Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2022 Qui - Biopic che si concentra sulla vita dell'uomo Roberto Baggio, in particolare sul rapporto col padre, mentre il piano sportivo ruota tutto attorno ai mondiali del 1994, con quel rigore maledetto. Pellicola (diretta da Letizia Lamartire) che ha il pregio di non cercare di rimettere in scena spezzoni di partite, e il difetto di essere un'opera agiografica, poiché l'unico punto di vista è quello del protagonista. Opera frammentaria, poiché tutta la straordinaria carriera del "Divin Codino" sembra cristallizzata su quel rigore sbagliato, quasi fosse quell'errore ad averlo reso così amato, e non le incredibili giocate con le maglie di Fiorentina, Juventus, Milan, Inter, Bologna. Di tutto questo non c'è il minimo accenno, solo l'esperienza finale nel Brescia di Carletto Mazzone (uno stranamente perfetto Martufello). Troppa carne al fuoco, forse, perciò sarebbe stato probabilmente più opportuno puntare su una miniserie, così da offrire un'immagine più completa dell'uomo e del campione. Pellicola ben interpretata (bene Andrea Arcangeli, molto somigliante all'originale e molto bravo anche un intenso Andrea Pennacchi), ma riuscita a metà, comunque utile a offrire uno scorcio sulla vita di uno degli sportivi più amati d'Italia. Voto: 5,5
- Home page
- Classifiche
- CINEMA
- Film Anno per Anno dal 2015 ad Oggi
- Tutti i Film
- Film e visioni speciali
- Giornata della Memoria
- Academy Awards
- Filmografie registiche
- Approfondimenti cinematografici
- Day cinematografici
- Saghe cinematografiche
- Cortometraggi
- Promesse cinematografiche [Dal 2018 al 2021]
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- MCU
- DC
- STAR WARS
- Agatha Christie
- ALIEN
- John Wick
- Fast & Furious
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- Sharknado
- La notte del Giudizio
- I Spit On Your Grave
- GEEK LEAGUE
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
Visualizzazione post con etichetta Valentina Bellè. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Valentina Bellè. Mostra tutti i post
mercoledì 31 agosto 2022
Il Divin Codino (2021)
Labels:
Andrea Arcangeli,
Andrea Pennacchi,
Anna Ferruzzo,
Antonio Zavatteri,
Dramma sportivo,
Film biografico,
Letizia Lamartire,
Martufello,
Netflix,
Thomas Trabacchi,
Valentina Bellè
mercoledì 17 marzo 2021
L'uomo del labirinto (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2021 Qui - A pochi anni di distanza dal non certo memorabile La ragazza nella nebbia, Donato Carrisi ci riprova, ma il risultato è ancor più sconfortante della sua opera prima: la trama, solo in apparenza complicata, è alquanto esile, il ritmo è da subito soporifero e la tensione, che dovrebbe essere essenziale in un thriller, latita totalmente, trascinandosi stancamente per le due ore abbondanti (ed estenuanti) della durata. Lo scrittore, regista e sceneggiatore ha ambizioni alte, poiché si passa con grande disinvoltura dalla letteratura (con "Alice nel paese delle meraviglie") alla mitologia (il labirinto e il minotauro) per giungere al cinema, da cui egli attinge a piene mani con citazioni risibili da "Inland Empire", frullato con "Donnie Darko", con il ripresentarsi più volte di un sedicente coniglio, e si presume l'inarrivabile "Il silenzio degli innocenti", ma il tutto provoca una sensazione di pretenziosità e vacuità sconsolanti (manco il piccolo colpo di scena finale risolleva le sorti di questo film). All'esito infelice de L'uomo del labirinto contribuisce un Toni Servillo ancora una volta manierato, mentre se c'è qualcosa da salvare va ricercato nella prova quantomeno misurata di Dustin Hoffman come co-protagonista, nonostante il ruolo sia anch'esso al limite del ridicolo e, ad un occhio avvezzo al genere, subito comprensibile dove va a parare il suo personaggio. Un passo indietro per il regista insomma, che pur mostrando discrete capacità dietro la macchina da presa, mostra ancora limiti nel tradurre la sua stessa opera in qualcosa che sia equilibrato sia nella narrazione che dal punto di vista visivo. E non è un limite da poco, considerando che la materia in questione sono i suoi stessi romanzi. Voto: 4,5
martedì 21 maggio 2019
Il permesso - 48 ore fuori (2016)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/04/2018 Qui - Il permesso - 48 ore fuori (Thriller, Italia 2016): Poteva essere interessante un film sulle vicende di quattro detenuti con un permesso di 48 ore (fuori dalla cella giusto il tempo di affrontare e, si spera, risolvere i problemi lasciati in sospeso), ma il film è riuscito solo a metà. E' vero che non annoia, che ha ritmo, che coinvolge e che spesso fa tirare il fiato, ma i personaggi sono lasciati troppo in superficie e molti di essi, come le situazioni che li coinvolgono, sono tipici del noir all'italiana degli ultimi anni (superficiali). Le quattro vicende evolvono spesso banalmente come ci si aspetterebbe da film del genere, senza alcuna sorpresa (dato che nelle storie raccontate non c'è nessun guizzo particolare e nessun collegamento che può giustificare l'obiettivo principale, che forse era quello di far vedere la reazione al permesso, ma in tal senso sarebbe stato il caso di approfondire, all'inizio del film, le storie del personaggi, la loro condanna e cosa rappresentava questo evento per loro), e persino il finale è piuttosto prevedibile (anche se al contrario di Fiore, migliore è la scelta della coppia innamorata). Claudio Amendola, alla sua seconda regia dopo il simpatico La mossa del pinguino, ripete quasi uguale il suo personaggio di Suburra e, anche regista, dimostra un narcisismo attoriale raro, tanto che il suo racconto è il meno interessante e coinvolgente. Non è da meno Luca Argentero, perché seppur la sua storia è piuttosto sporca, con uomini balordi, sangue e botte, e seppur buona è la preparazione fisica e credibile abbastanza quella attoriale nella veste di duro in cerca di vendetta, la stessa, ha molti problemi, soprattutto per colpa del peggior criminale finto-napoletano della storia del cinema. Altro difetto del film è che ci mette almeno 20 minuti a partire, ad essere coinvolgente, poteva essere più sprint e con una colonna sonora degna sarebbe stato meglio. Rimangono impressi tuttavia, e in ogni caso bella è la scelta di identificare l'amore come il comune promotore delle azioni dei personaggi (anche se non è sempre efficace), gli amici borgatari romani del detenuto Angelo, interpretato dal giovane e bravo Giacomo Ferrara (in tal senso la sua storia con la ragazza, la bella Valentina Bellè, seppur debole e frivola, coinvolge), che hanno una spontaneità eccezionale ed anche un ché di pasoliniana memoria. Per il resto, come detto, la pellicola, seppur girata con mestiere, appare troppo fine a sé stessa e non apporta nulla di nuovo al genere. Infatti alla fine si rimane con la sensazione di aver visto un film interessante (ma superficiale e banale) che prometteva bene, ma che nel suo svolgimento lascia alla fine con un po' di amaro in bocca. Voto: 5,5
domenica 14 ottobre 2018
La buca (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/11/2015 Qui - Vivono in un luogo imprecisato e si muovono in un tempo indeterminato i due protagonisti di La buca, una favola scanzonata e leggiadra (del 2014) che rivela la propensione al compromesso del nostro Paese. Armando (Rocco Papaleo) è un povero diavolo che ha scontato incolpevole una pena lunga trent'anni. Uscito di prigione cerca conforto nella madre, che in seguito a un ictus non lo riconosce più, e nella sorella, che lo considera adesso persona non grata. Sconsolato si accompagna con un cane che diventa causa e (s)ventura di incontro con Oscar (Sergio Castellitto), un avvocato misantropo che vede in Armando l'opportunità di arricchirsi. Circuito e poi accolto a casa sua, Oscar lo convince a intentare una causa milionaria contro la Stato per risarcire l'ingiustizia subita. Persuaso a riscattare finalmente gli anni perduti, Armando ricostruisce le dinamiche della rapina a mano armata e una vita con Carmen, la barista gentile della porta accanto. Armando e Oscar sono due loser, due perdenti: il primo, dopo una rapina mai compiuta, ha smesso di essere e attende invano che qualche vecchio amico gli offra il lavoro che gli prometteva, il secondo, animato da un vitalismo istrionico, rimpiange l'avvocato che probabilmente non è mai stato e si presta a 'virtuose' esibizioni in tribunale. La vicenda si struttura intessendo continui incontri e incroci tra i protagonisti che 'cadranno' diversamente nella buca, confermando la forma di una tragicomica fenomenologia della sconfitta. Nonostante tante divertenti gag ed altro, il film è grottesco e superficiale, le performance degli attori sono scadenti, soprattutto Castellitto, irriconoscibile. Nonostante un giudizio negativo, si lascia vedere e fa sorridere ma anche riflettere, le brutte abitudini non cambiano mai, un punto a favore invece all'introduzione animata, bella e divertente. Voto: 5,5
Iscriviti a:
Post (Atom)



