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martedì 30 aprile 2024

Primadonna (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2024 Qui - La giovane Lia combatte per ottenere giustizia contro il suo aggressore nella Sicilia degli anni '70, un'epoca in cui tali crimini erano spesso travestiti da "fuitine" consensuali (come mostrato nella scena del tribunale, dove vengono poste domande degradanti alla protagonista). È un film di denuncia realizzato con uno stile sobrio e diretto che, nonostante un ritmo sostenuto e un messaggio importante (non piegarsi mai di fronte agli abusi), soffre purtroppo di un cast non all'altezza, ad eccezione della brava Claudia Gusmano, che interpreta con maestria le complesse sfaccettature di un personaggio costretto a maturare rapidamente. Non mancano le forzature ma film meritevole di visione. Voto: 6 [Sky]

martedì 28 febbraio 2023

Leonora addio (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2023 Qui - Non è tutto chiarissimo in questo primo lungometraggio scritto e diretto dal solo Paolo Taviani, e inevitabilmente dedicato alla memoria del fratello (e sodale artistico) Vittorio, da poco scomparso. Senz'altro l'età avanzata del regista e sceneggiatore, oramai nonagenario, ha contribuito all'idea di realizzare un film (d'Autore) così cupo, disperato e in preda alla fissazione della morte, tutto gira attorno ad essa, infatti, in Leonora addio, e alla figura di Luigi Pirandello. Lo scrittore siciliano firmò una novella quasi omonima, della quale qui non v'è traccia, ma anche Il chiodo, nei suoi ultimi giorni di vita: e proprio una trasposizione di quest'ultima per immagini costituisce la mezzora finale del film. Di un film seppur storicamente interessante, metaforicamente spassionato e grottescamente amaro (nonché tecnicamente di qualità), poco fruibile ai più (poiché scollegato in alcuni punti), e di conseguenza tedioso a molti, di cui me stesso, che ha trovato inutilmente a dissolvere le proprie perplessità per un lavoro benché sentitamente autoriale e personale alquanto anonimo ed indeterminato. Voto: 5,5

giovedì 27 ottobre 2022

L'Arminuta (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 27/10/2022 Qui - Buonissima pellicola italiana che, attraverso la storia di una ragazzina abruzzese, mostra l'Italia anni '60, divisa tra piccola borghesia e sottoproletariato, città e campagne, boom economico e povertà atavica. Va detto che sono le due ragazzine, la Sofia Fiore e la Carlotta De Leonardis, a dare la spinta decisiva al film: brave loro e chi li ha dirette (ovvero Giuseppe Bonito) esaltandone la spontaneità. Bene anche il resto del cast e la mano registica, ma senza le due erano forti i rischi di andare su un melanconico già visto più volte e di esagerare i contrasti tra la protagonista e l'ambiente in cui è costretta. La macchina da presa si muove bene tra silenzi comunque molto espressivi e le ambientazioni, valorizzate da una fotografia che sa variare tono e calore nel modo più opportuno. Si rimane coinvolti da una storia in cui la voglia di maternità è raccontata in modo non banale. Un buon prodotto italiano. Voto: 6,5

sabato 30 aprile 2022

La terra dei figli (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/04/2022 Qui - Quasi non sembra "italiano", questo film drammatico post-apocalittico dall'immaginario vivido e intenso (tratto dall'omonimo fumetto di Gipi), con un cast peraltro assortito in maniera chirurgica ed estremamente solido. Un film minimalista i cui pregi non vanno ricercati nei contenuti già proposti da altre pellicole simili ma nell'ambientazione inconsueta del delta del Po, rarefatta ed inquietante pur nella sua riconoscibilità, e nella buona caratterizzazione dei pochi personaggi in campo, affidati (come detto) a bravi attori (tra cui l'esordiente Leon Faun e l'esperto Paolo Pierobon). La regia e la sceneggiatura (quest'ultima firmata insieme a Filippo Gravino e Guido Iuculano) sono d'altronde di Claudio Cupellini, cineasta che ha già dimostrato di saper fare molto bene, per esempio con Alaska nel 2015 (nel frattempo la parentesi televisiva della serie Gomorra). Un film che vive di alcuni tempi morti non si può negare. La parte a casa dei fratelli è quella più pesante sicuramente, forse andava dato più spazio al villain che arriva subito dopo, ma nel complesso buon film. Voto: 6+

lunedì 28 febbraio 2022

Ariaferma (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2022 Qui - Questo film di Leonardo Di Costanzo ha il merito di volere essere, e di riuscire ad essere, uno spaccato realistico della vita carceraria, al di là dei molti stereotipi che spesso dipingono questo mondo. Il rapporto speciale che nasce tra Gaetano e Carmine (che porta, loro malgrado, i due a confidarsi e a specchiarsi l'uno nell'altro) ci spinge a capire che tutti gli esseri umani sono uguali, a dispetto del ruolo anche opposto che rivestono all'interno della società. Il film ha uno svolgimento meditato e interessante, appoggiandosi alle rimarchevoli interpretazioni di Toni Servillo e Silvio Orlando, ma il finale, che arriva imprevisto a troncare di botto la narrazione, lascia come l'impressione di un discorso non del tutto risolto. Nonostante ciò, salvificamente riuscito. Voto: 6,5

mercoledì 30 ottobre 2019

Dopo la guerra (2017)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/10/2019 Qui
Tema e genere: È una riflessione sulle colpe e le violenze di un periodo storico recente, difficile da dimenticare e che condizionerà per sempre le vite di una famiglia diventata vittima di se stessa, costretta a condividere il dolore privato con il giudizio pubblico. Il film è liberamente ispirato alle storie di alcuni condannati degli anni di piombo italiani, riparati in Francia sotto la dottrina Mitterrand (François), tra cui Paolo Persichetti e Cesare Battisti.
Trama: Per evitare di essere estradato in Italia, Marco (un ex terrorista non pentito rifugiato in Francia) cerca di scappare in Nicaragua con la figlia. Il destino risolverà per tutti la quanto mai difficile situazione, sua e della famiglia.
Recensione: Presentato a Cannes nel 2017, Dopo la guerra è il primo film di finzione di Annarita Zambrano. Un film non facile e coraggioso (ispirato alla tragica vicenda di Marco Biagi ucciso nel 2002 dalle Brigate Rosse) perché si addentra in una delle ferite ancora sanguinanti della storia italiana, quella del terrorismo di estrema sinistra o destra che ha insanguinato il nostro Paese. La regista, però, sceglie un taglio particolare. Il film, infatti, non scava nelle ragioni sociopolitiche che portarono a fine anni '60 decine di persone a intraprendere quella strada, ma si sofferma sulle conseguenze che le loro azioni hanno causato sulle persone a loro vicine. Nella parte italiana, infatti, il film si focalizza sulle figure di Anna (Barbora Bobulova, per una volta davvero brava), sorella di Marco (Giuseppe Battiston, più a suo agio in altre parti ma comunque anche qui molto bravo), sul marito Riccardo (Fabrizio Ferracane), un magistrato di primo piano nazionale, e sulla madre Teresa (Elisabetta Piccolomini). Anche loro vengono investite direttamente dall'attenzione mediatica che si riaccende su Marco. È il maledetto passato che ritorna e le loro vite ne vengono sconvolte nei gesti quotidiani. Sono anche loro vittime e, agli occhi dell'opinione pubblica, colpevoli per il fatto di essere parenti di un terrorista. Nella parte francese tutto ruota attorno al rapporto tra Marco e la figlia Viola (Charlotte Cétaire) che viene letteralmente strappata dalla sua vita, dalle sue amicizie e passioni. Un rapimento vero e proprio che si conclude in un casolare abbandonato dove Marco aspetta i documenti per scappare e dove incontrerà una giornalista per un'intervista in cui ribadisce le folli ragioni (senza ombra di pentimento) che lo hanno portato sulla strada del terrorismo. Il film è certamente intenso e ricco di spunti. Dove fatica un po' è proprio nell'amalgamare la parte italiana (più convincente) con quella francese, tanto che il film sembra veramente troppo spaccato in due parti. Rimane comunque un interessante esempio di cinema di impegno civile, da parte di una regista che ha dimostrato di avere coraggio e qualità.

sabato 13 ottobre 2018

Anime Nere (2014)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 03/11/2015 Qui - Anime nere è un film del 2014 diretto da Francesco Munzi. Il film che il regista romano ha tratto, liberamente, dal libro di Gioacchino Criaco, è la storia di tre fratelli cresciuti nell'odio per l'uomo che ha ammazzato il padre, un pastore dell'Aspromonte che si era fatto coinvolgere in un sequestro di persona. I tre uomini hanno reagito in modo diverso al dolore e conducono esistenze parallele: il più anziano è rimasto al paese e per sopravvivere si stringe alla terra e agli animali, il più giovane è un trafficante internazionale di droga, il mediano, milanese adottivo dalle apparenze borghesi, è imprenditore grazie ai soldi sporchi del secondo. Ma il figlio del primo, un ventenne senza identità, metterà in crisi tutti gli equilibri scatenando una faida fra clan. I fratelli si mettono in viaggio verso il loro Sud, la loro terra, sentendo il richiamo di una cultura antica, richiamo fatale a un destino immutabile che punta dritto verso la tragedia (una tragedia "greca", di fatto calabrese), senza scampo.