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venerdì 30 giugno 2023

Il signore delle formiche (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2023 Qui - Una buona pellicola (migliore di Hammamet) firmata da Gianni Amelio che dirige con fermezza e discreto gusto della messa in scena, valorizzata dalla vibrante ricostruzione degli ambienti che ben rende il clima (opprimente) di quegli anni. Si soprassiede su talune storture narrative e/o difetti congeniti (forse troppa carne al fuoco), mentre si apprezza la notevole rotondità dei personaggi, risparmiandoci l'agiografia di un personaggio che di certo, facile non lo era ma vittima di sicuro. Peccato che la verve della prima parte si dilati troppo nel finale dove viene dato troppo spazio alle vicende personali del giornalista, anche la chiusura del film (alla ricerca di una poetica stucchevole e prolissa) non è delle migliori. Le prestazioni attoriali sono corrette, anche se bisogna ammettere che sia Elio Germano che Luigi Lo Cascio hanno fatto decisamente meglio altrove. Resta comunque una bella pagina di denuncia, lunga (e pesante in certe fasi, il film risulta anche un po' troppo programmatico) ma bella, e soprattutto interessante, non solo storicamente. Voto: 6,5

mercoledì 31 maggio 2023

La stranezza (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2023 Qui - Roberto Andò (regista de Il bambino nascosto) sperimenta l'ardito accostamento tra la coppia comica Ficarra & Picone e il grande Toni Servillo, qui a rappresentare Pirandello in una parte defilata rispetto alla centro della narrazione. Il risultato è interessante, senza dubbio assolutamente sufficiente, ma un film che si poggia troppo, a tratti esclusivamente direi, sulle spalle dei due "comici", senza la cui verve crollerebbe tutto, mentre Servillo è al solito magistrale nel ruolo di Pirandello. Loro tre sono la vera bellezza di questo film, che per il resto vive del fascino di un racconto "semi-vero", alternando una prima parte godibile, briosa, affascinante, ad una seconda più cervellotica e noiosa. Curato, ricercato, in parte forzato, film imperfetto. Voto: 6

sabato 31 luglio 2021

Lacci (2020)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2021 Qui - Daniele Luchetti è un bravo regista a cui si devono piccoli gioiellini come l'ultimo Momenti di trascurabile felicità, ma questo film mi è piaciuto e mi ha convinto in parte. Tuttavia questo Lacci, tratto da un romanzo di Domenico Starnone, resta una prova interessante sotto molti punti di vista, in particolare per il gioco di incastri temporali svolto con bravura nel montaggio, eppure alla fine sembra più un compitino dove il regista appare un po' distratto, non completamente coinvolto o a suo agio. Su una durata di quasi due ore il film (in cui di certo allieta la presenza della bella Linda Caridi di Ricordi?) ha buone intuizioni, affascina dove riesce a trasmettere il dolente rovello di una crisi di coppia destinata a durare per circa trent'anni, ma la tenuta complessiva dell'opera è troppo discontinua e il finale piuttosto deludente le fa perdere ulteriori punti. Per quanto le due coppie Luigi Lo Cascio/Alba Rohrwacher e Silvio Orlando/Laura Morante recitino con apprezzabile impegno, non c'è sufficiente continuità tra le scene che li vedono impegnati, tanto che quando il salto temporale arriva neanche si capisce bene che stiamo assistendo agli stessi personaggi ormai invecchiati. Il finale con i due figli cresciuti e inaciditi è un'appendice che resta sostanzialmente superflua ed estranea alla storia, e colpisce principalmente nel mostrarci una Giovanna Mezzogiorno fisicamente devastata. Non vorrei essere troppo severo, ma il film rimane un'occasione parzialmente sprecata nonostante il buon livello professionale dei vari contributi tecnici ed artistici. Voto: 6

sabato 25 gennaio 2020

Il traditore (2019)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 24/01/2020 Qui
Tema e genere: Selezionata per rappresentare l'Italia agli Oscar 2020 nella sezione del miglior film in lingua straniera, ma non è stato selezionata per la shortlist, questa pellicola biografica drammatica, diretta da Marco Bellocchio, narra le vicende di Tommaso Buscetta, mafioso e successivamente collaboratore di giustizia, membro di Cosa nostra.
Trama: Vita e confessioni di Tommaso Buscetta, collaboratore di giustizia contro la mafia per opera di Giovanni Falcone.
Recensione: Forse il mettere sul piatto l'ennesima storia di mafia, uno spunto decisamente poco innovativo almeno dal punto di vista del soggetto raccontato, non gli avrà fatto bene e non sia riuscito per questo ad entrare in certe liste (anzi, ne La lista), ma nonostante ciò, e nonostante questo film insista appunto su un tema purtroppo ancora attuale e tornato di moda in "campo cinematografico" soprattutto grazie a serie tv di successo (anche se gli Americani, sebbene con storie molto più romanzate, ci hanno sempre ben guazzato in questo genere con alcune pietre miliari), non si può indubbiamente dire che Il traditore sia un film inutile e non originale, anzi, non solo è utile ed in parte originale (almeno per il cinema nostrano che in questo ultimo anno ha sfornato altri due pezzi da novanta oltre a questo, penso ovviamente a Dogman ed Il primo Re), ma è anche e soprattutto un grandissimo film, una grandissima opera cinematografica. Un'opera realistica, cruda, una "ricostruzione storica" veramente accurata e dettagliata. Un film, che dallo scorso concorso a Cannes 2019, dove è stato presentato, non si è (sfortunatamente) portato a casa (nonostante probabilmente lo meritasse) nessun premio (c'è tuttavia da ricordare che nello stesso c'era Parasite, film coreano che sta facendo strage di consensi), che non annoia mai, che mischia i vari linguaggi cinematografici per raccontare fatti reali in maniera drammatica ma anche documentaristica (ripercorrendo la vicenda umana prima che criminale o processuale di Tommaso Buscetta, il più famoso pentito di mafia: anzi, "pentito" è una parola che rifiutava, non sentendosi tale). Tante le scene degne di nota, sia nelle immagini che nella colonna sonora e nella recitazione (dove a spiccare è ovviamente, anche se gli altri non sono da meno, penso a Luigi Lo Cascio e Fabrizio Ferracane, Pierfrancesco Favino, che si conferma ancora una volta un ottimo attore, superando però ogni precedente interpretazione, perché si cala benissimo a dovere nel personaggio controverso nonché ambiguo di Tommaso Buscetta, con i suoi valori, la sua cadenza, rendendolo molto simile all'Escobar di Benicio Del Toro).

domenica 9 giugno 2019

Smetto quando voglio: Ad honorem (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/10/2018 Qui - Avrei dovuto davvero alla conclusione della visione del secondo capitolo rapire il produttore e minacciarlo per farmi consegnare subito, in quel momento, una copia del capitolo finale per vedere come finiva, perché non vedevo l'ora di farmi nuovamente un paio di risate e confermare il suo valore, non lo feci, ma dopo 9 mesi (paradossalmente l'intervallo di tempo della loro uscita al cinema) ci sono riuscito, a vedere il film s'intende, e ne sono rimasto piacevolmente colpito. Giunto al capitolo finale, intitolato Smetto quando voglio: Ad honorem, di quella che inaspettatamente è divenuta una trilogia filmica, il buon Sidney Sibilia, sceneggiatore, regista e ideatore di questo caso cinematografico nostrano (poiché caso più unico che raro più che una saga sembra un film unico, giacché questo film del 2017 è il sequel di Masterclass uscito nello stesso anno il quale è, a sua volta, sia il midquel di Smetto quando voglio del 2014, in quanto le vicende del secondo capitolo si svolgono prima della scena finale del primo capitolo, sia il suo sequel, poiché mette la parola fine alle imprese della banda dei ricercatori), riesce infatti a riprendere con destrezza le fila della narrazione, ampliatesi con l'aggiunta di nuovi personaggi e nuove trame nello scorso film, e a chiudere il cerchio in maniera compiuta ed esaustiva, equilibrando come sempre divertimento e riflessione. Il regista dà vita difatti ad una pellicola dinamica, divertente, con la giusta dose di azione, molto coinvolgente, capace di essere al tempo stesso critica ed autoironica. Se il primo capitolo era la classica commedia italiana ed il secondo aveva delle sembianze di un action/western, il finale della saga è un giusto mix tra i due generi, dove vengono sviluppati in maniera esponenziale gli aspetti poco trattati della storia. La regia e il montaggio seguono il modus operandi classico di tutta la trilogia (non a caso chi si è divertito con i precedenti capitoli e si è affezionato agli stravaganti personaggi ritrova in questa simpatica commedia corale tutti gli ingredienti che ne hanno decretato il successo, sebbene l'amaro sarcasmo con cui erano denunciate certe anomalie e illegalità del sistema politico e universitario italiano, è qui un po' più smorzato da una maggiore positività e leggerezza di fondo) ovvero partire dal titolo precedente, chiarirne i vuoti, per poi procedere alla narrazione. Come le tessere di un puzzle, i tre film si incastrano tra loro regalandoci alla fine un quadro completo, senza buchi di trama, delle vicende della banda dei ricercatori.

lunedì 29 aprile 2019

Smetto quando voglio: Masterclass (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/01/2018 Qui - Se nel primo Smetto Quando VoglioSydney Sibilia ci aveva mostrato le singolari tecniche del riscatto morale della banda dei ricercatori, in Smetto quando voglio: Masterclass, film del 2017 e midquel dello stesso, allarga il punto di vista e ci mostra quanto ancora c'era da raccontare di questo universo affascinante e tragicamente divertente nonché riuscito. Giacché anche in questo discreto secondo episodio, girato con cura e con un'ottima padronanza del linguaggio cinematografico, il regista fa decisamente e nuovamente centro. D'altronde a differenza di quanto succede nella maggioranza dei casi, questa seconda pellicola infatti si rivela essere all'altezza della sua precedente, forse appena un gradino sotto per via di alcune inutili lungaggini (specie nella prima parte), ma pur sempre di livello. Poiché anche se senza alcun dubbio la prima, che porta lo stesso titolo (senza l'aggiunta di "Masterclass"), si era distinta per originalità, e questa seconda comunque riprende più o meno le situazioni ed i personaggi della prima, la trama generale in sé è nuovamente divertente, per quanto ovviamente assurda, ma ricca di colpi di scena e dunque piacevole a seguirsi. Dopotutto il film comincia facendo un salto indietro, e la prima scena (come in ogni film action che si rispetti) è subito adrenalina e bellezza. Il contrasto della musica classica del flauto magico di Mozart sul goffo e rocambolesco incidente di Alberto (ancora una volta uno straordinario Stefano Fresi) mette difatti subito in chiaro una cosa, non è il solito sequel "minestra riscaldata" a cui siamo (e ci hanno) abituati.

venerdì 8 marzo 2019

Asino vola (2015)

Mini Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/04/2017 Qui - ASINO VOLA (Commedia, Italia 2015): Opera prima di Marcello Fonte, di produzione targata Rai di stampo prettamente televisivo, la pellicola è una delicata favoletta italica ambientata in pieni anni '70, Una poetica e fanciullesca opera (non brutta ma avulsa e per niente divertente) che in un lungo flash-back l'infanzia semplice e povera di Marcello, ora noto musicista (Luigi Lo Cascio), che alla vigilia di un importante concerto, rivive l'inizio del suo viaggio fantastico nel mondo della musica, da bambino povero figlio di una madre apprensiva e popolana che lo tiene d'occhio sino all'assillo e interpreta come un capriccio momentaneo l'intenzione del ragazzo di partecipare alle lezioni di musica del maestro capo banda del paese. Vissuto nel mondo della discarica nei pressi di una fiumara di un torrente, il ragazzo cresce tra i consigli saggi di un asino parlante (la voce è di Lino Banfi) ed i dispetti di una gallina saggia, pure lei parlante. Il film all'inizio si fa forte di situazioni e vicende emotivamente piuttosto coinvolgenti, soprattutto nei confronti dei bambini, ma proprio per appagare tale fascia di utenti, l'opera volonterosa e facile si porta avanti con un linguaggio elementare che personalmente ho trovato difficile da digerire ed accettare. Certo, è simpatico e fumettistico, ma tutto è abbastanza inutile se la storia non da niente, neanche un qualcosa, peccato. Voto: 5

venerdì 9 novembre 2018

Il nome del figlio (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/01/2016 QuiIl nome del figlio (2015) non è la versione italiana della commedia francese Cena tra amici, infatti i due film usciti a distanza di tre anni, condividono soltanto il punto di partenza letterario, Le prénom, una pièce teatrale. Il nome di un bimbo in arrivo, annunciato durante una cena, è l'avvio e la bomba che esplode una dopo l'altra le maschere sociali dei commensali. A cambiare sono il salotto, convertito letteralmente e antropologicamente in italiano, e naturalmente il nome, ispirato dalla nostra letteratura e dalla nostra Storia (da Adolf a Benito). Paolo Pontecorvo, agente immobiliare con la battuta pronta e il vizio della beffa, e Simona, aspirante scrittrice di periferia col vizio della gaffe, aspettano un bambino. In occasione di una cena, che raccoglie intorno al tavolo i futuri zii e la futura zia, Paolo comunica con enfasi e convinzione il nome scelto per il nascituro. La famiglia, composta da professori universitari, insegnanti e musicisti allineati a sinistra, non reagisce bene davanti a quel nome, un nome 'inquadrato' a destra e dentro un passato drammatico per la nazione. Dibattito e scambio di idee degenerano presto in una messa in discussione di valori, scelte e persone, che non mancano di offendere e ferire tutti, nessuno escluso. Ma qualche volta l'amore può fare miracoli e rimettere ordine nel caos degli affetti.

lunedì 8 ottobre 2018

I nostri ragazzi (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/10/2015 Qui - Cosa fare se tuo figlio commette un crimine? Coprirlo o denunciarlo? I nostri ragazzi è il tentativo di rispondere a questa domanda. Due fratelli che non potrebbero essere più diversi, per statura e non solo: Paolo (Luigi Lo Cascio), chirurgo con mano ferma e schiena dritta, convinto che nella vita esista il bene e il male e non sia difficile scegliere da che parte stare, e Massimo (Alessandro Gassman), spilungone e fascinoso avvocato dai confini morali più sfumati. E che dire delle mogli, Clara (Giovanna Mezzogiorno) è una donna sobria e forse più raffinata della compagna di Massimo, Sofia (Barbora Bobulova), ma quest’ultima almeno non ha la stessa puzza sotto il naso della prima.