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mercoledì 31 gennaio 2024

Cattiva coscienza (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2024 Qui - Una commedia simpatica, che strizza l'occhio a quelle americane per lo spunto di partenza (ognuno di noi ha una coscienza che ci dice cosa fare per mantenerci sulla retta via, ma quando un umano sfugge al controllo la coscienza va sulla Terra), che sa essere ben usato dalla sceneggiatura seppure con buchi qui e là. Discreto il cast, ben diretto (da Davide Minnella), con la coppia Francesco Scianna/Filippo Scicchitano in testa e nelle retrovie un fantastico e tenero Alessandro Benvenuti (la Matilde Gioli è sempre graziosa ma con un personaggio non messo bene a fuoco). Si sa ovviamente dove andrà parare il tutto, ma si ride e il ritmo è bello serrato, risate e sentimenti insomma in giuste dosi, proprio non male. Voto: 6 [Sky/Prime Video]

martedì 31 marzo 2020

Scappo a casa (2019)

Titolo Originale: Scappo a casa
Anno e Nazione: Italia 2019
Genere: Commedia
Produttore: Paolo Guerra
Regia: Enrico Lando
Sceneggiatura: Morgan Bertacca, Valerio Bariletti, Aldo Baglio
Cast: Aldo Baglio, Angela Finocchiaro, Jacky Ido, Benjamin Stender
Fatou N'Diaye, Hassani Shapi, Giovanni Esposito, Rocco Barbaro
Mario Pupella, Lana Vladi, Fruzsina Nagy, Awa Ly, Thierno Thiam
Durata: 92 minuti

Un uomo viziato che vive tra belle donne, feste e auto di lusso, perde i documenti durante un viaggio a Budapest.
Scambiato per un clandestino, andrà incontro a tante, spassose vicissitudini.

lunedì 30 settembre 2019

Metti la nonna in freezer (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2019 Qui
Tema e genere: Sullo sfondo della crisi economica e culturale, Metti la nonna in freezer parte da un problema che riguarda molti giovani di oggi, la precarietà, e crea una vivace commedia in cui si intersecano equivoci, inganni, bugie e una nota di romanticismo.
Trama: Mantenersi solo grazie alla pensione della nonna. Ma cosa fare quando questa muore? L'unica soluzione è congelarla per continuare a riscuotere i soldi.
Recensione: Cosa può fare una persona se aspetta dei pagamenti dallo Stato e questi non arrivano mai per qualche cavillo legale? Cerca delle alternative per la propria sussistenza. Ed è quello che succede alla protagonista (Miriam Leone) della commedia Metti la nonna in freezer che da anni svolge la propria attività di restauratrice insieme a due amiche grazie proprio all'aiuto economico dell'amata nonna. Quando però quest'ultima muore, la giovane donna decide con la complicità delle due amiche/colleghe, di non denunciare per qualche mese il decesso dell'anziana parente (della quale occulta il corpo dentro un grosso freezer in casa) e di continuarne così ad usufruire della pensione. Ma in seguito a svariati imprevisti tale imbroglio si protrae nel tempo e nel frattempo la donna conosce ed intreccia una relazione con un incorruttibile maresciallo della Guardia di Finanza (Fabio De Luigi) a cui, ovviamente, deve nascondere il proprio misfatto. Metti la nonna in freezer è una commedia senza alcun dubbio irreale e paradossale in molteplici situazioni, ma in ogni caso essa risulta (nonostante lo spunto iniziale possa risultare un po' estremo e macabro) divertente e garbata nella sua atmosfera generale. Gli attori, da Fabio De Luigi a Miriam Leone, da Lucia Ocone a Marina Rocco (c'è anche Barbara Bouchet), sono molto simpatici e pertanto piacevoli da seguire nelle loro azioni ed avventure strampalate. A tratti irriverente e in alcuni frangenti un po' troppo sopra le righe, il film non a caso (una black comedy in salsa italiana, costruita con successo intorno al cast) arriva a strizzare l'occhio al famoso film Weekend con il morto del 1989, trasportando le situazioni nel contesto italiano contemporaneo. Il finale, infatti, ribalta le premesse iniziali portando ad una conclusione non perfettamente in linea con la prima parte, incentrata sulle attitudini di alcuni personaggi. Sono le scelte che facciamo a formare un carattere o è la situazione attuale ad obbligarci a compiere determinate azioni che si ripercuotono su chi siamo? Sono due delle domande che i protagonisti si pongono fino alla fine. Fino a quando si può essere incorruttibili? Sì perché la leggerezza di Metti la nonna in freezer (data dalle scelte di regia e tecnica, tali da non farci sentire nemmeno troppo in colpa per aver abbandonato la povera nonna in un freezer, anzi, si finisce per ridere delle peripezie che, suo malgrado, è costretta a vivere) non nega spazi d'approfondimento, seppur superficiale, anche ad altre tematiche, in primis quella del difficile rapporto genitoriale. Tuttavia, la recitazione non cede mai il passo a momenti di vera introspezione e, anzi, forse proprio in una recitazione non sempre convincente si riscontrano le uniche pecche del film. E poi certo, la "deriva" romantica della storia è sicuramente la parte più prevedibile e debole, ma nonostante questo ci sono scene ben scritte e recitate. E così Metti la nonna in freezer (che con i suoi piccoli difetti è però un lavoro valido che sulla scia del primo Smetto quando voglio getta uno sguardo non proprio confortante su certi aspetti del nostro paese) soddisfa nel complesso le aspettative iniziali, proponendo allo spettatore una commedia dal gusto fresco e velatamente dolce amaro, con situazioni ironiche e spensierate in grado di divertire e intrattenere. A suon di battute e gag esilaranti, il duo registico Fontana-Stasi in tal modo, supera brillantemente la loro (d'esordio, la seconda dal mio punto di vista) prova.

lunedì 27 maggio 2019

Una piccola impresa meridionale (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/06/2018 Qui - Una piccola impresa meridionale (Commedia, Italia 2013): La seconda fatica cinematografica di Rocco Papaleo (dopo Basilicata coast to coast  e prima di Onda su onda) può definirsi in tutto e per tutto "un'occasione sprecata". Il film infatti, al di la delle nobili intenzioni del regista (che agisce in modo genuino e indipendente), che s'ispira a un racconto scritto da lui medesimo, s'impantana nei luoghi comuni, all'insegna del facile buonismo, con una sceneggiatura raffazzonata. Perché la suddetta commedia, anche se riesce a farsi apprezzare per più fattori, innanzitutto lo scorcio di territorio utilizzato è semplicemente meraviglioso, peraltro ripreso spesso e volentieri, un vero protagonista partecipativo (il film difatti è ambientato in Puglia ma interamente girato in provincia di Oristano), è discontinua, risultando anche incompiuta in diversi settori, visto che si aprono tante strade, dovute alla coralità dell'insieme, che non sempre trovano degna valenza e/o una destinazione calibrata. E questo nonostante una trama all'apparenza accattivante, quella di Costantino, che costretto a trasferirsi in un faro una volta "spretato", si ritrova presto a condividere questo spazio con l'ex prostituta Magnolia ed il cornuto Arturo, lasciato dalla moglie nonché sorella di Costantino. In breve tempo poi com'è ovvio altre persone convergono in questo luogo che riprende vita tra nuove consapevolezze e qualche sogno. Ma saranno proprio quest'ultime, insieme all'inutile e men che meno divertente compagnia girovagante dei due uomini e la bambina che aiutano nella ristrutturazione Papaleo e gli altri, ad "affossare" una commedia che non riesce ad essere particolarmente incisiva, come dovrebbe e vorrebbe (soprattutto nel suo debole tratteggio omosessuale). Certo, il registro è ad ogni modo piacevole, sufficientemente delicato e scandito senza (troppe) uscite fuori luogo e qualche scorcio surreale, ma la struttura, come detto, è assai più opinabile, appare infatti esile, prevedibile seppur coraggioso nel finale, ma soprattutto insoluta, colpa anche di una regia poco attenta al ritmo (qui lento), una narrazione non scorrevole e dialoghi alquanto slegati. Peccato perché il cast in parte è buono, a partire da Rocco Papaleo, che è bravo e simpatico, tutti gli altri invece non tanto (Riccardo Scamarcio lasciamo perdere, Sarah Felberbaum con cadenza russa stona, Giuliana Lojodice prigioniera del personaggio e Barbora Bobulova che sembra da qui averci preso gusto a denudarsi come visto anche recentemente in Lasciami per sempre), ma è la storia, poiché discontinua e che non decolla, a non convincere in questo film derivativo, non spregevole ma certamente dimenticabile, innocuo, mediocre. Voto: 5+

sabato 19 gennaio 2019

Si accettano miracoli (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/08/2016 Qui - Premesso che il precedente film "Il principe abusivo" non ha destato in me un particolare entusiasmo, con l'attuale Si accettano miracoli (anch'essa del 2015) ho avuto la netta impressione che finalmente Alessandro Siani (alla sua seconda prova da regista) ha trovato il perfetto equilibrio, nonché la sua personale maturità artistica, nel mettere insieme la sua personalità di attore comico con quella di regista. Peccato però che molte lacune di questo film vengono subito a galla nonostante il film mi sembra ben delineato ad esempio per quanto concerne certi riusciti aspetti della scenografia, nonché un tipo di interpretazione diretta, vivace e senza alcune acerbe sbavature che avevano caratterizzato la sua opera prima e che, comunque, nell'insieme, sembra cogliere perfettamente lo scopo, ossia quello di far ridere grazie ad un humour semplice ma ormai già ben solido. Siani ha insomma, con questa pellicola, dimostrato di essere portatore di una comicità propria anche se il paragone con Massimo Troisi è sempre dietro l'angolo, soprattutto perché la comicità strabordante del principe abusivo, spesso rafforzata da un uso disinvolto del dialetto, rimane molto sfumata in questo film dove Siani sfuma i toni. Non ci si tiene la pancia dal ridere, come nei due film con Bisio, il registro è diverso, anche perché il partner è diverso. Fabio De Luigi rallenta il ritmo e non dà la verve che, invece, garantiva il suo ex-collega. Il clima è il solito, irriverente, burlesco nel raccontare un Italia migliore di come molti la vogliono, e incantato nel descrivere la solita storia d'amore che, al solito, bene finirà. Ma veniamo alla trama, un giovane rampante che (non si capisce come) ha ottenuto il lavoro dei sogni in una multinazionale con sede nel futuristico centro direzionale di Napoli, viene licenziato e, (dopo essere finito in carcere per aver picchiato il proprio superiore), di colpo, si trova nel 1900, si perché nel suo piccolo paesino di origine, viene affidato al fratello, da anni parroco del paese, dove il tempo sembra essersi fermato a prima della Grande Guerra. Costretto in un luogo lontano da ogni modernità Fulvio decide di aiutare la chiesa locale in crisi di fondi inventandosi un miracolo: fa credere a tutti che la statua del santo piange. Accorrono così turisti e pellegrini riempiendo le tasche degli esercizi locali fino a che il Vaticano non decide di mandare qualcuno a certificare l'evento, momento in cui Fulvio dovrà confessare la truffa e tutto il paese si armerà per convincere gli inviati della Santa Sede della veridicità del miracolo inventato. Come detto in precedenza in questo comunque divertente film c'è qualcosa che non va, nonostante il film raggiunga pienamente il suo scopo, ovvero essere vivace, essere umoristico e tutto ciò senza scadere mai nella volgarità gratuita o nel banale, per una volta infatti, non si ride con battutacce piene di parolacce, volgarità e altre oscenità.

Natale col boss (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/08/2016 Qui - Natale col boss, una esilarante e demenziale commedia Natalizia (anche se il Natale è solo un'espediente, solo una mera questione di marketing, infatti nel film si intuisce che il periodo sia natalizio solo per una ghirlanda appesa alla porta di una protagonista) del 2015 diretta da Volfango De Biasi (Un Natale stupefacente, Iago, Come tu mi vuoi). Il film perciò è il classico cinepanettone annuale ma si differenzia molto da altre produzioni del genere, ciò nonostante questo mezzuccio è stata davvero una cavolata, tanto che non serviva, anzi, proprio per l'originalità e diversità sarebbe stato meglio non usarlo. Comunque la storia della pellicola narra di questo boss napoletano costretto a cambiare faccia per sfuggire alla polizia. Fa rapire due chirurghi e li costringe a fargli la plastica, ma il boss non viene trasformato in Leonardo Di Caprio, bensì in Peppino Di Capri. Inevitabilmente partirà la caccia ai due medici, che tenteranno di salvare la pelle tra mille disavventure, mentre due sconclusionati poliziotti indagano. Come detto in precedenza questo cinepanettone è molto diverso dal cinepanettone tradizionale, questo perché il regista come anche ultimamente il produttore hanno finalmente capito, non serve ambientare la storia in una località esotica, basta virare in qualcosa di diverso per intrattenere. Ovvero rifacendosi ai film di genere anni 70, vien fuori una commedia un po', ma molto poco, poliziesco, molto, ma molto, anche perché ambientato a Napoli, comico, sempre però nella tradizione della commedia italiana basata sul gioco degli equivoci, con appresso il tema di corna/sesso/amore e citazioni cinefile (Gomorra per esempio viene vivisezionato e deriso alla grande). Il risultato è perciò una serie continua di gag basata, come detto, sugli equivoci, ma, c'è un ma, il risultato finale non è quello sperato all'inizio. La commedia è assurda, i dialoghi grotteschi, anche se l'intreccio è ben costruito, le varie storie si incastrano in modo fluido, il meccanismo narrativo scivola via allegramente e si ride comunque volentieri ogni tanto, una cosa che fa sempre bene.