Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2022 Qui - Delicato nelle premesse, angosciante nello sviluppo, troppa iella, però,
sembra disorientare e il
finale non giunge molto catartico. Occasione non del tutto persa ma
sostanzialmente mancata di scandagliare
con giusto coraggio e volontà una virtualità nella quale le carte della
disumanità, dell'anomia e di una nuova idealità di socializzazione si
mescolano con più complessità di quanto si vorrebbe credere (la vera
"profonda rete" su cui indagare). Berardo Carboni e i suoi invece
passano per
troppe scorciatoie di scrittura, asciugando dove sarebbe stato utile
soffermarsi e viceversa. Non è da bocciare ma nemmeno da elogiare tanto,
diciamo che si può
guardare e alla fine non c'è rimpianto però ci sono recitazioni scadenti
dove si salva solo la ragazzina, e che ragazzina, Matilda De Angelis,
non più una brava esordiente di belle speranze, ma sempre più una
conferma che dimostra tutta la sua maturità di attrice. Voto: 5,5
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giovedì 30 giugno 2022
Youtopia (2018)
Labels:
Alessandro Haber,
Berardo Carboni,
Donatella Finocchiaro,
Film drammatico,
Guglielmo Poggi,
Luca Lionello,
Matilda De Angelis,
Pamela Villoresi,
Paolo Sassanelli,
Prime Video
venerdì 14 agosto 2020
Gli uomini d'oro (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/08/2020 Qui - Evitai senza esitazioni l'esordio alla regia di Vincenzo Alfieri, avvenuto con I peggiori, avevo perciò poche aspettative con questo suo secondo film, ed è stato per questo forse che il suddetto sia riuscito a colpirmi positivamente. Certo, c'è molta carne al fuoco (forse un po' troppa) in questo film del regista Salernitano che ripropone una storia vera ambientata a Torino a metà anni '90, il film infatti fa svariati riferimenti a pellicole made in USA (per atmosfera, modalità narrative ed argomento, a Tarantino, Kubrick ed altri), ma Gli uomini d'oro ha una sua consistenza narrativa e registica di un certo livello. La tensione del racconto, ben supportata dal montaggio dello stesso Alfieri, garantisce la presa sullo spettatore per le quasi due ore del film. La trama ruota sul classico tema del colpo miliardario (siamo nel tempo della lira) per riscattare vite fatte di delusioni e rimpianti con il miraggio di un futuro roseo senza più problemi. Naturalmente le cose non vanno sempre come si desidera e le sorprese saranno dietro l'angolo. Bello lo spunto del derby Juve-Toro del 1996 che serve da "fil rouge" narrativo in apertura di ogni capitolo, contribuendo inoltre con la rivalità calcistica tra i protagonisti ad aumentare la tensione del film. Discreto il cast con Giampaolo Morelli, Edoardo Leo, Gianmarco Tognazzi e Fabio De Luigi, quest'ultimo nel suo primo riuscito ruolo da "villain" dopo una valanga di commedie innocenti (e poi Matilde Gioli, luminosa e bellissima pur se coinvolta in un ruolo da poche pose, mentre dirompente è l'appeal che promana dal fisico statuario della donna del Lupo, resa alla perfezione da una incandescente Mariela Garriga). In definitiva non sempre fluido, non assolutamente un capolavoro, ma buon thriller, praticamente noir, che coraggiosamente esce dai soliti, noiosi ed abusati cliché del cinema italiano e fa centro. Voto: 6+
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Guglielmo Poggi,
Mariela Garriga,
Matilde Gioli,
Noir,
Susy Laude,
Thriller drammatico
venerdì 27 settembre 2019
Bentornato Presidente (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2019 Qui
Tema e genere: Sequel della commedia Benvenuto Presidente! del 2013.
Trama: Dopo 8 anni di felice esilio in montagna, Peppino Garibaldi deve tornare a Roma per riprendersi la moglie. Si ritroverà non più al Quirinale, ma a Palazzo Chigi.
Recensione: Non avevo intenzione di vederlo, poi spinto da alcuni commenti ho voluto provare, ma era meglio se non l'avessi fatto, perché come previsto, da bocciare è questo film. Se già il primo film non era un granché ma almeno risultava passabile, questo secondo è una vera delusione. Il ritorno sulla scena politica per motivi sentimentali del fugace ex Presidente della Repubblica Giuseppe Garibaldi risulta solo una scusa per un instant movie che cerca molto bonariamente di sbeffeggiare l'attuale momento politico ed i suoi leaders, ma la presa in giro si dimostra talmente soft e telefonata da strappare solo qualche sorrisetto ogni tanto (l'unica fonte di vivacità sono infatti le non velate prese in giro alla classe politica attuale, alla lunga però si nota una certa ripetitività). Se poi ci aggiungiamo l'improbabile assurdità delle soluzioni politiche che il film suggerisce, secondo le quali il nostro incattivito popolo di anarchici individualisti ed egoisti si trasformerebbe in un batter d'occhio in un esempio di orgoglioso civismo per il mondo, vi rendete conto pure voi che proprio non ci siamo. Qualche scena azzeccata c'è, ma ce ne sono anche alcune imbarazzanti davvero improponibili. Claudio Bisio, con la professionalità costruita sui palchi teatrali di tutt'Italia, prova a tenere in piedi la baracca, ma non ci riesce, anche perché gli altri fanno poco. Sarah Felberbaum (che prende il ruolo che fu di Kasia Smutniak) è davvero una magnifica ragazza, ma è rigida e non è (ancora) una brava attrice. Pietro Sermonti si sta specializzando in ruoli da carognetta. Il resto del cast è macchiettistico al massimo e non ha modo di farsi apprezzare adeguatamente. Pellicola decisamente insufficiente.
Trama: Dopo 8 anni di felice esilio in montagna, Peppino Garibaldi deve tornare a Roma per riprendersi la moglie. Si ritroverà non più al Quirinale, ma a Palazzo Chigi.
Recensione: Non avevo intenzione di vederlo, poi spinto da alcuni commenti ho voluto provare, ma era meglio se non l'avessi fatto, perché come previsto, da bocciare è questo film. Se già il primo film non era un granché ma almeno risultava passabile, questo secondo è una vera delusione. Il ritorno sulla scena politica per motivi sentimentali del fugace ex Presidente della Repubblica Giuseppe Garibaldi risulta solo una scusa per un instant movie che cerca molto bonariamente di sbeffeggiare l'attuale momento politico ed i suoi leaders, ma la presa in giro si dimostra talmente soft e telefonata da strappare solo qualche sorrisetto ogni tanto (l'unica fonte di vivacità sono infatti le non velate prese in giro alla classe politica attuale, alla lunga però si nota una certa ripetitività). Se poi ci aggiungiamo l'improbabile assurdità delle soluzioni politiche che il film suggerisce, secondo le quali il nostro incattivito popolo di anarchici individualisti ed egoisti si trasformerebbe in un batter d'occhio in un esempio di orgoglioso civismo per il mondo, vi rendete conto pure voi che proprio non ci siamo. Qualche scena azzeccata c'è, ma ce ne sono anche alcune imbarazzanti davvero improponibili. Claudio Bisio, con la professionalità costruita sui palchi teatrali di tutt'Italia, prova a tenere in piedi la baracca, ma non ci riesce, anche perché gli altri fanno poco. Sarah Felberbaum (che prende il ruolo che fu di Kasia Smutniak) è davvero una magnifica ragazza, ma è rigida e non è (ancora) una brava attrice. Pietro Sermonti si sta specializzando in ruoli da carognetta. Il resto del cast è macchiettistico al massimo e non ha modo di farsi apprezzare adeguatamente. Pellicola decisamente insufficiente.
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Antonio Petrocelli,
Claudio Bisio,
Commedia italiana,
Giancarlo Fontana,
Giuseppe Stasi,
Guglielmo Poggi,
Ivano Marescotti,
Marta Gastini,
Massimo Popolizio,
Paolo Calabresi,
Pietro Sermonti,
Sarah Felberbaum
mercoledì 26 giugno 2019
Beata ignoranza (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2019 Qui - Beata ignoranza (Commedia, Italia 2017): Massimiliano Bruno dopo l'ambizioso e drammatico Gli ultimi saranno gli ultimi fa un passo indietro e torna a dirigere una commedia dai toni farseschi, una commedia che cavalca l'onda (furba) di un nuovo trend inaugurato da precedenti modelli come Perfetti Sconosciuti: commedie in grado di partire da un forte legame con la realtà e l'attualità, per poi strutturare un'amara e cinica riflessione sui nostri usi, consumi e debolezze stemperandole tra gag e battute agrodolci, ma se nel "capostipite" firmato da Paolo Genovese l'equilibrio raggiungeva il proprio zenit nella commistione tra risate e amarezza, in Beata Ignoranza la scrittura a tre mani (tra questi lo stesso regista), non è dotata della stessa abile lungimiranza dal taglio chirurgico, anzi, il regista si lascia prendere dalla frenesia di raccontare e trattare troppi argomenti, senza riuscire ad amalgamare in maniera scorrevole, divertente e compiuta i tanti ingredienti cui attinge. Comicità e sentimento, riflessione e risata, critica e satira, hanno un sapore poco autentico e immediato, quando non addirittura insipido e stantio. A risentire della scarsa attinenza al reale sono specialmente le caratterizzazioni davvero evanescenti dei personaggi femminili interpretati da Carolina Crescentini, Teresa Romagnoli e Valeria Bilello, vittime di una scrittura confusa e disorganica, incerta e incompleta, come se fossero lette attraverso un occhio annoiato gettato sulla realtà stessa. Il prodotto finale finisce così per risultare confuso e disorganico, afflitto da uno schizoide bipolarismo tra cattiveria arguta e buonismo da prime time televisivo, e solo l'alchimia comica tra Marco Giallini e Alessandro Gassmann salva il film da una rovinosa caduta nel baratro dell'oblio, grazie al loro talento navigato da esperti comedienne. E quei messaggi positivi di indipendenza, libertà, determinazione e autosufficienza purtroppo non passano dopo la visione di Beata Ignoranza (nel complesso si sorride davvero poco e non arriva mai quella riflessione intelligente, spiazzante e inaspettata che ti faccia rivalutare la visione, anche perché anche la classica storia di paternità e famiglia viene sommersa dai troppi elementi messi sul fuoco con poca armonia). E lo stesso triste destino spetta al cuore del film (un film che se ancora non l'avete capito parla di due professori che per una scommessa, uno detesta la Rete, l'altro vive connesso ai social, devono scambiarsi i ruoli), quella polemica (social sì, social no) che non trova una risposta definitiva, finendo per rimanere del tutto soffocata e inespressa. Insomma un film che si regge sui due attori principali, che in quanto essere umani non possono far miracoli in una commedia che scivola però nell'anonimato più puro. L'impressione è che si potesse fare molto meglio. Voto: 5+
martedì 18 giugno 2019
Il tuttofare (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/11/2018 Qui - Dopo qualche sceneggiatura (la più rilevante è quella di Smetto quando voglio, di Sydney Sibilia, 2014) e alcune regie di cortometraggi, ecco il debutto nel lungometraggio per Valerio Attanasio, un lungometraggio, Il tuttofare (film del 2018), ambizioso, un tentativo di raccontare in chiave di satira sociale certi aspetti distorti dell'Italia contemporanea, dalla tremenda difficoltà dell'inserimento lavorativo per i giovani fino alla corruzione che permea incontrastata gli alti piani del potere. In alcuni momenti il lavoro risulta assolutamente azzeccato, altrove invece è risaputo, tutt'altro che inventivo e quindi poco convincente. Giacché la vocina fuori campo del protagonista, le blande strizzate d'occhio allo spettatore (e non solo), tolgono originalità e rendono un po' meccanico il tutto, soprattutto a ridosso del finale, quando entra in scena il consueto ricorso fumettistico alla mafia. Perché certo, Sergio Castellitto è quasi perfetto, come altre volte, nella parte del gaglioffo in fondo simpatico, nella parte di un uomo che ciancia di merito ma porta avanti le peggio pratiche clientelari (offre favori e ne chiede di continuo), sfruttando giovani disperati alla sua mercé (tra questi un giovane avvocato di nome Antonio che sarà costretto addirittura a sposarsi) e distribuendo a caso promozioni o bocciature agli esami, anzi, se non ci fosse stato il film avrebbe perso molto (praticamente si regge grazie a lui, lui che sembri, e bene ricalcare, le orme dei grandi attori della grande commedia all'italiana), ma questo accentramento attoriale mette in cattiva "luce" tutti gli altri protagonisti, su tutti Guglielmo Poggi, che seppur funzionale e azzeccato nel ruolo del coprotagonista non viene aiutato dalla sceneggiatura pienissima di parole più che di battute folgoranti, e queste, quasi sempre affidate ai big, Castellitto ed Elena Sofia Ricci nella parte della moglie (molto brava ed efficace) che insomma non danno spazio (tra l'altro debolissimi) ai comprimari (tra questi la sensuale Clara Alonso) di aggiungere qualcosa ad una storia già debole di sua.
martedì 9 aprile 2019
L'estate addosso (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2017 Qui - L'estate addosso (Drammatico, Italia, USA, 2016): Spesso ma non sempre quando si guarda il trailer di un film, si è portati a pensare che esso abbia lo scopo di fornire soltanto l'incipit, lo spunto, l'impronta, ma poi è necessaria la visione dell'intera pellicola per acquisire altri elementi. Non è il caso di questo film, la cui visione del trailer, equivale ad averlo già visto. Anche perché chi si aspetta a fine visione con un qualcosa in più, resterà a mani vuote, perché il film di Gabriele Muccino è evanescente, come l'estate. Giacché il regista, dopo il solo piacevole Padri e figlie, filma il suo "Notte prima degli esami" o milioni di altri titoli che parlano di adolescenza, turbamenti, cambiamenti. Né più, né meno che questo. Con la differenza che altri film dello stesso genere, hanno avuto altro tipo di consistenza. Gli amanti dei sacri cliché (originalità saltami addosso), saranno pienamente soddisfatti, perché L'estate addosso li offre generosamente, adolescenti in vacanza, spiagge, mare, canzoni di Jovanotti, turbe sessuali, idealismi e improvvisi (quanto improbabili) sentimentalismi sotto i tramonti. Mancano solo chitarra e falò. Il tutto, alla fine, per esprimere un concetto epocale, ci sono esperienze e ricordi che ti ricorderai per sempre. Ma soprattutto la pellicola, che vorrebbe essere trendy raccontando di una coppia omosessuale (ma risultando invece pretestuosa e irritante), non indaga nelle psicologie dei protagonisti (tutti alquanto "fastidiosi" e per niente carismatici), non offre una morale degna di tale nome, si trascina per scenette prevedibili (ed altre ridicole, vedi il battibecco in inglese) e altre banalità. Insomma, noioso, per niente intrigante e non coinvolgente. Voto: 5
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