Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/01/2019 Qui - Già dai suoi presupposti, La ragazza nella nebbia, film del 2017 scritto e diretto da Donato Carrisi, presenta una situazione piuttosto anomala: la figura del regista/sceneggiatore coincide pienamente con quella dello scrittore del romanzo, e non capita spesso. In tal senso, era notevole la curiosità nei confronti di un prodotto (basato appunto sull'omonimo romanzo dello stesso Carrisi) in cui immaginario editoriale e filmico dello stesso autore trovano un loro punto di congiunzione. Purtroppo però, il risultato sullo schermo è a dir poco deludente e velleitario. Ed è strano, perché anche se non ho letto il libro, immagino che l'adattamento non abbia stravolto le carte su narrazione e personaggi, o almeno penso che non ci sia stato un tradimento del regista nei confronti dello scrittore, e allora come si spiega tutta questa pochezza? Forse il libro che ha venduto milioni di copie è stato sopravvalutato? Non saprei, sta di certo che il film, pur non essendo un film pessimo (fortunatamente), è personalmente (forse anche oggettivamente) un film mediocre. Un film che si muove su due binari con il regista (che pur avendo a disposizione le Dolomiti fa pochi esterni) che non sceglie su quale andare: il primo è un thriller, il secondo un film di costume riguardante la funzione dei media che creano a loro piacimento colpevoli o innocenti. Come thriller appare confuso, il regista sembra aggrovigliare una vicenda da cui non sa come sbrogliarsi. Nella trama appare all'inizio una misteriosa confraternita che sarebbe una setta che domina il paese e che poi con il dipanarsi della vicenda misteriosamente sparisce. Come thriller non mi pare avvincente e la conclusione finale non così sorprendente. Ma anche come film di costume non appare riuscito: i rappresentanti dei media sono delle "macchiette" come le due giornaliste una d'assalto e l'altra una vecchia saggia ridotta in carrozzella e comunque il tema dello "sciacallaggio" mediatico non è approfondito con sufficiente credibilità.
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martedì 25 giugno 2019
lunedì 20 maggio 2019
Zeta (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/04/2018 Qui - Questa è la storia di Alex in arte Zeta, giovane rapper che insieme ai suoi amici cerca di sfondare con la musica. Alex ci riesce ma il successo da alla testa e solo dopo alcuni imprevisti ed errori troverà la forza, nonostante le tante avversità, di capire sé stesso e ciò che vuole veramente. Con una costruzione lineare e schematica, che fa della divisione in tre atti una missione primaria, Zeta, film italiano del 2016 diretto da Cosimo Alemà, è facilmente collocabile nel filone del teen-movie musicale (d'ispirazione soprattutto anni '80) che così prepotentemente vuole omaggiare e rilanciare. Giacché l'idea alla base della pellicola, sicuramente radicata in un immaginario giovanile caratterizzato dalla ribellione adolescenziale, è la ricerca, smodata e forse superficiale, di un riscatto attraverso il canto e la musica, raccontata sì con molta semplicità e linearità, ma anche con una banalità e prevedibilità senza eguali. Il film di Alemà, infatti, segue una struttura ben riconoscibile che rispetta tutti i topoi del genere, e lo fa in maniera così certosina da risultare inevitabilmente telefonato e prevedibile per un pubblico minimamente alfabetizzato. Questo non è essenzialmente un male, visto che Zeta non ambisce a rivoluzionare nulla ma semplicemente a inserirsi onestamente in un percorso già avviato da altri, ma dà la sensazione di essere il classico prodotto fuori tempo massimo, arrivato senza un reale bisogno. Perché il film, vorrebbe ricordare Saranno famosi e Footlose, però vira spesso ne Il tempo delle mele sfociando così nel banale, ha comunque contenuti solidi e qualcosa di veramente importante da comunicare, ma con un coinvolgimento emotivo quasi a zero.
lunedì 8 ottobre 2018
I nostri ragazzi (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/10/2015 Qui - Cosa fare se tuo figlio commette un crimine? Coprirlo o denunciarlo? I nostri ragazzi è il tentativo di rispondere a questa domanda. Due fratelli che non potrebbero essere più diversi, per statura e non solo: Paolo (Luigi Lo Cascio), chirurgo con mano ferma e schiena dritta, convinto che nella vita esista il bene e il male e non sia difficile scegliere da che parte stare, e Massimo (Alessandro Gassman), spilungone e fascinoso avvocato dai confini morali più sfumati. E che dire delle mogli, Clara (Giovanna Mezzogiorno) è una donna sobria e forse più raffinata della compagna di Massimo, Sofia (Barbora Bobulova), ma quest’ultima almeno non ha la stessa puzza sotto il naso della prima.
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