicizie, delusioni, tradimenti e primi approcci sentimentali, Amori elementari. In un piccolo paese delle Dolomiti un gruppo di bambini, stanno vivendo il loro "tempo delle mele" tra amori, promesse, incantesimi, fughe, tradimenti, litigi e riconciliazioni, e sono uniti dalla passione per lo sport. Matilda e' innamorata di Tobia sin dalla terza elementare, Katerina e Aleksey, entrambi di origini russe, sono inseparabili. Anche Ajit è innamorato, di Matilda, ma lo ha confessato soltanto al suo amico immaginario. L'arrivo di una nuova bambina, la carismatica Agata, e un viaggio in Russia scatenerà nuove infatuazioni, tradimenti e litigi. Questa storia pone in primo piano i sentimenti di alcuni ragazzini che sono ancora dei bambini e che con tutta l'innocenza e l'entusiasmo, nonché la spontaneità propria dell'età, si "avventurano" verso delle relazioni, o più semplicemente delle simpatie, che determineranno nella loro ancor breve esistenza delusione o felicità.

venerdì 12 ottobre 2018

Soap Opera (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/10/2015 Qui - Soap Opera è una commedia brillante che racconta gli odi, gli amori, gli equivoci, gli intrecci e le complicate traiettorie emotive che collegano tra di loro i bizzarri abitanti dello stesso palazzo, a poche ore dal capodanno, in una Milano innevata e solo 'accennata'. Francesco (De Luigi) ancora innamorato della ex Anna (Cristiana Capotondi), che scopre essere incinta di un altro uomo, Paolo (Ricky Memphis) che aspetta un figlio dalla moglie ma viene assalito da dubbi in merito alla propria sessualità, la bellissima Francesca (Sednaoui) il cui ex fidanzato si è appena suicidato, Alice (Chiara Francini) star di una nota soap opera televisiva e con la passione per gli uomini in divisa, Gianni e Mario (Ale e Franz), gli esilaranti fratelli legati strettamente da un incidente che costringe uno dei due su una sedia a rotelle e l’altro ad accudirlo, vivranno una notte piena di colpi di scena, alla fine della quale la vita di tutti si ritroverà irrimediabilmente cambiata. Una commedia (del 2014) agrodolce, che, nonostante alcune buone intuizioni, ho trovato piuttosto insipida, sempliciotta e molto nazional-popolare ma ben diretta, ben interpretata e ricca di gag spassose. Buona l'idea dell'indeterminatezza del tempo e luogo, una scelta coraggiosa del regista che rinuncia al facile espediente delle "macchiette regionali" e contemporaneamente crea un'atmosfera surreale. Mi è poi piaciuto il mostrare in alcuni momenti lo "spaccato" del condominio, che mostra contemporaneamente tutti gli eventi che si verificano nei singoli appartamenti. Forse l'autore voleva "mettere a nudo" l'essenza dei protagonisti, le loro fobie e manie; aspirazioni e delusioni; le loro piccole meschinità ed una bontà d'animo di fondo, non coglie però nel segno, perché le recitazioni sono sembrate poco spontanee, troppo legate ai ruoli che gli attori sono soliti interpretare in altri contesti e il buon Abatantuono sembra veramente fuori luogo e fuori controllo! Quel poco di tensione che si crea viene sciolto dal combaciare di tutti i tasselli del "puzzle" in una conclusione simpatica ma scontata. Voto: 6

lunedì 8 ottobre 2018

Un ragazzo d'oro (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/10/2015 Qui - Davide Bias scrive racconti brevi e conta i passi che lo separano dall'alienazione. Uno stato di disagio persistente che reprime con gli psicofarmaci e gestisce con una fidanzata confusa e un lavoro da creativo in un'agenzia pubblicitaria. Figlio di Achille Bias, uno sceneggiatore di B movie, Davide non riesce a doppiare suo padre, che muore all'improvviso in un incidente automobilistico. L'avvocato dell'assicurazione, chiamato a indagare sulla dinamica della sciagura, è convinto che si tratti di suicidio. La dichiarazione getta nello sconforto Davide (Riccardo Scamarcio) che adesso vuole capire chi sia l'uomo che ha passato la vita ad odiare, tenterà di fare pubblicare il romanzo autobiografico lasciato incompiuto, nel quale l'uomo racconta il mondo cinematografico e culturale romano che l'ha rifiutato. Al romanzo, però, manca il finale e il figlio decide di trovarne uno affinché possa proporlo ad un editore. Partito per Roma, il giovane finirà per trascurare la fidanzata (Cristiana Capotondi) e per perdere la testa per un'ex attrice reinventatasi editrice (Sharon Stone). La ricerca senza freni e farmaci lo porterà alla verità e al tracollo emotivo. Non è facile riconoscere i doni lasciati in eredità dai padri, trasformare in patrimonio la loro acqua di colonia, Pupi Avati realizza l'ennesimo e nostalgico scavo nel passato, quello di Un ragazzo d'oro che attraverso la contemplazione di suo padre approda alla scoperta di se stesso. Un ragazzo d'oro intreccia la riflessione sull'eclissi della paternità nel mondo contemporaneo e la denuncia delle patologie prodotte dalla società dello spettacolo. Il film è di una noia mortale e di una lentezza sonnacchiosa (non basta la Stone), accentuata da uno Scamarcio mai così monocorde ed in certi passaggi anche incomprensibile tanto si parla dentro. Il finale è brutto, ti fa pensare che forse non avrei perso niente a non vederlo. Voto: 5,5