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venerdì 2 luglio 2021

Divorzio a Las Vegas (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2021 Qui - Commedia brillante in gran parte ambientata a Las Vegas in cui due italiani tornano negli USA per sciogliere un matrimonio contratto anni prima. Benché prevedibile nel suo svolgimento (il finale è oltremodo "telefonato") nel complesso è piacevole un po' per l'ambientazione (che "esce" dai confini nazionali), per le numerose citazioni cinematografiche, ma soprattutto per i due interpreti, Giampaolo Morelli e Andrea Delogu (quest'ultima gnocca accertata), che mostrano un buon feeling, e sono decisamente portati per la commedia. Non male anche la prova dei caratteristi, da Ricky Memphis a Gianmarco Tognazzi. Una commedia fresca e spensierata, che pur non possedendo particolari picchi, si lascia ben vedere, anche perché il tutto viene condotto nei binari di un certo buon gusto. Infatti, in questa commedia romantica e delicata, un po' americana, divertente e mai volgare (anche se i nudi con tanto di lap dance non mancano), semplice e mai eccessiva, non ci sono scivoloni troppo volgari o fuori luogo. Qui quello che vince è l'amore e Umberto Carteni lo racconta bene adoperando una regia scorrevole e poco pretenziosa. Una candida sorpresa questa pellicola quindi, banale sì, ma di buon intrattenimento. Voto: 6

giovedì 7 novembre 2019

Ma cosa ci dice il cervello (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/11/2019 Qui
Tema e genere: Reduci dall'exploit (mai condiviso) di Come un gatto in tangenziale, la factory capitanata da Riccardo Milani e Paola Cortellesi ci riprova. Ancora una volta lo fa con una commedia graffiante, che prende di mira il malcostume ormai diffuso rovesciandone gli effetti sul pubblico. Il film infatti diventa specchio dei vizi italici e di un paese dominato dall'aggressività, dal cretinismo, dalla "tuttologia" e dalla continua messa in discussione delle competenze.
Trama: Una grigia madre divorziata nasconde una doppia vita, che le servirà per vendicare i soprusi subiti da vecchi compagni di scuola.
Recensione: Francamente il film mi ha un po' deluso. Ma cosa ci dice il cervello è un film gradevole non sguaiato o volgare che si basa su un soggetto abbastanza originale ma modesto nella realizzazione e confuso nello scopo che si propone. Il film è confuso nel senso che è in parte commedia e in parte thriller sia pure comico ma le due parti non si amalgamano e specie la parte della "vendetta" appare poco brillante. Manca il film di coesione e di vivacità, non è affatto coinvolgente per lo spettatore non fa ridere, solo sorridere. La trama è infatti poco divertente, ma soprattutto, anziché provare ad analizzare i motivi di certi malesseri, di un certo imbarbarimento che colpisce la società, si limita a citarli con tono ammonitorio. Se l'intento era quello di mettere lo spettatore davanti a fatti della vita di tutti i giorni, fungendo da specchio dei nostri tic, forse sarebbe stato più efficace un cinismo maggiore. Ma cosa ci dice il cervello dovrebbe compensare con la commedia e ci riesce di tanto in tanto grazie agli attori, cui è lasciata grande libertà e che ripagano aggiustandosi benissimo gag e personaggi sul proprio corpo, inevitabilmente però le sue energie sono drenate dal seguire i suoi molti temi. A tal proposito, in quanto alla recitazione Paola Cortellesi è brava e i suoi spunti comici sono apprezzabili, anche se non sembra in parte come agente segreto, sprecati appaiono validi attori come Remo Girone (che fa il Capo dei Servizi) e Claudia PandolfiMa cosa ci dice il cervello funziona, appunto, nei frammenti in cui si avvicina di più agli schemi tradizionali della commedia commerciale tradizionale, dove si ride per il grottesco, per l'eccesso, per la battuta salace e di spirito, quando cerca di cambiare pelle addentrandosi nella parodia della spy story evocando i classici blockbuster alla Bourne o alla Bond (solo per citare i più famosi) perde di credibilità, si trasforma in parodia di se stesso facendo sorgere spontanea una domanda: di cosa vuole parlare davvero questo film? Non bastasse che tutto collassi nel finale in cui il film fatica a unire tutti gli intenti e le trame (quella internazionale, quella giustizialista e quella sentimentale con uno dei vecchi amici) come le diverse personalità della protagonista (qual è quella vera? È dura come sul lavoro o remissiva come nella vita?). Soprattutto di fronte ad un finale così smaccatamente intenzionato ad insegnare una lezione il risultato è più respingente che attraente. E insomma commedia con luci ed ombre, originale, a tratti divertente, a tratti meno, quando il "moralismo" prende il sopravvento sull'intrattenimento. Non ci si annoia mai, questo è certo, ma i troppi generi, i troppi temi, non convincono.

venerdì 14 giugno 2019

L'ultima ruota del carro (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/10/2018 Qui - Un medio prodotto cinematografico italiano come questo corrisponde, probabilmente, al progetto più ambizioso, coraggioso e riuscito, giacché seppur non sfugge a certi difetti del suo cinema dovuti ad un certo schematismo, a volte grossolanità di qualche situazione, è a tratti divertente, credibile e sensibile tale da rendersi piacevole e godibile a vedersi (non a caso è questo il suo unico film che mi è davvero piaciuto, giacché non del tutto efficace è risultato Non è un paese per giovani) di Giovanni Veronesi, un prodotto che fa sfigurare decisamente altre pellicole medio-piccole come la trilogia di Manuale d'amoreItalians e altri film che erano altra farina del sacco del regista (Genitori & figli era al limite pericoloso del ridicolo). L'intento (nobilissimo) del regista è sempre stato quello di raccontare l'Italia, più o meno indirettamente, attraverso piccoli personaggi disadattati che affrontavano realtà abbastanza squinternate o semplicemente estranee, ma che alla fine riuscivano a trovare la via verso la loro salvezza sociale. Così avviene per il protagonista de L'ultima ruota del carro (film del 2013 scritto e diretto dal regista toscano), un mimetico (dimesso ma intenso) Elio Germano, che cambia capelli, età e carattere per riproporre i vari stadi della vita dell'italiano medio, anzi, di un esempio raro di italiano, un piccolo anti-eroe umile (anche troppo) e simpatico, mai intenzionato a mirare troppo in alto e che ritiene bastevole il rapporto affettivo con la moglie (una tremebonda Alessandra Mastronardi), con il figlio, con l'amico (Ricky Memphis che, meno burino del solito, risulta divertente), con i vicini di casa. E' un piccolo eroe che riesce a sopravvivere a cinquanta stralunati anni circa di storia d'Italia, dal 1967 al 2013, senza mai cambiare né crescere in termini di esperienza, mantenendo sempre la stessa ingenuità e la stessa semplicità che lo relegavano all'ultima ruota del carro della sua famiglia, in cui il padre oppressivo e la madre incapace di intervenire lo spingevano a una sempre maggiore frustrazione. Non è ambizioso, non tiene troppo ai soldi, è convinto che sia la famiglia il centro della sua vita, in un Bel Paese prima sconvolto dalle Brigate Rosse, poi dai fondi illeciti ai partiti politici e infine dall'avvento ottimistico dell'era berlusconiana.

sabato 1 giugno 2019

Sconnessi (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/08/2018 Qui - Commedia corale in cui viene analizzata la reazione di un gruppo all'improvvisa mancanza di Internet, Sconnessi sbanda in maniera evidente quando l'esperimento riesce e la nevrosi comincia a montare. Ed è proprio in quel delicato passaggio che questo prodotto del 2018 diretto da Christian Marazziti comincia a perdere d'interesse, dopotutto l'impasse deve trovare una via d'uscita, la narrazione deve evolversi, invece ciò che gli sceneggiatori scelgono di fare è di accatastare umorismo spicciolo in aggiunta a una sequela di situazioni sempre più esasperate. Il film e la trama infatti, che racconta di alcuni componenti di una famiglia allargata che si ritrovano isolati in uno chalet di montagna senza connessione internet e che dovranno quindi confrontarsi gli uni con gli altri comunicando direttamente tra loro per riscoprire i legami di famiglia, si riduce solamente come espediente necessario a mostrare le reazioni (in alcuni casi immotivate) di questa (strana) cerchia familiare di fronte alla mancanza improvvisa di una tecnologia che è diventata ormai parte della loro (nostra) vita, non facendo per questo chissà quali rivelazioni. Il regista difatti non approfondisce l'aspetto sociologico o psicologico, che poteva essere interessante (l'analisi dei personaggi causa la breve durata del film in rapporto al notevole numero di caratteri non arriva a completarsi), mantenendosi invece su di un livello superficiale e accontentandosi di fornire mero intrattenimento, con qualche indovinato siparietto comico, ma senza minimamente graffiare. Certo, il film per questo si segue agilmente, ma il suo passo eccessivamente chiassoso e frenetico non aiuta.

domenica 13 gennaio 2019

Torno indietro e cambio vita (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2016 Qui - I protagonisti di Torno indietro e cambio vita, commedia del 2015, sono una coppia di coniugi, interpretati da Raoul Bova e Giulia Michelini, i quali stanno attraversando un periodo di profonda crisi e pertanto la moglie ha deciso di lasciare il marito per un altro uomo. Non essendo quest'ultimo dello stesso parere in quanto ancora molto innamorato della consorte, al fine di non volere mai più soffrire in futuro così tanto per un tale tipo di abbandono, desidererebbe ardentemente tornare indietro nel tempo e riuscire così di evitare di conoscere e mettersi insieme a quella che sarebbe poi diventata la propria futura moglie. In seguito ad un incidente stradale e ad una sorta di "incantesimo" il desiderio si avvera ed il protagonista, insieme al suo carissimo amico (Ricky Memphis), riesce a ritornare indietro negli anni, e precisamente agli anni '90, all'epoca del liceo e dell'incontro con la futura moglie. Da qui si succederanno una serie di avvenimenti più o meno importanti ed esilaranti. Eccoci di fronte a un film che merita due giudizi ben distinti. Se considerato infatti in termini assoluti, "Torno indietro e cambio vita" è da bocciare senza remissione di peccati, perché, ammettiamolo, è ben poca sostanza e ancor meno comicità. Se considerato però all'interno della modesta filmografia vanziniana, siamo di fronte a una delle migliori pellicole del figlio del grande Steno. E questo nonostante il soggetto abusato del film, cioè il salto temporale all'indietro (od anche al futuro) in modo tale da poter cambiare il proprio destino. Un soggetto ampiamente e precedentemente trattato nella cinematografia italiana e soprattutto straniera, ma usato in modo banale, poiché quest'opera risulta non solo, ovviamente, irreale ma anche piuttosto superficiale e semplicistica nel presentare la vicenda in se. Anziché distaccarsi appunto dal "già visto" e creare un prodotto con qualche spunto originale, il film rimane completamente in superficie raccontando situazioni ed avvenimenti scontati di cui si intuisce già in precedenza lo svolgersi e la conclusione.

domenica 4 novembre 2018

Ma tu di che segno sei? (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/01/2016 Qui - Ma tu di che segno sei? è una commedia grottesca (del 2014) che tratta delle manie degli italiani nel seguire o meno l'oroscopo, formando la propria esistenza sull'astrologia, seguendo per filo e per segno cosa dice ogni giorno l'oroscopo. Tra questi tante diverse persone con diversi, piccoli problemi. Gigi Proietti, è un avvocato pronto a difendere i peggiori "zozzoni", ma una caduta gli farà perdere la memoria e l'istinto prevaricatore, bravo ma gli ottimi tempi comici vengono sprecati, come capita anche a Ricky Memphis che interpreta un maschilista della peggior specie con evidente disagio. Deludente e ormai quasi inutile Massimo Boldi, un industriale ipocondriaco, che combinerà di tutti i colori ma senza vere risate. Funziona meglio Vincenzo Salemme, un maresciallo dei carabinieri gelosissimo della figlia 17enne la cui missione è allontanare dalla ragazza tutti i possibili fidanzati, che insieme ad Angelo Pintus formano una coppia divertente. Infine, la coppia Pio & Amedeo, forse i migliori di tutti, due amici che sbarcano il lunario l'uno sfornando oroscopi di fantasia, l'altro fingendosi vittima di incidenti stradali per ottenere i denari delle assicurazioni, ma quando nella vita di Andrea entra la bella Monica gli imbrogli dei due amici si moltiplicano e si moltiplicano gag e risate. Un mezzo cinepanettone, un prodotto molto al di sotto delle capacità dei fratelli Vanzina, con battute e gag leggermente troppo becere. Divertente (poco), ma forse era ed è meglio astenersi dalla visione. Voto: 3,5

venerdì 12 ottobre 2018

Soap Opera (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/10/2015 Qui - Soap Opera è una commedia brillante che racconta gli odi, gli amori, gli equivoci, gli intrecci e le complicate traiettorie emotive che collegano tra di loro i bizzarri abitanti dello stesso palazzo, a poche ore dal capodanno, in una Milano innevata e solo 'accennata'. Francesco (De Luigi) ancora innamorato della ex Anna (Cristiana Capotondi), che scopre essere incinta di un altro uomo, Paolo (Ricky Memphis) che aspetta un figlio dalla moglie ma viene assalito da dubbi in merito alla propria sessualità, la bellissima Francesca (Sednaoui) il cui ex fidanzato si è appena suicidato, Alice (Chiara Francini) star di una nota soap opera televisiva e con la passione per gli uomini in divisa, Gianni e Mario (Ale e Franz), gli esilaranti fratelli legati strettamente da un incidente che costringe uno dei due su una sedia a rotelle e l’altro ad accudirlo, vivranno una notte piena di colpi di scena, alla fine della quale la vita di tutti si ritroverà irrimediabilmente cambiata. Una commedia (del 2014) agrodolce, che, nonostante alcune buone intuizioni, ho trovato piuttosto insipida, sempliciotta e molto nazional-popolare ma ben diretta, ben interpretata e ricca di gag spassose. Buona l'idea dell'indeterminatezza del tempo e luogo, una scelta coraggiosa del regista che rinuncia al facile espediente delle "macchiette regionali" e contemporaneamente crea un'atmosfera surreale. Mi è poi piaciuto il mostrare in alcuni momenti lo "spaccato" del condominio, che mostra contemporaneamente tutti gli eventi che si verificano nei singoli appartamenti. Forse l'autore voleva "mettere a nudo" l'essenza dei protagonisti, le loro fobie e manie; aspirazioni e delusioni; le loro piccole meschinità ed una bontà d'animo di fondo, non coglie però nel segno, perché le recitazioni sono sembrate poco spontanee, troppo legate ai ruoli che gli attori sono soliti interpretare in altri contesti e il buon Abatantuono sembra veramente fuori luogo e fuori controllo! Quel poco di tensione che si crea viene sciolto dal combaciare di tutti i tasselli del "puzzle" in una conclusione simpatica ma scontata. Voto: 6