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mercoledì 27 ottobre 2021

Loro (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2021 Qui - Visionando la versione unica di Loro, ho avuto la conferma del livellamento verso il basso delle ultime opere (cinematografiche) di Paolo Sorrentino. Non che le precedenti, compresa La Grande Bellezza, di cui questo film sembra andare sulla stessa linea (sulla corruzione e decadenza dell'ambiente e della classe politica), fossero ben migliori. Loro mi è sembrata una pellicola pretenziosa, sicuramente dal soggetto interessante e affascinante, ma altalenante nello sviluppo di una sceneggiatura che alterna cose buone ad alcuni momenti un po' forzati e non riusciti. Il personaggio di Berlusconi (è Toni Servillo ad interpretarlo) mi sembra eccessivamente una maschera, lo stile mi è sembrato troppo sul farsesco/commedia mentre avrei preferito qualcosa di più concreto, cinico e accattivante. Dalla commedia, alla parodia un po' pecoreccia, al mélo romantico, al tono vagamente esistenzialista dell'uomo solo, Loro non riesce mai veramente a trovare la quadra del proprio sguardo (irricevibile il profluvio di donne seminude). In generale però questo biopic "sui generis" intrattiene a dovere e la versione unica è probabilmente il prodotto migliore, invece dei due film usciti a scopo commerciale (a mio avviso è stata una zappata sui piedi). A parte Elena Sofia Ricci che non offre una buona prestazione (anche se sorprendente è il suo "spogliarello"), interpretazioni generalmente discrete, niente di memorabile, in linea con la qualità generale del film. Di un film non da buttare, ma che mi sembra un "già visto" e che non dice niente di troppo interessante. Voto: 6

martedì 18 giugno 2019

Il tuttofare (2018)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/11/2018 Qui - Dopo qualche sceneggiatura (la più rilevante è quella di Smetto quando voglio, di Sydney Sibilia, 2014) e alcune regie di cortometraggi, ecco il debutto nel lungometraggio per Valerio Attanasio, un lungometraggio, Il tuttofare (film del 2018), ambizioso, un tentativo di raccontare in chiave di satira sociale certi aspetti distorti dell'Italia contemporanea, dalla tremenda difficoltà dell'inserimento lavorativo per i giovani fino alla corruzione che permea incontrastata gli alti piani del potere. In alcuni momenti il lavoro risulta assolutamente azzeccato, altrove invece è risaputo, tutt'altro che inventivo e quindi poco convincente. Giacché la vocina fuori campo del protagonista, le blande strizzate d'occhio allo spettatore (e non solo), tolgono originalità e rendono un po' meccanico il tutto, soprattutto a ridosso del finale, quando entra in scena il consueto ricorso fumettistico alla mafia. Perché certo, Sergio Castellitto è quasi perfetto, come altre volte, nella parte del gaglioffo in fondo simpatico, nella parte di un uomo che ciancia di merito ma porta avanti le peggio pratiche clientelari (offre favori e ne chiede di continuo), sfruttando giovani disperati alla sua mercé (tra questi un giovane avvocato di nome Antonio che sarà costretto addirittura a sposarsi) e distribuendo a caso promozioni o bocciature agli esami, anzi, se non ci fosse stato il film avrebbe perso molto (praticamente si regge grazie a lui, lui che sembri, e bene ricalcare, le orme dei grandi attori della grande commedia all'italiana), ma questo accentramento attoriale mette in cattiva "luce" tutti gli altri protagonisti, su tutti Guglielmo Poggi, che seppur funzionale e azzeccato nel ruolo del coprotagonista non viene aiutato dalla sceneggiatura pienissima di parole più che di battute folgoranti, e queste, quasi sempre affidate ai big, Castellitto ed Elena Sofia Ricci nella parte della moglie (molto brava ed efficace) che insomma non danno spazio (tra l'altro debolissimi) ai comprimari (tra questi la sensuale Clara Alonso) di aggiungere qualcosa ad una storia già debole di sua.

lunedì 20 maggio 2019

Noi siamo Francesco (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/04/2018 Qui - Non nascondo un po' di timore nell'aver visto e affrontato il tema di Noi siamo Francesco, film italiano del 2014 diretto da Guendalina Zampagni. Il film infatti si confronta con il doppio tema (per me molto vicino e attuale) amore-disabilità, in un'opera che tuttavia sprizza (una lodevole) sincerità da tutti i pori, un film abile nel far (com)baciare leggerezza dei toni e profondità delle argomentazioni, anche se non sempre, perché Noi siamo Francesco non è propriamente una commedia, né un film drammatico, si ride poco e altrettanto poco ci si ferma a riflettere, anche laddove lo richiederebbe la portata dei temi sollevati. In ogni caso protagonista è Francesco (Mauro Racanati), ventidue anni, ottimi voti universitari, un giovane come tanti altri, che ama la vita e ama stare con gli amici, ma ha un handicap, non ha le braccia, una mancanza che rischia di compromettere le sue relazioni con gli altri, in particolare con l'altro sesso sia a livello sentimentale che sessuale, grazie però all'intervento forse non voluto dalla madre Grazia (Elena Sofia Ricci) e soprattutto dell'amico Stefano (il personaggio forse più riuscito del film interpretato da Gabriele Granito) alla fine, in un finale forse troppo ottimistico in verità, troverà l'amore. Lo si potrebbe definire per questo un film di formazione "all'acqua di rose", anche perché non sempre il lato più importante, ovvero quello emotivo e psicologico, non viene, per colpa della scarsa introspezione e mancanza di profondità (e del taglio quasi "documentaristico"), approfondito. Tuttavia la pellicola sfugge dal moralismo in cui è fin troppo facile cadere trattando una simile tematica, e, anzi, riesce a costruire un'amicizia credibile, realistica e sincera nonostante una recitazione non sempre all'altezza. Non a caso il film è anche un film sull'amicizia e sul rapporto genitori-figli, sui limiti da (im)porre alle premure e alle preoccupazioni che ogni genitore ha verso la prole oramai cresciuta.

sabato 29 dicembre 2018

Ho ucciso Napoleone (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 25/05/2016 Qui - Ho ucciso Napoleone è una cinica, perfida e ironica commedia del 2015, diretta da Giorgia Farina, alla sua seconda prova da regista dopo Amiche nemiche. E come quest'ultimo lungometraggio, si tratta nuovamente di un film in cui un gruppo di donne cerca di sovvertire l'ordine del mondo degli uomini con un piano segreto (ma c'è un twist, colpo di scena). La storia è quella di una manager in carriera, Anita, autoritaria, intraprendente e ambiziosa che negli anni ha imparato a rimanere fredda, glaciale a tutto e tutti. Ciò che però ancora non sa, è che un uragano sta per travolgerla spazzando via tutte le sue certezze. Il lavoro, l'amore, il futuro, tutto in macerie nel giro di un giorno. Nell'arco di ventiquattr'ore, infatti, riceve una promozione, scopre di aspettare un bambino e viene licenziata di punto in bianco dalla società farmaceutica in cui si occupava di Risorse Umane. Abbandonata anche da Paride (sposato con figli), suo amante e capo (e padre di suo figlio), Anita, aiutata da tre donne a dir poco problematiche, e da un avvocato (della stessa sua ex-società) ansioso, timido e goffo, metterà in atto la sua vendetta (elaborando un complesso piano) contro i suoi datori di lavoro e contro chiunque provi a metterle i bastoni tra le ruote. Ma come spesso accade, anche il piano perfetto può vacillare di fronte all'imprevisto, soprattutto se l'imprevisto ha le sembianze di chi non sospetteresti mai. Niente infatti sarà come sembra, e nonostante Anita comincerà ad aprirsi al mondo e scongelare il 'sofficino' che ha messo al posto del cuore (grazie a sua figlia), per lei ci saranno molte sorprese, non tutte gradevoli. La regista, con questa ironica e pungente commedia, sorprende, grazie all'originalità della trama. Infatti il film è veramente una sorpresa, anche se non regge tantissimo, portando con quest'opera corale al femminile che si ripropone di rovesciare un sistema maschilista arcaico e non sempre funzionale, una ventata di "internazionalità", lontana dalla volgarità e dal facile sentimentalismo che imprigionano spesso la nostra cinematografia. Un film che guarda con occhio divertito al mondo manageriale, senza pretese etico-moralistiche. Una commedia sopra le righe con una misura di ferocia insolita per il nostro cinema, fortemente stilizzata e profondamente cinica. Peccato che il film assuma un aspetto grottesco e farsesco ad un certo punto, difatti sembra concludersi e diventare un film completamente diverso.