Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/11/2015 Qui - Figli delle stelle è un film del 2010 diretto da Lucio Pellegrini (andato in onda poco tempo fa in tv). Il titolo è tratto dall'omonima canzone di Alan Sorrenti del 1977, che viene suonata e commentata nel film e accompagna i titoli di coda. Un precario "cronico", un portuale di Marghera, un ricercatore universitario un po' stagionato, un'insicura giornalista televisiva ed un uomo appena uscito di galera, delusi dalla loro vita, decidono di passare all'azione e rapire un ministro (Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Fabio Volo, Claudia Pandolfi ed altri). Ma niente andrà secondo i piani stabiliti: rapito l'uomo sbagliato, un onesto e incolpevole sottosegretario, fuggiranno sulle montagne sopra Aosta e ripiegheranno dentro un vecchio appartamento. Tra dischi e canzoni vintage diventeranno eroi di un sogno. Figli delle stelle è un'avventura esistenziale dinamica e inconsueta, in cui una banda improbabile di persone che hanno perso il treno e che non hanno compreso bene cosa sia successo decide di fare qualcosa al di sopra e oltre le loro possibilità, qualcosa di inatteso che ha il carattere del destino. Il rapimento non diventerà tuttavia strumento di riscatto, non porterà alla conquista del paradiso ma servirà per capire che basta un gesto di volontà per cambiare la propria vita e quella degli altri. Figli delle stelle, vitale e imperfetto, è un'opera che si apprezza comunque per il suo progetto, perché non teme di sbagliare tono o di cadere nel banale pur di tenere gli occhi sul presente dai contorni poco piacevoli, perché scopre una ricchezza umana non prevista, come spesso nella vita. Comico e dolente, si allontana dalla commedia di genere, prendendo soluzioni inaspettate e saltando su un piano surreale (forse la parte più riuscita). Il regista coglie i segni inquietanti del paesaggio che ci circonda e i sogni davvero modesti degli italiani di oggi, poeti e calciatori. Voto: 6+
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sabato 13 ottobre 2018
martedì 25 settembre 2018
Studio illegale (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/09/2015 Qui - Studio illegale è una commedia (del 2013) tratta dal romanzo di Federico Baccomo, costruita a misura dei fan di Fabio Volo. L'avvocato Andrea Campi (single e cinico), pur di fare carriera, trascura la sua vita sociale, dimenticandosi spesso sia della fidanzata che degli amici. Lavora in un prestigioso studio legale che si occupa di fusioni e operazioni societarie, il suicidio di un collega e l'acquisizione di un'azienda farmaceutica da parte di una multinazionale araba lo forzano a vincere l'impasse in cui è precipitato, abbandonando scrivania e apatia. Questo impegnativo incarico assegnatogli dal suo capo, lo mette faccia a faccia con l'avvocatessa Emilie Chomand, di cui Andrea si innamora immediatamente. Ma agli affari economici non fanno bene agli affari di cuore, che capitolano insieme ad Andrea, di nuovo solo. Licenziatosi, si ritirerà a meditare sulle 'cause perse' e sui treni da prendere. Studio illegale, che vorrebbe informare e divertire lo spettatore sulla categoria meno amata dagli italiani, quegli avvocati così sensibili al rapporto col denaro e segretarie in tailleur d'ordinanza, finisce di fatto per essere cannibalizzata da Fabio Volo. Perché la commedia è costruita a misura dei suoi fan, che ritroveranno l'universo esistenziale del loro diletto afflitto dalla stessa febbre: il dubbio della scelta tra una vita libera all'insegna di ciò che conta di più (amici, amori) e l'affermazione individuale, ieri nella variante del posto fisso tanto caro alla cultura della piccola borghesia anni Sessanta (La febbre), oggi in quella carrieristica e rampante sospesa tra grandi opportunità e massima disponibilità. Se Il giorno in più si divideva tra Milano e New York, Studio illegale dimostra la stessa apertura al movimento, spostandosi dalla Brianza agli Emirati Arabi, dove gli avvocati innamorati perderanno l'innocenza su quella macchina di verità che è il processo sentimentale. Al cinismo amorale del mondo legale fa naturalmente seguito la finta indignazione del protagonista subito dissimulata nell'epilogo e in un bacio colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. Un film raffinato ma che non ispira e non dà emozioni, bravi gli attori, buona la trama ma non è un granché. Voto: 6-
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