Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2024 Qui - Non è chiaro perché Paolo Virzì abbia scelto di realizzare un sequel del suo film di successo dopo quasi trent'anni, alterandone significativamente l'essenza. Il cast è quasi lo stesso, esclusi coloro che, sfortunatamente, non ci sono più, lasciando così il segno del tempo. Christian De Sica entra a colmare una delle assenze, riproponendo il suo solito personaggio senza grande inventiva. Il risultato finale è deludente: non si comprende bene la trama e ancor meno le ragioni di tale scelta, nonostante non manchino spunti di riflessione. Il film è quindi realmente brutto, insensato e privo di contenuto. Voto: 4 [Sky/Netflix]
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venerdì 30 agosto 2024
Un altro ferragosto (2024)
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Vinicio Marchioni
venerdì 31 maggio 2024
C'è ancora domani (2023)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/05/2024 Qui - Paola Cortellesi, nonostante un successo commerciale forse troppo ampio, ha debuttato con successo nella regia, ritraendo efficacemente una donna umile del dopoguerra in cerca di redenzione personale e sociale. Il film si distingue per un inganno narrativo che mantiene lo spettatore in sospeso, culminando in un finale sorprendente. Questa tecnica rende la trama meno prevedibile e aggiunge un livello di universalità alla storia personale. La nitida fotografia in bianco e nero, l'uso innovativo della musica e gli sketch comici efficaci, supportati da un cast eccellente, sono i punti di forza del film. Nonostante alcune tendenze didascaliche e una rappresentazione esagerata della malvagità maschile, il film rimane godibile e rappresenta un esempio di cinema di qualità che comunica temi importanti. Tuttavia, considerata l'attenzione ricevuta, mi aspettavo qualcosa in più. In definitiva, è un film valido, ma non straordinario. Voto: 6,5 [Netflix]
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mercoledì 31 gennaio 2024
Mia (2023)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2024 Qui - Difficile non intuire dove il film (di Ivano De Matteo) voglia andare a parare. Non una storia originale ma di forte impatto emotivo, anche per la tematica tristemente attuale. Al centro, una famiglia come tante e il dramma che irrompe travolgendo tutto, a partire dal rapporto padre-figlia. Edoardo Leo ci restituisce la figura di un padre non monocorde tra scatti d'ira, amore, dolore e disperazione affiancato da un'efficace Milena Mancini, funzionano anche i giovani, che parlano da giovani senza risultare macchiettistici (Greta Gasbarri ma non solo). Un film che "lavora" per accumulo di situazioni verso l'escalation finale, forse un po' troppo prevedibile, e che nonostante alcune forzature ed incongruenze, merita però la visione. Voto: 6 [Sky]
L'ombra di Caravaggio (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2024 Qui - Notevoli le aspettative riposte durante i numerosi trailer visti, poi vanificate da un puzzle di "scenette" mal cucite che tentano di raccontare la vita del Maestro Caravaggio (oscillante tra il resoconto storico della sua breve esistenza e l'esaltazione della sua visione), ma senza concretamente riuscirci. Bene Riccardo Scamarcio, troppo impostato Luis Garrel e la Isabelle Huppert, vista l'età, poco credibile come spasimante e protettrice del pittore. I due minuti due, del brevissimo incontro con Giordano Bruno, sono tra le poche cose degne di nota di questo film. Per emozionarsi c'è d'attendere che la macchina da presa inquadri alcuni dei più celebri dipinti della storia. Risultato finale deludente, come il documentario. Voto: 5,5 [Sky]
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giovedì 26 ottobre 2023
Grazie ragazzi (2023)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 26/10/2023 Qui - Purtroppo ancora una volta il cinema nostrano deve ricorrere a un remake di una pellicola d'oltralpe, a dimostrazione che ai nostri sceneggiatori le idee nuove scarseggiano assai. Bisogna però anche dire che il risultato finale lascia molto soddisfatti, in quanto il nuovo film di Riccardo Milani (all'ennesima rivisitazione italica dopo Corro da te) riesce a far ridere (le piccole incursioni comiche sono infatti apprezzabili abbastanza), commuovere e pensare. Si tratta infatti di un'interessante riflessione sul mestiere dell'attore, del potere rieducativo dell'arte ma anche, andando oltre, del concetto di libertà e di privazione della stessa. Il regista trova dei validi alleati in tutti gli interpreti, e non nel solo Antonio Albanese. Volendo trovare una critica: si può imputare al prodotto un finale troppo retorico che fa scadere un po' il risultato finale, che rimane comunque di tutto rispetto. Voto: 6,5
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venerdì 28 aprile 2023
Siccità (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/04/2023 Qui - Il titolo illude sulla centralità del tema ambientale, mentre il film corale di Paolo Virzì è in realtà un quadro deformato delle miserie umane, che l'emergenza climatica ed epidemica rende ancora più spietato e caotico. Troppi i personaggi in (dis)ordine sparso, e solo qualche siparietto divertente da parte dei tanti attori di rilievo ingaggiati. Alla fine si ha la sensazione di un'occasione persa per far riflettere, tra serio e faceto, sulle sfide che ci attendono. Perché come spesso capita nel nostro cinema, l'idea iniziale è carina e potrebbe svilupparsi in mille sfaccettature diverse, ma alla fine, l'idea rimane fine a se stessa e s'inizia a raccontare la solita zolfa: corna, persone infelici, gente che urla, gente che recita come a teatro. Peccato perché si poteva fare di più. Voto: 5,5
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martedì 31 gennaio 2023
Ghiaccio (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2023 Qui - Un film che non propone niente di nuovo, anzi, se vogliamo dirla tutta è il solito film sulla boxe come ce ne sono a decine, però funziona, i personaggi e l'atmosfera di disagio che si respira prendono fin dalle prime battute, la trama è accattivante e coinvolgente, e la gran colonna sonora di Fabrizio Moro (che firma anche la regia) ne completa il quadro. Rispetto al classico film sulla boxe il climax non è l'allenamento e il combattimento finale, specialmente il primo è relegato a pochissime scene: il vero cuore del film sta nella psicologia dei personaggi, sia del protagonista ma anche in quelli di contorno, nel degrado della periferia romana, insomma la boxe non è il vero protagonista del film ma solo un pretesto. A me è piaciuto molto nella sua semplicità, mi è sembrato un film fatto mettendoci l'anima e la giusta intensità, la prova che a volte per fare un bel film non serve raccontare chissà quali storie originali. Voto: 6,5
mercoledì 17 marzo 2021
L'uomo del labirinto (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 17/03/2021 Qui - A pochi anni di distanza dal non certo memorabile La ragazza nella nebbia, Donato Carrisi ci riprova, ma il risultato è ancor più sconfortante della sua opera prima: la trama, solo in apparenza complicata, è alquanto esile, il ritmo è da subito soporifero e la tensione, che dovrebbe essere essenziale in un thriller, latita totalmente, trascinandosi stancamente per le due ore abbondanti (ed estenuanti) della durata. Lo scrittore, regista e sceneggiatore ha ambizioni alte, poiché si passa con grande disinvoltura dalla letteratura (con "Alice nel paese delle meraviglie") alla mitologia (il labirinto e il minotauro) per giungere al cinema, da cui egli attinge a piene mani con citazioni risibili da "Inland Empire", frullato con "Donnie Darko", con il ripresentarsi più volte di un sedicente coniglio, e si presume l'inarrivabile "Il silenzio degli innocenti", ma il tutto provoca una sensazione di pretenziosità e vacuità sconsolanti (manco il piccolo colpo di scena finale risolleva le sorti di questo film). All'esito infelice de L'uomo del labirinto contribuisce un Toni Servillo ancora una volta manierato, mentre se c'è qualcosa da salvare va ricercato nella prova quantomeno misurata di Dustin Hoffman come co-protagonista, nonostante il ruolo sia anch'esso al limite del ridicolo e, ad un occhio avvezzo al genere, subito comprensibile dove va a parare il suo personaggio. Un passo indietro per il regista insomma, che pur mostrando discrete capacità dietro la macchina da presa, mostra ancora limiti nel tradurre la sua stessa opera in qualcosa che sia equilibrato sia nella narrazione che dal punto di vista visivo. E non è un limite da poco, considerando che la materia in questione sono i suoi stessi romanzi. Voto: 4,5
giovedì 7 novembre 2019
Ma cosa ci dice il cervello (2019)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 07/11/2019 Qui
Tema e genere: Reduci dall'exploit (mai condiviso) di Come un gatto in tangenziale, la factory capitanata da Riccardo Milani e Paola Cortellesi ci riprova. Ancora una volta lo fa con una commedia graffiante, che prende di mira il malcostume ormai diffuso rovesciandone gli effetti sul pubblico. Il film infatti diventa specchio dei vizi italici e di un paese dominato dall'aggressività, dal cretinismo, dalla "tuttologia" e dalla continua messa in discussione delle competenze.
Trama: Una grigia madre divorziata nasconde una doppia vita, che le servirà per vendicare i soprusi subiti da vecchi compagni di scuola.
Recensione: Francamente il film mi ha un po' deluso. Ma cosa ci dice il cervello è un film gradevole non sguaiato o volgare che si basa su un soggetto abbastanza originale ma modesto nella realizzazione e confuso nello scopo che si propone. Il film è confuso nel senso che è in parte commedia e in parte thriller sia pure comico ma le due parti non si amalgamano e specie la parte della "vendetta" appare poco brillante. Manca il film di coesione e di vivacità, non è affatto coinvolgente per lo spettatore non fa ridere, solo sorridere. La trama è infatti poco divertente, ma soprattutto, anziché provare ad analizzare i motivi di certi malesseri, di un certo imbarbarimento che colpisce la società, si limita a citarli con tono ammonitorio. Se l'intento era quello di mettere lo spettatore davanti a fatti della vita di tutti i giorni, fungendo da specchio dei nostri tic, forse sarebbe stato più efficace un cinismo maggiore. Ma cosa ci dice il cervello dovrebbe compensare con la commedia e ci riesce di tanto in tanto grazie agli attori, cui è lasciata grande libertà e che ripagano aggiustandosi benissimo gag e personaggi sul proprio corpo, inevitabilmente però le sue energie sono drenate dal seguire i suoi molti temi. A tal proposito, in quanto alla recitazione Paola Cortellesi è brava e i suoi spunti comici sono apprezzabili, anche se non sembra in parte come agente segreto, sprecati appaiono validi attori come Remo Girone (che fa il Capo dei Servizi) e Claudia Pandolfi. Ma cosa ci dice il cervello funziona, appunto, nei frammenti in cui si avvicina di più agli schemi tradizionali della commedia commerciale tradizionale, dove si ride per il grottesco, per l'eccesso, per la battuta salace e di spirito, quando cerca di cambiare pelle addentrandosi nella parodia della spy story evocando i classici blockbuster alla Bourne o alla Bond (solo per citare i più famosi) perde di credibilità, si trasforma in parodia di se stesso facendo sorgere spontanea una domanda: di cosa vuole parlare davvero questo film? Non bastasse che tutto collassi nel finale in cui il film fatica a unire tutti gli intenti e le trame (quella internazionale, quella giustizialista e quella sentimentale con uno dei vecchi amici) come le diverse personalità della protagonista (qual è quella vera? È dura come sul lavoro o remissiva come nella vita?). Soprattutto di fronte ad un finale così smaccatamente intenzionato ad insegnare una lezione il risultato è più respingente che attraente. E insomma commedia con luci ed ombre, originale, a tratti divertente, a tratti meno, quando il "moralismo" prende il sopravvento sull'intrattenimento. Non ci si annoia mai, questo è certo, ma i troppi generi, i troppi temi, non convincono.
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sabato 15 giugno 2019
The Place (2017)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/11/2018 Qui - Cosa accadrebbe se esistesse un genio della lampada in grado di realizzare i nostri desideri? E cosa accadrebbe se dovessimo compiere delle azioni che vanno contro morale e legge per ottenere quello che abbiamo chiesto? The Place, l'ultimo film di Paolo Genovese, parla proprio di questo. Il film infatti analizza il comportamento umano di fronte ad una scelta difficile, spesso estrema e dicotomica. E in tal senso questo film del 2017 co-scritto e diretto dal regista Romano, è un film provocatorio, perché parla di morale, di desideri, di possibilità e pone come fulcro di tutto il libero arbitrio dell'uomo. Dopotutto, di fronte all'occasione di ottenere qualcosa di agognato, l'animo umano è corruttibile? Si è disposti a sacrificare gli altri per arrivare ai propri scopi? C'è un mostro dormiente in ognuno di noi pronto a risvegliarsi qualora si presenti la giusta occasione? Forse sì, forse no, sta di fatto che c'è qualcosa di misterioso che aleggia per tutta la durata di The Place, un'opera estremamente particolare, audace e sperimentale che arriva dopo il grandissimo ed inaspettato successo (secondo alcuni ma non per me) di Perfetti sconosciuti, un film simile un po' nella sostanza e un po' nella struttura, giacché ancora una volta il regista mette in scena una storia in cui si intrecciano le vicende di vari personaggi, le cui intersecazioni sfuggono ai diretti protagonisti, mentre di esse solo il pubblico riesce, almeno in parte, a rendersi conto e l'impostazione è nuovamente "teatrale". E quindi come il film precedente, questo si rivela essere una boccata d'aria fresca al cinema nostrano che, con due/tre film all'anno, dimostra di voler ancora tornare ad essere cinema di qualità ma soprattutto originalità (anche se il tutto è ispirato alla serie tv americana The Booth at the End, che comunque non conosco e non ho mai visto). E quindi, esattamente come in quel caso, si tratta di un film veramente difficile, perché, a causa della sua singolarità, percorre durante tutta la sua durata su di un sottile filo teso tra due grandi bivi: nel primo si rivela essere un pessimo film, completamente assurdo, noioso, presuntuoso ed irritante, dall'altro invece si rivela, come poi è stato per Perfetti Sconosciuti, un autentico gioiellino che emoziona, appassiona, coinvolge. Ma inaspettatamente in questo caso la pellicola sta nel mezzo.
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Valerio Mastandrea,
Vinicio Marchioni
giovedì 27 dicembre 2018
Third Person (2013)
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