Visualizzazione post con etichetta Paolo Pierobon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paolo Pierobon. Mostra tutti i post

venerdì 28 giugno 2024

Palazzina Laf (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/06/2024 Qui - Il film (vincitore di 3 statuette agli ultimi David di Donatello) è una potente denuncia sociale che trae spunto da uno dei primi casi di mobbing in Italia, verificatosi presso l'ex Ilva di Taranto. Michele Riondino, in veste di regista al suo esordio e di attore dalla performance notevole, ben supportato da Elio Germano, narra uno dei più eclatanti episodi di arroganza aziendale degli anni '90. Il film, che oscilla tra realismo e surrealismo, è notevole per i suoi intenti e coraggioso nella scelta di un argomento poco esplorato dal cinema italiano, risultando problematico e attuale dato che situazioni simili si verificano ancora oggi. La palazzina dei reietti, trascurata e decadente, offre lo sfondo ideale alla storia, che nonostante alcune lungaggini, ci conduce al processo finale. Sebbene influenzino il giudizio complessivo, sono perdonabili gli eccessi caricaturali e i momenti di stallo. Nonostante non tutto sia perfetto, il film rimane un'opera significativa che espone le colpe dell'industria siderurgica, riflesso di una società in declino dove ignoranza e malvagità si intrecciano. Voto: 6+ [Sky]

martedì 30 aprile 2024

Primadonna (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2024 Qui - La giovane Lia combatte per ottenere giustizia contro il suo aggressore nella Sicilia degli anni '70, un'epoca in cui tali crimini erano spesso travestiti da "fuitine" consensuali (come mostrato nella scena del tribunale, dove vengono poste domande degradanti alla protagonista). È un film di denuncia realizzato con uno stile sobrio e diretto che, nonostante un ritmo sostenuto e un messaggio importante (non piegarsi mai di fronte agli abusi), soffre purtroppo di un cast non all'altezza, ad eccezione della brava Claudia Gusmano, che interpreta con maestria le complesse sfaccettature di un personaggio costretto a maturare rapidamente. Non mancano le forzature ma film meritevole di visione. Voto: 6 [Sky]

venerdì 22 dicembre 2023

Rapito (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/12/2023 Qui - Al non troppo conosciuto caso di Edgardo Mortara, Marco Bellocchio dedica un film interessante e raccontato con passione e partecipazione. Un contesto ambientale papalino ricostruito con certosina precisione e reso da una splendida fotografia che esalta i chiaroscuri. Non appesantito dalla non indifferente durata, il film porta avanti con lucidità il tema della coercizione religiosa e tratteggia con passione la battaglia destinata a fallire, compiuta per riportare a casa il protagonista. Nonostante alcune scene oniriche di troppo, nonostante la didascalicità, qualche problema di ritmo e di retorica (ed anche se mi ha "Rapito" a metà), è un film notevole e benissimo interpretato dall'intero cast, in particolare da Paolo Pierobon, un Pio IX dallo smisurato orgoglio. Voto: 7+

giovedì 30 giugno 2022

Qui rido io (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/06/2022 Qui - Mario Martone è Mario Martone (anche se ad esser sincero è questo il suo secondo film che vedo, con Il giovane favoloso che non mi convinse abbastanza), la storia è piena di spunti interessanti e il personaggio di Eduardo Scarpetta si presta senz'altro a un biopic farcito di emozioni, colpi di scena e scandali, eppure Qui rido io funziona soltanto in parte. Sarà innanzitutto per la sceneggiatura che si spacca nettamente in due parti, narrando in un vertiginoso parallelo lo Scarpetta intimo e quello pubblico. Le vicende si accavallano ed è difficile comprendere esattamente tutto: forse qualche spiegazione in più sarebbe stata necessaria, vista la complessa situazione sia della famiglia allargata Scarpetta che della causa riguardante Il figlio di Iorio. E non convincono neppure certe scelte un po' drastiche, come le umiliazioni nei confronti di Vincenzo (poco motivate logicamente) o la rappresentazione di D'Annunzio assolutamente caricaturale. Sul lato estetico Qui rido io è un prodotto ben rifinito, forse persino troppo patinato, e le scelte di casting convincono appieno: in particolar modo Toni Servillo, sempre azzeccato. Un film che nonostante gli scricchiolii e la lunghezza sa comunque farsi valere, seppur modestamente. Voto: 5,5

sabato 30 aprile 2022

La terra dei figli (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2022 Qui - Quasi non sembra "italiano", questo film drammatico post-apocalittico dall'immaginario vivido e intenso (tratto dall'omonimo fumetto di Gipi), con un cast peraltro assortito in maniera chirurgica ed estremamente solido. Un film minimalista i cui pregi non vanno ricercati nei contenuti già proposti da altre pellicole simili ma nell'ambientazione inconsueta del delta del Po, rarefatta ed inquietante pur nella sua riconoscibilità, e nella buona caratterizzazione dei pochi personaggi in campo, affidati (come detto) a bravi attori (tra cui l'esordiente Leon Faun e l'esperto Paolo Pierobon). La regia e la sceneggiatura (quest'ultima firmata insieme a Filippo Gravino e Guido Iuculano) sono d'altronde di Claudio Cupellini, cineasta che ha già dimostrato di saper fare molto bene, per esempio con Alaska nel 2015 (nel frattempo la parentesi televisiva della serie Gomorra). Un film che vive di alcuni tempi morti non si può negare. La parte a casa dei fratelli è quella più pesante sicuramente, forse andava dato più spazio al villain che arriva subito dopo, ma nel complesso buon film. Voto: 6+

sabato 9 marzo 2019

Alaska (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 09/05/2017 Qui - Alaska, film del 2015 diretto da Claudio Cupellini, è un melò in pieno stile, una storia d'amore tirata e disperata sospesa tra Parigi, Milano e l'Alaska, anche se quest'ultima è solo il nome di un locale frequentatissimo. Ma dietro un titolo che suscita sogni, magia e desolazione, il film del regista di Una vita tranquilla (con Toni Servillo) è un'opera che si tinge da favola nera e moderna, non priva dell'inevitabile lieto fine romantico. Una love story improvvisa e improvvisata, uno spaccato particolarmente elegante, ma allo stesso tempo brutale e privo di fronzoli di quegli amori che bruciano nel fuoco della loro stessa passione. L'incontro tra Fausto (Elio Germano) e Nadine (Astrid Berges-Frisbey), che avviene così per caso in un hotel di Parigi, dove lui (che sogna di diventare maître) fa il cameriere in un hotel di lusso, mentre lei giovane e bella si presta svogliatamente a provini nel mondo della moda, è difatti l'incontro tipico delle anime violente e particolarmente inclini all'autodistruzione, che nella figura di Nadine si manifesta come una sorta di passivismo e inappagamento, mentre in quella di Fausto in una sfrenata ambizione e aggressività. Tra i due c'è però il fil rouge della purezza del primo vero grande amore, che come tutti i primi veri gradi amori è privo delle meschine bassezze che spesso si ritrovano in quei matrimoni consumati dalle menzogne e dalla noia, o in quelle relazioni che si trascinano per un'inerzia che nel tempo si trasforma nella più torpida indifferenza, in questo film non c'è nulla di tutto ciò, il tradimento di Nadine, così come il furto dei 30000 euro di Fausto, la loro separazione, così come i loro crimini (e le loro  molte disavventure che li porteranno tra la galera e l'ospedale, tra la ricchezza e l'estrema indigenza, tra Francia e Italia flirtando con il crimine come fosse niente e rovinando vite altrui), tutto viene compiuto con una sorta di infantile impulsività, di passione senza filtri, che non viene nascosta, ma che anzi viene ottimamente evidenziata dall'interpretazione dei 2 attori, sono infatti 2 figure che si attraggono in maniera inevitabile anche quando tentano di respingersi e che trovano completezza nella loro unione.

lunedì 11 febbraio 2019

Quo vado? (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/12/2016 Qui - Quando ho saputo che Sky avrebbe mandato in onda questo film, cioè Quo vado?, mi sono già messo a ridere ancor prima di vederlo (pochi giorni fa) perché già sapevo che mi avrebbe fatto ridere, e infatti a termine visione ero stra-felice di averlo visto. Difatti ho riso molto (riso proprio, non 'sorriso'), e questo mi sembra già un gran risultato, specie per un film italiano. Questa è la forza di questo e dei personaggi creati da Luca Medici, in arte Checco Zalone, al suo quarto film da protagonista, dopo Cado dalle nubiChe bella giornata e Sole a catinelle, ridere a crepapelle. Quattro film compreso questo diretti sempre da Gennaro Nunziante, che con Zalone formano un duo straordinario, poiché ripetersi non è mai facile, e invece per la quarta volta consecutiva superano loro stessi, in termini di spettatori e di incasso al box-office. Certo, un film non dovrebbe confrontarsi con i risultati, ma questa dissacrante commedia, nuova e fresca, funziona perché genuina e vera, spontanea, distante anni luce dalle classiche commedie italiane tutte identiche nell'effetto (pieno di gag già viste) e nel soggetto ormai inflazionato di fare battute mediamente volgari per fare scena. In "Quo Vado?" (2016) la ricetta di questo successo si evidenzia dall'obiettivo che si prefigge, quello di riuscire ad abbracciare un pubblico ampissimo e, soprattutto, di tutte le classi sociali. Il racconto di Nunziante-Zalone infatti è realistico e contemporaneo. E proprio per questo è un film che non necessita di particolari strumenti culturali per poter essere apprezzato, e infatti la cosa che subito si nota è che la linea comica del film si mantiene pressoché ininterrotta per 100 minuti, dove praticamente si ride di continuo, cosa che personalmente, è accaduta solo nel precedente capitolo filmico. Lui infatti mi diverte da morire con le sue uscite politicamente scorrette, e l'unica cosa che mi sentirei di obiettargli, su questo film, è che ci ha messo dentro contenuti 'buonisti' che sanno di 'voglio far contenti tutti' di cui non sentivo personalmente la mancanza. Comunque su questo sfondo di ilarità tutt'altro che volgare è tuttavia obbligatorio segnalare la pochezza narrativa della trama, in effetti poco consistente e di una semplicità estrema, quasi forzata in certi punti. Pur tuttavia il film riesce a toccare le corde giuste, esalta e demonizza alcuni stereotipi (italiani e non solo), ma non se ne distacca mai totalmente, e anzi a volte suscita un certo sentimento patriottico (esilarante è la scena in cui sradica letteralmente l'insegna "ristorante italiano" di un ristoratore norvegese, al grido di "Vichingo!"). In più alcune gag sono davvero spassose. Nel complesso perciò Zalone non delude le aspettative, perché la sua è la commedia italiana più divertente se non degli ultimi anni, di questo almeno lo è sicuramente.

lunedì 17 dicembre 2018

La solita commedia - Inferno (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 21/03/2016 Qui - La solita commedia - Inferno è il nuovo inutile film comico de "i soliti idioti" Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio. Non è facile recensire questo film, in quanto è veramente imbarazzante definirlo tale, per la sua evidente bruttezza e inutilità. Continua il filone di pellicole incentrate sui vizi degli italiani e in generale dell'essere umano, da Italiano Medio e Ma tu di che segno sei?La solita commedia: Inferno infatti è una parodia della vita moderna e dello stress a cui siamo sottoposti, e anche sulla religione cristiana. 2015: l'Inferno è nel caos. Una schiera di nuovi peccatori arriva ogni giorno ad affollare gli uffici di Minosse. Ma l'Inferno è una struttura vecchia, antiquata: i nuovi peccatori, non trovando una giusta collocazione, si disperdono tra i gironi. I nuovi peccatori non si sentono rappresentati, non trovano posto tra i gironi infiammati e stracolmi perché le loro malefatte non sono state catalogate e previste. Ad esempio: dove possiamo mettere un hacker (sempre che sia un peccato degno dell'inferno), un tossico della tecnologia e dei devices, un consumatore internettaro di immagini porno, un salta file, uno stalker o un bestemmiatore da traffico? Lucifero perciò chiede aiuto a Dio, che decide di far tornare sulla Terra (e più precisamente in Italia) chi già una volta, a suo tempo, svolse questo compito con eccellenti risultati, Dante Alighieri, per catalogare i nuovi peccati e peccatori. Dante sceglierà come sua guida un ragazzo chiamato per l'appunto Demetrio Virgilio, il quale inizialmente crederà di essere preso in giro per via del suo cognome ma che alla fine, dopo essere stato convinto da Gesù, si deciderà ad aiutarlo. La giornata infernale dei due protagonisti si articolerà così in sei gironi ("Il bar alle otto del mattino", "Il traffico nell'ora di punta", "Il supermercato", "La pubblicità invasiva", "Il condominio" e "La movida") ed incontreranno svariati personaggi rappresentanti i vizi e i difetti della società moderna, dal molestatore di chi ha fretta al tecno incontinente, dall'adoratore della bruttezza al maniaco dell'ordine della pulizia...tutti gli uni contro gli altri in una giostra delle atrocità in cui ci si sguazza e ci si diverte. E' innegabile che questo film, più che demenziale e grottesco è profondamente e non politicamente e religiosamente corretto, ma il problema principale è che purtroppo per noi, è tutto dannatamente vero. Film che racconta vicende reali senza però mai criticare veramente, utilizzando piuttosto un occhio superficiale e non approfondendo con intelligenza certi temi sociali, rappresentando gli individui che esistono per le strade di un paese ormai pieno di idioti. L'idea e la trama è in partenza un'ottima idea, ma gli sketch (scadenti, davvero scadenti) non funzionano tanto, il duo (nonostante una discreta presenza scenica) vorrebbe criticare la società contemporanea con rimandi a personaggi dell'illustre passato, ma vengono troppo abbondantemente consumati con superficialità. Un ritratto impietoso di noi esseri umani, dalla dura lotta per la conquista del caffè alle otto del mattino, mentre un italiano medio, impreca e inveisce bloccato nel traffico o, ancora, intento a guadagnare posizioni nella fila della mitica "cassa 8" del supermercato. Una società promotrice di "consumatori di bruttezza", il vero e proprio business dei nostri tempi, come la pubblicità invasivaLe nuove tecnologie come "MessApp" (una specie di droga) che contribuisce a rendere sempre più alienati la generazione dei Non Giovani, i trentenni e i quarantenni di oggi, intrappolati in un purgatorio esistenziale caratterizzato dalla negazione, rispetto alla possibilità di affermazione come individui. Film che diventa poi, a tratti fastidioso, dove Dio è un alcolista, Gesù (una inguardabile Tea Falco) è un adolescente perditempo, la Madonna una gentile casalinga, i santi una manica di sguaiati arrivisti, Lucifero un performer spinto, Virgilio un precario rintronato e Dante un figurina da Treccani e tanti altri volgari e irritanti personaggi distorti. Non ha una colonna sonora vera e propria, non ha una seria regia, non ha una sceneggiatura, non ha degli attori degni del ruolo, non ha niente. Un film interessante, anche divertente, ma che sconsiglio. Voto: 4,5