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venerdì 7 giugno 2019

Non è un paese per giovani (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/09/2018 Qui - Non è un paese per giovani (Dramma, Italia, Cuba, 2017): Il classico film dalle buone intenzioni ma dallo sviluppo privo di mordente, questo è il suddetto film di Giovanni Veronesi. Parte bene con tutte quelle testimonianze di italiani che vivono e soprattutto hanno trovato lavoro all'estero, ma la storia di questi due giovani sperduti a Cuba sembra troppo a parte, un caso a sé stante in relazione al resto. La storia infatti, imperniata sul tentativo di raccontare un fenomeno chiave del nostro tempo (senza tuttavia riuscirci pienamente), fa parecchio fatica a procedere e si perde in figure un po' stereotipate e in situazioni di già visto. Gli attori ci mettono impegno (se Filippo Scicchitano fa meno peggio degli altri due è solo perché replica il suo repertorio di bravo e simpatico ragazzo romano, mentre Giovanni Anzaldo annega in un mare di mediocrità e Sara Serraiocco si produce in una performance che vorrebbe tanto risultare "naturale" invece è solo tremenda, imbarazzante) però la sceneggiatura (con una seconda parte che alterna in maniera troppo sbalestrata e sfasata commedia e dramma) non aiuta affatto (non bastassero altresì dialoghi e svolte narrative terribili, un passo fiacco ed argomentazioni insignificanti). Si ritorna insomma sui soliti cliché ed il film non decolla per di più con un finale fin troppo consolatorio (e inutilmente "poetico"). L'unica cosa che rimane da fare, quindi, è gustarsi gli splendidi paesaggi, paesaggi che danno al film (in cui Sergio Rubini e Nino Frassica interpretano personaggi di contorno molto ricalcati sulle loro rispettive origini regionali) una connotazione poetica e tematica (di onestà e vitalità) di grande importanza, seppur in modo irrimediabilmente grossolano, manicheo e stranamente torvo per raggiungere la sufficienza e risultare per questo convincente nella completa riuscita dello stesso. Voto: 5

giovedì 16 maggio 2019

Omicidio all'italiana (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/03/2018 Qui - Omicidio all'italiana (Commedia, Italia 2017): Al suo secondo film Maccio Capatonda conferma i fondamentali del suo modo di fare, tono surreale sempre sopra le righe, gag a getto continuo, voglia di far divertire e riflettere insieme. Anche in questo film osserviamo infatti una serie di personaggi caratteristici, che ci intrigano per i loro caratteri esagerati o per il contesto in cui operano. Peccato che, come successo anche in Italiano medio, l'aspra critica alla nostra società (e alla tv becera che sfrutta la "tragedia" per fare audience) si fermi al palo (anche se il colpo arriva in ogni caso), non riuscendo a tradursi in un lavoro effettivamente capace di graffiare, che risulta eccessivamente grottesco, inverosimile e con una sceneggiatura claudicante, dialoghi inconsistenti e battute banali. Anche perché i temi affrontati, pur ambiziosi, sono liquidati con troppa semplicità. Ne deriva quindi un racconto abbastanza fiacco e noioso (a volte troppo esagerato), a tratti stucchevole, che non trova il giusto equilibrio tra commedia e satira sociale e, soprattutto, non si adatta (o lo fa solo occasionalmente) ai ritmi della narrazione cinematografica. Proprio perché le numerose gag del film, che pure potrebbero funzionare se isolate in sketch formato Youtube (tanto congeniali al regista) e persino su un palcoscenico, nella pellicola hanno l'effetto di apparire posticce, prevedibili, sempre al servizio di una tesi moraleggiante che annacqua il potenziale comico dell'idea originale (giacché buone sono le idee, scarsa però è la realizzazione), già privata di un adeguato sostegno narrativo. Resta certamente la simpatia dei (ignoranti) personaggi, e di certo il film non ridimensiona il talento comico di Maccio, seppur dimostra che la sua ricerca di una formula per trasferire il suo linguaggio comico sul grande schermo non si è ancora compiuta, al contrario di altri, ma le pellicola, a cui non do un voto più basso solo perché si tenta comunque di affrontare temi interessanti, anche se si fa vedere, finisce per essere impresentabile ed inutile. Voto: 4,5

mercoledì 6 marzo 2019

Forever Young (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 05/04/2017 Qui - Invecchiare, si sa, non è bello ma purtroppo bisogna accettarlo come processo naturale dello sviluppo di ogni essere umano. Non è quello, invece, che fanno i protagonisti dell'ultimo film di Fausto Brizzi, Forever Young, film del 2016 diretto e co-sceneggiato dallo stesso Brizzi e da Marco Martani e Edoardo Falcone, il cui titolo è già di per sé assai esplicativo. Sentirsi giovani, dinamici e al passo con i tempi infatti è probabilmente un modo per resistere, spesso inconsciamente, all'inevitabile trascorrere del tempo, ma troppo spesso non riusciamo ad accettare ostentando comportamenti che ci rendono inconsapevolmente ridicoli o fuori luogo. Riflessioni pertinenti e pure interessanti, che in questa commedia si traducono, in verità senza particolari guizzi di fantasia (e con qualche episodio di colore), in una serie di storie concatenate che riflettono sostanzialmente le considerazioni di cui sopra. Alcuni personaggi difatti, il direttore di una radio locale, un famoso dj, una madre di famiglia divorziata, la sua estetista ed un anziano avvocato sono i personaggi principali delle storie qui narrate in cui si evidenzia il loro totale rifiuto ad accettare la propria avanzata età. Credendosi ancora dei giovani, essi, ognuno a suo modo, assumono degli atteggiamenti poco consoni alla propria reale età e non si rendono conto di essere solamente ridicoli. Così, c'è il direttore della radio che ha una relazione con una ragazza molto più giovane di lui che egli segue dappertutto in discoteca, a feste dalla presenza di un folto numero di ragazzi, insomma con un ritmo di vita che egli fa fatica a seguire, il dj che si veste come un ragazzino e non si assume ancora completamente le proprie responsabilità di padre di un figlio ormai frequentante l'Università, la madre del suddetto figlio che esce svariate sere in discoteca intrecciando relazioni amorose con ragazzi molto più giovani, l'estetista che nel frattempo ha una relazione sentimentale anch'ella con un "toy boy" e l'anziano avvocato che, per mantenersi in forma rischia seriamente la propria salute seguendo tutti i tipi di sport per lui divenuti ormai seriamente pericolosi. Ma alla fine dovranno poi tutti fare conto con la dura realtà o forse no?

martedì 27 novembre 2018

Sei mai stata sulla luna? (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 14/02/2016 QuiSei mai stata sulla Luna? è un film, commedia-romantica del 2015 diretto da Paolo GenoveseLa protagonista è una donna in carriera (la bellissima e stupenda Liz Solari), che lavora (come direttrice) in una prestigiosa rivista internazionale di moda, di quella moda che "basta avere l'autorevolezza di definirla tale, e tale diventa", guida una spider di lusso, viaggia in jet privato e vive tra Milano e Parigi. Di padre pugliese e madre spagnola Guia è, nelle parole della sua assistente Carola, "una stronza cinica e snob", accompagnata da un fidanzato opportunista e preoccupato solo di individuare nuovi paradisi fiscali. Ha tutto, o almeno credeva di avere tutto, fino a quando si ritrova costretta a tornare al paesello in cui è nata, per assistere al funerale della zia, uno sperduto paese della Puglia presso cui trascorreva le estati da bambina, dove ha ereditato una grande masseria di famiglia, a cui vorrebbe trovare un acquirente. Determinata a vendere tutto in pochi giorni si troverà invischiata in una fitta trama di relazioni, affetti, equivoci. Nella masseria infatti vivono un cugino, Pino, un po' scemo, (meglio: affetto da "un ritardo dello sviluppo cognitivo...non scemo") e un affascinante contadino che si è occupato per anni della campagna, il vedovo Renzo (Raoul Bova), che occupa gratuitamente la dependance insieme al figlio Tony. Riuscirà in una settimana nell'intento programmato? Forse no, perché il rapporto con il fattore le farà capire che l'unica cosa che le manca è l'amore, quello vero. E quando la felicità è ad un passo da lei, non saprà come raggiungerla. La fama di Genovese, aggiunge al film un grado elevato di aspettativa nei suoi riguardi dei suoi film. Questa l'importante premessa di questo film, ma sarà riuscito nell'impresa anche questa volta? Dopo la visione, la risposta è sì, perché il film non solo è all'altezza delle aspettative, ma evidenzia la bravura di Paolo Genovese che riesce a fronteggiare una sceneggiatura ben lontana (forse migliore) da quella dei suoi precedenti film.

venerdì 9 novembre 2018

Italiano medio (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/01/2016 Qui - Italiano medio (2015) è una dissacrante, delirante ed esilarante commedia di Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, comico dello zoo di radio 105. Un grottesco film sulla manie degli italiani, ed è questo che da al film una certa qualità. Giulio Verme reagisce fin da piccolo all'appiattimento dei genitori sui non-valori televisivi con una preoccupazione insistente per l'educazione civica e l'ambiente, ma il suo atteggiamento integralista lo confina ad un lavoro di smistamento rifiuti, che conferma la sua "tormentosa consapevolezza del lerciume che ci circonda". Stanco di non contare niente e di non concludere mai, il cittadino modello Giulio cederà ad una tentazione banale: assumere una pasticca, fornitagli dall'amico Alfonzo, che dovrebbe aiutarlo ad usare ben più di quel 20% del proprio cervello accessibile agli esseri umani, peccato che Alfonzo gli allunghi una pillola che riduce il suo 20% a un misero 2%, trasformando il Verme in un egoista lascivo e sfrenato che pensa solo al sesso, ai vizi e al proprio tornaconto. Un italiano medio, insomma, giacché è da vent'anni che assistiamo al dominio incontrastato della televisione commerciale, riducendo al 2% il cervello della maggioranza dei cittadini della Penisola. Italiano medio è un esercizio sulle contraddizioni del nostro Paese, Macchia attinge a piene mani dal cinema di cui ha fatto infinite caricature, da Fight Club e Arancia Meccanica, a Hunger Games ed ovviamente Limitless per esprimere l'espressività del nostro tempo, volgare, corrotta, iconoclasta, isterica, lunare, come l'Italia di oggi. Docenti universitari decrepiti e vicine zoccole, Grandi Fratelli e Mastervip, calciatori e veline, complottisti e vegani, disoccupati che mendicano una password per tornare a galla e precari disposti a fare i tassisti, i piazzisti, i testimoni di guru improvvisati, e ci sono anche i guru improvvisati, le pacifiste violente e i cumenda senza scrupoli. Italiano medio è una parabola comica sulla parte trash di ognuno di noi in lotta titanica con la propria parte decorosa, una denuncia degli integralismi come delle derive qualunquiste, una galleria di mostri contemporanei e di quotidiane nefandezze, di cui ridere senza mai potersene chiamare fuori, in quanto italiani medi. Cast di non grandissimo livello, ma per la sua utilità è un film assolutamente da vedere, anche se davvero mediocre. Voto: 4,5

domenica 14 ottobre 2018

Andiamo a quel paese (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 08/11/2015 Qui - Andiamo a quel paese è l'ultimo film (del 2014) dell'irriverente e spassoso duo comico siciliano, Ficarra e Picone. Cambiano i personaggi, storie e situazioni ma la sostanza non cambia, solite incomprensioni, gag e bizzarri intrecci. I due amici Valentino e Salvo, con sua moglie Donatella e la piccola figlia Adele, senza lavoro e sfrattati, con l'unica speranza di un contatto con l'onorevole La Duca per avere una raccomandazione, tornano al paese natale di Donatella e Valentino (Monteforte) per farsi aiutare economicamente dalla pensione della madre di lei. Il paesino, un tempo fiorente per il commercio delle arance, è ora economicamente depresso e le pensioni maturate dagli anziani sono ormai l'unica fonte di reddito: Salvo si trova quindi costretto a convivere anche con la zia Carmela. L'unico argomento che lo porta ad accettare la convivenza è la scoperta che anche la zia percepisce una cospicua pensione. Non contento comincia a 'reclutare' altri parenti anziani per farsi delegare al ritiro delle pensioni, il trucchetto funzionerà per un anno ma quando gli ospiti cominciano a morire tutto si complica e un vortice di situazioni grottesche li attende, con risvolti particolari. Usando come pretesto la famosa canzone di Sordi il film si gioca la carta della denuncia del malcostume politico e culturale italiano ma con un risultato si divertente, ma molto diseducativo. Nonostante qualche buona battuta e l'alto tasso di umorismo (ma anche cinismo) il film rimane scialbo, il finale sembra scontato e alla fine l'amore trionfa, come 'sempre' (troppo spesso) succede. Forse il peggior film dei precedenti del duo comico. Una frase che lascia il segno è della piccola Adele "le cose sono vecchie, le persone sono anziane". Voto: 6,5