Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2024 Qui - L'ambientazione prevale sulla storia, immersa in una Roma notturna e sempre in fermento, quella delle periferie e dei meno fortunati. La narrazione presenta alcune debolezze e non raggiunge l'eccellenza di Suburra, nonostante la regia di Stefano Sollima sia sempre incisiva. Anche in questo caso troviamo personaggi corrotti e privi di moralità, o in cerca di redenzione personale: spicca il poliziotto interpretato da Adriano Giannini, che torna finalmente in un ruolo di rilievo. La colonna sonora dei Subsonica è opinabile, nonostante abbia vinto un David di Donatello nell'ultima cerimonia. In definitiva, un film discreto. Voto: 6+ [Sky/Netflix]
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venerdì 30 agosto 2024
Adagio (2023)
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Adriano Giannini,
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Thriller drammatico,
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Valerio Mastandrea
Il primo giorno della mia vita (2023)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2024 Qui - L'idea non brilla per originalità (come dimostrano "Il canto di Natale" di Charles Dickens e le opere di Frank Capra), tuttavia Paolo Genovese merita riconoscimento per aver creato un intrattenimento di sostanza, supportato da un cast competente guidato dal "solito" Toni Servillo. La qualità tecnica è notevole, arricchita da una colonna sonora affascinante. Nonostante non sia privo di difetti, come alcune imperfezioni evitabili (ad esempio, un'eccessiva tendenza al buonismo) e una durata forse troppo estesa (che tuttavia non risulta gravosa), il giudizio finale è comunque positivo (anche se non tutte le narrazioni personali sono completamente convincenti). Un tocco di ironia in più avrebbe forse apportato un valore aggiunto a quest'opera un po' fredda ma riuscita. Voto: 6 [Prime Video]
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mercoledì 31 maggio 2023
La stranezza (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2023 Qui - Roberto Andò (regista de Il bambino nascosto) sperimenta l'ardito accostamento tra la coppia comica Ficarra & Picone e il grande Toni Servillo, qui a rappresentare Pirandello in una parte defilata rispetto alla centro della narrazione. Il risultato è interessante, senza dubbio assolutamente sufficiente, ma un film che si poggia troppo, a tratti esclusivamente direi, sulle spalle dei due "comici", senza la cui verve crollerebbe tutto, mentre Servillo è al solito magistrale nel ruolo di Pirandello. Loro tre sono la vera bellezza di questo film, che per il resto vive del fascino di un racconto "semi-vero", alternando una prima parte godibile, briosa, affascinante, ad una seconda più cervellotica e noiosa. Curato, ricercato, in parte forzato, film imperfetto. Voto: 6
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giovedì 30 giugno 2022
Qui rido io (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2022 Qui - Mario Martone è Mario Martone (anche se ad esser sincero è questo il suo
secondo film che vedo, con Il giovane favoloso che non mi convinse
abbastanza), la storia è piena di spunti interessanti e il personaggio
di Eduardo Scarpetta si presta senz'altro a un biopic farcito di
emozioni, colpi di scena e scandali, eppure Qui rido io funziona
soltanto in parte. Sarà innanzitutto per la sceneggiatura che si spacca
nettamente in due parti, narrando in un vertiginoso parallelo lo
Scarpetta intimo e quello pubblico. Le vicende si accavallano ed è
difficile comprendere esattamente tutto: forse qualche spiegazione in
più sarebbe stata necessaria, vista la complessa situazione sia della
famiglia allargata Scarpetta che della causa riguardante Il figlio di
Iorio. E non convincono neppure certe scelte un po' drastiche, come le
umiliazioni nei confronti di Vincenzo (poco motivate logicamente) o la
rappresentazione di D'Annunzio assolutamente caricaturale. Sul lato
estetico Qui rido io è un prodotto ben rifinito, forse persino troppo
patinato, e le scelte di casting convincono appieno: in particolar modo
Toni Servillo, sempre azzeccato. Un film che nonostante gli scricchiolii e la lunghezza sa comunque farsi valere, seppur modestamente.
Voto: 5,5
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lunedì 28 febbraio 2022
Ariaferma (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Questo film di Leonardo Di Costanzo ha il merito di volere essere, e di
riuscire ad essere, uno spaccato realistico della vita carceraria, al di
là dei molti stereotipi che spesso dipingono questo mondo. Il rapporto
speciale che nasce tra Gaetano e Carmine (che porta, loro malgrado, i
due a confidarsi e a specchiarsi l'uno nell'altro) ci spinge a capire
che tutti gli esseri umani sono uguali, a dispetto del ruolo anche
opposto che rivestono all'interno della società. Il film ha uno
svolgimento meditato e interessante, appoggiandosi alle rimarchevoli
interpretazioni di Toni Servillo e Silvio Orlando, ma il finale, che
arriva imprevisto a troncare di botto la narrazione, lascia come
l'impressione di un discorso non del tutto risolto. Nonostante ciò, salvificamente riuscito. Voto: 6,5
È stata la mano di Dio (2021)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - È stata la mano
di dio, del (presunto) dio del pallone, Maradona, a
salvare la vita di quello che sarebbe diventato uno dei registi italiani
più osannati e premiati (il che giustifica la scelta italiana per gli
Oscar 2022, candidatura prontamente ricevuta, chissà che vinca, ma spero
di no): Paolo Sorrentino, che nella finzione diventa
Fabio Schisa. Già, perché in quel giorno del 1987
(quando i suoi genitori andarono in Abruzzo, dove morirono asfissiati
dal monossido di carbonio emesso da una stufa) lui doveva assolutamente
recarsi allo stadio per veder giocare l'idolo della sua città. Ed è
proprio di questo che parla il film del regista partenopeo targato
Netflix, un'opera tra sogno e realtà. Peccato che a un film sulla carta
così intimo e personale, diviso tra i toni da commedia della prima parte
e quelli sepolcrali della seconda, manchi la "mano" di Sorrentino, non
bastando quella di dio. Non c'è quasi traccia delle sue invenzioni
spiazzanti, dell'uso straniante della musica, dei dialoghi sopraffini di
altre ben migliori sue opere. È stata la mano di Dio è un modesto romanzo
di formazione che certamente avrà avuto un valore
catartico per il regista, ma che non riesce a coinvolgere, nonostante la
parata di figurine grottesche disseminate qua e la, i tributi a Fellini
e ad Antonio Capuano e la ripresa di una Napoli notturna e tutt'altro
che da cartolina. Un po' riuscito, un po' noioso: sopravvalutato. Voto: 6
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Renato Carpentieri,
Roberto De Francesco,
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Toni Servillo
mercoledì 27 ottobre 2021
Loro (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2021 Qui - Visionando la versione unica di Loro, ho avuto la conferma del livellamento verso il basso delle ultime opere (cinematografiche) di Paolo Sorrentino. Non che le precedenti, compresa La Grande Bellezza, di cui questo film sembra andare sulla stessa linea (sulla corruzione e decadenza dell'ambiente e della classe politica), fossero ben migliori. Loro mi è sembrata una pellicola pretenziosa, sicuramente dal soggetto interessante e affascinante, ma altalenante nello sviluppo di una sceneggiatura che alterna cose buone ad alcuni momenti un po' forzati e non riusciti. Il personaggio di Berlusconi (è Toni Servillo ad interpretarlo) mi sembra eccessivamente una maschera, lo stile mi è sembrato troppo sul farsesco/commedia mentre avrei preferito qualcosa di più concreto, cinico e accattivante. Dalla commedia, alla parodia un po' pecoreccia, al mélo romantico, al tono vagamente esistenzialista dell'uomo solo, Loro non riesce mai veramente a trovare la quadra del proprio sguardo (irricevibile il profluvio di donne seminude). In generale però questo biopic "sui generis" intrattiene a dovere e la versione unica è probabilmente il prodotto migliore, invece dei due film usciti a scopo commerciale (a mio avviso è stata una zappata sui piedi). A parte Elena Sofia Ricci che non offre una buona prestazione (anche se sorprendente è il suo "spogliarello"), interpretazioni generalmente discrete, niente di memorabile, in linea con la qualità generale del film. Di un film non da buttare, ma che mi sembra un "già visto" e che non dice niente di troppo interessante. Voto: 6
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mercoledì 17 marzo 2021
L'uomo del labirinto (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2021 Qui - A pochi anni di distanza dal non certo memorabile La ragazza nella nebbia, Donato Carrisi ci riprova, ma il risultato è ancor più sconfortante della sua opera prima: la trama, solo in apparenza complicata, è alquanto esile, il ritmo è da subito soporifero e la tensione, che dovrebbe essere essenziale in un thriller, latita totalmente, trascinandosi stancamente per le due ore abbondanti (ed estenuanti) della durata. Lo scrittore, regista e sceneggiatore ha ambizioni alte, poiché si passa con grande disinvoltura dalla letteratura (con "Alice nel paese delle meraviglie") alla mitologia (il labirinto e il minotauro) per giungere al cinema, da cui egli attinge a piene mani con citazioni risibili da "Inland Empire", frullato con "Donnie Darko", con il ripresentarsi più volte di un sedicente coniglio, e si presume l'inarrivabile "Il silenzio degli innocenti", ma il tutto provoca una sensazione di pretenziosità e vacuità sconsolanti (manco il piccolo colpo di scena finale risolleva le sorti di questo film). All'esito infelice de L'uomo del labirinto contribuisce un Toni Servillo ancora una volta manierato, mentre se c'è qualcosa da salvare va ricercato nella prova quantomeno misurata di Dustin Hoffman come co-protagonista, nonostante il ruolo sia anch'esso al limite del ridicolo e, ad un occhio avvezzo al genere, subito comprensibile dove va a parare il suo personaggio. Un passo indietro per il regista insomma, che pur mostrando discrete capacità dietro la macchina da presa, mostra ancora limiti nel tradurre la sua stessa opera in qualcosa che sia equilibrato sia nella narrazione che dal punto di vista visivo. E non è un limite da poco, considerando che la materia in questione sono i suoi stessi romanzi. Voto: 4,5
sabato 21 novembre 2020
La famosa invasione degli orsi in Sicilia (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/11/2020 Qui - Che bel dipinto, amaro e al tempo stesso vellutato, edificante per i ragazzi e ammonitore per gli adulti. Tratto dal romanzo di Dino Buzzati e doppiato dalle grandi voci di Toni Servillo, Antonio Albanese, Corrado Guzzanti ed il maestro Andrea Camilleri (e non solo), La famosa invasione degli orsi in Sicilia ha avuto bisogno di 6 anni di lavorazione per diventare quello che è: un bel lungometraggio animato d'autore in 2D, vintage nel gusto ed eterno nella tematica, come la penna che l'ha scritto. Il racconto di Buzzati è infatti una grande metafora della convivenza e viene brillantemente tradotto in immagini da Lorenzo Mattotti. Lo stile grafico è affascinante e restituisce una Sicilia inventata e suggestiva, con alte montagne e una prorompente natura. Altrettanto affascinanti e stilizzate le figure "viventi", animate in modo fluido e capaci di ergersi protagoniste di un racconto sulla tolleranza ricco di significato (la maturità per farci guardare dentro prima di puntare il dito contro l'altro e la leggerezza per farci guardare all'altro con un sorriso, o almeno provarci) e (appunto) ben doppiato, con un riuscito lavoro sulle diverse inflessioni dialettali. Non si può dire che ne risulti un'opera travolgente, ma sicuramente un'ottimo lavoro, meritevole di visione, e d'attenzioni, come fu per Gatta Cenerentola. Voto: 7
venerdì 17 luglio 2020
5 è il numero perfetto (2019)
Titolo Originale: 5 è il numero perfetto
Anno e Nazione: Italia, Belgio, Francia 2019
Genere: Drammatico, Noir, Thriller, Gangster
Produttore: Marina Alessandra Marzotto
Mattia Oddone, Elda Ferri
Mattia Oddone, Elda Ferri
Regia: Igort
Sceneggiatura: Igort
Cast: Toni Servillo, Valeria Golino, Carlo Buccirosso, Iaia Forte
Lorenzo Lancellotti, Vincenzo Nemolato, Mimmo Borrelli
Angelo Curti, Nello Mascia, Gigio Morra, Emanuele Valenti
Lorenzo Lancellotti, Vincenzo Nemolato, Mimmo Borrelli
Angelo Curti, Nello Mascia, Gigio Morra, Emanuele Valenti
Durata: 98 minuti
Toni Servillo, Valeria Golino e Carlo Buccirosso nell'opera prima di Igort, tratta da una sua graphic novel.
Un ex sicario della camorra torna in azione dopo l'omicidio di suo figlio.
venerdì 31 gennaio 2020
Zanna Bianca (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2020 Qui
Tema e genere: Il primo film d'animazione che, realizzato per il grande schermo, si ispira all'omonimo romanzo di Jack London.
Trama: Un coraggioso cane lupo, raccolto da una tribù indiana, viene a contatto con la crudeltà e avidità umana ma anche con persone buone che rifiutano la violenza.
Recensione: La storia di Zanna Bianca, una delle opere più famose dello scrittore Jack London, ha avuto numerose trasposizioni cinematografiche. Con questa coproduzione "Alleata", però, il romanzo si trasforma per la prima volta in un film di animazione. La regia è affidata ad Alexandre Espigares, qui al suo primo lungometraggio, ma già attento animatore e vincitore di un Oscar nel 2013 per il cortometraggio animato Mr Hublot. Questo adattamento, però, con una scelta forse discutibile, intreccia la storia di Zanna Bianca con quella del romanzo Il richiamo della foresta, cambiandone specialmente il finale. Uno dei punti forti del film è la tecnica di animazione, che imita la pittura a olio e presta attenzione ai colori, alla luce, ma anche al realismo dei paesaggi e dei movimenti degli animali, ripresi grazie alla motion capture. I volti degli umani sono volutamente ispirati a fisionomie visibili nei film di Sergio Leone, che danno alla pellicola un aspetto western, peccato invece per la resa dei corpi, spesso legnosa e impacciata. Zanna Bianca ha la capacità di rivolgersi a un pubblico più giovane senza edulcorare le vicende o snaturare il cuore di una storia ambientata in un mondo quasi primordiale: la natura è mostrata infatti nelle sue meraviglie ma anche nei suoi pericoli. La parte più affascinante del film è proprio l'avventura di scoperta del cucciolo che, accanto alla madre, fa la sua prima esperienza del mondo. Accompagnati dal narratore (che nella versione italiana ha la voce calma e profonda di Toni Servillo) seguiamo all'inizio il percorso di crescita del lupacchiotto, che conosce la prima neve, le prime difficoltà, e comprende le differenze tra sé e gli altri. Una delle scelte più "audaci" e anche più riuscite è quella di rappresentare la violenza senza metterla direttamente in scena: ci sono momenti di tensioni, lotte tra animali, minacce e colpi di fucile, ma mai esibizioni cruente.
martedì 25 giugno 2019
La ragazza nella nebbia (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/01/2019 Qui - Già dai suoi presupposti, La ragazza nella nebbia, film del 2017 scritto e diretto da Donato Carrisi, presenta una situazione piuttosto anomala: la figura del regista/sceneggiatore coincide pienamente con quella dello scrittore del romanzo, e non capita spesso. In tal senso, era notevole la curiosità nei confronti di un prodotto (basato appunto sull'omonimo romanzo dello stesso Carrisi) in cui immaginario editoriale e filmico dello stesso autore trovano un loro punto di congiunzione. Purtroppo però, il risultato sullo schermo è a dir poco deludente e velleitario. Ed è strano, perché anche se non ho letto il libro, immagino che l'adattamento non abbia stravolto le carte su narrazione e personaggi, o almeno penso che non ci sia stato un tradimento del regista nei confronti dello scrittore, e allora come si spiega tutta questa pochezza? Forse il libro che ha venduto milioni di copie è stato sopravvalutato? Non saprei, sta di certo che il film, pur non essendo un film pessimo (fortunatamente), è personalmente (forse anche oggettivamente) un film mediocre. Un film che si muove su due binari con il regista (che pur avendo a disposizione le Dolomiti fa pochi esterni) che non sceglie su quale andare: il primo è un thriller, il secondo un film di costume riguardante la funzione dei media che creano a loro piacimento colpevoli o innocenti. Come thriller appare confuso, il regista sembra aggrovigliare una vicenda da cui non sa come sbrogliarsi. Nella trama appare all'inizio una misteriosa confraternita che sarebbe una setta che domina il paese e che poi con il dipanarsi della vicenda misteriosamente sparisce. Come thriller non mi pare avvincente e la conclusione finale non così sorprendente. Ma anche come film di costume non appare riuscito: i rappresentanti dei media sono delle "macchiette" come le due giornaliste una d'assalto e l'altra una vecchia saggia ridotta in carrozzella e comunque il tema dello "sciacallaggio" mediatico non è approfondito con sufficiente credibilità.
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venerdì 14 giugno 2019
Lasciati andare (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/10/2018 Qui - Lasciati andare (Commedia, Italia, 2017): È indubbio che il principale motivo di interesse nei confronti di questo film, terzo lungometraggio diretto da Francesco Amato (che racconta di un ieratico e distaccato psicoanalista ebreo che tiene tutti a debita distanza, compresa l'ex moglie Giovanna, almeno fino a quando decidendo di rimettersi in forma a seguito di una diagnosi medica, irrompe nella sua vita Claudia, nomen omen, una brillante, vitale e buffa personal trailer spagnola, che finirà com'è ovvio per sconvolgergli la vita), era quello di vedere Toni Servillo alle prese con un ruolo brillante. E l'attore campano ha risposto con un'interpretazione non solo degna della sua caratura, ma per certi versi sorprendente. Oltre che sulle rinomate doti recitative ed espressive, Servillo ha puntato molto anche sul linguaggio del corpo (per l'occasione appesantito), producendosi a più riprese in gag slapstick. Accanto a lui funziona la sfrenatezza, esuberanza e femminilità di Veronica Echegui (la bellissima e sensuale spagnola già vista nella serie tv Fortitude) e l'ironia sottile di Carla Signoris, mentre, a parte il sempre bravo Luca Marinelli in veste di galeotto balbuziente, tutti gli altri personaggi di contorno (tra questi Pietro Sermonti e Giacomo Poretti) un po' scompaiono. L'indiscutibile bravura degli attori, però, non basta da sola. La sceneggiatura di Francesco Bruni è raffinata (un po' assurda e inconsistente in verità), ma c'è troppa carne al fuoco (quante sotto-trame e tutte lasciate a metà) e il regista finisce per mettere su un film discontinuo (e alquanto prevedibile nonché banale), che in qualche tratto rischia persino (anzi, soprattutto nella seconda parte si raggiunge il ridicolo) di sfilacciarsi. Si sorride diverse volte, ma non si ride mai e, alla fine, resta la sensazione che Lasciati andare sia una commedia godibile, ma al di sotto delle aspettative che si erano create prima della visione. E quindi poca cosa, poco danno. Cinema medio, come al solito in Italia. Voto: 5+
venerdì 22 febbraio 2019
Il libro della giungla (2016)
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