Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/10/2023 Qui - Purtroppo ancora una volta il cinema nostrano deve ricorrere a un remake di una pellicola d'oltralpe, a dimostrazione che ai nostri sceneggiatori le idee nuove scarseggiano assai. Bisogna però anche dire che il risultato finale lascia molto soddisfatti, in quanto il nuovo film di Riccardo Milani (all'ennesima rivisitazione italica dopo Corro da te) riesce a far ridere (le piccole incursioni comiche sono infatti apprezzabili abbastanza), commuovere e pensare. Si tratta infatti di un'interessante riflessione sul mestiere dell'attore, del potere rieducativo dell'arte ma anche, andando oltre, del concetto di libertà e di privazione della stessa. Il regista trova dei validi alleati in tutti gli interpreti, e non nel solo Antonio Albanese. Volendo trovare una critica: si può imputare al prodotto un finale troppo retorico che fa scadere un po' il risultato finale, che rimane comunque di tutto rispetto. Voto: 6,5
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giovedì 26 ottobre 2023
Grazie ragazzi (2023)
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Antonio Albanese,
Commedia agrodolce,
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giovedì 27 ottobre 2022
Corro da te (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2022 Qui - Un film copiato sì, ma copiato bene (e meglio), per una volta almeno. Il remake del film francese Tutti in piedi è infatti ed incredibilmente (seppur sia praticamente una copia carbone) più a fuoco, certo, è aiutato in questo dalla bellezza dei due protagonisti, comunque un voto positivo lo merita. Corro da te si fa apprezzare per il ritmo brioso, per l'assenza di volgarità, per alcuni personaggi piuttosto azzeccati e per la confezione ben curata dal regista Riccardo Milani (non nuovo a certi prodotti). Il valore aggiunto è la prestazione di Pierfrancesco Favino, attore che ha oramai raggiunto una maturità tale che gli permette di svariare dalle pellicole drammatiche a quelle leggere in maniera sempre eccellente. Qui è alle prese con un personaggio cinico ed odioso, che (molto) lentamente si evolve e finalmente matura grazie all'amore. La sua controparte è la bella Miriam Leone, che in verità è troppo bella per essere "vera", ma va bene. Una piacevole commedia che affronta garbatamente il difficile tema della disabilità, che nonostante la superficialità insita, si lascia vedere. Voto: 6
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giovedì 7 novembre 2019
Ma cosa ci dice il cervello (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/11/2019 Qui
Tema e genere: Reduci dall'exploit (mai condiviso) di Come un gatto in tangenziale, la factory capitanata da Riccardo Milani e Paola Cortellesi ci riprova. Ancora una volta lo fa con una commedia graffiante, che prende di mira il malcostume ormai diffuso rovesciandone gli effetti sul pubblico. Il film infatti diventa specchio dei vizi italici e di un paese dominato dall'aggressività, dal cretinismo, dalla "tuttologia" e dalla continua messa in discussione delle competenze.
Trama: Una grigia madre divorziata nasconde una doppia vita, che le servirà per vendicare i soprusi subiti da vecchi compagni di scuola.
Recensione: Francamente il film mi ha un po' deluso. Ma cosa ci dice il cervello è un film gradevole non sguaiato o volgare che si basa su un soggetto abbastanza originale ma modesto nella realizzazione e confuso nello scopo che si propone. Il film è confuso nel senso che è in parte commedia e in parte thriller sia pure comico ma le due parti non si amalgamano e specie la parte della "vendetta" appare poco brillante. Manca il film di coesione e di vivacità, non è affatto coinvolgente per lo spettatore non fa ridere, solo sorridere. La trama è infatti poco divertente, ma soprattutto, anziché provare ad analizzare i motivi di certi malesseri, di un certo imbarbarimento che colpisce la società, si limita a citarli con tono ammonitorio. Se l'intento era quello di mettere lo spettatore davanti a fatti della vita di tutti i giorni, fungendo da specchio dei nostri tic, forse sarebbe stato più efficace un cinismo maggiore. Ma cosa ci dice il cervello dovrebbe compensare con la commedia e ci riesce di tanto in tanto grazie agli attori, cui è lasciata grande libertà e che ripagano aggiustandosi benissimo gag e personaggi sul proprio corpo, inevitabilmente però le sue energie sono drenate dal seguire i suoi molti temi. A tal proposito, in quanto alla recitazione Paola Cortellesi è brava e i suoi spunti comici sono apprezzabili, anche se non sembra in parte come agente segreto, sprecati appaiono validi attori come Remo Girone (che fa il Capo dei Servizi) e Claudia Pandolfi. Ma cosa ci dice il cervello funziona, appunto, nei frammenti in cui si avvicina di più agli schemi tradizionali della commedia commerciale tradizionale, dove si ride per il grottesco, per l'eccesso, per la battuta salace e di spirito, quando cerca di cambiare pelle addentrandosi nella parodia della spy story evocando i classici blockbuster alla Bourne o alla Bond (solo per citare i più famosi) perde di credibilità, si trasforma in parodia di se stesso facendo sorgere spontanea una domanda: di cosa vuole parlare davvero questo film? Non bastasse che tutto collassi nel finale in cui il film fatica a unire tutti gli intenti e le trame (quella internazionale, quella giustizialista e quella sentimentale con uno dei vecchi amici) come le diverse personalità della protagonista (qual è quella vera? È dura come sul lavoro o remissiva come nella vita?). Soprattutto di fronte ad un finale così smaccatamente intenzionato ad insegnare una lezione il risultato è più respingente che attraente. E insomma commedia con luci ed ombre, originale, a tratti divertente, a tratti meno, quando il "moralismo" prende il sopravvento sull'intrattenimento. Non ci si annoia mai, questo è certo, ma i troppi generi, i troppi temi, non convincono.
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sabato 1 giugno 2019
Come un gatto in tangenziale (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/08/2018 Qui - Dopo il mediocre Mamma o Papà? torna il team formato da Riccardo Milani/Antonio Albenese/Paola Cortellesi. I risultati sono leggermente migliori ma nel complesso comunque e ugualmente insufficienti. Vengono nuovamente affrontati temi legati alla famiglia stavolta prendendo spunto da una specie di Indovina chi viene a cena, ma Come un gatto in tangenziale, film del 2017 del regista romano, e non è un caso che il titolo è un'espressione, utilizzata prevalentemente a Roma e dintorni, per esprimere un parere su una cosa, una situazione che si presume avrà una durata molto breve, come, appunto, un gatto che cammina sulla tangenziale: di vita breve (e giustappunto come il film stesso, vedibile però dimenticabile in fretta), puntando e giocando nuovamente su una dialettica antagonista e sugli stereotipi di genere, dopotutto la storia è quella che attinge dalla classica commedia italiana, ovvero il confronto tra due opposti, due mondi paralleli che si guardano con diffidenza e che non sono destinati a incontrarsi (e non è un caso che abbondino gli stereotipi sulla borghesia d'alto bordo snob e piena di sussiego e sul proletariato ruspante e abituato all'arte d'arrangiarsi), non riesce ancora una volta a centrare il bersaglio. Il film infatti, che racconta di Giovanni, che da sempre a favore dell'uguaglianza e della condivisione, vede vacillare le sue convenzioni quando la figlia (appena tredicenne) decide di fidanzarsi con Alessio, un ragazzo della degradata periferia romana, e che troverà nella madre di lui ragazzo un'insospettabile risorsa per far sì che i due si lascino (i loro mondi sono incompatibili o almeno così sembrerebbe), è, non solo moralmente banale e bigotto, ma anche forzatamente e inutilmente caricaturale. Perché anche se Come un gatto in tangenziale non disdegna la risata (e non manca più di un momento divertente), tuttavia questa è spesso figlia dell'istrionismo dei due attori coinvolti, che non possono però fare tutto da soli.
giovedì 9 maggio 2019
Mamma o papà? (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/02/2018 Qui - Mamma o papà? (Commedia, Italia 2017): Una commedia senza alcun dubbio divertente e provvista di dialoghi esilaranti, ma alquanto paradossale nel suo contesto e pertanto irreale come situazione generale in sé. Preso spunto da una commedia francese, Mamma o Papà infatti, una sorta de La Guerra dei Roses ampliata, nel senso che i dispetti non si limitano a quelli tra marito e moglie ma coinvolgono anche i figli (qui altamente odiosi), non convince lo spettatore nelle varie situazioni che si presentano, appunto, assurde e dunque poco credibili da accettare e così essa non riesce mai a decollare e viene seguita nel suo svolgersi in maniera del tutto superficiale. Perché questa (ripetitiva) escalation di cattiverie, invece che del sano divertimento crea solo momenti di imbarazzo. Si cerca di fare satira, invece sono delle caricature odiose che mettono alla berlina un cast di attori di primissimo piano (Antonio Albanese e Paola Cortellesi) ed un regista capace di ben altre prove. Un film malriuscito, malcondotto ed odioso come la prole suddetta. Perché seppur nel complesso, il film diretto da Riccardo Milani non è ai livelli beceri di un qualsiasi cinepanettone od altro (a seconda delle stagioni), poco ci manca, poiché esso non riesce a essere così spigliato e così divertente da meritare una valutazione positiva. E una buona opportunità si trasforma, quindi, in un film (che qualche sorriso lo strappa con molta fatica) di maniera, gradevole, ma nulla di più. Voto: 5,5
domenica 28 ottobre 2018
Scusate se esisto! (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/12/2015 Qui - Dal regista Riccardo Milani, una nuova e divertente commedia con protagonista la coppia consacrata da Nessuno mi può giudicare: Paola Cortellesi, torna al fianco di Raul Bova in Scusate se esisto! Il film (del 2014) è ispirato alla storia vera dell'architetto italiano Guendalina Salimei. Serena, di origine abruzzese (Anversa), è un architetto dal talento straordinario, laureata in architettura con il massimo dei voti, ha un master e conosce molte lingue straniere, ma dopo una serie di successi professionali all'estero e con una brillante carriera professionale a Londra, decide di ritornare a lavorare in Italia, a Roma, perché ama il suo paese. Per una donna ottenere un posto di lavoro all'altezza della sua qualifica si rivela tuttavia difficile, a Roma non trova un impiego nemmeno lontanamente paragonabile a quello che aveva in Inghilterra, e si arrabatta facendo tre lavori ben al di sotto delle sue capacità e competenze (arredatrice presso il Paradiso della cameretta, designer di cappelle funerarie per ricchi cafoni, e cameriera in un ristorante di lusso). Finché per puro caso si imbatte in un quartiere dimenticato da tutto e tutti, in forte degrado, e decide di interessarsi al progetto di riqualificazione, e quando si reca ad un colloquio si trova di fronte a una scelta folle, farsi passare per quello che tutti si aspettano che lei sia: un uomo. Nel frattempo incontra Francesco (il proprietario del ristorante), bello e affascinante, il compagno ideale, se non fosse che dopo vari 'tentativi' capisce che a lui non piacciono le donne. Tra Serena e Francesco nasce comunque un rapporto intenso, una profonda amicizia, la coppia perfetta. Ne sortiranno numerosi equivoci ed avvenimenti sino ad un finale ugualmente positivo, sebbene differente da quello da lei sperato inizialmente. Pronti a tutto pur di darsi una mano saranno costretti a condividere segreti e inganni perché a volte, per essere davvero se stessi, è meglio fingersi qualcun altro!
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