Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2024 Qui - Una commedia simpatica, che strizza l'occhio a quelle americane per lo spunto di partenza (ognuno di noi ha una coscienza che ci dice cosa fare per mantenerci sulla retta via, ma quando un umano sfugge al controllo la coscienza va sulla Terra), che sa essere ben usato dalla sceneggiatura seppure con buchi qui e là. Discreto il cast, ben diretto (da Davide Minnella), con la coppia Francesco Scianna/Filippo Scicchitano in testa e nelle retrovie un fantastico e tenero Alessandro Benvenuti (la Matilde Gioli è sempre graziosa ma con un personaggio non messo bene a fuoco). Si sa ovviamente dove andrà parare il tutto, ma si ride e il ritmo è bello serrato, risate e sentimenti insomma in giuste dosi, proprio non male. Voto: 6 [Sky/Prime Video]
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mercoledì 31 gennaio 2024
venerdì 14 agosto 2020
Gli uomini d'oro (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/08/2020 Qui - Evitai senza esitazioni l'esordio alla regia di Vincenzo Alfieri, avvenuto con I peggiori, avevo perciò poche aspettative con questo suo secondo film, ed è stato per questo forse che il suddetto sia riuscito a colpirmi positivamente. Certo, c'è molta carne al fuoco (forse un po' troppa) in questo film del regista Salernitano che ripropone una storia vera ambientata a Torino a metà anni '90, il film infatti fa svariati riferimenti a pellicole made in USA (per atmosfera, modalità narrative ed argomento, a Tarantino, Kubrick ed altri), ma Gli uomini d'oro ha una sua consistenza narrativa e registica di un certo livello. La tensione del racconto, ben supportata dal montaggio dello stesso Alfieri, garantisce la presa sullo spettatore per le quasi due ore del film. La trama ruota sul classico tema del colpo miliardario (siamo nel tempo della lira) per riscattare vite fatte di delusioni e rimpianti con il miraggio di un futuro roseo senza più problemi. Naturalmente le cose non vanno sempre come si desidera e le sorprese saranno dietro l'angolo. Bello lo spunto del derby Juve-Toro del 1996 che serve da "fil rouge" narrativo in apertura di ogni capitolo, contribuendo inoltre con la rivalità calcistica tra i protagonisti ad aumentare la tensione del film. Discreto il cast con Giampaolo Morelli, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi e Fabio De Luigi, quest'ultimo nel suo primo riuscito ruolo da "villain" dopo una valanga di commedie innocenti (e poi Matilde Gioli, luminosa e bellissima pur se coinvolta in un ruolo da poche pose, mentre dirompente è l'appeal che promana dal fisico statuario della donna del Lupo, resa alla perfezione da una incandescente Mariela Garriga). In definitiva non sempre fluido, non assolutamente un capolavoro, ma buon thriller, praticamente noir, che coraggiosamente esce dai soliti, noiosi ed abusati cliché del cinema italiano e fa centro. Voto: 6+
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Edoardo Leo,
Fabio De Luigi,
Giampaolo Morelli,
Gianmarco Tognazzi,
Guglielmo Poggi,
Mariela Garriga,
Matilde Gioli,
Noir,
Susy Laude,
Thriller drammatico
giovedì 7 novembre 2019
Moschettieri del Re - La penultima missione (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/11/2019 Qui
Tema e genere: Avventurosa commedia che ha come protagonisti la banda di moschettieri più famosi al mondo, ritratti in chiave prettamente autoironica e disincantata, il tutto ispirandosi ai celebri romanzi I tre moschettieri e Vent'anni dopo di Alexandre Dumas.
Trama: La regina chiede a D'Artagnan di riunire i suoi compagni d'arme, invecchiati e malandati, per una missione segreta.
Recensione: L'operazione del film di Giovanni Veronesi sui celebri moschettieri di Francia, kolossal all'italiana in costume con grande cast, lascia perplessi sin dall'inizio: chi ricorda grandi film del passato non trova tanto il parallelo con opere sugli eroici personaggi di Dumas ma semmai intravvede L'armata Brancaleone di Mario Monicelli come possibile modello, pur lontano anni luce per comicità e finezza linguistica (ci vuole del metodo pure nel giocare con gli strafalcioni, che qui fanno ridere molto poco), ma ci sono rimandi anche a tanti altri film, di cappa e spada e non, e riferimenti anacronistici, tra un cavallo che si chiama Zizou (noto diminutivo dell'ex calciatore francese Zinedine Zidane), Mazzarino definito "sadico" da una regina che sembra molto ecumenica e rispettosa dei diritti delle minoranze religiose, un Athos "ambidestro" ovvero bisessuale e battute sui supereroi. I suoi moschettieri sono invecchiati, malandati, cialtroni, litigiosi e anche un po' cinici (ne fa le spese anche il celebre motto "Tutti per uno, uno per tutti") ma generosi e ancora in gamba, nonostante tutto. Nel rappresentarli, Veronesi e il co-sceneggiatore Nicola Baldoni affidano al bravo Pierfrancesco Favino un D'Artagnan che parla uno strano e buffo (sulla carta) italofrancese sgrammaticato e ridicolo, all'inizio moderatamente divertente ma alla fine un po' stancante, mentre gli altri parlano con cadenze dialettali (diverse) italianissime, dal "romano" Porthos (Valerio Mastandrea) ai meridionali Athos (Rocco Papaleo) e Aramis (Sergio Rubini), anacronismi e stranezze che il finale (che vorrebbe dire qualcosa ma non dice proprio niente) giustifica e spiegare, in una cornice finale che però risulta più melensa e didascalica che suggestiva e tale da ribaltare davvero la prospettiva. La modernizzazione passa inoltre anche dalla colonna sonora, con "Prisencolinensinainciusol" di Adriano Celentano e le musiche dei Gratis Dinner (un trio di musicisti in cui fa capolino, a sorpresa, Luca Medici in arte Checco Zalone), cui si aggiunge sui titoli di coda "Moschettieri al chiaro di luna" di Paolo Conte, ma sempre nell'ottica dell'accumulo, dei fuochi d'artificio per stupire a tutti i costi ma senza un'ispirazione coerente di fondo. Se la trama, con tanto di forzature politico-religiose, è debole, quel che convince meno è la violenza a tratti truce di una commedia d'avventura. Anche se è possibile che un pubblico di bocca buona decida di accontentarsi delle schermaglie tra i 4 (ex) amici e delle tante sotto-storie proposte da numerosi personaggi di contorno, dall'ancella prosperosa facile alle gaffe e a stuzzicare D'Artagnan (Matilde Gioli) alla spregiudicata Milady (Giulia Bevilacqua), dal fedele servo muto (Lele Vannoli) al misterioso Cicognac che in realtà è una donna fan dei moschettieri fin da piccola (Valeria Solarino), ma è un calderone che aggiunge poco al tema centrale e affatica non poco. E se è apprezzabile il coraggio del ritorno a grandi progetti "fuori scala" rispetto agli standard consueti, il risultato è comunque solo un grande sfoggio di costumi, schieramento di attori (che sembrano divertirsi parecchio, ma non vuol dire che si diverta anche lo spettatore), azioni più confuse che coreografiche e tante battute, che però fanno ridere pochissimo, quasi mai, e questo è un errore imperdonabile per una commedia di tali ambizioni. Un po' meglio del pasticcio Il mio West, in cui Veronesi dirigeva l'amico Leonardo Pieraccioni insieme a Harvey Keitel e David Bowie, ma anche Moschettieri del Re (come i suoi precedenti, a parte però L'ultima ruota del carro, uno dei migliori) sembra complessivamente un'operazione poco riuscita, che punta più sull'apparenza che sulla sostanza: quando tutti citano, nei punti di forza di un film, paesaggi (splendidi: è la Basilicata camuffata da Francia) mostrati in lungo e in largo, quasi a coprire la debolezza di intreccio e azione, qualche dubbio viene (perché come si sa un film non può vivere di sole immagini). Insomma, Moschettieri del Re - La penultima missione non può essere promosso. Certo, ci sono aspetti apprezzabili e può anche intrattenere per una visione senza troppe pretese, ma ci sono davvero troppi difetti gravi per poter soprassedere.
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Alessandro Haber,
Commedia grottesca,
Giovanni Veronesi,
Giulia Bevilacqua,
Margherita Buy,
Matilde Gioli,
Pierfrancesco Favino,
Rocco Papaleo,
Romanzo,
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Valeria Solarino,
Valerio Mastandrea
venerdì 24 maggio 2019
La casa di famiglia (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/05/2018 Qui - La casa di famiglia (Commedia, Italia 2017): Una gradevole commedia con un canovaccio classico che conduce all'altrettanto classico gioco degli equivoci, questo è in sintesi il fulcro della pellicola. Pellicola che appunto non sembra avere nulla di particolare sotto l'orizzonte, tuttavia nonostante parecchie sbavature (una durata troppo breve, una punta inutilmente malinconica nella narrazione perché superficiale, alcuni personaggi e situazioni, bullismo, stereotipi e banalità, al limite della correttezza), essa, che racconta di 4 fratelli alle prese con un "infelice" risveglio dal coma dell'amato Padre, è ben recitata (Stefano Fresi sempre bravo al pari di Matilde Gioli, ma spicca Luigi Diberti nella parte del padre), priva di volgarità, dinamica dal punto di vista dei dialoghi e del ritmo narrativo. Anche se forse, anzi, quasi certamente, c'era del materiale per fare qualcosa di meglio, poiché si ride davvero poco. Infatti il fulcro del film, che è quello di far sembrare viva un'abitazione oramai mezza vuota e in vendita, non sempre viene sfruttato a dovere. Certo, alcuni divertenti e paradossali momenti ci sono e funzionano, ma alla fine rimane davvero poco di una commedia troppo semplice che, seppur segna un netto miglioramento registico di Augusto Fornari dopo il pessimo Torno indietro e cambio vita del 2015, non convince fino in fondo. Giacché nonostante il discreto apporto di un buon cast (comprendente notevoli attori italiani), poco resta, poco diverte e poco fa riflettere, anche se tutto fila piacevolmente liscio. Voto: 5,5
giovedì 9 maggio 2019
Mamma o papà? (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/02/2018 Qui - Mamma o papà? (Commedia, Italia 2017): Una commedia senza alcun dubbio divertente e provvista di dialoghi esilaranti, ma alquanto paradossale nel suo contesto e pertanto irreale come situazione generale in sé. Preso spunto da una commedia francese, Mamma o Papà infatti, una sorta de La Guerra dei Roses ampliata, nel senso che i dispetti non si limitano a quelli tra marito e moglie ma coinvolgono anche i figli (qui altamente odiosi), non convince lo spettatore nelle varie situazioni che si presentano, appunto, assurde e dunque poco credibili da accettare e così essa non riesce mai a decollare e viene seguita nel suo svolgersi in maniera del tutto superficiale. Perché questa (ripetitiva) escalation di cattiverie, invece che del sano divertimento crea solo momenti di imbarazzo. Si cerca di fare satira, invece sono delle caricature odiose che mettono alla berlina un cast di attori di primissimo piano (Antonio Albanese e Paola Cortellesi) ed un regista capace di ben altre prove. Un film malriuscito, malcondotto ed odioso come la prole suddetta. Perché seppur nel complesso, il film diretto da Riccardo Milani non è ai livelli beceri di un qualsiasi cinepanettone od altro (a seconda delle stagioni), poco ci manca, poiché esso non riesce a essere così spigliato e così divertente da meritare una valutazione positiva. E una buona opportunità si trasforma, quindi, in un film (che qualche sorriso lo strappa con molta fatica) di maniera, gradevole, ma nulla di più. Voto: 5,5
domenica 28 aprile 2019
Un posto sicuro (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/01/2018 Qui - Un film di denuncia sociale confezionato molto bene, a cui si perdona qualche cliché nella sceneggiatura (il figlio che non parla al padre da anni, e che si riavvicina pateticamente solo al momento della morte, scene già viste mille volte al cinema), questo è Un posto sicuro, film del 2015, diretto dall'esordiente Francesco Ghiaccio, perché si 'sente' e si vede che è un film sincero, raccontato in modo talmente efficace che in molti momenti non capisci dove finisce la finzione e dove inizia la vita reale. Anche perché il film racconta una storia tragica, inventata, ma incardinata in un fatto di cronaca vero, purtroppo, ovvero il disastro che provocò la fabbrica Eternit, i cui operai morivano come mosche a seguito dell'esposizione all'amianto. Senza dimenticare che questa strage, come le didascalie a fine film ci rammentano, finì dopo un tortuoso percorso giuridico, senza colpevoli. Il film per questo è tosto, un po' pesante, ma ben recitato, da Marco D'Amore, che qui da prova di grande versatilità e da un sempre intenso Giorgio Colangeli, e sicuramente interessante, tuttavia non esente da difetti oltre ad una sceneggiatura come detto non perfetta. Perché certamente in Un posto sicuro, che tocca le piaghe del dolore di padre e figlio e del dolore collettivo di una comunità devastata nel corso degli anni da quella risorsa che all'epoca dava prestigio e lustro e che invece provocava un cancro mortale, colpiscono i racconti del padre/Colangeli del mondo Eternit, colpiscono quelle immagini di repertorio che con il senno di poi fanno rabbrividire più di un horror, per l'inconsapevolezza e l'incuria di un male che ha colpito generazioni di persone, ma il regista, seppur ci metta vera passione in questo film tra finzione, documentario e teatro, non sempre è all'altezza. Il film infatti, nonostante guizzi visionari di grande impatto (su tutti, la scena metaforica in cui il protagonista svuota sul palco interi sacchi di palline da ping pong), perde parte del suo potenziale in un fragile schematismo, con rivoli narrativi prescindibili, a cominciare dall'inutile, seppur bene interpretata dalla splendida Matilde Gioli, sotto-trama rosa. Tuttavia per quanto questa possa ritenersi un'occasione parzialmente sprecata per raccontare un disastro sanitario e ambientale al quale la giustizia italiana ha aggiunto un'intollerabile quota di oscenità e iniquità, e per quanto esso non rimarrà nella storia del cinema italiano, questo è un film, non pretenzioso ma sincero e sufficientemente bello ed emozionante. Voto: 6+
martedì 19 febbraio 2019
Belli di papà (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/01/2017 Qui - Belli di papà, film del 2015 diretto da Guido Chiesa, remake del film messicano Nosotros los nobles, è un film decisamente discreto, strano dato che si tratta di un film italiano, eppure nonostante possa sembrare un film inutile è un film interessante nonché divertente, anche se come ovvio non è perfetto. Film che mette alla berlina i bamboccioni italiani e i loro genitori, genitore in questo caso che ritrovandosi in casa dei figli inetti e parassiti (che non hanno assolutamente voglia di lavorare, se non dedicarsi ad imprese quanto mai assurde e poco probabili al successo, abituati a vivere facendosi mantenere economicamente nel miglior modo possibile) decide di dare una lezione a costoro, come? con un finto fallimento dell'azienda, in modo tale da indurre i ragazzi a cercarsi un'occupazione seria e ad assumersi piano piano le proprie responsabilità. E dopo un inizio ovviamente quanto mai disastroso, i ragazzi riusciranno a lavorare duramente, arrivando finalmente a capire il significato di guadagnarsi dei soldi e riuscire a mantenersi da soli. Belli di papà, nonostante alcune reticenze, è un film delizioso, che sembra disegnato su misura per Diego Abatantuono.
martedì 22 gennaio 2019
Solo per il Weekend (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/09/2016 Qui - A partire da una surreale e alquanto improbabile commedia di Gianfranco Gaioni, in arte Director Kobayashi (perché poi non si sa), ovvero Solo per il Weekend che racconta tutto quello che succede nella durata, appunto, di un unico (delirante e psichedelico) weekend, a cinque personaggi alle prese con dei malavitosi in una città di Milano completamente evanescente e per lo più notturna. I cinque personaggi in questione infatti vivono molte avventure, alcune anche pericolose (altre esilaranti un poco), al fine di recuperare una valigetta piena di soldi in mano ad un tizio di colore proveniente dalla città di Las Vegas. E tra bische clandestine, strade deserte ed individui assai improbabili e con gusti ed atteggiamenti particolari, si snoda l'intera vicenda che ovviamente si risolverà pienamente ed a buon fine. Come si evince dalla trama perciò si intuisce di come il film giri tra il grottesco e il surreale, ma anche se alquanto irreale ed esasperata, costituisce però il "motore" di questa pellicola dove non è tanto importante la verisimiglianza bensì la tipologia dei personaggi assurdi ed ognuno con caratteristiche proprie particolari. Personaggi che nonostante vanno spesso a braccetto con l'eccesso, e anche se non c'è una minima capacità di empatia con questa serie di personaggi assurdi che non esprimono altro che una volgarità senza limiti, vengono comunque interpretati in grande stile da un cast formidabile. Su tutti spicca Stefano Fresi (eccezionale nel ruolo di scheggia impazzita che vive di espedienti sempre al centro di equivoci e disastri annunciati) che già si era distinto nel film "Smetto quando Voglio" e che già per fattezze fisiche desta simpatia e complicità, anche se il suo personaggio utilizza degli anziani come dei pirla da truffare (una cosa che rasenta il fastidio oltre il limite della tolleranza e di decenza) o come "pervertiti sessuali" come l'assurdo prete che paga la giovane prostituta (la bellissima Matilde Gioli che non passa mai inosservata) per fare da "cameriera".
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