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martedì 28 febbraio 2023

Leonora addio (2022)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 28/02/2023 Qui - Non è tutto chiarissimo in questo primo lungometraggio scritto e diretto dal solo Paolo Taviani, e inevitabilmente dedicato alla memoria del fratello (e sodale artistico) Vittorio, da poco scomparso. Senz'altro l'età avanzata del regista e sceneggiatore, oramai nonagenario, ha contribuito all'idea di realizzare un film (d'Autore) così cupo, disperato e in preda alla fissazione della morte, tutto gira attorno ad essa, infatti, in Leonora addio, e alla figura di Luigi Pirandello. Lo scrittore siciliano firmò una novella quasi omonima, della quale qui non v'è traccia, ma anche Il chiodo, nei suoi ultimi giorni di vita: e proprio una trasposizione di quest'ultima per immagini costituisce la mezzora finale del film. Di un film seppur storicamente interessante, metaforicamente spassionato e grottescamente amaro (nonché tecnicamente di qualità), poco fruibile ai più (poiché scollegato in alcuni punti), e di conseguenza tedioso a molti, di cui me stesso, che ha trovato inutilmente a dissolvere le proprie perplessità per un lavoro benché sentitamente autoriale e personale alquanto anonimo ed indeterminato. Voto: 5,5

martedì 30 novembre 2021

Appunti di un venditore di donne (2021)

Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/11/2021 Qui - Film diviso in due parti. La prima, veramente riuscita, ambienta benissimo la vicenda nella Milano anni Ottanta, usa molto bene le maestranze a disposizione e costruisce un clima malinconico e amaro, molto adatto a un noir. La tavola sembra apparecchiata per una sorpresa, ma la seconda parte deraglia purtroppo in una storia sgangherata e senza molto senso, che pesca a piene mani nell'improbabile. Casting assortito alla bell'e meglio (c'è pure Libero De Rienzo, al suo ultimo film), un protagonista intollerabilmente monocorde (raramente si sono visti attori tanto legnosi come Mario Sgueglia) e un intreccio (tratto dall'omonimo romanzo di Giorgio Faletti) alla perenne ricerca del colpo di scena, in barba alla minima plausibilità dello sviluppo narrativo. E così tra agenti donna del Sisde con licenza d'uccidere, senatori con la pistola, brigatisti part time, la vicenda si sfascia sotto gli occhi dello spettatore illuso di aver trovato un noir italiano di livello. Un deciso passo indietro per Fabio Resinaro, co-regista del buonissimo Mine, che mette troppa carne al fuoco e non riesce ad impiattare la tavola come si deve. Peccato, l'idea di partenza avrebbe meritato una sorte migliore. Voto: 5