Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 02/03/2018 Qui - Il motivo preciso per cui ho voluto vedere Effie Gray: Storia di uno scandalo (Effie Gray), film del 2014 diretto da Richard Laxton, proprio non lo so. Forse perché ogni tanto c'è se sempre tremendamente, e più, bisogno d'amore e il film, pur volgendo lo sguardo indietro nel tempo, ci permette una volta di più di capire quanto il sentimento per antonomasia non sia da considerare automatico e dovuto, bensì da conquistare. Prima sognato, poi bramato, conquistato un istante e a lungo assente ingiustificato, il film del regista britannico non si fa mancare nulla delle sue declinazioni ma, mentre in alcune parti è puntuale e trasparente nella sua formulazione, in altre manca dello scatto definitivo, rischiando di spiaggiarsi completamente, soprattutto quando in scena entra Riccardo Scamarcio, anche se per fortuna in modo marginale. La pellicola infatti, ambientata nella Londra vittoriana del 1840, che narra il triangolo amoroso che coinvolse il critico d'arte John Ruskin, sua moglie Euphemia "Effie" Gray (una delle prime donne a imbarcarsi in un'iniziativa malvista e ostacolata, quasi, da tutti) e l'artista John Everett Millais, è molto spesso noiosa. Tuttavia la discreta eleganza formale (seppur lapalissiana e manichea), che fotografa la posizione subordinata della donna ma anche quel fuoco interiore proprio di chi voglia conquistare la felicità, e grazie alla conferma dell'ex bambina prodigio Dakota Fanning, che sforna una prova sentita e matura (certamente migliore che in American Pastoral), essi contribuiscono alla riuscita di un film che riesce a coinvolgere e mantenere in costante interesse lo spettatore fino alla fine per scoprire come va a finire.
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domenica 12 maggio 2019
Effie Gray (2014)
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giovedì 24 gennaio 2019
Tutte le strade portano a Roma (2015)
Recensione pubblicata su Pietro Saba World il 19/09/2016 Qui - Tutte le strade portano a Roma (All Roads Lead to Rome), è una commedia romantica che parte da un presupposto importante, ovvero da uno dei proverbi italiani più famosi, citato anche da Totò, ma purtroppo questo film del 2015 diretto da Ella Lemhagen, abolisce totalmente ciò, in più usa questa celebre frase per imbandire una tavola vuota negli intenti e priva di originalità nella sostanza, e addirittura ci scrive una canzone bruttissima. Brutta come il film, banale, superficiale, stereotipato (e tanto, a usi e costumi italiani), scontato, prevedibile ed ovviamente piena di cliché. Difatti questo film di produzione Italo-Americana (soprattutto a stelle e strisce) comincia davvero in modo assurdo, con la protagonista Sarah Jessica Parker, nella parte di Maggie, una quarantenne single di New York, che spiega alla figlia Summer (Rosie Day), una diciassettenne dal carattere ribelle, in viaggio verso Roma per una vacanza di come l'Italia sia un paese tremendamente corrotto, dove il cibo è così buono che dalla spazzatura alcuni si cibano e dove una una giornalista (Paz Vega sempre bella come ne Il caso Novack) ha la possibilità di inventarsi una notizia a cui tutti credono per poi ribaltarla e condizionare perfino il giudizio della polizia (arma come sempre di scarso rilievo e ingenua) che non si prende cura di verificare come stanno fatti e testimonianze ma che credono a tutto ciò che dice la televisione.
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