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venerdì 30 settembre 2022

Spencer (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/09/2022 Qui - Dopo Jackie ecco Lady D, e dopo una mezza delusione ecco quella completa. Sciocchezze, tante sciocchezze e frivolezze filmate bene, con classe, ma senza che se ne possa trovare una giustificazione meritevole per un regista che meriterebbe potersi dedicare a ben altre storie, e ben diverse inquietudini. Le vacanze di Natale del '91 presso la Royal Family sono ritratte come la gabbia dorata di Diana Spencer, "uccellino" in fuga da dinamiche di potere e di immagine. Il ritratto di Pablo Larrain è poetico e affettuoso, del tutto simbolico e spesso letterale. Un esercizio estetico di tutto valore ma un po' ruffiano, buono per una certa critica formalista e per gli amanti delle vittime. Non necessariamente un bel tributo, grazie anche alla performance (sorprendentemente) sopra le righe e a tratti un po' di ridicola della (sempre brava e bella) Kristen Stewart, che si applica, ma non riesce (almeno stavolta). Voto: 5

sabato 8 giugno 2019

Appartamento ad Atene (2012)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/09/2018 Qui - Un film che si colloca a metà strada tra un romanzo storico e una storia familiare, questo è Appartamento ad Atene, film del 2012 (tratto dal romanzo omonimo di Glenway Wescott) diretto da Ruggero Dipaola. Il film infatti, che descrive i diversi stati d'animo nonché le reazioni suscitate nei vari componenti di una famiglia greca in occasione della convivenza forzata nella propria casa con un austero capitano tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale, è un'interessante opera prima in cui il regista descrive molto accuratamente l'evolversi delle dinamiche relazionali che via via si instaurano (dalla rassegnazione rispettosa del padre, alla forzata sottomissione della madre, all'ammirazione ed al fascino suscitati nella bambina sino alla ribellione manifesta del figlio piccolo) e in cui lo stesso provi a far riflettere lo spettatore di come la Guerra, sia da una parte che dall'altra, distrugga la vita e l'anima di chi la conduce e la subisce, e che quindi tutti gli uomini sono uguali di fronte alla guerra e la morte. Difatti il tema centrale della pellicola è incentrato sulla fatidica domanda, cioè il simile (sciagurato, crudele e umano) destino può far si che nasca davvero un rapporto profondo tra il nazista (o qualsiasi governo dittatoriale) e i suoi "sudditi" (qualsiasi popolo che viene sfruttato)?. In tal senso è interessante il meccanismo che si genera tra il tirannico capitano Kelter e i suoi "servi": il padre è ossequioso fino a suscitare tensioni nella moglie (che pure non sa ribellarsi), e nel figlio, il ragazzo è preda di furore ma è troppo piccolo per poter fare qualcosa, la figlia è preda delle lusinghe che l'ufficiale le riserva, creando ulteriori tensioni. Ed è interessante anche il ritorno di Kelter da un viaggio in Germania (in cui, si scoprirà, è avvenuto qualcosa di tragico che lo riguarda), quando sembra cambiato, mansueto, "buono". Ma è un fragile equilibrio che è destinato a saltare, soprattutto se le ideologie hanno continuato a fare breccia nonostante tutto.