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venerdì 22 dicembre 2023

Rapito (2023)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 22/12/2023 Qui - Al non troppo conosciuto caso di Edgardo Mortara, Marco Bellocchio dedica un film interessante e raccontato con passione e partecipazione. Un contesto ambientale papalino ricostruito con certosina precisione e reso da una splendida fotografia che esalta i chiaroscuri. Non appesantito dalla non indifferente durata, il film porta avanti con lucidità il tema della coercizione religiosa e tratteggia con passione la battaglia destinata a fallire, compiuta per riportare a casa il protagonista. Nonostante alcune scene oniriche di troppo, nonostante la didascalicità, qualche problema di ritmo e di retorica (ed anche se mi ha "Rapito" a metà), è un film notevole e benissimo interpretato dall'intero cast, in particolare da Paolo Pierobon, un Pio IX dallo smisurato orgoglio. Voto: 7+

venerdì 29 settembre 2023

Il principe di Roma (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2023 Qui - Un "dickensiano" Canto di Natale in salsa romana, questo film di Edoardo Falcone che realizza una commedia drammatica incentrata su una figura gretta e arrivista che cambia direzione messa di fronte al proprio passato. Un personaggio che Marco Giallini fa suo senza calcare troppo la caratterizzazione ma in modo piuttosto sobrio, coadiuvato da caratteristi ben scelti e con gustosi "innesti" come Filippo Timi e Giuseppe Battiston. Qualche calo di ritmo nella parte centrale, ma nel complesso un film che (al netto della poca originalità della trama) si segue piacevolmente e con un finale tenero e malinconico. Un film leggero dove non si ride a crepapelle, ma si sorride in maniera misurata. Un film comunque per niente memorabile. Voto: 5,5

Le otto montagne (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 29/09/2023 Qui - Film di certo non perfetto (ma la perfezione si sa non esiste), che ha soprattutto il merito di riuscire a toccare le corde giuste. Alessandro Borghi e Luca Marinelli (fantastici entrambi) si caricano il film sulle spalle e riescono a rendere tangibile il profondo rapporto affettivo che li lega (probabilmente anche fuori dal set). Di due ragazzini, che pur intendendo la vita in modo diverso, crescono insieme. Cementando una sana, veritiera amicizia. Ma l'amicizia è solo uno dei tanti temi presenti nel film, e nel romanzo omonimo, tutti ben esplicati. In questo senso, storia ben costruita e che viene asciugata da toni melodrammatici, dando enorme importanza ai silenzi. La vita montana è resa nelle sue difficoltà e rispecchiando lo scorrere della natura. Nonostante la lunghezza, il film mantiene bene la rotta e conduce a un malinconico, poetico finale (e non dispiacciono le lievi incursioni didascaliche). Forse alcune cose sono tirate un po' per le lunghe, ma è solo uno dei pochi difetti che si possono trovare su questo bellissimo film (seppur diretto da due registi stranieri) tutto italiano. Voto: 8-

venerdì 5 aprile 2019

Sangue del mio sangue (2015)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 01/11/2017 Qui - Sangue del mio sangue (Dramma, Italia 2015): Sconclusionato è l'aggettivo che mi viene in mente subito dopo la visione di questo film di Marco Bellocchio. Un film controverso, straniante, che risulta slegato e rigidamente impostato. La mancanza di coerenza tra i racconti (che passano con voli pindarici dal medioevo a oggi al medioevo di punto in bianco) e i dialoghi isolati e sconnessi di questa non-storia infatti, infastidisce e lascia 'basito' lo spettatore. Dato che non c'è un montaggio parallelo che alterna la vicenda passata a quella contemporanea (tra un 17° secolo inquisitoriale e un 21° dissociale), bensì una divisione netta in due blocchi distinti. E se lo stile narrativo del racconto in costume, per quanto sicuro, ricorda troppo da vicino l'andamento delle attuali fiction televisive (con personaggi-riempitivo come le due sorelle, tra cui Alba Rohrwacher, che ospitano Federico Mai, il protagonista della storia, inutili e caratterialmente quasi imbarazzanti) e termina con un'allegoria (e anche il povero Filippo Timi pare infilato a forza nella parte impazzita di se stesso) che sembra costruita a tavolino e non riesce a farsi cinema (Benedetta, Lidiya Liberman, la suora murata viva e lì lasciata a pane e acqua per trent'anni, viene perdonata e liberata ed esce, nuda e più bella di prima, come fosse un'Idea che prevale sul Potere), quello dell'episodio contemporaneo risulta ancora più spiazzante per i toni da commedia grottesca mescolati a spruzzate di horror d'epoca, elementi di genere che non si legano affatto e lasciano perplesso appunto lo spettatore. Così il voto non può che essere negativo visto che il film non raggiunge il suo scopo. Perché anche se non ho mai amato Bellocchio ma ho sempre rispettato un suo stile lento e nostalgico che ne hanno fatto un nome, e anche se ha delle intuizioni buonissime, alternate però a delle cadute di tono incomprensibili (tra cui i soliti difetti riscontrati in molti film di Sorrentino, manierismo puro e gratuito), è un film decisamente non riuscito, anche perché seppur nella sua imperfezione non è complessivamente un film banale, esso se cade in banalità e lascia perplessi. Voto: 5

lunedì 18 marzo 2019

L'era glaciale: In rotta di collisione (2016)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/07/2017 Qui - Quinto capitolo di una saga longeva e molto amata, ma L'era glaciale: In rotta di collisione (Ice Age: Collision Course), film d'animazione del 2016 diretto da Mike Thurmeier, è probabilmente l'episodio più debole, inferiore al già non brillantissimo film precedente. Le ragioni sono fisiologiche, una delle leggi del cinema smentite raramente da poche eccezioni afferma che i sequel siano in genere molto più deboli del film capofila, lo è anche con L'era glaciale che dopo il bell'esordio del 2002 non ha saputo reinventarsi troppo tranne per l'episodio 3, quello coi dinosauri, dove gli sceneggiatori riuscivano con un escamotage mettere insieme animali vissuti in epoche diverse. In questo capitolo 5 si naviga invece un po' a vista, si accumula la scena di personaggi, tanti, praticamente tutti quelli presenti nei capitoli precedenti con il risultato di togliere tuttavia spazio alle figure storiche, decisamente più divertenti (Sid, su tutti, assai sacrificato, mattatore vero nei film del passato e ora presenza costretta quasi ai margini). In cambio, si acquista poco, solo una figura ci fa convinto in termini comici, lo scorretto Buck che ha anche le battute e le situazioni migliori, il resto è un po' poco, compresi degli antagonisti poco efficaci e praticamente inesistenti. Nel film poi, oltre a non accadere praticamente nulla, il continuo susseguirsi di gag poco divertenti mette il pubblico nella disperata attesa di qualcosa di tremendamente buffo che non arriva mai. Di buffo (anche se meno esplosivo del solito nella sua cornice narrativa) rimangono solo i battibecchi slapstick tra lo Scoiattolo Scrat e la sua ghianda, questa volta su una navicella aliena, che provocherà appunto la rotta di collisione, come suggerisce il titolo, che spingerà Sid, Manny (doppiato non benissimo dal comunque bravo Filippo Timi), Diego e il resto dei loro amici, ad intraprendere un avventuroso viaggio verso nuove terre esotiche per salvarsi.