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lunedì 31 gennaio 2022

E noi come stronzi rimanemmo a guardare (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2022 Qui - A Pif non manca certo l'ambizione (vedasi Momenti di trascurabile felicità) e pur rifacendosi a modelli riconoscibili come Lei (Her) e simili, questo film contiene delle buone intuizioni, però sovraccaricando di tematiche che in certi aspetti rimangono abbastanza schematiche. Il concetto stesso di lavoro declinato a schiavitù legalizzata, come di schiavitù è l'atteggiamento collettivo di farci influenzare le nostre esistenze da applicazioni e like. E tutto questo con il nostro permesso e proprio per questo il titolo del film è pienamente indovinato (bene gli attori). Non tragga in inganno il tono da commedia del film, la storia lascia un senso profondo di solitudine e disperazione che il finale, affatto consolatorio, fa trasparire. Meno compatto delle sue opere precedenti, certamente non un film banale, a mio parere. Al netto di un didascalismo superfluo e qualche sbavatura, il film diverte e fa riflettere, risultando una sorta di Black Mirror all'italiana. Ritmo abbastanza fluido, per una visione gradevole e senza grossi affanni. Voto: 6+

giovedì 7 novembre 2019

Momenti di trascurabile felicità (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/11/2019 Qui
Tema e genere: Romantica favoletta sul senso dell'esistenza, che prende spunto dai due romanzi Momenti di trascurabile felicità (2010) e il sequel Momenti di trascurabile infelicità (2015), scritti da Francesco Piccolo, co-sceneggiatore del film insieme al regista.
Trama: Paolo ha 92 minuti per ritornare sulla Terra e vivere gli ultimi momenti accanto alle persone che ama. Avrà il tempo di fare i conti con le cose importanti della propria vita, o gli torneranno in mente solo momenti di trascurabile felicità?
Recensione: Dai due romanzi di cui sopra, il solido e fidato Daniele Luchetti riesce a trarre un film che, forte di una sceneggiatura accurata, opera (come detto) del regista assieme all'autore dei romanzi, convince e si fa voler bene, nonostante qualche vezzo non proprio originale e, sulla carta, a rischio di provocare insofferenza. Se infatti l'io narrante del protagonista (un valido e ben scelto Pif, davvero bravo, come lo è sempre) si dimostra subito una discriminante narrativa troppo abusata che meriterebbe provvedimenti severi se non qualche divieto a danno di ostinati sceneggiatori che ancora se ne dimostrano schiavi, qui tuttavia l'espediente finisce per non infastidire, grazie ad una certa lungimiranza della narrazione, gradevole e ben scritta, con tratti di arguta brillantezza. E se il regista sorprende già da subito con una scena di scontro frontale davvero impressionante per il realismo sconcertante che riesce a trasmettere sullo spettatore, risulta anche molto efficace la ripresa che ne segue immediatamente la dinamica del tremendo impatto: una visione dal basso di un abisso, o di una estranea dimensione, rivolta verso l'alto, ove lo scontro sta avvenendo in tutto il suo tremendo impatto. Una scena di stampo "nolaniano" molto forte e straniante, per nulla scontata in un contesto sin troppo tipico da commedia italiana leggera e malinconica. Poi il suo racconto prende avvio, tra il genere fantastico alla "Il paradiso può attendere", e la commedia degli equivoci, rappresentandoci ancora una volta (il cinema lo ha fatto spesso) il "vestibolo" per l'assegnazione del luogo finale di destino delle anime, come un luogo affollato e pieno di una burocrazia di stampo kafkiano che diverte ma inquieta anche molto. E così Momenti di trascurabile felicità si fa, nonostante tutto, ben volere. La storia funziona soprattutto per merito (appunto) di una bella sceneggiatura e per opera dei due ottimi protagonisti: oltre al già citato Pierfrancesco Diliberto, è bravissima fino a commuovere anche la bravissima attrice e cantante Thony, dolcissima e stupenda nel ruolo della moglie che non comprende appieno l'afflato sopra le righe e certo insolito che d'un tratto contraddistingue un consorte quasi sempre distratto, pigro fino all'indolenza, un'attrice che centellina le sue apparizioni, conosciuta ed apprezzata molto pochi anni fa grazie a Paolo Virzì ed il suo bel "Tutti i santi giorni". Esilarante e necessario come sempre, qui impegnato nel ruolo strategico del burbero ma bonario traghettatore di anime, il grande Renato Carpentieri contribuisce non poco alla sostanziale riuscita di una commedia piccola, gradevole, ma anche in grado di toccare il cuore.

venerdì 12 luglio 2019

In guerra per amore (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2019 Qui - Nel 1943, a New York, un italo-americano è innamorato di una giovane che viene però promessa in sposa dallo zio della stessa al figlio di un potente mafioso. L'unico modo che il giovane ha per poter avere la donna (e che donna, io andrei fino in capo al mondo..), nel rispetto della tradizione, è chiedere la mano al padre, che però vive in Sicilia. Non potendo compiere il viaggio in altra maniera, il protagonista si arruola e prende parte all'operazione Husky, nome in codice dello sbarco in Sicilia degli Alleati. Queste le premesse di una vicenda tragicomica, che il regista Pif, al suo secondo film, questo film, In guerra per amore, film del 2016 diretto dal regista/attore, nonché sceneggiatore Pierfrancesco Diliberto (in arte appunto Pif), racconta intrecciandola (scegliendo, come sempre, nel raccontarla la propria tipica maniera divertente ed accessibile, tale da non rendere troppo seria e pesante l'opera in generale ma nello stesso tempo portando lo spettatore a riflettere seriamente sulla deplorevole realtà dei fatti) con un'analisi di più ampio respiro, volta a spiegare come l'occupazione Alleata della Sicilia favorì l'affermazione dei poteri mafiosi, fino a quel momento contenuti dal regime fascista. Infine, il regista segue, ma senza trovare un punto di convergenza tra questa storia e le altre, la vicenda di una famigliola in attesa di un padre/figlio/marito. Il mancato ritorno a casa di quest'ultimo, pacificata l'isola, comporta nell'anziano padre una fortissima delusione per le non rispettate promesse del vecchio regime, rappresentate da una statua di Mussolini, che scaglia fuori da una finestra, facendolo rimanere metaforicamente appesa a testa in giù (ma sono presenti altri simboli e citazioni). L'intreccio sentimentale passa un po' in sordina, non è un aspetto particolarmente curato (anche se Miriam Leone si fa sempre notare), ma è del resto evidente che l'interesse dell'autore è rivolto a dare un'immagine della società siciliana, non eccessivamente "macchiettizzata" nonostante l'aspetto un po' favolistico delle ambientazioni, di tanti anni fa, e di spiegare come gli Alleati siano complici, se non artefici, della rinascita della criminalità organizzata in Sicilia, in quanto si sarebbero avvalsi della collaborazione dei signorotti locali per portare a termine le operazioni belliche con il minor danno possibile, e successivamente dei medesimi, e di persone a loro amiche (criminali comuni) per l'amministrazione dei territori "liberati".