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giovedì 30 giugno 2022

Youtopia (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2022 Qui - Delicato nelle premesse, angosciante nello sviluppo, troppa iella, però, sembra disorientare e il finale non giunge molto catartico. Occasione non del tutto persa ma sostanzialmente mancata di scandagliare con giusto coraggio e volontà una virtualità nella quale le carte della disumanità, dell'anomia e di una nuova idealità di socializzazione si mescolano con più complessità di quanto si vorrebbe credere (la vera "profonda rete" su cui indagare). Berardo Carboni e i suoi invece passano per troppe scorciatoie di scrittura, asciugando dove sarebbe stato utile soffermarsi e viceversa. Non è da bocciare ma nemmeno da elogiare tanto, diciamo che si può guardare e alla fine non c'è rimpianto però ci sono recitazioni scadenti dove si salva solo la ragazzina, e che ragazzina, Matilda De Angelis, non più una brava esordiente di belle speranze, ma sempre più una conferma che dimostra tutta la sua maturità di attrice. Voto: 5,5

martedì 12 maggio 2020

Nevermind - Strano, ma vero (2019)

Titolo Originale: Nevermind
Anno e Nazione: Italia 2018
Genere: Drammatico, Grottesco
Produttore: Eros Puglielli, Daniele Tomassetti, Fabio Tomassetti
Gianluca Curti, Antonio Muoio, Riccardo Mancini, Danilo Acitorio
Regia: Eros Puglielli
Sceneggiatura: Giulia Gianni, Antonio Muoio
Eros Puglielli, Francesca Sambataro
Cast: Paolo Sassanelli, Andrea Sartoretti, Giulia Michelini, Massimo Poggio
Alberto Molinari, Gualtiero Burzi, Renato Scarpa, Pia Engleberth
Aurore Erguy, Gianluca Gobbi, Antonio Merone, Gianna Giachetti
Luis Molteni, Cristiano Callegaro, Claudia Coli, Dagmar Lassander
Lucia Gravante, Paolo Romano, Daniele Natali, Federica Di Martino
Durata: 110 minuti

Eros Puglielli dirige una commedia a episodi sul filo del nonsense.
A Roma si intrecciano le grottesche vicende di un avvocato, una babysitter, uno psicologo, un imprenditore e un cuoco.

giovedì 28 novembre 2019

L'eroe (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/11/2019 Qui
Tema e genere: L'opera prima di Cristiano Anania con protagonista Salvatore Esposito, racconta la parabola della debolezza umana divisa tra etica e interesse.
Trama: Giorgio è un mediocre ma ambizioso giornalista trentenne. La sua vita cambia bruscamente quando il direttore del giornale decide di trasferirlo in una redazione di provincia. Proprio quando crede di aver trovato la sua nuova dimensione di vita, il direttore del giornale annuncia a Giorgio il suo licenziamento. Solo lo scioccante rapimento per mano di ignoti del nipote del più importante imprenditore locale restituirà a Giorgio il suo lavoro di corrispondente.
Recensione: Bisogna innanzitutto dire che questo ambizioso giallo dalle tinte noir, non convince propriamente del tutto, e poi bisogna dire che quel non del tutto non basta a salvare il film, come non basta la bravura ed il talento di attore di Salvatore Esposito. Quest'ultimo infatti, che si porta il film sulle spalle, è sicuramente efficace nel disegnare per sottrazione un personaggio alquanto enigmatico, chiuso, però non per questo poco comunicativo o noioso, peccato che il film per quanto permeato di idee ed intenzioni anche interessanti, alla fin fine non dona assolutamente nulla allo spettatore, se non confusione, disagio e perplessità di fronte ad un iter narrativo confuso e ben poco strutturato. Di base il problema più grosso di L'eroe è proprio nel manico, nella regia che appesantisce e soffoca una sceneggiatura di per sé non esattamente raffinata o ben strutturata, piena (per carità) di buone intenzioni che però rimangono tali. I personaggi sono tutti alquanto prevedibili, forzati, le situazioni narrative, i dialoghi appaiono sovente illogici e non approfonditi, la stessa messa in scena di per sé assomiglia a certi prodotti televisivi di scarso valore che ammorbano i nostri palinsesti. Il tutto sicuramente viene poi appesantito da una colonna sonora alquanto roboante e che sa di déjà-vu ogni minuto che passa, vanificando il bel montaggio e la fotografia. Il cast si muove quasi sempre con passo malfermo: d'altronde è difficile, da personaggi così scarni, trarre una qualsivoglia performance che ne esalti un contenuto che, in questo caso, manca già di partenza. Abbiamo la giovane bella ed ingenua (Marta Gastini, non nuova a film mediocri, come Bentornato Presidente), la donna di potere severa e mentitrice (Cristina Donadio, direttamente da Gomorra insieme al protagonista), la madre fragile (la Tiziana, Enrica Guidi de I delitti del BarLume), il meridionale pigro (Fabio Ferrari, storico protagonista de I ragazzi della 3ª C), lo scemo del villaggio (Vincenzo Nemolato), il capo malvagio (il sempre bravo Paolo Sassanelli), i carabinieri altezzosi e inefficienti (uno di questi interpretato da Pino Quartullo). Poco o nulla di nuovo sotto il sole.

lunedì 20 maggio 2019

Noi siamo Francesco (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/04/2018 Qui - Non nascondo un po' di timore nell'aver visto e affrontato il tema di Noi siamo Francesco, film italiano del 2014 diretto da Guendalina Zampagni. Il film infatti si confronta con il doppio tema (per me molto vicino e attuale) amore-disabilità, in un'opera che tuttavia sprizza (una lodevole) sincerità da tutti i pori, un film abile nel far (com)baciare leggerezza dei toni e profondità delle argomentazioni, anche se non sempre, perché Noi siamo Francesco non è propriamente una commedia, né un film drammatico, si ride poco e altrettanto poco ci si ferma a riflettere, anche laddove lo richiederebbe la portata dei temi sollevati. In ogni caso protagonista è Francesco (Mauro Racanati), ventidue anni, ottimi voti universitari, un giovane come tanti altri, che ama la vita e ama stare con gli amici, ma ha un handicap, non ha le braccia, una mancanza che rischia di compromettere le sue relazioni con gli altri, in particolare con l'altro sesso sia a livello sentimentale che sessuale, grazie però all'intervento forse non voluto dalla madre Grazia (Elena Sofia Ricci) e soprattutto dell'amico Stefano (il personaggio forse più riuscito del film interpretato da Gabriele Granito) alla fine, in un finale forse troppo ottimistico in verità, troverà l'amore. Lo si potrebbe definire per questo un film di formazione "all'acqua di rose", anche perché non sempre il lato più importante, ovvero quello emotivo e psicologico, non viene, per colpa della scarsa introspezione e mancanza di profondità (e del taglio quasi "documentaristico"), approfondito. Tuttavia la pellicola sfugge dal moralismo in cui è fin troppo facile cadere trattando una simile tematica, e, anzi, riesce a costruire un'amicizia credibile, realistica e sincera nonostante una recitazione non sempre all'altezza. Non a caso il film è anche un film sull'amicizia e sul rapporto genitori-figli, sui limiti da (im)porre alle premure e alle preoccupazioni che ogni genitore ha verso la prole oramai cresciuta.

giovedì 14 febbraio 2019

Abbraccialo per me (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2016 Qui - Abbraccialo per me, film del 2015 di genere drammatico, diretto dal regista Vittorio Sindoni, è un film di grande impatto emotivo, che tratta il difficile tema della quotidianità familiare in presenza di un componente affetto da disagio mentale. Il film racconta infatti come una famiglia di un ragazzo con disabilità mentali affronti la situazione all'interno del nucleo familiare e in relazione col mondo esterno. Il disagio mentale, più ancora di quello fisico infatti, crea una distanza incolmabile con il mondo che circostante con il quale, col passare del tempo, diventa impossibile rapportarsi. E le difficoltà per questo sono tante, immense e dolorose, e richiedono amore, cura, attenzione. E amore, cura e attenzione hanno generosamente speso gli attori che si sono presi, con umiltà e professionalità, la responsabilità di raccontare una realtà così dura. Stefania Rocca su tutti, dona generosamente al ruolo di Caterina (la madre di Francesco) un'umanità caparbia e disperata che ricorda le meravigliose "donne del popolo" raccontate dal cinema neorealista. Moisè Curia è il giovane Francesco, in una prova d'attore che poteva essere piena di insidie, superata a pieni voti. Un menzione la merita anche Giulia Bertini, alla sua prima esperienza cinematografica nel ruolo di Tania (l'altra figlia, unico punto fermo, stabile della famiglia nonostante la giovane età) la sua interpretazione è vera, sensibile, e senza manierismi o sbavature ma allo stesso tempo incisiva e coinvolgente. Senza dimenticare gli altri, Vincenzo Amato, Paolo Sassanelli e Pino Caruso.

martedì 27 novembre 2018

Sei mai stata sulla luna? (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/02/2016 QuiSei mai stata sulla Luna? è un film, commedia-romantica del 2015 diretto da Paolo GenoveseLa protagonista è una donna in carriera (la bellissima e stupenda Liz Solari), che lavora (come direttrice) in una prestigiosa rivista internazionale di moda, di quella moda che "basta avere l'autorevolezza di definirla tale, e tale diventa", guida una spider di lusso, viaggia in jet privato e vive tra Milano e Parigi. Di padre pugliese e madre spagnola Guia è, nelle parole della sua assistente Carola, "una stronza cinica e snob", accompagnata da un fidanzato opportunista e preoccupato solo di individuare nuovi paradisi fiscali. Ha tutto, o almeno credeva di avere tutto, fino a quando si ritrova costretta a tornare al paesello in cui è nata, per assistere al funerale della zia, uno sperduto paese della Puglia presso cui trascorreva le estati da bambina, dove ha ereditato una grande masseria di famiglia, a cui vorrebbe trovare un acquirente. Determinata a vendere tutto in pochi giorni si troverà invischiata in una fitta trama di relazioni, affetti, equivoci. Nella masseria infatti vivono un cugino, Pino, un po' scemo, (meglio: affetto da "un ritardo dello sviluppo cognitivo...non scemo") e un affascinante contadino che si è occupato per anni della campagna, il vedovo Renzo (Raoul Bova), che occupa gratuitamente la dependance insieme al figlio Tony. Riuscirà in una settimana nell'intento programmato? Forse no, perché il rapporto con il fattore le farà capire che l'unica cosa che le manca è l'amore, quello vero. E quando la felicità è ad un passo da lei, non saprà come raggiungerla. La fama di Genovese, aggiunge al film un grado elevato di aspettativa nei suoi riguardi dei suoi film. Questa l'importante premessa di questo film, ma sarà riuscito nell'impresa anche questa volta? Dopo la visione, la risposta è sì, perché il film non solo è all'altezza delle aspettative, ma evidenzia la bravura di Paolo Genovese che riesce a fronteggiare una sceneggiatura ben lontana (forse migliore) da quella dei suoi precedenti film.

sabato 3 novembre 2018

Song 'e Napule (2013)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/01/2016 Qui - Song 'e Napule è una commedia del 2013 dei Manetti Bros (che non conosco affatto e che sinceramente secondo me non sono un granché). E' un film che umilia la camorra e ammira la polizia proprio come in un poliziottesco italiano degli anni Settanta. Paco Stillo è un pianista, che da raccomandato, viene arruolato in polizia, per il suo talento parteciperà ad una delicata operazione di polizia per catturare un boss latitante che sarà presente ad un matrimonio, suonando insieme ad un band di neomelodici. Aggiornando il poliziesco all'attuale condizione socio-culturale, i Manetti firmano una sceneggiatura esilarante che precipita in una Napoli governata dalla malavita, refrattaria alla raccolta differenziata e soggiogata dal neomelodico e dal suo (in)credibile rappresentante, Lollo Love. Nonostante alcuni problemi e gag (alquanto grottesche), il buon Paco, riuscirà a compiere il suo lavoro, in modo quasi impeccabile. Interessante ma non eccezionale, dopotutto è un film di serie B. Diversa dalle solite commedie ma il risultato non è così migliore di come ci si aspettava e lasciasse intendere. Voto: 6-

sabato 13 ottobre 2018

Figli delle stelle (2010)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/11/2015 Qui - Figli delle stelle è un film del 2010 diretto da Lucio Pellegrini (andato in onda poco tempo fa in tv). Il titolo è tratto dall'omonima canzone di Alan Sorrenti del 1977, che viene suonata e commentata nel film e accompagna i titoli di coda. Un precario "cronico", un portuale di Marghera, un ricercatore universitario un po' stagionato, un'insicura giornalista televisiva ed un uomo appena uscito di galera, delusi dalla loro vita, decidono di passare all'azione e rapire un ministro (Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Fabio Volo, Claudia Pandolfi ed altri). Ma niente andrà secondo i piani stabiliti: rapito l'uomo sbagliato, un onesto e incolpevole sottosegretario, fuggiranno sulle montagne sopra Aosta e ripiegheranno dentro un vecchio appartamento. Tra dischi e canzoni vintage diventeranno eroi di un sognoFigli delle stelle è un'avventura esistenziale dinamica e inconsueta, in cui una banda improbabile di persone che hanno perso il treno e che non hanno compreso bene cosa sia successo decide di fare qualcosa al di sopra e oltre le loro possibilità, qualcosa di inatteso che ha il carattere del destino. Il rapimento non diventerà tuttavia strumento di riscatto, non porterà alla conquista del paradiso ma servirà per capire che basta un gesto di volontà per cambiare la propria vita e quella degli altri. Figli delle stelle, vitale e imperfetto, è un'opera che si apprezza comunque per il suo progetto, perché non teme di sbagliare tono o di cadere nel banale pur di tenere gli occhi sul presente dai contorni poco piacevoli, perché scopre una ricchezza umana non prevista, come spesso nella vita. Comico e dolente, si allontana dalla commedia di genere, prendendo soluzioni inaspettate e saltando su un piano surreale (forse la parte più riuscita). Il regista coglie i segni inquietanti del paesaggio che ci circonda e i sogni davvero modesti degli italiani di oggi, poeti e calciatori. Voto: 6+