Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 30/05/2018 Qui - La casa di famiglia (Commedia, Italia 2017): Una gradevole commedia con un canovaccio classico che conduce all'altrettanto classico gioco degli equivoci, questo è in sintesi il fulcro della pellicola. Pellicola che appunto non sembra avere nulla di particolare sotto l'orizzonte, tuttavia nonostante parecchie sbavature (una durata troppo breve, una punta inutilmente malinconica nella narrazione perché superficiale, alcuni personaggi e situazioni, bullismo, stereotipi e banalità, al limite della correttezza), essa, che racconta di 4 fratelli alle prese con un "infelice" risveglio dal coma dell'amato Padre, è ben recitata (Stefano Fresi sempre bravo al pari di Matilde Gioli, ma spicca Luigi Diberti nella parte del padre), priva di volgarità, dinamica dal punto di vista dei dialoghi e del ritmo narrativo. Anche se forse, anzi, quasi certamente, c'era del materiale per fare qualcosa di meglio, poiché si ride davvero poco. Infatti il fulcro del film, che è quello di far sembrare viva un'abitazione oramai mezza vuota e in vendita, non sempre viene sfruttato a dovere. Certo, alcuni divertenti e paradossali momenti ci sono e funzionano, ma alla fine rimane davvero poco di una commedia troppo semplice che, seppur segna un netto miglioramento registico di Augusto Fornari dopo il pessimo Torno indietro e cambio vita del 2015, non convince fino in fondo. Giacché nonostante il discreto apporto di un buon cast (comprendente notevoli attori italiani), poco resta, poco diverte e poco fa riflettere, anche se tutto fila piacevolmente liscio. Voto: 5,5
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venerdì 24 maggio 2019
lunedì 20 maggio 2019
Noi siamo Francesco (2014)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 18/04/2018 Qui - Non nascondo un po' di timore nell'aver visto e affrontato il tema di Noi siamo Francesco, film italiano del 2014 diretto da Guendalina Zampagni. Il film infatti si confronta con il doppio tema (per me molto vicino e attuale) amore-disabilità, in un'opera che tuttavia sprizza (una lodevole) sincerità da tutti i pori, un film abile nel far (com)baciare leggerezza dei toni e profondità delle argomentazioni, anche se non sempre, perché Noi siamo Francesco non è propriamente una commedia, né un film drammatico, si ride poco e altrettanto poco ci si ferma a riflettere, anche laddove lo richiederebbe la portata dei temi sollevati. In ogni caso protagonista è Francesco (Mauro Racanati), ventidue anni, ottimi voti universitari, un giovane come tanti altri, che ama la vita e ama stare con gli amici, ma ha un handicap, non ha le braccia, una mancanza che rischia di compromettere le sue relazioni con gli altri, in particolare con l'altro sesso sia a livello sentimentale che sessuale, grazie però all'intervento forse non voluto dalla madre Grazia (Elena Sofia Ricci) e soprattutto dell'amico Stefano (il personaggio forse più riuscito del film interpretato da Gabriele Granito) alla fine, in un finale forse troppo ottimistico in verità, troverà l'amore. Lo si potrebbe definire per questo un film di formazione "all'acqua di rose", anche perché non sempre il lato più importante, ovvero quello emotivo e psicologico, non viene, per colpa della scarsa introspezione e mancanza di profondità (e del taglio quasi "documentaristico"), approfondito. Tuttavia la pellicola sfugge dal moralismo in cui è fin troppo facile cadere trattando una simile tematica, e, anzi, riesce a costruire un'amicizia credibile, realistica e sincera nonostante una recitazione non sempre all'altezza. Non a caso il film è anche un film sull'amicizia e sul rapporto genitori-figli, sui limiti da (im)porre alle premure e alle preoccupazioni che ogni genitore ha verso la prole oramai cresciuta.
giovedì 14 febbraio 2019
Abbraccialo per me (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 20/12/2016 Qui - Abbraccialo per me, film del 2015 di genere drammatico, diretto dal regista Vittorio Sindoni, è un film di grande impatto emotivo, che tratta il difficile tema della quotidianità familiare in presenza di un componente affetto da disagio mentale. Il film racconta infatti come una famiglia di un ragazzo con disabilità mentali affronti la situazione all'interno del nucleo familiare e in relazione col mondo esterno. Il disagio mentale, più ancora di quello fisico infatti, crea una distanza incolmabile con il mondo che circostante con il quale, col passare del tempo, diventa impossibile rapportarsi. E le difficoltà per questo sono tante, immense e dolorose, e richiedono amore, cura, attenzione. E amore, cura e attenzione hanno generosamente speso gli attori che si sono presi, con umiltà e professionalità, la responsabilità di raccontare una realtà così dura. Stefania Rocca su tutti, dona generosamente al ruolo di Caterina (la madre di Francesco) un'umanità caparbia e disperata che ricorda le meravigliose "donne del popolo" raccontate dal cinema neorealista. Moisè Curia è il giovane Francesco, in una prova d'attore che poteva essere piena di insidie, superata a pieni voti. Un menzione la merita anche Giulia Bertini, alla sua prima esperienza cinematografica nel ruolo di Tania (l'altra figlia, unico punto fermo, stabile della famiglia nonostante la giovane età) la sua interpretazione è vera, sensibile, e senza manierismi o sbavature ma allo stesso tempo incisiva e coinvolgente. Senza dimenticare gli altri, Vincenzo Amato, Paolo Sassanelli e Pino Caruso.
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