Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2023 Qui - Non ho letto il romanzo omonimo, ma leggendo in ordine sparso si intuisce che non è materiale semplice da trasporre su schermo. Questa in sostanza è l'impressione che mi ha trasmesso questo film diretto da Francesca Archibugi. La netta sensazione di un qualcosa di incompleto e dell'ambizione di voler trasmettere tanto, ma che in realtà tramette molto meno. Pierfrancesco Favino (sempre Top) è un uomo che come un colibrì resiste ad eventi avversi e tragedie che potrebbero travolgerlo, però trova sempre, anche nelle piccole cose, una speranza per continuare ed avere una vita non come avrebbe voluto, ma abbastanza importante per essere vissuta. Una narrazione a mosaico che tra tanti flashback e flashforward creano solo confusione. E ci sono personaggi che forse avrebbero meritato più spazio vista l'importanza che hanno per il protagonista o altri ridotti a comparse come il fratello. Un film incompiuto. Voto: 5
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giovedì 31 agosto 2023
Il colibrì (2022)
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Romanzo
mercoledì 26 giugno 2019
Gli sdraiati (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/01/2019 Qui - Gli sdraiati (Dramma, Italia 2017): Con questo film, Francesca Archibugi e Francesco Piccolo si imbarcano nella difficile impresa d'analizzare il mondo giovanile da due punti di vista, ovviamente opposti: quello del padre e quello del figlio. Ma non solo: il film si propone di mettere in scena anche l'analisi della difficile vita di un bambino e di un adolescente, figli di genitori separati. Liberamente tratto dall'omonimo romanzo di Michele Serra, Gli Sdraiati promette uno spaccato nella vita di una famiglia divisa, analizzando le mille difficoltà che, da ambo i lati, si devono affrontare per ottenere una pacifica convivenza. Si propone di farlo con leggerezza, con un doppio sguardo a seguire in modo molto intimo le vite dei due protagonisti, nel loro cammino verso la ricongiunzione. Ma non è tutto oro ciò che luccica. Nonostante i più che nobili intenti, Gli Sdraiati soffre di grandi pecche, prevalentemente nella sceneggiatura, che rendono il film debole e incapace tanto d'approfondire la tematica, quanto di portare a compimento almeno una delle trame presentate. Vive di superficialità nel senso più stretto del termine: rimane a galla, senza mai sondare davvero alcuna tematica. Ogni sotto-trama resta ferma all'introduzione: veniamo a conoscenza della radice dei problemi comportamentali di Tito, ma non ci è fornita una soluzione, conosciamo i problemi relazionali di Giorgio, ma questo non ci permette di vedere un finale, lieto o tetro che sia. Una trama a metà, spezzata, che sottolinea i problemi ma non è in grado d'essere propositiva. Ma il problema non si pone solamente nell'assenza di una proposta risolutiva, che pure potrebbe mancare. Gli Sdraiati si caratterizza per una totale tendenza all'unilateralità, all'incapacità di vedere concretamente il mondo con gli occhi di un giovane e, soprattutto, nel saperlo dipingere. Ogni comportamento dei ragazzi è una sequela di facili stereotipi, tutti raggruppati a formare un mostro tentacolato, nessuna delle azioni e reazioni, da ambo le parti, riesce a godere della benché minima credibilità. Infatti il ritratto generazionale non funziona perché ogni elemento portato in scena è spinto al parossismo finendo per privare il pubblico del piacere della condivisione di sensazioni con i personaggi, figurine monodimensionali prive di umanità e che stancano dopo pochi minuti. A proposito dei personaggi (oltre ad una sprecata ed abbastanza inutile Donatella Finocchiaro, così come Barbara Ronchi, una barista della RAI purtroppo estremamente sacrificata dall'evolversi degli eventi), un gigantesco punto interrogativo riguarda Antonia Truppo, costantemente sopra le righe nell'interpretare una domestica trapiantata al nord che riveste un ruolo fondamentale nell'economia dello sviluppo narrativo del film. Un film in cui parzialmente a salvarsi è Claudio Bisio, ma non appunto la pellicola che scorre via, mentre si va altrove con la testa. Voto: 5
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Sandra Ceccarelli
venerdì 9 novembre 2018
Il nome del figlio (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/01/2016 Qui - Il nome del figlio (2015) non è la versione italiana della commedia francese Cena tra amici, infatti i due film usciti a distanza di tre anni, condividono soltanto il punto di partenza letterario, Le prénom, una pièce teatrale. Il nome di un bimbo in arrivo, annunciato durante una cena, è l'avvio e la bomba che esplode una dopo l'altra le maschere sociali dei commensali. A cambiare sono il salotto, convertito letteralmente e antropologicamente in italiano, e naturalmente il nome, ispirato dalla nostra letteratura e dalla nostra Storia (da Adolf a Benito). Paolo Pontecorvo, agente immobiliare con la battuta pronta e il vizio della beffa, e Simona, aspirante scrittrice di periferia col vizio della gaffe, aspettano un bambino. In occasione di una cena, che raccoglie intorno al tavolo i futuri zii e la futura zia, Paolo comunica con enfasi e convinzione il nome scelto per il nascituro. La famiglia, composta da professori universitari, insegnanti e musicisti allineati a sinistra, non reagisce bene davanti a quel nome, un nome 'inquadrato' a destra e dentro un passato drammatico per la nazione. Dibattito e scambio di idee degenerano presto in una messa in discussione di valori, scelte e persone, che non mancano di offendere e ferire tutti, nessuno escluso. Ma qualche volta l'amore può fare miracoli e rimettere ordine nel caos degli affetti.
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