Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2023 Qui - Non ho letto il romanzo omonimo, ma leggendo in ordine sparso si intuisce che non è materiale semplice da trasporre su schermo. Questa in sostanza è l'impressione che mi ha trasmesso questo film diretto da Francesca Archibugi. La netta sensazione di un qualcosa di incompleto e dell'ambizione di voler trasmettere tanto, ma che in realtà tramette molto meno. Pierfrancesco Favino (sempre Top) è un uomo che come un colibrì resiste ad eventi avversi e tragedie che potrebbero travolgerlo, però trova sempre, anche nelle piccole cose, una speranza per continuare ed avere una vita non come avrebbe voluto, ma abbastanza importante per essere vissuta. Una narrazione a mosaico che tra tanti flashback e flashforward creano solo confusione. E ci sono personaggi che forse avrebbero meritato più spazio vista l'importanza che hanno per il protagonista o altri ridotti a comparse come il fratello. Un film incompiuto. Voto: 5
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giovedì 31 agosto 2023
Il colibrì (2022)
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Benedetta Porcaroli,
Berenice Bejo,
Film drammatico,
Francesca Archibugi,
Kasia Smutniak,
Laura Morante,
Massimo Ceccherini,
Nanni Moretti,
Pierfrancesco Favino,
Romanzo
sabato 30 luglio 2022
La profezia dell'armadillo (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Primo approccio al pensiero, poetica, di Zerocalcare, con questo film (diretto da Emanuele Scaringi)
che racconta la storia di un giovane disegnatore che si interroga su se
stesso dopo un evento luttuoso, un film da cui non mi aspettavo molto e
che forse per questo mi ha piacevolmente colpito. Dialoghi interessanti
conditi da un po' di filosofia e battute spiritose. Una riflessione
(amara) sulla vita.
Un film a cui non mancano cadute di tono (a volte la sceneggiatura
"divaga" un po' troppo e l'Armadillo come coscienza può risultare fuori
contesto), ma generalmente sono decisamente maggiori i momenti riusciti.
Perché nonostante tutto, nella sua semplicità, La profezia
dell'armadillo riesce a conservare l'autenticità e la brillantezza del
primo lavoro di grande respiro del fumettista italiano. Dopotutto va bene che c'è qualche elemento di confusione qua e
là, ma si tratta pur sempre di un film leggero, che diverte, e tanto
basta. Convincente la prova del protagonista Simone Liberati, non meno quella di Pietro
Castellitto in versione Freaks Out. Voto: 6+
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mercoledì 27 ottobre 2021
Loro (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2021 Qui - Visionando la versione unica di Loro, ho avuto la conferma del livellamento verso il basso delle ultime opere (cinematografiche) di Paolo Sorrentino. Non che le precedenti, compresa La Grande Bellezza, di cui questo film sembra andare sulla stessa linea (sulla corruzione e decadenza dell'ambiente e della classe politica), fossero ben migliori. Loro mi è sembrata una pellicola pretenziosa, sicuramente dal soggetto interessante e affascinante, ma altalenante nello sviluppo di una sceneggiatura che alterna cose buone ad alcuni momenti un po' forzati e non riusciti. Il personaggio di Berlusconi (è Toni Servillo ad interpretarlo) mi sembra eccessivamente una maschera, lo stile mi è sembrato troppo sul farsesco/commedia mentre avrei preferito qualcosa di più concreto, cinico e accattivante. Dalla commedia, alla parodia un po' pecoreccia, al mélo romantico, al tono vagamente esistenzialista dell'uomo solo, Loro non riesce mai veramente a trovare la quadra del proprio sguardo (irricevibile il profluvio di donne seminude). In generale però questo biopic "sui generis" intrattiene a dovere e la versione unica è probabilmente il prodotto migliore, invece dei due film usciti a scopo commerciale (a mio avviso è stata una zappata sui piedi). A parte Elena Sofia Ricci che non offre una buona prestazione (anche se sorprendente è il suo "spogliarello"), interpretazioni generalmente discrete, niente di memorabile, in linea con la qualità generale del film. Di un film non da buttare, ma che mi sembra un "già visto" e che non dice niente di troppo interessante. Voto: 6
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lunedì 8 febbraio 2021
Dolittle (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/02/2021 Qui - Robert Downey Jr. sveste l'armatura di Iron Man per entrare nei panni dell'eccentrico e stravagante John Dolittle, il Dottore capace di parlare con gli animali, già portato sul grande schermo da Rex Harrison e Eddie Murphy, ma fallisce miseramente (speravo decisamente in qualcosa di meglio). Mi chiedo come il regista di film impegnati come Syriana e Gold (quest'ultimo un filmetto niente male) si sia gettato in questa buffonata, addirittura peggiore dei film della serie che lo hanno preceduto. E' infatti un discreto film d'avventura per ragazzi, ma non bastano gli animali in CGI (tutti doppiati da grandi attori, in originale) che dialogano col protagonista e il suo giovane assistente se poi mancano, soprattutto, registi alla Steven Spielberg o alla Peter Jackson che ci credano. Downey Jr. è pure produttore, ma non è il Lucas dell'arca perduta. Malgrado i buoni effetti visivi e qualche animale simpatico la trama non esiste e tutto finisce in caciara, con situazioni prive di senso e gag poco riuscite. Dolittle è in definitiva un animale molto debole ridotto in cattività e chiuso in una gabbia di resistente mediocrità. Un'occhiata di passaggio basta e avanza, anche per non farsi rattristare troppo dalle sue condizioni. Voto: 4,5
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martedì 25 febbraio 2020
La prima pietra (2018)
Titolo Originale: La prima pietra
Anno e Nazione: Italia 2018
Genere: Commedia
Produttore: Domenico Procacci
Regia: Rolando Ravello
Sceneggiatura: Rolando Ravello
Cast: Valerio Aprea, Iaia Forte, Corrado Guzzanti
Lucia Mascino, Kasia Smutniak, Serra Yılmaz
Durata: 72 minuti
Graffiante commedia sull'Italia di oggi. Durante la ricreazione nel cortile di una scuola elementare, nel periodo di Natale, un bambino musulmano rompe una finestra con una pietra e ferisce lievemente un bidello. Il piccolo incidente innesca una serie di colpi di scena e reazioni inaspettate in un dibattito che coinvolgerà docenti, alunni e parenti.
giovedì 4 luglio 2019
Made in Italy (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/02/2019 Qui - Made in Italy (Drammatico, Italia 2018): Vent'anni dopo il suo cult Radiofreccia e il successivo Da Zero a Dieci (2001), Ligabue ci prova di nuovo, raccontando una normale storia di tutti i giorni ambientata nella provincia emiliana e ritrovando il sodale Stefano Accorsi, affiancato questa volta da Kasia Smutniak. Ma nuovamente non fa centro (o almeno non del tutto). Certo, mi aspettavo di molto peggio, ma tuttavia il poco di buono che c'è (tra i pregi la voglia di tentare di uscire da un facile schema e soprattutto un gruppo di attori impegnato a rendere credibili anche i momenti meno felici: Stefano Accorsi e Kasia Smutniak funzionano abbastanza bene, anche se entrambi hanno fatto di meglio, Fausto Maria Sciarappa ha un personaggio non scritto benissimo ma gestito dall'attore con classe, mentre il migliore in campo è Walter Leonardi) non basta a far raggiungere la sufficienza al film, un film ambizioso (il regista infatti riprende titolo e struttura di un suo recente concept album, ovvero un disco in cui, come si faceva una volta, attraverso le canzoni si racconta una storia, il film difatti raccolta le vicende della coppia Riko e Sara accompagnandole con le canzoni di Ligabue quasi come un musical, con effetti spesso da videoclip), discontinuo (con troppi alti e bassi, con troppe citazioni, slogan, spunti, sotto-storie e personaggi, e soprattutto svolte brusche) e difettato. Già nel tentativo di delineare una traccia di trama sorgono le prime difficoltà: Made in Italy vuole essere uno spaccato della vita di un tipico operaio di ceto medio-basso, raccontandone le difficoltà quotidiane dentro e fuori il mondo del lavoro, tra crisi economica e problemi coniugali. La vita e la città che sembrano stare troppo strette a Riko (Stefano Accorsi), che trova nell'adulterio e nelle serate con gli amici uno spiraglio per idealizzare e concretizzare una fuga dal "tanfo" del quotidiano. Ma la sceneggiatura di Ligabue, ahimè, è informe e risulta spesso fumosa, con moralismi banali e mal contestualizzati che si rivelano i punti cardine su cui si regge la storia (tra i difetti del film troppe scene e dialoghi al limite dell'imbarazzante). Di conseguenza, il film appare come uno showreel di scene montate una di seguito all'altra, tutte di varia natura, scandendo malissimo le stagioni che accompagnano la narrazione. L'opera tenta di accendere un'emozione o di trasmettere qualche brivido di felicità, ma si percepisce ampiamente come la genuinità di una bella storia, raccontata di pancia, sia stata uccisa dalla necessità di compiacere quanto più pubblico possibile, cercando di riflettere i disagi di Riko sullo spettatore. Il terzo film del Liga è come un piatto con ottimi ingredienti ma cotto male: lascia il grande rammarico per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Ed è invece un film che per essere apprezzato nei suoi spunti di interesse, richiede uno spettatore ben disposto e magari tifoso (come sono i fan del cantante di Correggio), e sicuramente, se non si ama il personaggio Ligabue e le sue canzoni, meglio stare alla larga dal film (avrei dovuto seguirlo io il mio stesso consiglio), anche perché il "Ligabue pensiero" quando parla di politica e società è sempre parso molto banale, nelle canzoni e altrove. Va bene la sincerità di fondo, ma non così, non come in questo film. Voto: 5
giovedì 18 aprile 2019
Moglie e marito (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2017 Qui - Dopo tanti film italiani dignitosi (seppur non del tutto memorabili ma parecchio buoni) visti durante l'anno e di quelli anche troppo scemi usciti al cinema, finalmente una discreta commedia ben sviluppata, comica quando deve far ridere (e la sceneggiatura, comunque non eccezionale, sfrutta bene tutte le occasioni), anche con un suo significato e con due grandi interpreti come Kasia Smutniak (lo ammetto, ero un po' prevenuto nei suoi confronti) e Pierfrancesco Favino, capace come pochi di essere credibile sia come comico sia nei momenti più seri, senza mai cadere nella macchietta. Moglie e marito infatti, commedia del 2017 diretta da Simone Godano, senza troppe pretese, con una morale scoperta ma non pesante, dove per capirsi bisogna acquisire anche il punto di vista di chi si ha accanto, e nonostante la non originalità, anche se la stessa non è difatti la base del film, è una buona commedia, divertente il giusto e nel suo piccolo, una piacevole sorpresa. Perché anche se l'idea dello scambio di cervelli, o identità cerebrale, non è nuova, anzi, ce ne sono tante di commedie americane che trattano lo stesso argomento, e anche se se non è originale nemmeno l'asse portante vero della storia, cioè il rapporto di coppia in crisi che genera allontanamento e ribaltamenti in corsa, non è un film così banale come sembrerebbe. Poiché quello che si apprezza in questo film, che narra come detto la storia di una coppia di coniugi in crisi che dopo un esperimento scientifico di Andrea (geniale neurochirurgo che porta avanti una sperimentazione sul cervello umano) si ritrovano improvvisamente uno dentro il corpo dell'altra, Andrea è Sofia (un'ambiziosa conduttrice televisiva in ascesa) e Sofia è Andrea, e dove da quel momento non avranno altra scelta se non quella di vivere ognuno l'esistenza e la quotidianità dell'altro, è la capacità e la voglia di intrattenere con brio e ironia, nonostante delle caratterizzazioni incomprensibilmente forzate e gonfiate ad arte per gag dalla facile risate che però sembrano funzionare (non si capisce infatti perché un neurochirurgo debba avere il comportamento di un coatto e una donna apparentemente decisa e dinamica quello di una piagnucolosa e isterica sprovveduta).
lunedì 25 febbraio 2019
Perfetti sconosciuti (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 10/02/2017 Qui - Ho atteso forse troppo per vedere Perfetti sconosciuti, commedia italiana del 2016 diretta da Paolo Genovese, film tanto elogiato, e anche premiato, ma meglio tardi che mai. Ed è solo grazie a Sky che nonostante ultimamente nutro qualche dubbio sui film italiani, ho visto questo film, poiché a parte rare eccezioni non sempre mi sorprendono in positivo, le tante commedie italiane, ma in questo caso è diverso perché qui siamo di fronte a una dramedy/teatrale interessante e sicuramente riuscita, anche se devo ammettere che qui siamo ugualmente di fronte alla solita comedy/drama italiana di oggi. Dato che l'idea anche se buona, non è proprio originalissima, negli ultimi anni infatti le cene fra amici sono diventate il nuovo topos della commedia italiana e francese (Cena tra Amici, Il nome del Figlio ed altri), un modo per rappresentare l'intimità più che l'azione, e dare la possibilità ai personaggi (chiusi in una sorta di unità di tempo e di luogo) di battagliare dialetticamente fra di loro. Ma poiché tutto si svolge in maniera brillante ed azzeccata, ed erano anni che non vedevo un film (italiano) così, tutto azzeccato, idea, sceneggiatura, interpretazione, mi ha davvero sorpreso, anche se alla fine della visione non posso fare a meno di avere quella rabbia per alcune piccole (o grandi) cose che non mi sono piaciute e che fanno di questo film di Genovese un prodotto riuscito sì ma non fino in fondo. Di sicuro però, questo è un film che ha il suo senso, girato bene, montato meglio e interpretato ancor meglio. Un film, una "cena delle beffe" che guarda all'attualità e vanta una scrittura precisa, disincantata e comica al punto giusto. Paolo Genovese infatti, dirige una commedia sull'amicizia, sull'amore e sul tradimento, che porterà quattro coppie di amici a confrontarsi e a scoprire di essere 'perfetti sconosciuti' (come da titolo). Difatti durante una cena, un gruppo di amici decide di fare una specie di gioco della verità mettendo i loro cellulari sul tavolo, e per la durata della cena, messaggi e telefonate sono condivisi tra loro, mettendo a conoscenza l'un l'altro dei propri segreti più profondi. E qui il film prende il volo, ognuno ha qualche segreto più o meno importante da nascondere o forse, da rivelare.
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