Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/08/2024 Qui - Non è chiaro perché Paolo Virzì abbia scelto di realizzare un sequel del suo film di successo dopo quasi trent'anni, alterandone significativamente l'essenza. Il cast è quasi lo stesso, esclusi coloro che, sfortunatamente, non ci sono più, lasciando così il segno del tempo. Christian De Sica entra a colmare una delle assenze, riproponendo il suo solito personaggio senza grande inventiva. Il risultato finale è deludente: non si comprende bene la trama e ancor meno le ragioni di tale scelta, nonostante non manchino spunti di riflessione. Il film è quindi realmente brutto, insensato e privo di contenuto. Voto: 4 [Sky/Netflix]
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venerdì 30 agosto 2024
Un altro ferragosto (2024)
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Andrea Carpenzano,
Christian De Sica,
Commedia agrodolce,
Emanuela Fanelli,
Laura Morante,
Paolo Virzì,
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Silvio Orlando,
Vinicio Marchioni
giovedì 31 agosto 2023
Il colibrì (2022)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/08/2023 Qui - Non ho letto il romanzo omonimo, ma leggendo in ordine sparso si intuisce che non è materiale semplice da trasporre su schermo. Questa in sostanza è l'impressione che mi ha trasmesso questo film diretto da Francesca Archibugi. La netta sensazione di un qualcosa di incompleto e dell'ambizione di voler trasmettere tanto, ma che in realtà tramette molto meno. Pierfrancesco Favino (sempre Top) è un uomo che come un colibrì resiste ad eventi avversi e tragedie che potrebbero travolgerlo, però trova sempre, anche nelle piccole cose, una speranza per continuare ed avere una vita non come avrebbe voluto, ma abbastanza importante per essere vissuta. Una narrazione a mosaico che tra tanti flashback e flashforward creano solo confusione. E ci sono personaggi che forse avrebbero meritato più spazio vista l'importanza che hanno per il protagonista o altri ridotti a comparse come il fratello. Un film incompiuto. Voto: 5
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sabato 30 luglio 2022
La profezia dell'armadillo (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/07/2022 Qui - Primo approccio al pensiero, poetica, di Zerocalcare, con questo film (diretto da Emanuele Scaringi)
che racconta la storia di un giovane disegnatore che si interroga su se
stesso dopo un evento luttuoso, un film da cui non mi aspettavo molto e
che forse per questo mi ha piacevolmente colpito. Dialoghi interessanti
conditi da un po' di filosofia e battute spiritose. Una riflessione
(amara) sulla vita.
Un film a cui non mancano cadute di tono (a volte la sceneggiatura
"divaga" un po' troppo e l'Armadillo come coscienza può risultare fuori
contesto), ma generalmente sono decisamente maggiori i momenti riusciti.
Perché nonostante tutto, nella sua semplicità, La profezia
dell'armadillo riesce a conservare l'autenticità e la brillantezza del
primo lavoro di grande respiro del fumettista italiano. Dopotutto va bene che c'è qualche elemento di confusione qua e
là, ma si tratta pur sempre di un film leggero, che diverte, e tanto
basta. Convincente la prova del protagonista Simone Liberati, non meno quella di Pietro
Castellitto in versione Freaks Out. Voto: 6+
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lunedì 31 gennaio 2022
Una storia senza nome (2018)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/01/2022 Qui - Una storia che mette tanta (forse troppa) carne al fuoco, tra malavita,
arte, politica e cinema, con non tanto velati riferimenti all'attualità
italiana dell'ultimo trentennio e un clima generale di torbido mistero,
sfumata dall'ironia della commedia nostrana. Interessante, ma la
sceneggiatura non è molto calibrata e il film, pur meritevole di
visione, soffre di una parte centrale troppo statica. Divisa tra
gialletto e commedia, l'opera di Roberto Andò regge perlopiù grazie alla
buona performance attoriale del nutrito parterre (in primis la bella
Micaela Ramazzotti, non dimenticando Renato Carpentieri), ma pecca per
il taglio televisivo che in taluni frangenti trasforma la pellicola in
una banale fiction per la televisione. Alessandro Gassmann, pur
nella
sua bravura, fa Gassmann. Resta in ogni caso un film persuasivo nella
descrizione della metamorfosi psicologica della protagonista. Una
commedia dai toni sofisticati che mai trascendono nella volgarità,
con qualche passaggio a vuoto, comunque superiore alla media delle
italiche commedie di adesso. Voto: 6
sabato 31 luglio 2021
Lacci (2020)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 31/07/2021 Qui - Daniele Luchetti è un bravo regista a cui si devono piccoli gioiellini come l'ultimo Momenti di trascurabile felicità, ma questo film mi è piaciuto e mi ha convinto in parte. Tuttavia questo Lacci, tratto da un romanzo di Domenico Starnone, resta una prova interessante sotto molti punti di vista, in particolare per il gioco di incastri temporali svolto con bravura nel montaggio, eppure alla fine sembra più un compitino dove il regista appare un po' distratto, non completamente coinvolto o a suo agio. Su una durata di quasi due ore il film (in cui di certo allieta la presenza della bella Linda Caridi di Ricordi?) ha buone intuizioni, affascina dove riesce a trasmettere il dolente rovello di una crisi di coppia destinata a durare per circa trent'anni, ma la tenuta complessiva dell'opera è troppo discontinua e il finale piuttosto deludente le fa perdere ulteriori punti. Per quanto le due coppie Luigi Lo Cascio/Alba Rohrwacher e Silvio Orlando/Laura Morante recitino con apprezzabile impegno, non c'è sufficiente continuità tra le scene che li vedono impegnati, tanto che quando il salto temporale arriva neanche si capisce bene che stiamo assistendo agli stessi personaggi ormai invecchiati. Il finale con i due figli cresciuti e inaciditi è un'appendice che resta sostanzialmente superflua ed estranea alla storia, e colpisce principalmente nel mostrarci una Giovanna Mezzogiorno fisicamente devastata. Non vorrei essere troppo severo, ma il film rimane un'occasione parzialmente sprecata nonostante il buon livello professionale dei vari contributi tecnici ed artistici. Voto: 6
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sabato 8 giugno 2019
Appartamento ad Atene (2012)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/09/2018 Qui - Un film che si colloca a metà strada tra un romanzo storico e una storia familiare, questo è Appartamento ad Atene, film del 2012 (tratto dal romanzo omonimo di Glenway Wescott) diretto da Ruggero Dipaola. Il film infatti, che descrive i diversi stati d'animo nonché le reazioni suscitate nei vari componenti di una famiglia greca in occasione della convivenza forzata nella propria casa con un austero capitano tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale, è un'interessante opera prima in cui il regista descrive molto accuratamente l'evolversi delle dinamiche relazionali che via via si instaurano (dalla rassegnazione rispettosa del padre, alla forzata sottomissione della madre, all'ammirazione ed al fascino suscitati nella bambina sino alla ribellione manifesta del figlio piccolo) e in cui lo stesso provi a far riflettere lo spettatore di come la Guerra, sia da una parte che dall'altra, distrugga la vita e l'anima di chi la conduce e la subisce, e che quindi tutti gli uomini sono uguali di fronte alla guerra e la morte. Difatti il tema centrale della pellicola è incentrato sulla fatidica domanda, cioè il simile (sciagurato, crudele e umano) destino può far si che nasca davvero un rapporto profondo tra il nazista (o qualsiasi governo dittatoriale) e i suoi "sudditi" (qualsiasi popolo che viene sfruttato)?. In tal senso è interessante il meccanismo che si genera tra il tirannico capitano Kelter e i suoi "servi": il padre è ossequioso fino a suscitare tensioni nella moglie (che pure non sa ribellarsi), e nel figlio, il ragazzo è preda di furore ma è troppo piccolo per poter fare qualcosa, la figlia è preda delle lusinghe che l'ufficiale le riserva, creando ulteriori tensioni. Ed è interessante anche il ritorno di Kelter da un viaggio in Germania (in cui, si scoprirà, è avvenuto qualcosa di tragico che lo riguarda), quando sembra cambiato, mansueto, "buono". Ma è un fragile equilibrio che è destinato a saltare, soprattutto se le ideologie hanno continuato a fare breccia nonostante tutto.
giovedì 24 gennaio 2019
Romeo & Juliet (2013)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/09/2016 Qui - Romeo & Juliet è l'ennesima trasposizione (come se fosse ancora necessaria) di una delle più note ed appassionanti tragedie Shakespeariane, la storia d'amore più bella di tutti i tempi (anche se io non sono mai stato d'accordo con questa affermazione visto il finale). Ovviamente il film che ripropone questo celeberrimo dramma, presenta alcuni piccoli adattamenti in quanto liberamente tratto dall'opera originale. La pellicola del 2013, infatti, diretta da un regista italiano Carlo Carlei, e sceneggiata dal premio Oscar Julian Fellowes (Gosford Park) riprende alla base il romanzo, forse troppo dato che sembra di assistere ad una pièce teatrale (quasi musical) e non ad un film, ma certe piccolissime innovazioni introdotte nella vicenda stonano un pochino. Questo perché la sceneggiatura invece di soffermarsi alla narrativa e al modo di appassionare e coinvolgere è più attenta alla superficie formale e dunque indotta verso una trasposizione troppo di maniera ed estetizzante. E dunque va bene, fino ad un certo punto, puntare sulla bellezza ultraterrena di attori ed attrici, anche se Hailee Steinfeld appare più appassionata e coinvolta (più che in Ten Thousands Saints) che il solo unicamente appariscente suo partner-bambolotto Douglas Booth, che al contrario pare impegnato unicamente a sfilare in passerella, ma poi la contesa tra due famiglie che rende irraggiungibile il sogno di un amore assoluto che sostituisce i capricci e le naturali ritrosie giovanili, si svilisce in una mera vuota fiera della vanità e del capriccio. In ogni caso la regia è diretta e rappresentata in maniera egregia ma solo l'ambientazione cinquecentesca con delle pregevoli location è l'unico elemento ad elevare un film altrimenti piatto, in cui tutti gli elementi dell'opera di Shakespeare, poetici, ironici o drammatici, risultano semplificati e banalizzati.
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giovedì 27 dicembre 2018
Se Dio vuole (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 15/04/2016 Qui - Se Dio vuole è la commedia d'esordio come regista di Edoardo Falcone, sceneggiatore di tanti film, tra cui Ti ricordi di me? e Confusi e felici. Un esordio 'divino' (per restare in tema) il suo, dato che grazie a questo film del 2015, scritto e diretto interamente da lui, gli ha permesso, e credo meritatamente, di vincere sia il David di Donatello che il Nastro d'argento come miglior regista esordiente, in più al Tokyo International Film Festival il premio del pubblico. Questa, comunque leggera e spensierata commedia, confonde con garbo e pacatezza, senza eccedere nei limiti, sacro e profano, difatti il protagonista del film, Tommaso (Marco Giallini), stimato cardiochirurgo e uomo dalle certezze assolute, sposato con Carla (Laura Morante), casalinga (frustata e infelice) e madre dei due figli Bianca (Ilaria Spada), svogliata e senza alcun interesse, a sua volta sposata con Gianni, e Andrea, giovane brillante promettente studente iscritto a medicina e pronto a seguire le orme del padre, entra in crisi, facendo partire una strana rivoluzione famigliare, quando il suo figlio prediletto annuncia, non di essere gay (non è così importante) ma di volersi fare prete. Per lui, ateo convinto, subito vengono in mente strani pensieri (come una serie di immagini legate ad avvenimenti per i quali la Chiesa si è messa in cattiva luce, nell'ultima immagine di questa scena c'è addirittura Don Matteo), e capisce che quella di Andrea è una volontà da dover cambiare il prima possibile e senza esitare a ricorrere a una vera e propria guerra. Una guerra contro se stesso e contro chi sembra abbia ispirato il figlio su questa strada, un certo Don Pietro (Alessandro Gassman), a metà fra il sacerdote e il santone. A Tommaso non resta quindi che avvicinarlo sperando di scoprirne gli altarini per rivelarli ad Andrea e fargli cambiare idea sul sacerdozio. Riuscirà nell'impresa o cambierà lui stesso e il figlio, idea? Forse sì, forse no, ma infondo chi siamo noi per giudicare chi, cosa e perché se Dio ha voluto così. Che abbia veramente voluto o meno, Dio è il vero protagonista, e che ci crediate o no Dio è comunque amore, e che esista o meno "l'importante è amare".
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Marco Giallini
venerdì 2 novembre 2018
Ogni maledetto Natale (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/01/2016 Qui - Ogni maledetto Natale è un film idiota, scemo e inutile. Due ragazzi si innamorano e passano la vigilia con la famiglia di lei, buzzurra e coatta (in Italia esistono veramente famiglie così? non credo) e poi dopo la rottura del loro legame, lei va dalla famiglia di lui il giorno dopo, aristocratica e snob (queste famiglie esistono..), ma i due dopo aver capito che le loro famiglie non fanno per loro, scappano per coronare il loro amore. Un film (del 2014) veramente pessimo, artificioso, diretto male, recitato (stranamente visto il cast) peggio, mai divertente, pensato esclusivamente per il botteghino, situazioni comiche (o presunte tali) stagnanti e banalissime. Manca equilibrio, è quasi sempre sopra le righe e non è affatto un prodotto alternativo. La storia certo è originale ma poteva essere fatto meglio e il messaggio che da è abbastanza deludente, l'incapacità vera di separarsi da famiglie assurde, un rapporto basato solo sul ricatto reciproco...rapporti umani che fanno sempre pena. I protagonisti poi fanno due ruoli nello stesso film (entrambe le famiglie), forse l'unica originalità, ma il risultato è comunque pessimo. Voto: 4,5
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Valerio Aprea,
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