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venerdì 16 dicembre 2022

Occhiali neri (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 16/12/2022 Qui - Poca roba, pochissima, stupisce il lato tecnico pessimo, e del tutto inefficace, compresa regia, fotografia e colonna sonora. Occhiali neri è, per dirla in maniera schietta, una gigantesca cavolata, con una sceneggiatura colabrodo (la sagra della banalità, killer scoperto dopo 5 minuti), dialoghi al limite dell'imbarazzante, scene che invece superano la soglia dell'imbarazzo totale, un livello attoriale mediocre, visto che l'Ilenia Pastorelli quando è costretta a rinunciare al romanesco è, assolutamente, inascoltabile, e una messa in scena priva di appeal che invece di appagare lo spettatore gli urta ai nervi in un modo incredibile. Alla scena dei serpenti d'acqua, per esempio, non sapevo se ridere o provare vergogna per chi l'ha scritta e ideata, ma è tutto il film che fa decisamente pietà e non lascia nessuna speranza affinché l'ex buon Dario Argento possa riprendersi e, magari, tornare a fare del cinema decente. Voto: 3,5

mercoledì 30 novembre 2022

C'era una volta il crimine (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2022 Qui - Tremendo capitolo finale di una saga che non aveva mai detto granché (il finale di Ritorno al crimine presupponeva un'idea simpatica, ma viene del tutto sprecata). Qui già dall'incipit tirato via (Giampaolo Morelli al posto di Alessandro Gassmann senza troppe spiegazioni) e liquidato con i titoli si capisce che la sceneggiatura ha come unico interesse quello di creare un presupposto per sketch comici. Ma si ride poco perché tutto è prevedibile e il cast maschile sempre sopra le righe poco può davanti al vuoto cosmico. Si salva la ricostruzione d'epoca, con una bella fotografia e la partecipazione ispirata di Rolando Ravello. Sprecato il cast femminile, sparatoria finale tremenda. Si spera finisca davvero qui, adesso è troppo. Voto: 4

martedì 31 maggio 2022

Io e Angela (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2022 Qui - Mi sarebbe piaciuto mettere un voto più alto perché l'idea anche se non originalissima è accattivamente e, almeno per una buona metà, portata avanti bene, la Ilenia Pastorelli, tutto sommato, sempre romanaccia e caciarona, se la cava bene, il personaggio di Pietro Sermonti ben rappresenta le fragilità, ingenuità e debolezze del ragazzotto medio (un po' come i personaggi di Carlo Verdone dei tempi d'oro). Si chiude un occhio poi tranquillamente sulla CGI non sempre ben riuscita (probabilmente per mancanza di budget). Insomma, già tutto questo non è poco per il livello medio, bassissimo, del cinema italiano (comico) di questi anni (una commistione di generi abbastanza rara qui da noi). Il problema è che nella seconda parte, insistendo col mescolare noir/thriller/commedia e black humor precipita, tra battute e trovate infelici, e trama incerta in qualche passaggio. Strappa comunque un sorriso. Finale non cosi scontato come poteva sembrare. Nel complesso un film guardabile ma che assolutamente non rivedrei (volenteroso ma scombinato). Voto: 5,5

lunedì 31 gennaio 2022

E noi come stronzi rimanemmo a guardare (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2022 Qui - A Pif non manca certo l'ambizione (vedasi Momenti di trascurabile felicità) e pur rifacendosi a modelli riconoscibili come Lei (Her) e simili, questo film contiene delle buone intuizioni, però sovraccaricando di tematiche che in certi aspetti rimangono abbastanza schematiche. Il concetto stesso di lavoro declinato a schiavitù legalizzata, come di schiavitù è l'atteggiamento collettivo di farci influenzare le nostre esistenze da applicazioni e like. E tutto questo con il nostro permesso e proprio per questo il titolo del film è pienamente indovinato (bene gli attori). Non tragga in inganno il tono da commedia del film, la storia lascia un senso profondo di solitudine e disperazione che il finale, affatto consolatorio, fa trasparire. Meno compatto delle sue opere precedenti, certamente non un film banale, a mio parere. Al netto di un didascalismo superfluo e qualche sbavatura, il film diverte e fa riflettere, risultando una sorta di Black Mirror all'italiana. Ritmo abbastanza fluido, per una visione gradevole e senza grossi affanni. Voto: 6+

martedì 24 marzo 2020

Non ci resta che il crimine (2019)

Titolo Originale: Non ci resta che il crimine
Anno e Nazione: Italia 2019
Genere: Commedia, Fantastico, Gangster
Produttore: Fulvio Lucisano, Federica Lucisano
Regia: Massimiliano Bruno
Sceneggiatura: Massimiliano Bruno, Andrea Bassi, Nicola Guaglianone, Menotti
Cast: Alessandro Gassmann, Marco Giallini, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi
Ilenia Pastorelli, Massimiliano Bruno, Emanuel Bevilacqua
Antonello Fassari, Fabio Ferri, Marco Conidi
Durata: 98 minuti

Marco Giallini, Edoardo Leo, Alessandro Gassmann e Gianmarco Tognazzi nella commedia di Massimiliano Bruno.
Tre amici viaggiano indietro nel tempo e incontrano la Banda della Magliana.

martedì 18 giugno 2019

Benedetta follia (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/11/2018 Qui - Togliamoci il dente subito: siamo lontani anni luce dalla produzione aurea di Carlo Verdone. Siamo ad un altro livello, indubbiamente più basso, differente nelle dinamiche comiche e nella realizzazione dei personaggi. In tal senso è certo che se si guarda il film con questa consapevolezza si riesce ad apprezzare una commedia sentimentale leggera che scorre fluida e senza particolari spunti comici, e comunque gradevole (più o meno) nella sua semplicità, ma obbiettivamente è la solita commedia mediocre dell'ormai ex grande caratterista Romano degli anni '80, che da anni a questa parte ha definitivamente perso la bussola e la propria verve comica e registica, anche perché Benedetta follia, film del 2018 diretto da Carlo Verdone, con protagonisti lo stesso Verdone e Ilenia Pastorelli, non propone niente di originale, già formule simili, di contrasto e simpatia, tra opposti si erano viste in altri film del regista romano, come "Maledetto il giorno che t'ho incontrato", o "Io Io, Lara e loro"  e "Posti in piedi in Paradiso", con risultati altalenanti, ma stavolta Verdone, come purtroppo gli capita sovente negli ultimi tempi, non riesce a lasciare il segno, i personaggi sono tratteggiati in modo troppo grottesco e caricaturale, malgrado l'ottima performance della Pastorelli, che dimostra anche un buon "feeling" con Verdone. Il problema è però riscontrabile soprattutto nella storia, troppo sfilacciata, frammentaria e stiracchiata, in più la sceneggiatura zoppica, peraltro, la scena musicale "allucinata", anche se tecnicamente valida e con coreografie accurate, resta avulsa rispetto alla trama. Una trama che, raccontando di Guglielmo che, proprio il giorno del loro anniversario (sono sposati da venticinque anni) viene a sapere dalla moglie del tradimento di quest'ultima con la commessa di Guglielmo, e che quindi avendo perso moglie e commessa, egli offre il posto di lavoro (nel suo negozio ecclesiastico) a Luna, ragazza romana con problemi di denaro, e che dopo un inizio problematico, quest'ultimi riescono ad entrare in simbiosi, sia a lavoro che nella vita privata, al punto che lei lo aiuta a cercare una nuova compagna (anche se con risultati spesso tragicomici), dopo un inizio abbastanza inusuale ed interessante, inizia a sbracare.

domenica 3 marzo 2019

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/03/2017 Qui - In una Roma quanto mai cupa e inquieta, minacciata da una serie di attentati dinamitardi, varie combriccole di malviventi si muovono nei bassifondi, contendendosi la gestione di traffici illeciti e arrabattandosi tra piccoli crimini e regolamenti di conti. Tra questi piccoli criminali c'è anche Enzo Ceccotti, ladruncolo schivo e solitario che un giorno, per sfuggire a due poliziotti che gli stanno alle calcagna si tuffa nel Tevere e entrando in contatto con alcune sostanze tossiche fuoriuscite da dei barili gettati sul fondo del fiume, si scopre in possesso di una forza e resistenza sovraumane. L'uomo, che vive da solo e non ha grandi aspirazioni per il futuro, finirebbe sicuramente col diventare un super-delinquente se il destino non gli facesse incontrare Alessia, una giovane ragazza sensibile e schietta, ma mentalmente instabile, ossessionata dal personaggio di Jeeg Robot d'acciaio (in omaggio alla serie manga e anime Jeeg robot d'acciaio di Gō Nagai, della quale il film riprende alcune tematiche), che Enzo salverà da una brutta situazione, con cui inizierà a stringere con lei un legame sempre più forte, portandolo pian piano dalla parte del bene. Enzo-Hiroshi però dovrà lottare contro la banda dello Zingaro, un cattivissimo Joker 'de noartri' disposto a tutto per raggiungere il potere e la fama. Una serie incredibile di colpi di scena e di trovate esilaranti condurrà i due rivali allo scontro finale, alla battaglia epica tra il bene e il male, dove naturalmente non potrà che trionfare il bene. Detta così, la storia raccontata dallo strepitoso esordio di Gabriele Mainetti sembrerebbe assurda e strampalata, cinematograficamente una follia, un azzardo destinato a un b-movie da dimenticare in fretta. Invece no, Lo chiamavano Jeeg Robot (film del 2015 diretto e prodotto da Gabriele Mainetti e scritto da Nicola Guaglianone e Menotti) è un film tanto coraggioso quanto riuscitissimo, un'opera geniale destinata a rappresentare un passaggio importante nella storia del cinema italiano. Apparentemente la struttura narrativa del film segue difatti l'archetipo classico del mito del supereroe, anche qui, infatti, un uomo qualunque riceve inaspettatamente dei super-poteri, ovviamente non senza difficoltà, attraverso una maturazione interiore in cui diventa consapevole della responsabilità che la nuova condizione esistenziale gli impone, ma non deve trarre in inganno perché l'opera prima del regista è un film duro, violento, malinconico, realistico, stratificato, che concede ben poca ironia e leggerezza rispetto ai blockbuster d'oltreoceano, piuttosto omaggia con nostalgia lo spirito più adulto e agrodolce dei manga nipponici, in cui l'eroe spesso e volentieri cammina su quella linea sottile che separa la giustizia dalla criminalità, il bene dal male, e spesso agisce volutamente nell'ombra, senza cercare né fama né gloria.