Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/06/2018 Qui - Nel 1997 si chiudeva la celebre saga Alien con appunto Alien 4: La Clonazione mentre nel lontano 1991 terminava la serie (di soli due film) Predator. Nel 2004, il "cerchio mitologico" delle due puntate delle creature spaziali più "paurose" e di successo dello schermo, vengono riunite (forse imprudentemente, anche se la storia del cinema di genere è ricca di "contro" spesso improbabili ma tuttavia riusciti), ancora una volta, sotto la produzione della 20th Century Fox. Ne esce un crossover, anzi prequel (non canonico) della saga di Alien e spin-off di entrambe, che forse dal punto di vista cinematografico poteva essere migliore, molto migliore (dopotutto incrociare due film di cassetta non è certo garanzia di successo, semmai è indice di scarsa creatività), ma certamente un prodotto di puro intrattenimento. Un prodotto sicuramente fracassone e di bassa lega, anche perché uno che vuole vedere Alien vs. Predator deve essere preparato al peggio, tuttavia anche se il risultato di questa operazione (con gli umani a fare letteralmente la parte delle vittime sacrificali) non è proprio esaltante, ha delle frecce al suo arco. Certo, la confezione da B-movie non gliela toglie nessuno, non bastasse la presenza di Raoul Bova (poteva morire anche un po' prima di fare questo film, che poi sinceramente non capisco che ci sta a fare), si considerino gli effetti speciali (di qualità altalenante, ma, a volte, più che discreti) e la sceneggiatura che, al di là della succulenta idea di far scontrare Aliens con Predators, e gli umani come cavie, è fin troppo semplificata, quando non addirittura deprimente, ma, a parte il fatto che il film scorre via abbastanza velocemente (quindi quasi non c'è il tempo per annoiarsi), la seconda parte, a parte che si stacchi la spina cerebrale è condizione imprescindibile, offre lo spettacolo sufficientemente vibrante e truculento che ci si aspetta e quindi, in definitiva, consente al film di raggiungere, sempre nei limiti dei generi, la sufficienza.
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sabato 25 maggio 2019
giovedì 24 gennaio 2019
Tutte le strade portano a Roma (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/09/2016 Qui - Tutte le strade portano a Roma (All Roads Lead to Rome), è una commedia romantica che parte da un presupposto importante, ovvero da uno dei proverbi italiani più famosi, citato anche da Totò, ma purtroppo questo film del 2015 diretto da Ella Lemhagen, abolisce totalmente ciò, in più usa questa celebre frase per imbandire una tavola vuota negli intenti e priva di originalità nella sostanza, e addirittura ci scrive una canzone bruttissima. Brutta come il film, banale, superficiale, stereotipato (e tanto, a usi e costumi italiani), scontato, prevedibile ed ovviamente piena di cliché. Difatti questo film di produzione Italo-Americana (soprattutto a stelle e strisce) comincia davvero in modo assurdo, con la protagonista Sarah Jessica Parker, nella parte di Maggie, una quarantenne single di New York, che spiega alla figlia Summer (Rosie Day), una diciassettenne dal carattere ribelle, in viaggio verso Roma per una vacanza di come l'Italia sia un paese tremendamente corrotto, dove il cibo è così buono che dalla spazzatura alcuni si cibano e dove una una giornalista (Paz Vega sempre bella come ne Il caso Novack) ha la possibilità di inventarsi una notizia a cui tutti credono per poi ribaltarla e condizionare perfino il giudizio della polizia (arma come sempre di scarso rilievo e ingenua) che non si prende cura di verificare come stanno fatti e testimonianze ma che credono a tutto ciò che dice la televisione.
domenica 13 gennaio 2019
Torno indietro e cambio vita (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2016 Qui - I protagonisti di Torno indietro e cambio vita, commedia del 2015, sono una coppia di coniugi, interpretati da Raoul Bova e Giulia Michelini, i quali stanno attraversando un periodo di profonda crisi e pertanto la moglie ha deciso di lasciare il marito per un altro uomo. Non essendo quest'ultimo dello stesso parere in quanto ancora molto innamorato della consorte, al fine di non volere mai più soffrire in futuro così tanto per un tale tipo di abbandono, desidererebbe ardentemente tornare indietro nel tempo e riuscire così di evitare di conoscere e mettersi insieme a quella che sarebbe poi diventata la propria futura moglie. In seguito ad un incidente stradale e ad una sorta di "incantesimo" il desiderio si avvera ed il protagonista, insieme al suo carissimo amico (Ricky Memphis), riesce a ritornare indietro negli anni, e precisamente agli anni '90, all'epoca del liceo e dell'incontro con la futura moglie. Da qui si succederanno una serie di avvenimenti più o meno importanti ed esilaranti. Eccoci di fronte a un film che merita due giudizi ben distinti. Se considerato infatti in termini assoluti, "Torno indietro e cambio vita" è da bocciare senza remissione di peccati, perché, ammettiamolo, è ben poca sostanza e ancor meno comicità. Se considerato però all'interno della modesta filmografia vanziniana, siamo di fronte a una delle migliori pellicole del figlio del grande Steno. E questo nonostante il soggetto abusato del film, cioè il salto temporale all'indietro (od anche al futuro) in modo tale da poter cambiare il proprio destino. Un soggetto ampiamente e precedentemente trattato nella cinematografia italiana e soprattutto straniera, ma usato in modo banale, poiché quest'opera risulta non solo, ovviamente, irreale ma anche piuttosto superficiale e semplicistica nel presentare la vicenda in se. Anziché distaccarsi appunto dal "già visto" e creare un prodotto con qualche spunto originale, il film rimane completamente in superficie raccontando situazioni ed avvenimenti scontati di cui si intuisce già in precedenza lo svolgersi e la conclusione.
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sabato 29 dicembre 2018
La scelta (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/05/2016 Qui - La scelta è un drammatico, intenso e potente, film italiano del 2015 diretto da Michele Placido. Il soggetto della pellicola, liberamente ispirato al testo teatrale L'innesto di Luigi Pirandello, datato 1919, faceva ben sperare. Alla fine infatti a parte la trama, la recitazione (l'aspetto più importante) è venuto meno. La trama difatti, anche se impegnativa, è senza dubbio interessante ma non classica come sembrerebbe. Quella di Laura e Giorgio infatti potrebbe essere una storia di normale felicità quotidiana, se solo una violenza improvvisa non ne sconvolgesse l'equilibrio, portando alla luce le loro diversità caratteriali. Quando, poi, Laura scopre di essere incinta, il dubbio sulla paternità del bambino mette alla prova il loro amore, costringendo i due coniugi ad affrontare ogni paura e a fare una scelta. Giorgio infatti si sente offeso e privato di un suo diritto morale, mentre Laura ha in grembo una creatura che tanto desiderava. Una tempesta emotiva così forte e dolorosa però riuscirà ad unire la coppia e non a dividerla. La scelta è una pellicola complessa, non facile da spiegare e capire. Il film parla di maternità e di paternità, e sulla capacità (o meno) dell'uomo di accettare un figlio che potrebbe non essere suo. Entrano così in gioco dinamiche che hanno a che fare con un senso primordiale dell'appartenenza biologica di un neonato al padre (giacché la madre è sempre certa, e di solito priva di dubbi sul suo ruolo) che sembrano appartenere ad un passato remoto. Il dramma è grande per l'uomo e per la donna. I primi 20 minuti di questo film, intenso, toccante e profondamente introspettivo, che tocca con delicatezza un tema forte e doloroso, mostrandoci i punti di vista e il diverso "sentire" dei 2 protagonisti Laura (una straordinaria Ambra Angiolini che non si calava in un ruolo del genere da anni) e Giorgio (un bravo Raoul Bova, che dimostra di non essere solo belloccio, è un attore, non credibilissimo ma nemmeno peggiore di tanti altri, si impegna e si vede) davanti ad una scelta difficile e coraggiosa, non sono niente di male, vengono presentati i personaggi e cose varie, poi però arriva (spoiler) lo stupro alla Angiolini che stravolge la situazione rendendola tragicomica.
martedì 27 novembre 2018
Sei mai stata sulla luna? (2015)
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domenica 28 ottobre 2018
Scusate se esisto! (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/12/2015 Qui - Dal regista Riccardo Milani, una nuova e divertente commedia con protagonista la coppia consacrata da Nessuno mi può giudicare: Paola Cortellesi, torna al fianco di Raul Bova in Scusate se esisto! Il film (del 2014) è ispirato alla storia vera dell'architetto italiano Guendalina Salimei. Serena, di origine abruzzese (Anversa), è un architetto dal talento straordinario, laureata in architettura con il massimo dei voti, ha un master e conosce molte lingue straniere, ma dopo una serie di successi professionali all'estero e con una brillante carriera professionale a Londra, decide di ritornare a lavorare in Italia, a Roma, perché ama il suo paese. Per una donna ottenere un posto di lavoro all'altezza della sua qualifica si rivela tuttavia difficile, a Roma non trova un impiego nemmeno lontanamente paragonabile a quello che aveva in Inghilterra, e si arrabatta facendo tre lavori ben al di sotto delle sue capacità e competenze (arredatrice presso il Paradiso della cameretta, designer di cappelle funerarie per ricchi cafoni, e cameriera in un ristorante di lusso). Finché per puro caso si imbatte in un quartiere dimenticato da tutto e tutti, in forte degrado, e decide di interessarsi al progetto di riqualificazione, e quando si reca ad un colloquio si trova di fronte a una scelta folle, farsi passare per quello che tutti si aspettano che lei sia: un uomo. Nel frattempo incontra Francesco (il proprietario del ristorante), bello e affascinante, il compagno ideale, se non fosse che dopo vari 'tentativi' capisce che a lui non piacciono le donne. Tra Serena e Francesco nasce comunque un rapporto intenso, una profonda amicizia, la coppia perfetta. Ne sortiranno numerosi equivoci ed avvenimenti sino ad un finale ugualmente positivo, sebbene differente da quello da lei sperato inizialmente. Pronti a tutto pur di darsi una mano saranno costretti a condividere segreti e inganni perché a volte, per essere davvero se stessi, è meglio fingersi qualcun altro!
domenica 14 ottobre 2018
Fratelli unici (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/11/2015 Qui - Nel film Fratelli unici (2014), Pietro (Raoul Bova) e Francesco (Luca Argentero) sono fratelli, ma avrebbero voluto entrambi essere figli unici. Pietro è un medico affermato con un matrimonio finito alle spalle; Francesco fa lo stuntman ed è un eterno ragazzino che non si è mai legato a nessuna. Per colpa di un incidente Pietro perde la memoria ed ora è come se fosse un bambino all'età di quattro anni (con tutti i problemi che ne conseguono). Francesco se ne prende cura, un po' per dovere e molto per interesse, i due "fratelli unici" sono dunque costretti a fare di nuovo conoscenza l'uno dell'altro e alla fine torneranno ad essere veri fratelli. Ovviamente la storia d'amore non può mancare, saranno Carolina Crescentini e Miriam Leone a far battere il loro cuore. Forse farò un torto alle donne ma Bova non è adatto per queste commedie, film dove addirittura deve farsi passare per un bambino, non si può vedere e poi non è credibile come in parte anche lo è l'altro protagonista, al contrario delle due bellissime protagoniste molto più credibili nel ruolo. Sceneggiatura debole, regia standard con varie incoerenze logistiche e scarsa attenzione ai dettagli (ma costante attenzione agli sponsor). Fratelli unici sembra il lungo (e pasticciato) episodio di una sitcom televisiva, pieno di imprecisioni e incongruenze. Il miglior Bova è sparito dai tempi del ruolo del capitano Ultimo. Voto: 5
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