Visualizzazione post con etichetta Sabrina Ferilli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sabrina Ferilli. Mostra tutti i post

venerdì 30 agosto 2024

Un altro ferragosto (2024)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2024 Qui - Non è chiaro perché Paolo Virzì abbia scelto di realizzare un sequel del suo film di successo dopo quasi trent'anni, alterandone significativamente l'essenza. Il cast è quasi lo stesso, esclusi coloro che, sfortunatamente, non ci sono più, lasciando così il segno del tempo. Christian De Sica entra a colmare una delle assenze, riproponendo il suo solito personaggio senza grande inventiva. Il risultato finale è deludente: non si comprende bene la trama e ancor meno le ragioni di tale scelta, nonostante non manchino spunti di riflessione. Il film è quindi realmente brutto, insensato e privo di contenuto. Voto: 4 [Sky/Netflix]

sabato 15 giugno 2019

The Place (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/11/2018 Qui - Cosa accadrebbe se esistesse un genio della lampada in grado di realizzare i nostri desideri? E cosa accadrebbe se dovessimo compiere delle azioni che vanno contro morale e legge per ottenere quello che abbiamo chiesto? The Place, l'ultimo film di Paolo Genovese, parla proprio di questo. Il film infatti analizza il comportamento umano di fronte ad una scelta difficile, spesso estrema e dicotomica. E in tal senso questo film del 2017 co-scritto e diretto dal regista Romano, è un film provocatorio, perché parla di morale, di desideri, di possibilità e pone come fulcro di tutto il libero arbitrio dell'uomo. Dopotutto, di fronte all'occasione di ottenere qualcosa di agognato, l'animo umano è corruttibile? Si è disposti a sacrificare gli altri per arrivare ai propri scopi? C'è un mostro dormiente in ognuno di noi pronto a risvegliarsi qualora si presenti la giusta occasione? Forse sì, forse no, sta di fatto che c'è qualcosa di misterioso che aleggia per tutta la durata di The Place, un'opera estremamente particolare, audace e sperimentale che arriva dopo il grandissimo ed inaspettato successo (secondo alcuni ma non per me) di Perfetti sconosciuti, un film simile un po' nella sostanza e un po' nella struttura, giacché ancora una volta il regista mette in scena una storia in cui si intrecciano le vicende di vari personaggi, le cui intersecazioni sfuggono ai diretti protagonisti, mentre di esse solo il pubblico riesce, almeno in parte, a rendersi conto e l'impostazione è nuovamente "teatrale". E quindi come il film precedente, questo si rivela essere una boccata d'aria fresca al cinema nostrano che, con due/tre film all'anno, dimostra di voler ancora tornare ad essere cinema di qualità ma soprattutto originalità (anche se il tutto è ispirato alla serie tv americana The Booth at the End, che comunque non conosco e non ho mai visto). E quindi, esattamente come in quel caso, si tratta di un film veramente difficile, perché, a causa della sua singolarità, percorre durante tutta la sua durata su di un sottile filo teso tra due grandi bivi: nel primo si rivela essere un pessimo film, completamente assurdo, noioso, presuntuoso ed irritante, dall'altro invece si rivela, come poi è stato per Perfetti Sconosciuti, un autentico gioiellino che emoziona, appassiona, coinvolge. Ma inaspettatamente in questo caso la pellicola sta nel mezzo.

giovedì 16 maggio 2019

Omicidio all'italiana (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2018 Qui - Omicidio all'italiana (Commedia, Italia 2017): Al suo secondo film Maccio Capatonda conferma i fondamentali del suo modo di fare, tono surreale sempre sopra le righe, gag a getto continuo, voglia di far divertire e riflettere insieme. Anche in questo film osserviamo infatti una serie di personaggi caratteristici, che ci intrigano per i loro caratteri esagerati o per il contesto in cui operano. Peccato che, come successo anche in Italiano medio, l'aspra critica alla nostra società (e alla tv becera che sfrutta la "tragedia" per fare audience) si fermi al palo (anche se il colpo arriva in ogni caso), non riuscendo a tradursi in un lavoro effettivamente capace di graffiare, che risulta eccessivamente grottesco, inverosimile e con una sceneggiatura claudicante, dialoghi inconsistenti e battute banali. Anche perché i temi affrontati, pur ambiziosi, sono liquidati con troppa semplicità. Ne deriva quindi un racconto abbastanza fiacco e noioso (a volte troppo esagerato), a tratti stucchevole, che non trova il giusto equilibrio tra commedia e satira sociale e, soprattutto, non si adatta (o lo fa solo occasionalmente) ai ritmi della narrazione cinematografica. Proprio perché le numerose gag del film, che pure potrebbero funzionare se isolate in sketch formato Youtube (tanto congeniali al regista) e persino su un palcoscenico, nella pellicola hanno l'effetto di apparire posticce, prevedibili, sempre al servizio di una tesi moraleggiante che annacqua il potenziale comico dell'idea originale (giacché buone sono le idee, scarsa però è la realizzazione), già privata di un adeguato sostegno narrativo. Resta certamente la simpatia dei (ignoranti) personaggi, e di certo il film non ridimensiona il talento comico di Maccio, seppur dimostra che la sua ricerca di una formula per trasferire il suo linguaggio comico sul grande schermo non si è ancora compiuta, al contrario di altri, ma le pellicola, a cui non do un voto più basso solo perché si tenta comunque di affrontare temi interessanti, anche se si fa vedere, finisce per essere impresentabile ed inutile. Voto: 4,5

mercoledì 6 marzo 2019

Forever Young (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/04/2017 Qui - Invecchiare, si sa, non è bello ma purtroppo bisogna accettarlo come processo naturale dello sviluppo di ogni essere umano. Non è quello, invece, che fanno i protagonisti dell'ultimo film di Fausto Brizzi, Forever Young, film del 2016 diretto e co-sceneggiato dallo stesso Brizzi e da Marco Martani e Edoardo Falcone, il cui titolo è già di per sé assai esplicativo. Sentirsi giovani, dinamici e al passo con i tempi infatti è probabilmente un modo per resistere, spesso inconsciamente, all'inevitabile trascorrere del tempo, ma troppo spesso non riusciamo ad accettare ostentando comportamenti che ci rendono inconsapevolmente ridicoli o fuori luogo. Riflessioni pertinenti e pure interessanti, che in questa commedia si traducono, in verità senza particolari guizzi di fantasia (e con qualche episodio di colore), in una serie di storie concatenate che riflettono sostanzialmente le considerazioni di cui sopra. Alcuni personaggi difatti, il direttore di una radio locale, un famoso dj, una madre di famiglia divorziata, la sua estetista ed un anziano avvocato sono i personaggi principali delle storie qui narrate in cui si evidenzia il loro totale rifiuto ad accettare la propria avanzata età. Credendosi ancora dei giovani, essi, ognuno a suo modo, assumono degli atteggiamenti poco consoni alla propria reale età e non si rendono conto di essere solamente ridicoli. Così, c'è il direttore della radio che ha una relazione con una ragazza molto più giovane di lui che egli segue dappertutto in discoteca, a feste dalla presenza di un folto numero di ragazzi, insomma con un ritmo di vita che egli fa fatica a seguire, il dj che si veste come un ragazzino e non si assume ancora completamente le proprie responsabilità di padre di un figlio ormai frequentante l'Università, la madre del suddetto figlio che esce svariate sere in discoteca intrecciando relazioni amorose con ragazzi molto più giovani, l'estetista che nel frattempo ha una relazione sentimentale anch'ella con un "toy boy" e l'anziano avvocato che, per mantenersi in forma rischia seriamente la propria salute seguendo tutti i tipi di sport per lui divenuti ormai seriamente pericolosi. Ma alla fine dovranno poi tutti fare conto con la dura realtà o forse no?

domenica 24 febbraio 2019

Io e lei (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/02/2017 Qui - Parlare di Io e lei, film del 2015 diretto da Maria Sole Tognazzi, è davvero difficile, ma non perché la storia non è interessante o perché l'argomento sarebbe censurabile, quanto per il fatto che il film ha davvero poco da dire nonostante il suo evidente tentativo di parlare di una tema alquanto spinoso come l'omosessualità sia da apprezzare. Un film che quindi risulta addirittura coraggioso di questi tempi in Italia, ma se il tentativo è modesto il risultato sarà mediocre. E infatti nonostante il film e la storia con estrema semplicità parli della convivenza e la crisi di una coppia gay al femminile, a complicare la situazione ci pensa la regista da sola, sia contribuendo ad alimentare il cliché della Buy-donna irrisolta che affiancandole in scena Sabrina Ferilli, quintessenza della femminilità prorompente e attrice di modesta caratura. Ambienti ultra-borghesi, stereotipi a gogò (dal domestico filippino con "vizietto", probabile omaggio a papà Ugo), alla canzone della Rettore, icona gay, fino ai maschi con la crisi di mezza età che o si mettono con delle ragazzine o passano le giornate a guardare il calcio in tv, e anche una rappresentazione di Roma che nemmeno in un dépliant della pro loco. A poco serve aver reclutato un'attrice di rango come Margherita Buy, costretta a indossare con qualche imbarazzo di troppo i panni di apolide dei sentimenti che già aveva calzato nel precedente film con la Tognazzi, Viaggio sola. La Ferilli dal canto suo (sempre più imbolsita), pur con una recitazione spesso sopra le righe (e a volte inguardabile), finisce per sovrastarla calcando sul pedale del vernacolo e delle sfumature espressive. Ma soprattutto la coppia non c'azzecca, e il cast, che comprende Ennio Fantastichini, Fausto Maria Sciarappa e Domenico Diele, fa quello che può per ribaltare le sorti in meglio. Ma non basta a salvare un film perbenista dove tutto suona fasullo e il compitino sulla legittimità della coppia saffica viene eseguito a colpi di cliché. Voto: 4,5