Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2022 Qui - Tremendo capitolo finale di una saga che non aveva mai detto granché (il finale di Ritorno al crimine presupponeva un'idea simpatica, ma viene del tutto sprecata). Qui già dall'incipit tirato via (Giampaolo Morelli al posto di Alessandro Gassmann senza troppe spiegazioni) e liquidato con i titoli si capisce che la sceneggiatura ha come unico interesse quello di creare un presupposto per sketch comici. Ma si ride poco perché tutto è prevedibile e il cast maschile sempre sopra le righe poco può davanti al vuoto cosmico. Si salva la ricostruzione d'epoca, con una bella fotografia e la partecipazione ispirata di Rolando Ravello. Sprecato il cast femminile, sparatoria finale tremenda. Si spera finisca davvero qui, adesso è troppo. Voto: 4
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Giampaolo Morelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giampaolo Morelli. Mostra tutti i post
mercoledì 30 novembre 2022
venerdì 2 luglio 2021
Divorzio a Las Vegas (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/07/2021 Qui - Commedia brillante in gran parte ambientata a Las Vegas in cui due italiani tornano negli USA per sciogliere un matrimonio contratto anni prima. Benché prevedibile nel suo svolgimento (il finale è oltremodo "telefonato") nel complesso è piacevole un po' per l'ambientazione (che "esce" dai confini nazionali), per le numerose citazioni cinematografiche, ma soprattutto per i due interpreti, Giampaolo Morelli e Andrea Delogu (quest'ultima gnocca accertata), che mostrano un buon feeling, e sono decisamente portati per la commedia. Non male anche la prova dei caratteristi, da Ricky Memphis a Gianmarco Tognazzi. Una commedia fresca e spensierata, che pur non possedendo particolari picchi, si lascia ben vedere, anche perché il tutto viene condotto nei binari di un certo buon gusto. Infatti, in questa commedia romantica e delicata, un po' americana, divertente e mai volgare (anche se i nudi con tanto di lap dance non mancano), semplice e mai eccessiva, non ci sono scivoloni troppo volgari o fuori luogo. Qui quello che vince è l'amore e Umberto Carteni lo racconta bene adoperando una regia scorrevole e poco pretenziosa. Una candida sorpresa questa pellicola quindi, banale sì, ma di buon intrattenimento. Voto: 6
Labels:
Andrea Delogu,
Commedia romantica,
Giampaolo Morelli,
Gianmarco Tognazzi,
Grazia Schiavo,
Luca Vecchi,
Ricky Memphis,
Umberto Carteni,
Vincent Riotta
venerdì 14 agosto 2020
Gli uomini d'oro (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/08/2020 Qui - Evitai senza esitazioni l'esordio alla regia di Vincenzo Alfieri, avvenuto con I peggiori, avevo perciò poche aspettative con questo suo secondo film, ed è stato per questo forse che il suddetto sia riuscito a colpirmi positivamente. Certo, c'è molta carne al fuoco (forse un po' troppa) in questo film del regista Salernitano che ripropone una storia vera ambientata a Torino a metà anni '90, il film infatti fa svariati riferimenti a pellicole made in USA (per atmosfera, modalità narrative ed argomento, a Tarantino, Kubrick ed altri), ma Gli uomini d'oro ha una sua consistenza narrativa e registica di un certo livello. La tensione del racconto, ben supportata dal montaggio dello stesso Alfieri, garantisce la presa sullo spettatore per le quasi due ore del film. La trama ruota sul classico tema del colpo miliardario (siamo nel tempo della lira) per riscattare vite fatte di delusioni e rimpianti con il miraggio di un futuro roseo senza più problemi. Naturalmente le cose non vanno sempre come si desidera e le sorprese saranno dietro l'angolo. Bello lo spunto del derby Juve-Toro del 1996 che serve da "fil rouge" narrativo in apertura di ogni capitolo, contribuendo inoltre con la rivalità calcistica tra i protagonisti ad aumentare la tensione del film. Discreto il cast con Giampaolo Morelli, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi e Fabio De Luigi, quest'ultimo nel suo primo riuscito ruolo da "villain" dopo una valanga di commedie innocenti (e poi Matilde Gioli, luminosa e bellissima pur se coinvolta in un ruolo da poche pose, mentre dirompente è l'appeal che promana dal fisico statuario della donna del Lupo, resa alla perfezione da una incandescente Mariela Garriga). In definitiva non sempre fluido, non assolutamente un capolavoro, ma buon thriller, praticamente noir, che coraggiosamente esce dai soliti, noiosi ed abusati cliché del cinema italiano e fa centro. Voto: 6+
Labels:
Edoardo Leo,
Fabio De Luigi,
Giampaolo Morelli,
Gianmarco Tognazzi,
Guglielmo Poggi,
Mariela Garriga,
Matilde Gioli,
Noir,
Susy Laude,
Thriller drammatico
venerdì 27 settembre 2019
A casa tutti bene (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2019 Qui
Tema e genere: Gabriele Muccino racconta ancora una volta la famiglia disfunzionale in A casa tutti bene, coadiuvato da un cast stellare che finisce però per essere l'unica cosa interessante del film, di questa commedia agrodolce.
Trama: Il pranzo per i 50 anni di matrimonio di una coppia raduna a Ischia una numerosa famiglia. Rimarranno tutti bloccati per giorni a causa del maltempo, e saranno problemi per tutti. Ognuno si troverà difatti a fare i conti con la propria personale situazione, sentimentale, familiare o professionale.
Recensione: Dopo anni ed anni dal suo (fortunato) sbarco in America, Gabriele Muccino torna a dirigere un film in Italia, con un cast che raccoglie il meglio del cinema italiano, ci sono quasi tutti (basta vedere la locandina). Un film però su di una famiglia disfunzionale, l'ennesima. Questo è infatti il tema del film, che affronta ancora una volta insoddisfazioni, bugie e beghe familiari. Sì perché il regista romano parte dall'idea inflazionata ma sempre intrigante di sfruttare una riunione di famiglia per descrivere tipologie umane e come esse si compongono in un quadro più generale, lo fa purtroppo però puntando troppo su soluzioni facili e luoghi comuni. Le scene abbondano di pianti, strepiti e concitazione, richiamando alla mente format televisivi piuttosto fastidiosi ma di vasto seguito. In questo modo la drammatizzazione inevitabilmente si appiattisce e fatica ad oltrepassare la superficie dello stereotipo di genere. E' ovvio che se nelle riunioni famigliari tutto andasse liscio non avrebbe senso farci su un film, come insegna il Vintenberg di Festen ma anche il Monicelli di Parenti Serpenti. Ma non basta evidentemente puntare sul ritmo e sull'emotività per realizzare un buon film, anche se hai in squadra attori di spessore (e anche alcune new entry interessanti, una, Elena Cucci), anche perché stereotipi e banalità si rintracciano pure nella stesura dei personaggi e delle dinamiche. Giacché è questo un film di Muccino all'ennesima potenza che sembra mostrare i ragazzi de L'ultimo bacio ormai cresciuti, ma impantanati in personaggi numericamente eccessivi per essere approfonditi ed apprezzati. Un film corale in cui si fatica un po' a seguire le vicende personali di ogni coppia, troppo caciarone e avvolto in un tourbillon di eventi repentini che un po' stordisce lo spettatore. Tutto da buttare quindi in A casa tutti bene? Quasi. Sono soltanto pochissimi infatti i momenti in cui si intravede brillare qualche luce sotto la coltre di difetti. A volte si ha la sensazione che il regista riesca a dare la sensazione della coralità di voci che sta rappresentando, sulla scia del meglio del cinema nostrano, e altrove che in qualche misura colga la poesia dell'amore, ma si tratta solo di qualche inquadratura, veramente troppo poco. Perché nel complesso il suo tentativo di raccontare vizi e virtù dei vari componenti della famiglia, facendogli gettare la maschera sul loro ego e la loro voglia di essere migliori di ciò che sono, riesce solo a metà. L'argomento non viene indagato e la sceneggiatura non mette nessuno in discussione né permette di scoprire l'animo umano. Resta un pretesto che, grazie alla bravura degli attori, si regge in piedi. Per raccontare una tragedia si dovrebbe partire dalla commedia, invece qui si inscena il melodramma. Le risate sono contenutissime e i pianti e la disperazione degli attori (comunque tutti ottimi) sono estremi (soprattutto quelli di alcune troppo isteriche), cercando la commozione facile con note musicali e col montaggio ad hoc. Si può fare meglio.
lunedì 8 luglio 2019
Ammore e malavita (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/03/2019 Qui - Ammore e malavita (Commedia, Musicale, Italia, 2017): Non avevo intenzione di vederlo, soprattutto per la mia poca propensione a i film musicali, ma essendo un critico cinematografico (di scarsa lega ovviamente) non potevo esimermi nel vedere il film vincitore dei David di Donatello dell'anno scorso (ben 5 premi). Ebbene, mi aspettavo qualcosa di molto peggio, e invece alquanto innovativo ed interessante è questo film, che però non raggiunge (a parer mio) la sufficienza. Se lo spunto e l'attacco del film sono geniali, purtroppo il resto della pellicola, che racconta di un killer senza scrupoli, Ciro (Giampaolo Morelli), sicario di Don Vincenzo (Carlo Buccirosso), a cui gli viene attribuito l'incarico di uccidere un testimone, la persona in questione però è Fatima (Serena Rossi), il suo amore di gioventù, è vessato dai difetti che da parecchio tempo impediscono ai Manetti Bros (che già non mi avevano convinto in Song 'e Napule) di fare il salto di qualità. È vero che il tono connaturato ai due registi è quello di genere (finora veicolata da un'innegabile attitudine pop cui guardare con favore e simpatia, ma dall'iper-citazionismo "colto", sfrenato e manifesto, dalla derivatività ammantata di un certo gusto, dalla faciloneria registico-narrativa, in estrema sintesi, non si scappa, nemmeno questa volta), ma qui come altrove vanno con la mano pesante a ricercare l'eccesso, il sopra le righe, il grottesco. Se all'inizio strappa applausi a scena aperta, purtroppo il film si piega rapidamente al suo stesso gioco, perdendo di smalto e diventando al contempo irriverente ma tradizionale e buonista. Permettendosi un po' di rigore e cinismo in più, Ammore e Malavita avrebbe potuto essere un vero e proprio cult nostrano.
Labels:
Antonino Iuorio,
Carlo Buccirosso,
Claudia Gerini,
Commedia,
David di Donatello,
Film musicale,
Film romantico,
Giampaolo Morelli,
Manetti Bros.,
Marco Mario de Notaris,
Rosalia Porcaro,
Serena Rossi
domenica 9 giugno 2019
Smetto quando voglio: Ad honorem (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/10/2018 Qui - Avrei dovuto davvero alla conclusione della visione del secondo capitolo rapire il produttore e minacciarlo per farmi consegnare subito, in quel momento, una copia del capitolo finale per vedere come finiva, perché non vedevo l'ora di farmi nuovamente un paio di risate e confermare il suo valore, non lo feci, ma dopo 9 mesi (paradossalmente l'intervallo di tempo della loro uscita al cinema) ci sono riuscito, a vedere il film s'intende, e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Giunto al capitolo finale, intitolato Smetto quando voglio: Ad honorem, di quella che inaspettatamente è divenuta una trilogia filmica, il buon Sidney Sibilia, sceneggiatore, regista e ideatore di questo caso cinematografico nostrano (poiché caso più unico che raro più che una saga sembra un film unico, giacché questo film del 2017 è il sequel di Masterclass uscito nello stesso anno il quale è, a sua volta, sia il midquel di Smetto quando voglio del 2014, in quanto le vicende del secondo capitolo si svolgono prima della scena finale del primo capitolo, sia il suo sequel, poiché mette la parola fine alle imprese della banda dei ricercatori), riesce infatti a riprendere con destrezza le fila della narrazione, ampliatesi con l'aggiunta di nuovi personaggi e nuove trame nello scorso film, e a chiudere il cerchio in maniera compiuta ed esaustiva, equilibrando come sempre divertimento e riflessione. Il regista dà vita difatti ad una pellicola dinamica, divertente, con la giusta dose di azione, molto coinvolgente, capace di essere al tempo stesso critica ed autoironica. Se il primo capitolo era la classica commedia italiana ed il secondo aveva delle sembianze di un action/western, il finale della saga è un giusto mix tra i due generi, dove vengono sviluppati in maniera esponenziale gli aspetti poco trattati della storia. La regia e il montaggio seguono il modus operandi classico di tutta la trilogia (non a caso chi si è divertito con i precedenti capitoli e si è affezionato agli stravaganti personaggi ritrova in questa simpatica commedia corale tutti gli ingredienti che ne hanno decretato il successo, sebbene l'amaro sarcasmo con cui erano denunciate certe anomalie e illegalità del sistema politico e universitario italiano, è qui un po' più smorzato da una maggiore positività e leggerezza di fondo) ovvero partire dal titolo precedente, chiarirne i vuoti, per poi procedere alla narrazione. Come le tessere di un puzzle, i tre film si incastrano tra loro regalandoci alla fine un quadro completo, senza buchi di trama, delle vicende della banda dei ricercatori.
Labels:
Avventura action comica,
Commedia grottesca,
Edoardo Leo,
Giampaolo Morelli,
Greta Scarano,
Luigi Lo Cascio,
Neri Marcorè,
Pietro Sermonti,
Stefano Fresi,
Sydney Sibilia,
Valeria Solarino,
Valerio Aprea
lunedì 29 aprile 2019
Smetto quando voglio: Masterclass (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/01/2018 Qui - Se nel primo Smetto Quando Voglio, Sydney Sibilia ci aveva mostrato le singolari tecniche del riscatto morale della banda dei ricercatori, in Smetto quando voglio: Masterclass, film del 2017 e midquel dello stesso, allarga il punto di vista e ci mostra quanto ancora c'era da raccontare di questo universo affascinante e tragicamente divertente nonché riuscito. Giacché anche in questo discreto secondo episodio, girato con cura e con un'ottima padronanza del linguaggio cinematografico, il regista fa decisamente e nuovamente centro. D'altronde a differenza di quanto succede nella maggioranza dei casi, questa seconda pellicola infatti si rivela essere all'altezza della sua precedente, forse appena un gradino sotto per via di alcune inutili lungaggini (specie nella prima parte), ma pur sempre di livello. Poiché anche se senza alcun dubbio la prima, che porta lo stesso titolo (senza l'aggiunta di "Masterclass"), si era distinta per originalità, e questa seconda comunque riprende più o meno le situazioni ed i personaggi della prima, la trama generale in sé è nuovamente divertente, per quanto ovviamente assurda, ma ricca di colpi di scena e dunque piacevole a seguirsi. Dopotutto il film comincia facendo un salto indietro, e la prima scena (come in ogni film action che si rispetti) è subito adrenalina e bellezza. Il contrasto della musica classica del flauto magico di Mozart sul goffo e rocambolesco incidente di Alberto (ancora una volta uno straordinario Stefano Fresi) mette difatti subito in chiaro una cosa, non è il solito sequel "minestra riscaldata" a cui siamo (e ci hanno) abituati.
Labels:
Avventura action comica,
Edoardo Leo,
Giampaolo Morelli,
Greta Scarano,
Libero De Rienzo,
Luigi Lo Cascio,
Pietro Sermonti,
Stefano Fresi,
Sydney Sibilia,
Valeria Solarino,
Valerio Aprea
sabato 9 febbraio 2019
Poli opposti (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/11/2016 Qui - Soggetto ancora più scontato e già visto è invece una brillante (non tanto in effetti) commedia italiana che vorrebbe riuscire ad avvicinarsi a stilemi tipici delle lovecomedy americane, senza riuscirci, anche se qualcosa di buono in Poli opposti, film del 2015 da Max Croci, alla sua prima opera, c'è. E si trova non tanto nel tema, quello della classica storia di lui e lei totalmente diversi, che sono destinati inevitabilmente ad innamorarsi, quanto nella cifra stilistica, garbata, leggera e simpatica. Perché senza grosse pretese e senza volerlo definire un capolavoro, proprio grazie a questo, il film riesce a rendersi passabile. Ma prima di dire altro ecco la trama: Stefano e Claudia fanno due lavori che, apparentemente, non potrebbero essere più diversi, lui è un terapista di coppia che si è appena separato dalla moglie, lei un avvocato divorzista e madre single. I loro uffici, con annessa abitazione, si ritrovano sullo stesso pianerottolo. L'antipatia (e l'attrazione) reciproca sono immediate, e a queste si aggiunge la rivalità professionale quando i pazienti dell'una cominciano a rivolgersi all'altro, e viceversa. Ma i 'poli opposti' sono destinati ad avvicinarsi. Di Poli opposti è meglio dire prima le cose positive, i due protagonisti sono molto belli (bello e bravo anche se sottotono Luca Argentero, solo bella nel caso di Sarah Felberbaum), le scene e i costumi eleganti e costosi, la fotografia perfettamente intonata, le musiche divertenti e adeguate per creare l'atmosfera. Insomma, tutto il contorno necessario per una commedia sofisticata c'è ed è di alto livello. Il grosso problema di 'Poli opposti' è che manca tutto il resto, e cioè la sostanza, una sceneggiatura che funzioni perfettamente, un regista capace di padroneggiarla, una protagonista femminile all'altezza, capace di suscitare empatia. E soprattutto, pecca gravissima, manca il ritmo, elemento fondamentale per questo genere di cinema.
Labels:
Anna Safroncik,
Commedia italiana,
Commedia romantica,
Giampaolo Morelli,
Luca Argentero,
Max Croci,
Sarah Felberbaum,
Stefano Fresi,
Tommaso Ragno
sabato 3 novembre 2018
Song 'e Napule (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/01/2016 Qui - Song 'e Napule è una commedia del 2013 dei Manetti Bros (che non conosco affatto e che sinceramente secondo me non sono un granché). E' un film che umilia la camorra e ammira la polizia proprio come in un poliziottesco italiano degli anni Settanta. Paco Stillo è un pianista, che da raccomandato, viene arruolato in polizia, per il suo talento parteciperà ad una delicata operazione di polizia per catturare un boss latitante che sarà presente ad un matrimonio, suonando insieme ad un band di neomelodici. Aggiornando il poliziesco all'attuale condizione socio-culturale, i Manetti firmano una sceneggiatura esilarante che precipita in una Napoli governata dalla malavita, refrattaria alla raccolta differenziata e soggiogata dal neomelodico e dal suo (in)credibile rappresentante, Lollo Love. Nonostante alcuni problemi e gag (alquanto grottesche), il buon Paco, riuscirà a compiere il suo lavoro, in modo quasi impeccabile. Interessante ma non eccezionale, dopotutto è un film di serie B. Diversa dalle solite commedie ma il risultato non è così migliore di come ci si aspettava e lasciasse intendere. Voto: 6-
Iscriviti a:
Post (Atom)








