Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2023 Qui - Fuori Luca Marinelli dentro Giacomo Gianniotti, mossa che forse nelle intenzioni dei registi (dei Manetti Bros) avrebbe dovuto dare maggiore brio alle vicende narrate. Purtroppo il risultato finale non migliora. Il nuovo Diabolik (sia film che attore principale) continua a non convincere, anche grazie a un cast in cui non uno si salva (il livello generale della recitazione è basso, e questo fa scendere di molto il valore della pellicola). Peccato perché lo straordinario inizio con la voce incredibile di Diodato faceva presagire un risultato complessivo molto diverso da quello effettivo. In termini di qualità delude quanto (se non più) il capitolo precedente, con una sceneggiatura alquanto elementare sia nel disegno dei personaggi, sia nei risvolti narrativi avari di sorprese e colpi di scena. La regia è corretta, ma brilla meno che altrove, si apprezza invece la valida ricostruzione degli anni '60. Voto: 5,5
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giovedì 31 agosto 2023
giovedì 27 ottobre 2022
Corro da te (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2022 Qui - Un film copiato sì, ma copiato bene (e meglio), per una volta almeno. Il remake del film francese Tutti in piedi è infatti ed incredibilmente (seppur sia praticamente una copia carbone) più a fuoco, certo, è aiutato in questo dalla bellezza dei due protagonisti, comunque un voto positivo lo merita. Corro da te si fa apprezzare per il ritmo brioso, per l'assenza di volgarità, per alcuni personaggi piuttosto azzeccati e per la confezione ben curata dal regista Riccardo Milani (non nuovo a certi prodotti). Il valore aggiunto è la prestazione di Pierfrancesco Favino, attore che ha oramai raggiunto una maturità tale che gli permette di svariare dalle pellicole drammatiche a quelle leggere in maniera sempre eccellente. Qui è alle prese con un personaggio cinico ed odioso, che (molto) lentamente si evolve e finalmente matura grazie all'amore. La sua controparte è la bella Miriam Leone, che in verità è troppo bella per essere "vera", ma va bene. Una piacevole commedia che affronta garbatamente il difficile tema della disabilità, che nonostante la superficialità insita, si lascia vedere. Voto: 6
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Commedia romantica,
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Michele Placido,
Miriam Leone,
Piera Degli Esposti,
Pierfrancesco Favino,
Pietro Sermonti,
Pilar Fogliati,
Remake,
Riccardo Milani,
Vanessa Scalera
martedì 31 maggio 2022
Diabolik (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - Non ho mai letto il fumetto italiano (il mio unico punto di contatto
Arriva Dorellik del 1967, così per dire) ma da semplice spettatore mi
sono chiesto se veramente la personalità del famigerato ladro sia cosi
fredda, passiva e senza sentimenti, lo è, però non mi aspettavo che
fosse pure un pochino fesso. Diabolik, ultima fatica dei Manetti Bros.,
tratto da uno dei primi
episodi del fumetto, è un film che si preoccupa soprattutto di omaggiare
l'opera partorita della mente delle sorelle Giussani, attraverso una
messa in scena fedelissima alle tavole e che risponde ad una precisa
volontà del duo in regia, una scelta tuttavia solo in parte riuscita,
convinta e convincente. Il problema di Diabolik non è (solo) il miscasting
(l'unica davvero
ottima è Miriam Leone nei panni di Eva Kant), ne la bassa lega dei
comprimari, ma il pathos che affoga minuto dopo minuto: troppo lento il
ritmo, dilatato a causa di insistiti dialoghi e primi piani
notevolmente stucchevoli. L'azione purtroppo latita, ed è un peccato,
perché nell'incipit si intravede quanto si poteva spingere
sull'artigianato di stunt ed effetti, ed invece Diabolik, supereroe
senza poteri, resta una chimera per chi non conosce il fumetto. Nel
complesso comunque il film è gradevole, ma mi aspettavo di più.
Solamente una sufficiente trasposizione da parte dei Manetti Bros., che
paradossalmente firmano con questo film il loro miglior prodotto. Voto: 6
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Giallo poliziesco,
Luca Marinelli,
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Roberto Citran,
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Thriller action,
Valerio Mastandrea
giovedì 31 marzo 2022
Marilyn ha gli occhi neri (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/03/2022 Qui - Commedia
sentimentale che cerca, con apprezzabili risultati, di uscire
dalle solite tematiche affrontando il disagio di una condizione psichica
talvolta fuori dagli schemi prefissati. Il risultato è piacevole, con
situazioni grottesche e altre tendenti al serio con l'apprezzabile
scelta dello sviluppo narrativo. Uno sviluppo non del tutto solido ma
abbastanza riuscito. Il lato positivo di questa pellicola sta proprio
nella performance dei
due protagonisti, ma anche in un contorno decisamente ben sfruttato e
delicato nel suo affrontare una tematica mai banale. Non si può non
apprezzare uno Stefano Accorsi tornato a buoni livelli che dà il ritmo alla
storia e che fa dimenticare anche certi passaggi un po' sopra le righe
nella sceneggiatura. Sicuramente un buon film per Simone Godano (quello di Moglie e marito) e per il cast
nella sua interezza, compresa la splendida Miriam Leone. Voto: 6+
lunedì 30 settembre 2019
Metti la nonna in freezer (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2019 Qui
Tema e genere: Sullo sfondo della crisi economica e culturale, Metti la nonna in freezer parte da un problema che riguarda molti giovani di oggi, la precarietà, e crea una vivace commedia in cui si intersecano equivoci, inganni, bugie e una nota di romanticismo.
Trama: Mantenersi solo grazie alla pensione della nonna. Ma cosa fare quando questa muore? L'unica soluzione è congelarla per continuare a riscuotere i soldi.
Recensione: Cosa può fare una persona se aspetta dei pagamenti dallo Stato e questi non arrivano mai per qualche cavillo legale? Cerca delle alternative per la propria sussistenza. Ed è quello che succede alla protagonista (Miriam Leone) della commedia Metti la nonna in freezer che da anni svolge la propria attività di restauratrice insieme a due amiche grazie proprio all'aiuto economico dell'amata nonna. Quando però quest'ultima muore, la giovane donna decide con la complicità delle due amiche/colleghe, di non denunciare per qualche mese il decesso dell'anziana parente (della quale occulta il corpo dentro un grosso freezer in casa) e di continuarne così ad usufruire della pensione. Ma in seguito a svariati imprevisti tale imbroglio si protrae nel tempo e nel frattempo la donna conosce ed intreccia una relazione con un incorruttibile maresciallo della Guardia di Finanza (Fabio De Luigi) a cui, ovviamente, deve nascondere il proprio misfatto. Metti la nonna in freezer è una commedia senza alcun dubbio irreale e paradossale in molteplici situazioni, ma in ogni caso essa risulta (nonostante lo spunto iniziale possa risultare un po' estremo e macabro) divertente e garbata nella sua atmosfera generale. Gli attori, da Fabio De Luigi a Miriam Leone, da Lucia Ocone a Marina Rocco (c'è anche Barbara Bouchet), sono molto simpatici e pertanto piacevoli da seguire nelle loro azioni ed avventure strampalate. A tratti irriverente e in alcuni frangenti un po' troppo sopra le righe, il film non a caso (una black comedy in salsa italiana, costruita con successo intorno al cast) arriva a strizzare l'occhio al famoso film Weekend con il morto del 1989, trasportando le situazioni nel contesto italiano contemporaneo. Il finale, infatti, ribalta le premesse iniziali portando ad una conclusione non perfettamente in linea con la prima parte, incentrata sulle attitudini di alcuni personaggi. Sono le scelte che facciamo a formare un carattere o è la situazione attuale ad obbligarci a compiere determinate azioni che si ripercuotono su chi siamo? Sono due delle domande che i protagonisti si pongono fino alla fine. Fino a quando si può essere incorruttibili? Sì perché la leggerezza di Metti la nonna in freezer (data dalle scelte di regia e tecnica, tali da non farci sentire nemmeno troppo in colpa per aver abbandonato la povera nonna in un freezer, anzi, si finisce per ridere delle peripezie che, suo malgrado, è costretta a vivere) non nega spazi d'approfondimento, seppur superficiale, anche ad altre tematiche, in primis quella del difficile rapporto genitoriale. Tuttavia, la recitazione non cede mai il passo a momenti di vera introspezione e, anzi, forse proprio in una recitazione non sempre convincente si riscontrano le uniche pecche del film. E poi certo, la "deriva" romantica della storia è sicuramente la parte più prevedibile e debole, ma nonostante questo ci sono scene ben scritte e recitate. E così Metti la nonna in freezer (che con i suoi piccoli difetti è però un lavoro valido che sulla scia del primo Smetto quando voglio getta uno sguardo non proprio confortante su certi aspetti del nostro paese) soddisfa nel complesso le aspettative iniziali, proponendo allo spettatore una commedia dal gusto fresco e velatamente dolce amaro, con situazioni ironiche e spensierate in grado di divertire e intrattenere. A suon di battute e gag esilaranti, il duo registico Fontana-Stasi in tal modo, supera brillantemente la loro (d'esordio, la seconda dal mio punto di vista) prova.
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Barbara Bouchet,
Black comedy,
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Susy Laude
venerdì 12 luglio 2019
In guerra per amore (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2019 Qui - Nel 1943, a New York, un italo-americano è innamorato di una giovane che viene però promessa in sposa dallo zio della stessa al figlio di un potente mafioso. L'unico modo che il giovane ha per poter avere la donna (e che donna, io andrei fino in capo al mondo..), nel rispetto della tradizione, è chiedere la mano al padre, che però vive in Sicilia. Non potendo compiere il viaggio in altra maniera, il protagonista si arruola e prende parte all'operazione Husky, nome in codice dello sbarco in Sicilia degli Alleati. Queste le premesse di una vicenda tragicomica, che il regista Pif, al suo secondo film, questo film, In guerra per amore, film del 2016 diretto dal regista/attore, nonché sceneggiatore Pierfrancesco Diliberto (in arte appunto Pif), racconta intrecciandola (scegliendo, come sempre, nel raccontarla la propria tipica maniera divertente ed accessibile, tale da non rendere troppo seria e pesante l'opera in generale ma nello stesso tempo portando lo spettatore a riflettere seriamente sulla deplorevole realtà dei fatti) con un'analisi di più ampio respiro, volta a spiegare come l'occupazione Alleata della Sicilia favorì l'affermazione dei poteri mafiosi, fino a quel momento contenuti dal regime fascista. Infine, il regista segue, ma senza trovare un punto di convergenza tra questa storia e le altre, la vicenda di una famigliola in attesa di un padre/figlio/marito. Il mancato ritorno a casa di quest'ultimo, pacificata l'isola, comporta nell'anziano padre una fortissima delusione per le non rispettate promesse del vecchio regime, rappresentate da una statua di Mussolini, che scaglia fuori da una finestra, facendolo rimanere metaforicamente appesa a testa in giù (ma sono presenti altri simboli e citazioni). L'intreccio sentimentale passa un po' in sordina, non è un aspetto particolarmente curato (anche se Miriam Leone si fa sempre notare), ma è del resto evidente che l'interesse dell'autore è rivolto a dare un'immagine della società siciliana, non eccessivamente "macchiettizzata" nonostante l'aspetto un po' favolistico delle ambientazioni, di tanti anni fa, e di spiegare come gli Alleati siano complici, se non artefici, della rinascita della criminalità organizzata in Sicilia, in quanto si sarebbero avvalsi della collaborazione dei signorotti locali per portare a termine le operazioni belliche con il minor danno possibile, e successivamente dei medesimi, e di persone a loro amiche (criminali comuni) per l'amministrazione dei territori "liberati".
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Commedia grottesca,
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Dramma romantico,
Film di guerra,
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Maurizio Marchetti,
Miriam Leone,
Pif,
Vincent Riotta
giovedì 16 maggio 2019
Fai bei sogni (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2018 Qui - Fai bei sogni (Drammatico, Italia, Francia, 2016): Tratto dall'omonimo romanzo autobiografico, questo film parla dell'elaborazione di un lutto. Massimo, il protagonista, perde la mamma a nove anni, e da quel momento in poi non sarà capace di interiorizzare la perdita, di attenuare il dolore a ricordo. Non a caso il regista (Marco Bellocchio) ci porta a conoscere Massimo, ma lo fa intimamente, dall'interno di quel dolore, attraverso gli occhi del bambino che rifiutando la morte della madre, rifiuta con questo l'esistenza compiuta del Massimo adulto. Questo per dire che c'erano tutte le premesse per realizzare un discreto lavoro, invece nonostante un testo di partenza ricco e profondo, una storia emozionante, dopo poco tempo il ritmo si sfilaccia e la noia avanza. Il film infatti, in cui i continui balzi e sbalzi temporali ed umorali non aiutano certo lo sviluppo della trama (anche perché in questo modo la sceneggiatura finisce per essere decisamente troppo dilatata specialmente nella parte iniziale e smarrisce un po' la strada), a fine visione risulta decisamente confuso e troppo pesante. Senza dimenticare che nel montaggio si affollano scene inutili e senza spessore. Didascalico, recitato in maniera imbarazzante anche da un Valerio Mastandrea raramente così poco in parte e ormai ostaggio sempre dello stesso personaggio, il film difatti, che sembra voler ricostruire pezzi di Storia (soprattutto quella italiana) attraverso il prisma della vita di Massimo, la passione per il Torino e per la squadra scomparsa nella tragedia di Superga, la serie tv Belfagor, suo amico immaginario, i primi articoli come commentatore sportivo, i reportage dai Balcani in guerra negli anni '90 e la famosa, stucchevole lettera in risposta a un lettore insofferente alla propria genitrice (interpretata con guizzo sarcastico dalla sempre strabiliante Piera Degli Esposti, uno dei tanti camei del film), non convince. Certo, c'è una grande riflessione sui problemi di crescere senza madre ma insomma la riflessione manca di nerbo e si risolve con una rivelazione finale che lo spettatore più attento poteva dedurre nel giro di una ventina di minuti. Peccato perché con un taglio diverso (più miglior utilizzo di Bérénice Bejo, qui decisamente spaesata e fuori ruolo giacché il suo personaggio risulta poco caratterizzato e quasi banale, e meno del bambino insopportabile) e una durata più congrua il materiale per realizzare una buona pellicola c'era tutto. Invece così si rimane in mezzo al guado o forse si rimane proprio impantanati. E si tratta perciò di un film decisamente anonimo (seppur non brutto), nonostante Bellocchio, che però mi aveva già deluso con Sangue del mio sangue. Voto: 5
martedì 26 febbraio 2019
La scuola più bella del mondo (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/02/2017 Qui - La scuola più bella del mondo, film del 2014 diretto da Luca Miniero, è l'ennesima commedia mediocre che il cinema italiano ha da offrire, poiché lasciando perdere l'ultimo film visto del genere, ovvero l'eccezionale Perfetti Sconosciuti, questo è un film visto e rivisto, in cui gli attori riciclano le loro solite parti, da Christian De Sica a Rocco Papaleo, passando per la Finocchiaro (Angela), con un pittoresco finale in stile 'musicarello' che rende il tutto ancora più farsesco e imbarazzante. Eppure per una volta, la storia è semplice ed ha pure un senso. Una scuola modello toscana cerca un gemellaggio con un istituto scolastico di Accra, ma il bidello sbaglia a leggere ed invia l'email ad una scuola di Acerra, il cui preside è il miglior Lello Arena di sempre (una delle poche note liete). Il resto purtroppo è invece un esilarante, soprattutto posticcio, girotondo di equivoci basati sul razzismo, reciproco, tra nord e sud, con tanti luoghi comuni, ma ugualmente deliranti. Sulla scia del successo del film "Benvenuti al sud", il regista Luca Miniero continua nuovamente a proporre nella sua produzione cinematografica le differenze sociologiche ed ambientali tra il nord e il sud Italia, iniziando ad evidenziare (purtroppo) una certa stanchezza creativa a livello di idee. Il film, per carità, di per se sicuramente è anche gradevole e ciò è da attribuirsi non tanto per la simpatica (si fa per dire) presenza di attori come De Sica (qui comunque più normale e meno antipatico, insomma sopportabile), Papaleo o Angela Finocchiaro (altra presenza fissa di molti film del regista), senza dimenticare la bellissima Miriam Leone, ma soprattutto per il non facile lavoro di selezione e di preparazione nella scelta dei bambini, giovanissimi attori di questa pellicola, che fungono da determinante e vitale linfa vitale per la narrazione della trama, i loro movimenti, le loro brevi battute o il loro pungente sarcasmo, rappresentano probabilmente la vera forza del film.
domenica 14 ottobre 2018
Fratelli unici (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/11/2015 Qui - Nel film Fratelli unici (2014), Pietro (Raoul Bova) e Francesco (Luca Argentero) sono fratelli, ma avrebbero voluto entrambi essere figli unici. Pietro è un medico affermato con un matrimonio finito alle spalle; Francesco fa lo stuntman ed è un eterno ragazzino che non si è mai legato a nessuna. Per colpa di un incidente Pietro perde la memoria ed ora è come se fosse un bambino all'età di quattro anni (con tutti i problemi che ne conseguono). Francesco se ne prende cura, un po' per dovere e molto per interesse, i due "fratelli unici" sono dunque costretti a fare di nuovo conoscenza l'uno dell'altro e alla fine torneranno ad essere veri fratelli. Ovviamente la storia d'amore non può mancare, saranno Carolina Crescentini e Miriam Leone a far battere il loro cuore. Forse farò un torto alle donne ma Bova non è adatto per queste commedie, film dove addirittura deve farsi passare per un bambino, non si può vedere e poi non è credibile come in parte anche lo è l'altro protagonista, al contrario delle due bellissime protagoniste molto più credibili nel ruolo. Sceneggiatura debole, regia standard con varie incoerenze logistiche e scarsa attenzione ai dettagli (ma costante attenzione agli sponsor). Fratelli unici sembra il lungo (e pasticciato) episodio di una sitcom televisiva, pieno di imprecisioni e incongruenze. Il miglior Bova è sparito dai tempi del ruolo del capitano Ultimo. Voto: 5
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Alessio Maria Federici,
Carolina Crescentini,
Commedia italiana,
Giusy Buscemi,
Luca Argentero,
Massimo De Lorenzo,
Michela Andreozzi,
Miriam Leone,
Raoul Bova,
Sergio Assisi
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